Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

La parola che non dico

Copia di 740x420 - 2026-09-16T162342.413
16%
168 copie
all´obiettivo
99
Giorni rimasti
Quantità
Consegna prevista Giugno 2027

Il mio libro parla di te.
Quante volte sei stato indeciso e non sapevi se ascoltare la tua vocina interiore? So che ne hai una perché, fondamentalmente, di base siamo simili. Non parlo di obiettivi e passioni, non parlo dei tuoi capelli o della tua passione per il calcio, ma di quando si tratta di fare una scelta. A volte hai un obiettivo, altre sei in dubbio e ci rifletti su.
Io ho dato voce a quelle due parti di me, che un bel giorno hanno deciso di discutere su diversi argomenti: trenta, per l’esattezza. Trenta perché a quell’età Effe ed Elle mi hanno ispirata. Se si contano i primi versi, invece, sono trentuno poiché esattamente all’epoca ho cominciato a trascrivere i loro dialoghi. Quindi questo non è un romance o un giallo. I miei ‘me’ si sono ispirati alle lettere morali di Seneca e a il Piccolo Principe: la struttura del primo, diviso per argomenti (il tempo, il denaro), mi ha aiutato a riflettere su argomenti ancora attuali, dal secondo ho catturato la natura educativa.

Perché ho scritto questo libro?

Sono figlia unica, quindi trascorro molto tempo con me stessa. Non è scontato: si vivono le ore libere in compagnia di altri, trascurando quella parte di noi che vorrebbe essere più libera. Inoltre, il cambio repentino di case durante l’infanzia mi ha aperto la mente, facendo caso alla positiva diversità dell’essere umano. Questa è una guida, un modo per fermarti, per ricordarci della vita lenta, per riflettere. Non sono nessuno per poter educare, ma ho scritto queste parole per me e per voi.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

0

Non giudicare il libro dalla copertina!

F guarda che rifinitura!

L bella, sarà un bel libro fantasy

F boh, sarà uno dei soliti, uno dei tanti che finirà in libreria insieme agli altri, aspettando di accoglierne altri e altri ancora…

L sfoglialo!

F non mi va di perder tempo!

L NON GIUDICARE IL LIBRO DALLA COPERTINA!

1

Le foglie

F E sento comunque che le foglie

si agitano come me.

E io come loro

vengo spazzata via.

L posso disturbarti?

F Non ci sono per nessuno. Ho tante cose da dirmi

2

L’estate

-Odio l’estate,

L Odio l’estate così piena di luce accecante, di salsedine e rumori.

F ma non pensi alla tranquillità? Alla calma del mare? Ai dolci gusti di gelato? Affondare le dita nella sabbia

L

Io affondo le dita nel sudore, il sudore di chi non si esprime perché fuori c’è il sole. Il suo essere raggiante e luminoso e così profondamente ancestrale non mi turba, non mi scuote. Non mi fa sentire vivo, non riesco a sentire emozioni. Avverto solo appiccicatezza.

F

Appiccicatezza?

L

Sì, sudore, gente appiccicata tra di loro, che suona, che canta, che beve. E anche loro non pensano a niente. Non hai spazio per pensare, tutti sono fuori, giocano a carte, fingono di essere felici o lo sono davvero per qualche istante. Abbandonano i loro pensieri in se stessi: si abbandonano. Non pensano. Vogliono solo stare appiccicati al non far niente, a vedere i tramonti. Ma loro non se li meritano

F

Non dire assurdità. E perché?

L

Perché i tramonti sono per la gente che pensa, così come la pioggia e il buio e le 2 di notte. La gente dovrebbe arrivare a meritarsele le albe, le 3 di pomeriggio del sabato e i calici di vino da soli in cucina. Perché quelli sono ottimi momenti per parlarsi, per capire in che modo sono stati felici al mare. Perché esistono, perché sono li in quel momento. Sono ottimi modi per riflettersi dentro, per deprimersi, per versare lacrime.

Continua a leggere

Continua a leggere

F

Ma non è bello piangere, stai farneticando. Dovresti essere contento di quello che hai

L

La solita frase insensata. E sarei io a farneticare? Il fatto che io rifletta più di te, che io pensi, che io ragioni, che io pianga, che io mi deprima mi porta a capire se sono contento o no. Felice o no. Sai, F, non è dalla misura delle cose che hai che puoi pesare la contentezza. Si tratta di essere superficiali. Tu forse non te lo meriti l’autunno, settembre, i giorni bui. Non te li meriti ma ne avresti bisogno per capire che cosa sei. Per capire perché punti il dito e imparare cosa tu voglia veramente.

Molti attendono le tempeste, le nuvole grigie, la temperatura mite, i the o le cioccolate calde davanti al focolare.

Secondo te perché?

F

Perché amano il freddo?

L

Sì, in parte. Il freddo li fa sentire quanto più vicini possibili alle sensazioni che provano. Quelle di sconforto, di solitudine, o di desiderio di solitudine. D’altronde gli animali vanno in letargo, si isolano. Il loro allontanarsi serve a purificarli, a riprendersi i loro spazi, a nutrirsi per stare bene. È per questo che le persone amano i periodi freddi. Perché è nel momento in cui sono soli con se stessi e che si sentono capiti nel buio, in quei 5 gradi, abbracciati al loro plaid, che possono nutrirsi di riflessioni, possono capire come sentire più calore, come approcciarsi con un amico, come curare i loro sintomi, che cosa li rende davvero felici e unici.

Solo quando si sente a proprio agio, un uomo si parla e si ascolta.

F forse ci proverò anch’io, attenderò ottobre.

3

Chissà

F Chissà perché mi sento così oggi

L come ti senti?

F bah, questo mal di schiena immotivato, sensazione di pesantezza,

L forse non ti accorgi che quando ti stendi sembri una di quelle marmotte, sai, di quelle che stanno in acqua in una posizione che per loro è naturale, con la loro testolina pelosa alzata. Solo che tu non sei una marmotta.

F ma cosa dici?

L e che quando ti siedi sembri smontata, come se il tuo stare in maniera disordinata su una sedia o su un divano rispecchi il tuo disordine mentale, la vita che rotola giù e che cadi a pezzi. E allora cadi a pezzi anche tu e te ne frega di metterti composto.

F in effetti sento un gran caos

L E quindi perché ti chiedi se ti senti così?

Se hai il caos ti siedi male.

Se ti siedi male, ti viene il mal di schiena.

F allora da qui si spiega il dolore al collo, che mi tira tutto, come fossi una marionetta sai. Non lo sono mai stata, ma immagino quella sensazione in cui le spalle sono attaccate a dei fili. E anche la testa, le mani, i piedi. E qualcuno al di sopra decide cosa penserai, cosa toccherai, dove andrai. Poi però, a lungo andare quei fili che girano ti intorpidiscono i muscoli, ti senti tirare il collo in alto. Pensi sia la cervicale.

L

Allora inizi a pensare come me ora! Ma sei sicuro di non essere una marionetta?

F

Ora che ci penso non lo so. Forse qualcosa di invisibile mi scuote, mi agita, mi tiene nelle sue mani. Forse sono la marionetta di qualcuno? O di qualcosa. Quella sensazione di paura, di brividi misti a tensione. Che ti viene la nausea, che ti fa scattare il cuore, che non ti lascia riposare. Sento davvero muovere i suoi fili, mi tira il collo. Ho paura.

4

La scarola

F ma la scarola com’è?

Cameriere è saltata in padella con i capperi

F ma quindi è fritta

Cameriere sí

F non lo s…

L scusi cameriere, magari abbiamo bisogno di più tempo per decidere

E il cameriere annuì, dileguandosi in anticipo di quella che si trasformava in una situazione imbarazzante.

L incalzò subito, non appena vide che l’area era sgombra

L Ma ti pare il caso ogni volta di fare così?

F così come? Sto facendo una scelta

L appunto. È una pizza che devi scegliere, non che vita salvare. Quasi come se mettessi tutta te stessa per scegliere, ci metti troppo impegno e troppo tempo per qualcosa che mangerai in pochi minuti.

F ma io sono fatta così

L è perché ti stai dando un limite. Chiunque lo fa quando lo dice.

F senti, fammi leggere il menù e capire bene

L spazientito sbuffò, ma non continuò a sbraitare. Se ne stette in silenzio, anche lui con la faccia ingrossata dietro al menu, ma quello dei vini. Forse per darsi più arie di sapere ciò che faceva, o semplicemente perché era più largo e lo nascondeva meglio.

F io non lo so, stai sempre a puntarmi il dito. Posso essere libera di fare una scelta? Di essere libera?

L fai pure.

Ma F sapeva che L non aveva tutti i torti. Certamente i suoi modi non combaciavano con la pazienza o con la gentilezza estremi, ma per lei scegliere anche una foglia in più di scarole era importante.

Poiché la sua vita era in subbuglio, si sentiva meglio quando era posta davanti a una scelta così leggera, così fuggevole, così apparentemente priva di senso. La scarola l’avrebbe mangiata lo stesso, o l’avrebbe scartata. Ciò che la faceva stare meglio era la potenza, il bisogno di avere la parola, la prevaricazione, l’atto di compiere una scelta che la portavano a dire ‘io l’ho compiuta, questa scelta’.

Perché le pareva di non poter scegliere più niente nella sua vita, indipendentemente da L, che le voleva davvero assai bene. Quindi se tutto il resto era così difficile, se nella famiglia, nel lavoro, nei viaggi, nello stare in società era così complicato prendere delle decisioni, lei almeno voleva farlo lì, seduta davanti a un tavolo di marmo, composta, come un manager alla sua scrivania, circondato da scaffali ricolmi di libri e profumo Burberry.

Lei non si sentiva potente, ma aveva l’impressione di esserlo per quei brevi secondi. Come chi stipula un trattato di pace, come un giudice che decreta la sentenza.

Se non poteva decidere quasi nulla nella sua vita, quando le capitava l’occasione di farlo voleva farlo bene. Ed era indecisa perché non succedeva mai.

Nessuno la doveva disturbare, tranne il cameriere che aspettava con il suo taccuino la decisione. Quindi con un cenno come chi alza una bandiera per sventolare il proprio patriottismo e con un sorriso appena accennato come di chi sa che vincerà, richiamò la sua attenzione.

F vorrei una margherita alla fine, è un po’ più leggera

L aprí gli occhi, le pupille a destra, la bocca arricciata, aveva uno sguardo di rassegnazione ma di chi ce l’ha fatta.

Il cameriere, nemmeno tanto stupito, concluse con un ‘perfetto, grazie’.

L sapeva già che F sarebbe andata sul classico, poiché era tutta una messa in scena, per lui. Sapeva anche, però, che fosse una persona semplice.

Infatti a F non importava di aver optato per la semplicità, per lo scontato e il superfluo, anzi, questo la rispecchiava. A lei importava di aver scelto. Aveva scelto se stessa, la leggerezza. E lo aveva fatto lei.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “La parola che non dico”

Condividi
Tweet
WhatsApp
Federica Lombardi
Sono Federica Lombardi, una ragazza napoletana di 32 anni. Ho vissuto la mia infanzia cercando la mia Itaca personale: dal mare partenopeo sono arrivata a un borgo dell'Irpinia, passando per paesini romani e vesuviani.
Sono sempre stata appassionata di cinema, mentre nel periodo scolastico ricordo che mi presentavo all’inizio della lezione con alcune mie poesie, scritte fieramente la sera precedente. La mia intrinseca passione per le parole mi spingeva a domandarmi come mai alcuni suoni (come il classico ‘uhm’ di dubbio) non avessero il loro corrispettivo in parole: quindi a 10 anni cominciavo già a divagare. Così, mi sono addentrata nelle lingue, arrivando a laurearmi in filologia moderna e a studiare il francese e lo spagnolo.
Sono appassionata anche dell’antico Egitto, dei Pink Floyd, dell’arte, dalla pittorica a quella culinaria: amo cucinare la pizza (e mangiarla!)
Federica Lombardi on FacebookFederica Lombardi on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors