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La Saga di Cheyenne Bozo

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Consegna prevista Dicembre 2024

Cheyenne ha smesso di sognare, perso in un andirivieni piatto tra luci al neon e androidi sempre troppo poco funzionanti. Immersa in una distopia romantica, Roma City fa da sfondo alla sua quotidianità. Finché un giorno Cheyenne riceve una telefonata inaspettata, che cambierà il corso della sua vita.
In un crescendo inarrestabile, Cheyenne conoscerà un amore inevitabile, si troverà a lottare contro le forze oscure del sistema e violerà tutte le regole, rischiando la propria vita e quella altrui.
Che cosa si nasconde veramente dietro a tutto quello per cui è stato istruito?

La Saga di Cheyenne Bozo è un romanzo cross-genre ambientato nel 2060. Narra le vicende di Cheyenne, quarantenne disoccupato, alle prese con una missione più grande di lui. Sfiorando ideologie Matrixiane e Non-dualiste, tipiche della dottrina Advaita-Vedanta, il racconto ci invita a interrogarci sul futuro e, galleggiando su sfumature Bladerunnesque, ci porta a intraprendere un ingegnoso viaggio fatto di stravaganti coincidenze, pericoli inauditi, sabotaggi, cospirazioni, quesiti sintetici, impalpabili saggezze e osceni poteri; il tutto in nome di un amore assoluto e perfetto. Benvenuti nella Saga di Cheyenne Bozo.

Perché ho scritto questo libro?

Con questo libro, un lavoro durato otto anni, mi sono impegnato a creare un racconto che potesse far sognare, entusiasmare e aprire le coscienze.
Ho esplorato due tematiche essenziali per l’essere umano: la felicità e l’amore. Attorno a questi temi ho tessuto una trama ben strutturata e sapiente, che monta fino a un finale emozionante.
Credo che la scrittura sia l’arte più pura, dove il contatto tra l’anima del creatore e quella del fruitore è espresso nella maniera più diretta possibile.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Aosta, febbraio 2040.

Rifugio IntraRebels,

Reparto cellula operativa Omega.

Seduto in una piccola anticamera di un labirintico rifugio sotterraneo c’è un ragazzino con un grembiule rosa di una taglia più piccola. Ha i capelli a caschetto color zafferano e le unghie dipinte con la tempera, un aspetto che stona decisamente con il luogo dove si trova: una stanza umida e gretta ora quasi priva di luci – non fosse per un paio di candele accese. Il servizio di sicurezza, dopo aver individuato due caccia aerei avvicinarsi a grande velocità, decise infatti di spegnere il generatore.

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Al ragazzino il buio non dispiace, anzi forse lo preferisce alle lucerne di metallo attaccate ai muri che, quando attivate, creano un fastidioso brusio. E il buio poi gli evita di ricordargli cosa ha attorno: incrostazioni sui muri, crepe che sembrano i graffi di un gigante, e muffe. Muffe dalle forme più bislacche.

Meglio un paio di candele accese e nient’altro. In quella mancanza di luce lui può con la fantasia farsi trasportare da un’altra parte dove non ci sono bombe o attacchi nel pieno della notte.

Ora è seduto a testa bassa su uno scrittoio sgangherato verniciato di rosso merlot e decorato con delle nuvole fatte di carta. Impugna stretto un pennarello e sta disegnando su un quadernino; tiene il pennarello così forte in mano che il segno sembra scavare dei solchi nel foglio.

Ogni tanto, con la coda dell’occhio, punta a una porta chiusa dalla quale sopraggiungono rumori di tavoli e sedie sbattute contro il muro. Tutti quegli strepiti mentre dal corridoio, oltre allo sportello di ferro arrugginito, continuano a giungere i soliti fischi, quei fischi del vento che a volte lo tengono sveglio di notte e che sembrano gli ululati di uno strano animale.

Sul legno del tavolo, lì dove la vernice si è scrostata e si è trasformata in piccole squame che vogliono librarsi in cielo, ci sono dei marchi bianchi: un geroglifico del quale solo il ragazzino sa decodificarne i contenuti. Ogni giorno aggiunge un tratto, e ogni giorno fa anche un’altra cosa: colora di bianco un pezzetto del puzzle e lo unisce agli altri che ha accuratamente posato sul pavimento vicino alle brandine.

Passano alcuni minuti e poi dalla stanza con la porta chiusa cominciano a giungere sgridate, e risate acidule; il ragazzino inizia a mordersi il labbro inferiore.

Lo morde forte. Sempre più forte e con gli occhi che si riempiono di lacrime: la carne si gonfia e diventa bianca, così bianca che si confonde con il colore dei denti. Ma lui continua, quasi incuriosito, per vedere fin dove può arrivare.

E quando le prime gocce di sangue cadono dal labbro e si adagiano sul foglio di carta, confondendosi con i tratti neri del pennarello, lui ne rimane estasiato. Si avvicina alla cellulosa, e ci passa la punta della lingua. Assapora il sentore ferroso mischiato con l’amarognolo dell’inchiostro e sembra quasi sorridere, un sorriso fatto sì di meraviglia ma anche di una certa perfidia. Da quella camera chiusa infatti adesso i tonfi sono diventati una sequenza di percosse. E lui non riesce a far finta di niente, sono troppo rumorosi. A due passi da dove siede.

Stacca la lingua dalla carta e nel rialzarsi emette un verso che sembra quello di un felino selvaggio. Shhhh, shhhhh. Scatta in piedi con le mani strette a pugno e rimane fermo a osservare il battente di quella stanza chiusa con occhi carichi.

Carichi di livore.

Inspira, e caccia indietro alcune lacrime con tutta la sua volontà. Abbassa la testa, pensieroso. Con una mano chiude il quadernino e lo avvicina al bordo del tavolo.

Lo pone ad angolo retto con cura come se fosse un dono che deve essere riscosso.

Rialza la testa e rimane immobile…

Immobile finché quella porta si sarà riaperta.

1.

Vent’anni più tardi a Roma City,

Distretto Due.

Con un movimento della mano Cheyenne fa partire i messaggi del giorno stando sdraiato sul letto: il ventaglio di schede digitali appare sopra il comodino, ma la scritta ‘nessun colloquio’ aleggia luminosa.

Si alza dal letto con il lenzuolo a mo’ di mantello e raggiunge la dispensatrice di caffè agganciata al frigo. Ah ecco! Mormora fra sé spostando un paio di mutandine che trova attaccate con un post-it alla pulsantiera. Ti lascio queste come ricordo! Una cosa come quella di stanotte non mi era mai successa, sei proprio uno sfigato! Appoggia gli slip con il bigliettino sopra il frigo e preme un espresso a intensità dodici mentre fa partire l’unico messaggio in segretaria: «Hey, Cheye, sono Tommyy… sei sveglio? Com’è andata con Bernardette? Mi sa che gli piaci proprio… fatti sentire quando sei operativo!»

Bernardette! farfuglia Cheyenne divertito. Raggiunge il bagno e fa partire la doccia con un segnale vocale. Sorride un’altra volta pensando a Bernardette ed entra nel box lasciando il getto d’acqua bollente avvorgerlo come un mantello che sgorga pace e leggerezza.

Il rapimento dura poco perché appena il conto alla rovescia con la parola millilitri arriva allo zero il getto d’acqua si interrompe.

Nello stesso istante il segnale di chiamata suona colorando le nuvole di vapore di rosso. Cheyenne esce dal cubicolo e si avvicina al pannello touch-screen accanto allo specchio. Fa scivolare l’indice e il medio sullo schermo appannato e la scritta attesa appare sul display.
Spalanca la porta e raggiunge il salotto inseguito dalle nuvole di vapore che portano con sé le note del suo bagnoschiuma: una fragranza al pepe nero con accenni di caffè. Si siede accanto alla centralina smartHub e lancia un’occhiata all’oloimmagine che rotea a mezz’aria.

Schiarisce la vetrata che dà sul terrazzino e di colpo i raggi del sole invadono l’appartamento affrescando le pareti di silhouette ondeggianti. Con un movimento del braccio trafigge l’oloproiezione: «Pronto, Signor Bozo? Finalmente! Sono Juliette Aspensi del Dipartimento del Sano Vivere.»

Cheyenne si blocca. Solleva un sopracciglio e rimane in silenzio.
«Signor Sheyenne Bozo è in linea?»

Nessuna replica.

Ora il sole illumina tutto l’appartamento: un cubo bianco, dove gli unici colori sono i tubi arancioni dei cavi di trasmissione e le venature del pavimento in rovere antico… e i post-it, quei post-it gialli che è ancora solito usare come promemoria.

«Si dice Cheyenne con la C di Charlie.»

«Oh! Bene bene!… signor Cheyenne Bozo. Mi fa piacere sentirla. La chiamo per discutere la sua situazione. E per offrirle una via d’uscita.»

«Che via d’uscita?»

«Suvvia… non mi cada dal cielo.»

Cheyenne tace.

«Signor Bozo, lei è indebitato con l’Ente delle Cariche Economiche per ben quarantottomila e cinquecento eurocredits. Inoltre possiede due carte di credito che ha smesso di pagare mensilmente e che a breve diventeranno insolventi. Ha recentemente richiesto di farsi innalzare il suo settimanale Salario Universale perché stando a quello che ha scritto lei: non si riesce nemmeno ad arrivare a giovedì con questa paghetta. Ufficialmente uno stampatore, lei è senza lavoro da.»

«Tecnico nanografico.»

«… Mi scusi?»

«Sarei un ingegnere tecnico della stampa nanografica.»

«Oh! Fantastico,»

«La carta è importante,»

«Sì, certo… comunque è da quattro anni disoccupato e dal profilo fornitoci dai Servizi Attitudinali, ci risulta che la sua probabilità di trovare un lavoro nei prossimi ventun giorni sia minore del nove virgola cinque per cento. Se rimane in questa situazione corre il rischio di serie conseguenze legali e addirittura penali.»

«Vedo già la sedia elettrica!»

«Prego?»

«Sta veramente chiamando dal DSV?»

«Il mio codice lavorativo è 6572… ecco, le faccio apparire il mio badge dallo smartHub di Cheyenne compare l’oloproiezione di un volto femminile seguito da una serie di dati e dal logo certificato del DSV, «come vede mi chiamo Juliette Aspensi e sono la supervisora del settore Alfa Tre del DSV di Roma City. Lei è il signor Cheyenne Bozo nato il 3 aprile del 2019. Ha origini maltesi. I suoi genitori, nati entrambi a Rabat, si trasferirono a Roma City a metà degli anni novanta, purtroppo deceduti in circostanze pressoché.» Cheyenne si insinua con un colpo di tosse.

«Mi scusi?» Lo sollecita la dottoressa credendo di averlo sentito farfugliare qualcosa, ma Cheyenne rimane zitto e dopo un attimo scolla le piante dei piedi dal vetro e si alza dalla sedia – le dita a massaggiarsi la base del collo. Abbassa lo sguardo e rimane a osservare il materasso del letto.

«Signor Bozo…?»

Si accascia sulle ginocchia e infila il braccio sinistro tra l’intelaiatura del letto e il pavimento.

«Bozo? È ancora in linea?»

Cheyenne, con la faccia schiacciata contro il materasso, mugola qualcosa e allunga il braccio sotto il letto. Estrae la mano ed esulta in silenzio: un pacchetto di sigarette.

Si risistema sulla sedia e piega il braccio sinistro verso di sé. Con gesti secchi strappa i tre cerotti transdermici incollati alla pelle e li getta nel cestino facendo riempire l’appartamento per qualche attimo del rumore dell’inceneritore.

«Bozo…? Ma cosa succede?»

«Arrensi,» si decide Cheyenne, «se non mi sente parlare per qualche istante non si preoccupi, non sono già scappato in Alaska!»

«Non la seguo…»

«Arrensi, ma lei è umana?»

«Aspensi: sono la dottoressa Juliette Aspensi del Dipartimento del Sano Vivere, codice 6572. Mi lasci proseguire: i suoi genitori approdarono nella Federazione Europea, allora ECC, molti anni prima dei Trattati Unilaterali del trentotto. Lei risiede attualmente da solo al numero civico 22, di via Kennington a Roma City distretto Due. Nel suo conto in banca possiede solamente duecentotrentacinque eurocredits. La sua patente è scaduta. L’anno scorso ha venduto una Honda Quattro del 1973 per poter affrontare alcune spese inderogabili, quali i mesi di affitto arretrato. Presumo lei sappia con cristallina esattezza che se supera il sesto mese di arretrato rischia di perdere l’appartamento governativo che le è stato assegnato.»

«Con cristallina esattezza!» Cerca di scherzarci sopra Cheyenne.

«È protocollato come celibe. La sua ultima convivenza censita l’ha avuta con Dafne Elysor Jackson, una persona ufficialmente registrata nel database comunale come.»

«Vabbè basta! Proprio un bell’identikit mi avete fatto!»

«Facciamo del nostro meglio.»

«Come fate a sapere tutte queste cose? Dico io, anche… la Honda! Non era nemmeno immatricolata a mio nome.»

«Certe cose, vede, beh… è ormai difficile nascondercele.»

«Cos’è questo rumore?»

«Prego?»

«Questo tumtumtum che sento.»

Cheyenne avverte la dottoressa coprirsi le narici. «È il servizio di pulizia androide, stanno passando proprio ora.»

«E spruzzano?»

La dottoressa mugugna un sì.

Cheyenne abbassa lo sguardo verso il pacchetto di sigarette, con l’indice sinistro accarezza un angolo dell’involucro e lo apre: all’interno una sola sigaretta. Si morde il labbro inferiore e impreca a bassa voce. Ritorna a dare l’attenzione allo smartHub e incalza. «Okay, Aspensi! Mi dica il nocciolo della questione!»

«Il nocciolo? Dunque, sì: Signor Bozo, lei è stato sorteggiato per uno studio, se procederà con questo studio tutti i suoi debiti le verranno annullati.»

«Ahah! Ma come vi vengono?»

«Non è uno scherzo. Le spiego…»

«Tutti i miei debiti annullati?» Cheyenne apre un cassetto della cucina. Poi un altro e un altro ancora. Al terzo tentativo trova un accendino e lo inizia a far saltellare sulla mano.

«E cosa dovrei fare?»

«Dovrebbe dedicare un anno a capire cos’è la felicità.»

«Che trovata è questa?!»

«Le spiego meglio, signor Bozo, ma non mi interrompa, per favore.»

2.

Juliette Aspensi appoggia il pollice e l’indice sulla tavoletta. Li distanzia fra di loro con un colpo netto e fa comparire un’icona a serratura biometrica:

«Hare50.»

«Che?»

«Happyness Research 50.» Proclama Juliette – sul monitor le compare una scheda informativa –, avvicina la poltroncina al tavolo con ambedue le mani e si ricompone con il busto diritto.

«Durante lo scorso semestre il COGUE, il Consiglio Generale United Europe, e il DSV hanno stanziato un ingente fondo con il quale sono state coordinate una svariata serie di iniziative improntate a migliorare il tenore di vita dei nostri cittadini. Una di queste è per l’appunto la Hare50. La Happyness Research 50. Lo scopo della Hare50 è quello di scoprire cosa rende e cosa può rendere più felici i cittadini… e per farlo, il DSV vuole ingaggiare i cittadini stessi. Lei, signor Bozo, è stato sorteggiato per questo studio.»

Cheyenne non ribatte. Il suo volto: preoccupato, stupito e incuriosito allo stesso tempo.

«Insomma, in altre parole, l’obiettivo della Hare 50 è quello di individuare le sorgenti della felicità nella società odierna attraverso i membri stessi della società. Vede, signor Bozo, il numero dei suicidi, come lei ben sa, è diminuito del novanta per cento rispetto agli inizi del secolo, ed è obiettivo del nostro dipartimento arrivare a un numero di suicidi vicino allo zero, se non lo zero stesso. Inoltre vorremmo assicurare ai nostri cittadini una vita piena e appagata. Le forniremo i mezzi e le sovvenzioni sufficienti per intraprendere questo progetto. Avrà carta bianca, noi non le daremo nessun input e nessuna direzione. Vogliamo che si possa muovere liberamente. Però le verrà richiesto di spedirci regolarmente dei report dettagliati.»

«La felicità?»

«Sì… la felicità.»

«E io che ne so?»

«Perché? Non è mai stato felice, signor Bozo?»

Cheyenne ribatte con uno sbuffo che sembra una risata.

«Non la seguo.» Ammette Juliette.

«Volevo dire…»

«Non è mai stato felice, signor Bozo?»

«Indubbiamente, presumo…»

«Bene! Allora avrà sicuramente un punto di partenza.»

La dottoressa digita altri tasti e attende qualche attimo. Si volta quando sente sussurrare il suo nome. Copre il microfono, scambia alcune parole con una collega, e decide di liberare una poltroncina per lasciarla parlare: «La domanda che le facciamo è questa, signor Bozo: cosa rende l’uomo felice nel 2060?»

«Chi parla?»

«Sono Sofia Trent, la direttrice del progetto. Sarei la sua head manager se accettasse l’incarico.»

«E i debiti?»

«I debiti? Certo, le confermo che verranno tutti annullati.»

«Tutti?»

«Sì, tutti,» gli risponde la direttrice avvicinandosi con il busto al microfono, «inoltre non dovrà preoccuparsi per un anno, perché, le ripeto, le forniremo i mezzi adeguati. Con tutto il sostentamento di cui avrà bisogno.»

«Cioè?»

«Le daremo un sostanzioso rimborso spese mensile, che le sarà implementato usando il PFi. La forniremo di una nuova stazione smartHub e la possibilità di avere gratuitamente un Assistente Domestico a sua scelta. Poi se lei vorrà le potremo installare un decodificatore, il 3030iC.»

«Il 3030?»

«Le ripasso Juliette. È stato un piacere parlare con lei, signor Bozo.» Sofia ritorna la chiamata alla supervisora e la saluta con un buffetto sulla spalla.

«Sì, dunque il 3030iC,» riattacca Juliette Aspensi, «in parole semplici è un microchip neurologico… un’interfaccia che viene implementata nella corteccia cerebrale,»

«Ma non sono illegali?»

«… Diciamo che i nostri prodotti hanno passato estesi e complessi test organolettici e sono certificati e ammessi nei settori militari e intergovernativi della Federazione.»

«Mi sa che siete alla ricerca di cavie.»

«Cavie?»

«Non voglio nessuna implementazione.»

«Okay, capisco. Ha il diritto di rifiuto,»

«Parla come se avessi già accettato.»

«Ehm, no… cioè le sto solo spiegando tutto nel caso in cui… Una cosa però che non potrà rifiutare sarà l’immissione di un GPS Tracker, un semplicissimo posizionatore satellitare sottocutaneo, che le verrà posto nella mano destra. Questo ci permetterà di poterla rintracciare in caso ci siano dei problemi…».

«Un semplicissimo posizionatore satellitare.»

«Vede il dipartimento Salute e Sicurezza ce lo impone. Poi le verrà data un’assicurazione gratuita sulla salute. Naturalmente anche un pass Transport valido dodici mesi per tutta la rete European Continental, con l’aggiunta del Nord Africa, degli USA, della Russia e Asia.»

«E gli United Kingdom?»

«Purtroppo, come forse già sa, con i Trattati Unilaterali non siamo riusciti a instaurare degli ottimi rapporti con… con il British Kingdom, quindi se vorrà avventurarsi da quelle parti lo dovrà fare a proprie spese.»

«E la Scozia?

«Sì… anche se…»

«Cosa?»

«Le consiglio di volare dall’Irlanda.»

«E perché?»

«Perché il British Kingdom è talmente un putiferio che è sempre meglio evitare di passare attraverso i loro cieli.»

Cheyenne ridacchia fra sé e per alcuni attimi nessuno dei due articola una parola.

«Bene bene.» Decide di proseguire Juliette, «per finire le sarà dato accesso a tutte, e per tutte intendo proprio tutte, le aree urbane ed extraurbane.»

«Tutte?!»

«Ehm… sì tutte…»

«Incluse le Enclave?» Gli occhi di Cheyenne sono colti da un lampo.

«Certamente. Non so per quale motivo una persona alla ricerca della felicità voglia entrare in una Enclave, ma io non ho fatto le regole, quindi mi limito a darle tutte le informazioni che ho qui a disposizione.»

«E mi dareste tutto questo per trovare fuori cosa rende l’uomo felice?»

«Sì, esatto.»

Cheyenne farfuglia qualcosa tra sé.

«Non ho capito…»

Afferra il pacchetto di sigarette vuoto e lancia un’occhiata a una porta chiusa a lato della camera da letto.

«Signor Bozo, lo studio è iniziato il febbraio scorso. Lei non è il primo a cui ci siamo indirizzati, e le assicuro che le scoperte che farà, sempre se accetterà, non saranno per niente scontate, sebbene la domanda di per sé possa sembrare per alcuni versi banale. Vogliamo generare un quadro dettagliato della nostra società e cercare di renderla sempre più felice… perché vede, signor Bozo, in seguito a una serie di ricerche psicoattitudinali effettuate l’anno scorso, il DSV si è reso conto che rendendo la comunità più felice si migliorerà un numero considerevole di fattori.»

«Perché proprio io?»

«Inizialmente si verifica una specie di estrazione. Viene generata una serie di nomi in base a dei profili, di cui non starò qui a discuterne i dettagli. In seguito approfondiamo le caratteristiche di questi canditati e viene eseguita un’ulteriore cernita. I soggetti vengono poi… diciamo osservati da vicino. E poi si tirano le conclusioni… e le persone scelte vengono contattate, come ho appena fatto con lei».

«E così mi avreste anche pedinato? Siete proprio una bella combriccola voi del DSV!»

«Signor Bozo, si tratta di un progetto considerevole…»

Cheyenne si accende la sigaretta e sbuffa i primi due tiri. Chiude gli occhi e piega la testa verso il cielo – delle piccole zampe appaiono ai lati delle palpebre.

«Non mi deve dare la risposta oggi stesso. Le darò una settimana di tempo per decidere: giovedì prossimo la richiamerò. Passi una buona giornata… e per cortesia tenga la sua stazione smartHub sempre attiva perché è da un po’ che cerco di parlare con lei. Grazie. Godetevi la giornata.»

Cheyenne pronuncia fra sé le parole Godetevi la giornata e rimane a osservare il segnale di chiusura della stazione smartHub roteare su se stesso. Schiaccia l’ologramma con un gesto della mano: la proiezione sparisce.

Apre la finestra che dà sul poggiolo e si posa sul davanzale con la sigaretta in bocca.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Luca Desienna Doris
Sono un artista poliedrico nato in Italia, ma cresciuto a Londra. Ora vivo tra Berlino e Valencia. Nella mia vita ho lavorato come fotografo, modello, performer e scrittore.

Tra le cose da ricordare: nel 2004 ho fondato la publishing house Gomma Books Ltd. dedicata alla fotografia; ho posato come fidanzato punk di Kate Moss (servizio pubblicato su Vogue e fotografato da Mario Testino). Nel 2019 ho pubblicato due libri di fotografia: ‘My Dearest Javanese Concubine’ e ‘Outtakes’ con i quali ho vinto parecchi premi di fotografia.

Il mio background di studi comprende anche diversi anni di recitazione — effettuati sia a Londra che a Berlino. Tra i lavori da ricordare: una campagna televisiva per il Times e volto per una campagna Pepe Jeans.

Per quanto riguarda la scrittura il mio primo libro l’ho pubblicato nel 2012 intitolato “Londra Brucia” tramite Liux Edizioni, ora sold-out.
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