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La storia di Lola

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La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Marzo 2024
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La Storia di Lola nasce dalla curiosità di raccogliere (naturalmente senza farci vedere…) i frammenti scritti di una giovane adolescente; disordinatamente abbandonati sul fondo di un cassetto assieme a mascara, centesimi in rame, vecchi scontrini, accendini e kajal dimenticati. Lola è una ragazza come le altre. “Solo” il luogo nel quale vive non lo è. O forse sì, anche se all’apparenza no: la sua casa è una Comunità residenziale educativa per minori.
In quel luogo insolito perché disabitato dai propri genitori, si cresce con altri coetanei e tanti educatori finché non si diventa maggiorenni.
In quello spazio incerto e sincero, che fa rumore come lo stipite di una porta da troppo tempo chiusa, proprio lì, si intrecciano incalzanti e imprevedibili, gli episodi di Lola. Le Comunità accolgono migliaia di giovanissimi impossibilitati a crescere, per infiniti motivi nelle proprie famiglie. La nostra Cooperativa si chiama “Si può fare” ed è piena di vita, non ci credete? Prego..Entrate!

Perché ho scritto questo libro?

Osservare gli adolescenti è una dipendenza per lo sguardo: ad un certo punto non ne puoi più fare a meno ed hai bisogno di una dose ogni volta superiore alla precedente. I loro movimenti goffi, l’imbarazzo che li coglie impreparati all’improvviso, la loro risata travolgente per cose che a noi adulti appaiono frivole, la spontaneità incerta e cruda, quella fretta di agire anche quando non sanno come farlo. Sono affascinata dal loro mondo. Non potevo non scrivere della loro infinita Bellezza.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Lola è una ragazza come tante. Oppure no?

Lola sta vivendo, in questo periodo, in una “casa” particolare, una comunità per minori.

Lola ha preso carta e penna per farci entrare nel suo mondo.

Ep. #6 – Dove sei Ombra?

Mamma era rimasta a terra. Immobile. Io la vedevo ma non correvo da lei, anzi, mi nascondevo. Proprio non volevo raggiungerla.

Di nuovo lo stesso incubo. L’80% del mio sonno, da circa 4 anni è occupato da questo unico, singolo spezzone. I fatti però non sono andati così: perché io sono corsa subito da lei, l’ho chiamata a gran voce; l’ho scossa, ma non è servito.

Allora sono salita sulla roulotte, ho cercato il cellulare; ma c’era il blocco che io non sapevo aprire (infatti non l’ho mai usato, neppure adesso).

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Allora ho provato a digitare dappertutto, finché non è partita la chiamata di emergenza.

“Mamma è a terra. Io abito a Vergiano. Siamo di fronte alla Chiesa”.

Torno sopra mamma. Lei è rimasta ferma a terra. Io sento tanto vuoto e l’odore di terra bagnata che mi invade i pantaloncini sulle ginocchia. Invece sopra avverto caldo. É perchè mi faccio la pipì addosso.

Anche mamma, penso, sentirà umido, provo a spostarla per metterle sotto qualcosa. Non ci riesco.

Arrivano il carabinieri. Mamma sparisce dentro un’ambulanza. 

Sono su una Panda Bianca. Alcune persone adulte mi prendono la mano e mi dicono: “Tesoro, non preoccuparti, adesso qualcuno si occuperà della tua mamma e noi intanto troveremo un posto per te, dove potrai stare fino a quando mamma non starà meglio, d’accordo?” .

Ho trascorso più di tre anni in una Casa Famiglia vicino Cesena. Eravamo in cinque, due fratelli grandi, 20 e 17 e noi più piccoli: io 9, Laura 4 e Luca 12.

La mamma Ida faceva piadine superlative. Remo, il marito, era ferroviere ed aveva anche un orto e tanti animali da cortile. Poi c’era Ombra, la cagnolina , una dolcissima cocker nera che dormiva in mezzo a me e Laura.

Forse è perché non c’è più Ombra che ho sempre questo incubo.

I’m falling
In all the good times,

I find myself longing for change

And in the bad times, I fear myself
I’m off the deep end, watch as

I dive in
I’ll never meet the ground

Shallow Bradley Cooper & Lady Gaga

Ep. #27 – Verde alla Potenza

“Ciao..Tu sei Gioele? Io sono Lola, ben arrivato”

“Grazie… Sei la prima che me lo dice, escludendo i maggiorenni che abitano qui” “Sì, l’accoglienza non è sempre delle migliori qua dentro”

“Prima i ragazzi della mia stanza hanno iniziato a litigare per quale scaffale potessi utilizzare” “Oh, beh, effettivamente hai creato un problema molto, molto serio”

“Trovi anche tu?”

“Ma va,ti pare?! Ci mancherebbe! Michael e Ibra sono fatti così. Litigano a prescindere. Fidati!  Quindi come avete risolto?”

“Niente… Sono venuto qui sul balcone e ho detto che io posso farne a meno…” “Se fai così però vincono loro con l’arroganza. Vuoi una paglia?”

“No grazie; ho vizi peggiori del fumo. Ma perchè, se uno non reagisce alla stupidità di qualcuno con una reazione immediata, la gente pensa che sia debole?”

“Senti, scusa… Non volevo dire che tu sei debole; cioè io nemmeno ti conosco!” “No, certo, tranqui. Solo che io sono uno che reagisce se vale la pena farlo. Altrimenti mi piace  starmene per fatti miei. Ho esperienza con chi fa il prepotente. Se si sentono fighi a litigare per chi  ha più scaffali, facciano pure. Io ho tanti pensieri da sistemare e per quelli servono proprio stanze in cartongesso…”

“Comunque… quali vizi hai?”

“E secondo te sono qui sul balcone da pochi minuti e dovrei raccontarmi solo io?” “Ovvio che te lo avrei chiesto!”

“Ed è altrettanto ovvio che ti dica che li scoprirai da sola visto che dovremo condividere lo stesso  tetto. Buonanotte Lola, grazie della chiacchierata!”

“Figurati…’notte”

Che strano tipo.

Beh… Quasi tutti, qui, siamo particolari.

La Comunità è diversità che si incontra. È il tubetto di colore verde che incontra quello blu e poi  quello giallo.

Verde + Verde.

Verde alla Potenza.

Verde Speranza Infinita

Amori non si decidono

Dolori non si reprimono

Colori assieme si mischiano

Canzoni che si registrano

Ai vuoti fini all’unisono

incontri che poi ci uniscono

ricordi, mamma lo scivolo?

Ritorni di nuovo piccolo

Tedua – Colori-

Ep. #17 – “Scusate se esisto”

Vorrei emanare segnali magnetici potentissimi che richiamassero l’attenzione solo su di me. Corti circuiti in cui si è obbligati a guardarmi per forza, ad interessarsi al mio parere, a quello che sento, a quello che vedo io. Narcisismo? Forse. Ma non mi ferisce più di definizioni come “ragazza introversa, solitaria, disturbo non altrimenti specificato”. In cartella ho almeno dodici relazioni della neuropsichiatria infantile. Ciascuna aggiunge etichette davvero curiose alla mia persona. Un sacco di fantasia questi strizzacervelli. Vorrei affacciarmi alla finestra e avere cronisti pronti con telecamere che aspettano solo una mia dichiarazione, un mio outfit da immortalare, che mi attendono impazienti. Avere la possibilità di raccontarmi senza filtro. Piacere per come sono. Senza correzioni, senza aggiustamenti. Mi piacerebbe un po’ di popolarità. Chi ce l’ha mi pare se la passi meglio di me. Tutti che ti seguono, che ti aggiungono emoticon carucce; che ti caricano, che ti copiano, che vogliono conoscerti.

Io ho un profilo basso; forse dovrei postare foto più provocanti. Funzionano troppo di più quelle. Ma io non ho un fisico elettrizzante. Sono piccola e magra, senza curve. Proprio adesso che le curvy sono di moda. Io sono un’autostrada in pianura, nessuna collina, nessun promontorio. 

Allora posto dettagli del volto: i capelli spostati dal vento, faccio zoom e coloro l’iride di un occhio, ho la memory card stracolma di foto di fiori, sono affascinata dagli animali che cambiano aspetto per mimetizzarsi al predatore. Ma se metto questa roba sul mio profilo mi seguirà forse il nipotino sfigato di Piero Angela, perciò finisce che faccio quello che fanno gli altri anche se non mi appartiene. Faccio le facce da fattona con la siga di lato; le boccucce con il rossetto arricciate con le amiche; i twerky improvvisati sui banchi di scuola, indosso vestiti improbabili da H&M per le stories che non usciranno dal camerino di prova. 

Fa schifo non sentirsi come gli altri. Loro sono felici quando fanno così, io invece faccio finta, ma non credo di esserlo mai stata ancora. O forse sì. A casa di Remo, Ida, Laura, Ombra. E con mamma. Sull’altalena a 6 anni.

É tutta una recita o si può ad un certo punto Autenticarsi?

Somewhere over the rainbow

way up hight..

And the dreams that you dreamed of 

once in lullaby

Somewhere Over The Rainbow 

Israel Kamakawiwo’Ole

Ep. #26 – “Baobab”

“Ehi Pile! Cosa stai disegnando?”

“Ciao Lola! Non ti vedo più in giro come un tempo: che combini? Ti sei innamorata? Hai fatto soldi?”

“Ma va?!.. Diciamo che ho avuto qualche divergenza in Comunità”

“Di nuovo?”

“Impossibile non discutere con qualcuno quando stai lì… Ti giuro!”

“Lola ma tu inizi a essere un po’ grande per i capricci, no?”

“Senti da chi mi devo far dare lezioni di bon ton: facile per te che vivi con tua nonna e tuo padre in una comoda zona residenziale, tra l’altro a tre salti dalla zona skate! Cosa vuoi sapere di cosa accade in Comunità?!”

“Ok, mi arrendo… Io sono un artista e le guerre le lascio alle ragazzine capricciose… E comunque: tu cosa ci vedi?”

“Un nador*!”

“Dai! Fai la seria! Capricciosa!”

“Sembra un baobab gigante“

“Risposta esatta! Te lo sai cosa riesce a fare questa pianta straordinaria?”

“Mmm..Vive in Africa, no? Cresce nel deserto?”

“Sì, ma fa anche molto di più: è come un’enorme cisterna capace di immagazzinare fino a 120.000 litri di acqua per sopravvivere nei mesi di massima siccità. E’ una creatura che ci dimostra che è possibile vivere in luoghi complessi e che lì si può anche fiorire”

Pile. Il mio filosofo della strada. 

Due occhi verde rame. Un accenno di pozzetto che ha litigato con le proporzioni.  Un cappello sgualcito che la varichina ha reso innocuo appoggiato su una quantità di riccioli ribelli e neri. 

Non bello. Un tipo. 21 anni compiuti in Novembre. Uno scorpione gentile che ama correre sullo skate e fare murales complicati, che poi cerca di spiegarti quando il THC non ne ha completamente offuscato l’eloquio.  Lezione odierna di Pile  (a proposito si chiama Pile perché sia in estate che in inverno veste un Pile arancione, verde e giallo): “come un baobab sopravvive al deserto, io posso resistere alla Comunità”

nador* in dialetto parmigiano significa letteralmente anatra ma lo si usa per definire qualcuno di tonto, poco sveglio

“Like why are we here? And where do we go?

And how come it’s so hard?

It’s not always easy and

Sometimes life can be deceiving

      I’ll tell you one thing, it’s always better when we’re together”

Jack Johnson Better together

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Azzurra Galli
Nasco a Pontedera (PI) e vi trascorro gli anni giovanili rincorrendo sogni, incertezze e la voglia di evadere dal mio piccolo spensierato mondo di provincia.
Mi iscrivo alla Facoltà di Psicologia a Firenze e mi specializzo in Psicoterapia Breve Strategica nel 2013.
L’incontro con le Comunità residenziali per minori è un colpo di fulmine che mi coinvolge, stravolge ed avvolge precocemente e talmente tanto che non sono più riuscita a farne a meno.
Nel 2015 divento orgogliosamente socia della Cooperativa Sociale “Si può fare” di Fornovo Taro (PR) che ormai da oltre un decennio accoglie ragazzi in difficoltà permettendo loro di continuare a crescere e sognare.
Attualmente lavoro nel carcere di Fermo per continuare ad osservare, da prospettive apparentemente scomode ma per me privilegiatissime, le sfumature e le realtà complesse che ci circondano.
La storia di Lola è il mio primo libro.
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