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La tana del coniglio

La tana del coniglio

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Ottobre 2022
Bozze disponibili

Maggio 1986: Bruno Mantoli è un investigatore che si trova spesso a collaborare con le forze dell’ordine locali. Una domenica mattina riceve una chiamata dal capitano dei Carabinieri, Carmine Ladorchi, che gli chiede di aiutarlo a far luce sull’incendio del tendone di un circo, avvenuto la notte precedente.
Mantoli lo crede un caso facile, quasi una seccatura che gli rovinerà il weekend. Non può pensare che quell’incendio, sarà invece il primo di un susseguirsi di tragici eventi.
Il passare dei giorni, vedrà Mantoli arrivare sempre più vicino alla verità, a cosa e a chi si nasconde dietro quello che è diventato un maledetto rompicapo e che lo porterà anche a riaprire un doloroso fatto personale capitato quattro anni prima, che coinvolge la moglie Elena.
Indizio dopo indizio, sulle note delle canzoni dei Rolling Stones, arriverà così a scoprire quello che avrebbe preferito non sapere mai.

Perché ho scritto questo libro?

Volevo sfidare nuovamente me stesso. Dopo “Alla fine dell’arcobaleno”, il mio primo romanzo, sentivo che dovevo riprovarci e ho deciso di farlo con il genere che più mi appassiona nei panni di lettore: i gialli. “La tana del coniglio”, è stato anche un modo per riprendere la guida di me stesso, dopo gli avvenimenti della pandemia. E’ stato la mia realtà parallela, in cui potermi rifugiare nei momenti peggiori, una realtà che ero io a poter governare.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Bruno Mantoli si mise seduto sul divano, sul quale era coricato da un paio d’ore e controllò l’orologio.

Le 23:45. Era ora di andare.

Stava seguendo alla televisione uno speciale sull’argomento che già da qualche giorno stava monopolizzando le trasmissioni delle reti pubbliche e private: il disastro di Chernobyl. Nella notte tra il 25 e il 26 Aprile, la centrale nucleare sovietica era saltata in aria provocando numerosi morti e danni irreparabili. Anche l’Europa occidentale sembrava in pericolo, l’ombra di una nube tossica sospinta verso ovest faceva paura.

“Bruno?!?!”. Lo scottish terrier nero si chiamava come lui.

Gli aveva dato il suo stesso nome anche se oggi non godeva più delle simpatiche conseguenze che questo comportava. La moglie Elena non viveva più con lui e non c’era più pericolo che qualcuno chiamasse l’uno vedendo poi spuntare l’altro.

“Bruno?!?!”. I passettini annunciarono l’arrivo del cane, che fece capolino nel soggiorno.

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“Per una mezz’ora sei il padrone della baracca. Io vado e torno, non fare danni eh! Mi raccomando.” Il terrier abbaiò perplesso e tornò nell’angolo della casa da dove era spuntato.

Mantoli scese in strada e si rese conto di essere rimasto un attimo di troppo ad indugiare sull’odore dell’aria. La storia della nube tossica lo stava ossessionando fino a quel punto? Ma l’odore che appestava l’aria fresca di quella serata primaverile, era quello di qualcosa che stava bruciando. Chissà dove, visto che il vento era parecchio sostenuto.

Salì in macchina e avviò il motore. Non aveva molta strada da fare, il locale dove era diretto era dall’altra parte del paese, ma per raggiungere l’estremità opposta di una cittadina di quindicimila anime sarebbero bastati pochi minuti. La Ritmo non avrebbe nemmeno fatto in tempo a scaldarsi.

Il Club 81 era, come ogni sabato sera, colmo di ragazzi tra i 16 e i 20 anni. Mantoli entrò con il passo sicuro di chi conosce il luogo e si avvicinò al bancone. Non c’erano sgabelli liberi, si fece largo tra due coppie e riuscì ad infilarsi in modo da potersi appoggiare alla parte di bancone che confinava con la cassa. Sapeva che ogni volta era la stessa storia, veniva guardato con sospetto da tutti gli altri clienti. Cosa ci faceva lì, tutto solo, un vecchio di 40 anni?

Uno dei barman gli si avvicinò quasi subito: “Buonasera, Mantoli! Le porto il solito?”

“Sì, grazie Pato!”

“E’ sempre qui per lei, non è vero?”

“Come ogni sabato da quando ha cominciato a frequentare questo posto. Com’è andata questa sera?”

“Le hanno ronzato intorno un paio di mosconi, ma la ragazza sa farsi rispettare.”

“Chi sono i mosconi?”

“Quei due al tavolo d’angolo vicino all’ingresso, ma sono innocui mi creda, non c’è da preoccuparsi. Comunque quella ragazza si fa sempre più carina, è normale che i mosconi le si avvicinino sempre di più.”

Mantoli guardò il barman di traverso dopo quella frase.

“E’ solo un dato oggettivo, non si preoccupi. E’ tutta sua!”

Mantoli annuì e cominciò a gustare il chinotto che il barman gli aveva posato davanti, fissando la ragazza mora, dalla carnagione olivastra che la faceva sembrare perennemente abbronzata. Gli occhi azzurri della giovane indugiavano nella sua direzione, ma non appena si rendeva conto che Mantoli la osservava, tornava a spostare lo sguardo sull’amica seduta al tavolo con lei.

“Be’… ormai ha 17 anni, giusto?”

Christian, il barman, detto Pato, era in vena di far conversazione quella sera.

“16.”

“Lei dice 17.”

“Lei può dire quello che vuole, ma sono 16.”

Finito il chinotto, Mantoli si avviò verso l’uscita del locale con lo stesso piglio sicuro con il quale era entrato. Mentre passava loro accanto diede un’occhiata ravvicinata ai due mosconi, i quali non si resero nemmeno conto di essere osservati e continuarono a sghignazzare mentre bevevano birra. Il suo sguardo restò su di loro finché non arrivo alla porta d’ingresso e la sua attenzione si concentrò sulla scritta stampata sulle spalle del giubbotto di jeans indossato da uno dei due: ANGELS.

Salì sulla Ritmo, abbassò il finestrino e si accese una Muratti. Sapeva che avrebbe aspettato giusto il tempo di finire la sigaretta.

E così fu.

La ragazza dagli occhi azzurri uscì dal locale, si avvicinò alla Ritmo, aprì la portiera del passeggero e salì.

Mantoli aveva la sensazione che lei cercasse in tutti i modi di nascondersi, per non farsi vedere dai ragazzi che occupavano lo spiazzo davanti all’ingresso. Avviò il motore e si diresse nella direzione da cui era arrivato.

Questa volta non lasciò la Ritmo davanti a casa, ma la parcheggiò direttamente nel garage. Non ne avrebbe più avuto bisogno fino al lunedì o almeno così sperava. Il garage distava circa trecento metri da casa e il tragitto fino all’ingresso del condominio dove viveva, avvenne senza che tra lui e la ragazza venisse scambiata una sola parola.

Lei continuava a sembrare infastidita e camminava con la testa bassa.

Mantoli pensò che l’odore di bruciato fosse diventato più intenso e vide dei bagliori in lontananza, in fondo alla lunga via dove abitava.

Aprì la porta di casa e fece entrare per prima la ragazza. Richiuse a doppia mandata la porta dietro di sè.

“Bruno?!?! Siamo arrivati!” – disse rivolto al cane.

Bruno sbucò nell’area dell’ingresso dal buio della zona notte, abbaiò timidamente e scomparve nuovamente nell’oscurità.

“Chissà perchè ho l’impressione che possa entrare chiunque in questa casa.”

“Andrà avanti ancora per molto questa storia?”

La ragazza aveva parlato per la prima volta da quando si erano incontrati.

“Quale storia?”

“Questa! Di te che entri nel locale, chiedi notizie su di me e continui a fissarmi! Non potresti aspettarmi fuori, magari parcheggiando anche un po’ distante?”.

“Perchè? Non ho diritto a potermi bere un chinotto?”

“Mmmmmhhh!?!? Papà! Ho 17 anni ormai!!!”

“16…”

“Per favore…”

“Per favore cosa? Sono 16. Saranno 17 fra quattro mesi.”

“Aaaah!!! Vado a dormire non ne posso più!”

“Senti, Giulia. Ne abbiamo già parlato. Se vuoi frequentare quel locale io ti ci porto e io vengo a riprenderti. Qui si fa a modo mio.”

Dalla camera la voce di Giulia arrivò a Mantoli mentre lui andava verso il soggiorno.

“Non avevi detto che avresti smesso di fumare?”

“Infatti…”

“Guarda che ho 17 anni e non sono deficiente!”

“16…”

“Sei irrecuperabile!!!”

“Sei stata dalla mamma questa settimana?”

” Sì! Lo sai che ci vado tutte le volte che posso.”

Giulia cominciava a pensare che il padre, tutte le volte che voleva troncare una discussione, spostava l’argomento sulla madre.

“Buona notte, papà.”

Giulia era in piedi, in soggiorno.

“Buona notte, tesoro.”

“Stai bene?”

“Sì, certo! Perchè non dovrei?”

“Resti sveglio ancora per molto?”

“No, non credo. Sto cercando di capirne di più su questa

storia della nube tossica che pare stia arrivando anche da noi.”

“Posso stare un po’ qui con te?”

“Certo, tesoro. Prendi una coperta però che altrimenti ti viene freddo.”

Trottellerando arrivò anche Bruno che si accovacciò vicino a Giulia. E mentre le fiamme di un incendio squarciavano il buio all’orizzonte, nella casa calò il silenzio, rotto soltanto dal basso volume della televisione.

A bordo della sua Kawasaki Z1000 blu del 1978, Mantoli era giunto al campo dove si sarebbe svolta la gara di motocross alla quale Giulia avrebbe partecipato. La figlia aveva sviluppato la stessa passione per le moto del padre e si stava lasciando affascinare dalla disciplina che la vedeva portare al limite il suo mezzo sugli sterrati e, come quella domenica mattina, nel fango.

La gara partì in perfetto orario ed erano trascorsi solo pochi giri quando Mantoli vide arrivare una macchina dei Carabinieri. Sapeva che con ogni probabilità erano venuti per cercare lui. Quando i due Carabinieri, scesi dell’Alfa Sud, si avviarono verso di lui, non ebbe piu dubbi.

Tra gli sguardi perplessi degli altri presenti, Mantoli si preparò mentalmente ad accoglierli. Doveva essere un weekend da dedicare interamente alla figlia, ma quei programmi stavano per cambiare irrimediabilmente. La frustrazione stava per prendere il sopravvento, ma sapeva che doveva rimanere calmo.

“Buongiorno, signor Mantoli.” – esordì uno dei due Carabinieri.

“Buongiorno a voi. Che succede, ragazzi?”

“Abbiamo bisogno che ci segua. E’ bruciato il tendone di un circo nella notte. Sembrerebbe trattarsi di un corto circuito, ma avremmo bisogno della sua analisi.”

Bruno Mantoli di professione faceva l’investigatore e collaborava con le forze dell’ordine. Aveva l’abitudine di lasciare detto alla portinaia del condominio dove poteva essere trovato, quando usciva di casa nel weekend, così non si stupì che i due fossero arrivati fino a lui, in quel campo sperduto nelle campagne.

“Sta parlando del circo Fossoli? Quello appena arrivato nella zona industriale con annesso Luna Park?”

“Sì, esatto. Proprio quello.”

“Ma non aveva ancora cominciato gli spettacoli, dico bene?”

“Sì, è esatto ancora una volta. Gli spettacoli sarebbero dovuti cominciare solo martedì.”

“Va bene, vi raggiungo sul luogo.”

“Perfetto. Ci vediamo là, Mantoli.”

Mantoli si avvicinò al padre di un ragazzo che stava gareggiando con Giulia: “Pietro, devo allontanarmi. Per favore fai sapere tu a Giulia che ho dovuto andarmene. Tornerà comunque in motorino, dille che ci vediamo a casa.”

“Va bene, Bruno. Ci penso io, non ti preoccupare.”

Mantoli si avviò verso la Kawasaki, pensando a quello che lo aspettava. Se i Carabinieri avevano bisogno del suo intervento, era perché c’era qualcosa di sospetto in quell’incendio. Con ogni probabilità la solita storia del finto dolo per intascare il premio dell’assicurazione.

Forse aveva pensato in negativo troppo presto.

Forse avrebbe risolto tutto velocemente e sarebbe potuto tornare ai suoi programmi.

Forse.

La Kawasaki portò Mantoli sul luogo dell’incendio in meno di dieci minuti. Fu accolto dal capitano Ladorchi.

“Buongiorno, capitano.”

“Buongiorno a lei, Mantoli. Gli appuntati le hanno già spiegato quanto accaduto?”

“Sì, per sommi capi. Le va di entrare più nel dettaglio?”

“Certamente. Venga con me.”

I due si diressero verso quella che doveva essere la zona del retro tendone, ormai irriconoscibile dopo il danno provocato dall’incendio. Poco distante dalla struttura ancora fumante, c’era la roulotte dove alloggiava il padrone del circo, Alberto Fossoli.

“Mantoli, le presento il signor Fossoli, il proprietario del circo.”

Mantoli non diede la mano a Fossoli che rimase con il braccio sospeso in aria.

Non lo faceva mai. Non dava la mano a nessuno.

Il capitano Ladorchi proseguì spiegando quanto successo: “Il signor Fossoli è stato svegliato dalle fiamme intorno alle 23, ma né lui né i suoi collaboratori hanno potuto fare niente per evitare che il tendone andasse distrutto. Il fuoco si è propagato velocemente e non c’è stato nulla da fare. E’ stato probabilmente causato da un corto circuito del quadro elettrico delle luci interne. Fortunatamente il Luna Park e le roulotte sono sufficientemente lontani e l’incendio non si è propagato.”

“Avete già controllato il quadro?” – chiese Mantoli.

Fu Fossoli a prendere la parola: “Alcuni tecnici lo stanno controllando e mi hanno confermato esserci stato un corto circuito. Ha preso fuoco la paglia che c’è a bordo pista e da lì le fiamme hanno continuato la loro furia verso il tendone e le tribune. In poco più di un’ora è bruciato tutto.”

“Mi dispiace, signor Fossoli.” – disse Mantoli.

“Anche a me. Ma siamo già pronti a ripartire; abbiamo un tendone di riserva e lo potremo montare in breve tempo. Quello che ci manca sono le tribune nuove, per quelle ci vorrà un po’ più di tempo. Putroppo lo spettacolo, il prossimo martedì, non potrà avere luogo.”

Mantoli si guardò intorno poi chiese: “Vi dispiace se faccio due passi intorno a quello che resta del tendone?”

“Prego, faccia pure.” – ripose Ladorchi.

Anche Fossoli non aveva nulla in contrario e così Mantoli si incamminò. Dopo pochi passi si imbattè in una specie di gabbia metallica o almeno così sembrava a lui dai resti bruciati che giacevano a terra. Si appuntò mentalmente di chiedere a Fossoli a cosa servisse.

Mantoli si inginocchiò per esaminare da vicino i resti metallici. Rialzandosi, si voltò dalla parte opposta rispetto a dove sorgeva il tendone e trovò, nella terra, un oggetto che catturò la sua attenzione. Raccolse quanto trovato e proseguì. Continuò a guardare verso il basso e la sua curiosità fu ripagata. Durante il tragitto in tondo che lo riportò al punto di partenza, Mantoli raccolse i resti di tre fiammiferi Minerva oltre al primo oggetto che aveva scorto vicino alla specie di gabbia.

“Trovato niente?” – chiese Fossoli una volta che Mantoli si ricongiunse a lui e al capitano Ladorchi.

“No, niente di interessante. Ho una curiosità però signor Fossoli: qui dietro ho trovato una specie di gabbia metallica. Faceva parte del tendone?”

“Ah, sì. Quella in gergo la chiamiamo la tana del coniglio.

Vede, è una gabbia a tutti gli effetti. Con la struttra in piedi la vedrebbe per metà detro il tendone e per metà fuori. Ce ne serviamo per far arrivare piccoli oggetti di scena direttamente sulla pista, evitando di fare troppe volte avanti e indietro.”

“Che tipo di oggetti, se posso chiederlo?”

“Birilli, palline, bacchette, roba simile.”

Mantoli non era molto convinto, non aveva mai sentito parlare di questa tana del coniglio in vita sua e non vide quella gabbia di particolare utilità, ma non insistette oltre con Fossoli. Non era un’esperto di attività circensi e poteva benissimo starci che non avesse mai saputo della sua esistenza prima d’ora.

Il capitano Ladorchi si congedò dicendo che sarebbe rientrato in caserma, mentre Mantoli decise di fare un giro per il Luna Park. Vagando nelle viette tra una giostra e l’altra non trovò però nulla di interessante. La Casa degli Orrori, la Ruota Panoramica, l’Autoscontro e le altre attrattive, erano pronte per cominciare lo spettacolo. Poco importava che il circo lì vicino fosse andato a fuoco, lo spettacolo doveva continuare.

Fossoli lo osservava da lontano e lo vide dirigersi verso la Kawasaki una volta terminato il giro. Mantoli non si avvicinò più all’uomo per salutarlo, ma si limitò ad un cenno col braccio alzato, a cui Fossoli rispose agitando la mano sinistra. Mise in moto e si allontanò dall’odore di bruciato che ancora ammorbava l’aria.

2022-04-21

Aggiornamento

Ciao, é con immenso piacere che posso finalmente dire di essere riuscito a raggiungere l'obiettivo. "La tana del coniglio" verrà pubblicato! Ancora una volta il merito è soprattutto vostro, che mi avete supportato (a volte anche sopportato...), che avete preso a cuore la campagna, che mi avete aiutato a spingerla quando sembrava impantanata, che vi siete trasformati in un'onda che ha travolto anche i più scettici, fino ad arrivare al traguardo finale. Non vedo l'ora che arrivi il momento in cui potrete finalmente leggere "La tana del coniglio", nel quale ho creduto tanto, perfino ancora di più che in "Alla fine dell'arcobaleno", il suo predecessore. Scriverlo è stato un modo per evadere da quel castello dalle mura spesse che mi ero costruito intorno, un modo per rievocare il mondo degli anni '80, quel mondo che non esiste più. E' stato un modo per tornare un po' bambino, quel bambino che, seduto sulla moquette della sua cameretta, fantasticava storie per i suoi giochi, quel bambino che non c'è più. Però a voler guardar bene... forse una parte di quel bambino c'è ancora. Esiste ed esisterà sempre. E' stato quel bambino a guidarmi nei momenti più difficili. E' stato quel bambino ad ispirarmi la storia che tra poco avrete la possibilità di leggere. Quel bambino che continua a guardare l'uomo che sono oggi con aria sognante, che continua a indicarmi la strada e che anche oggi è qui con me e vi ringrazia di cuore uno ad uno. Grazie... di cuore! A presto.
2022-03-09

Aggiornamento

A questo link una mia breve intervista nella quale ho risposto ad alcune domande riguardo "La tana del coniglio".

https://spaziolettura-it.jimdofree.com/2022/03/04/la-tana-del-coniglio-di-fabrizio-soffientini/?fbclid=IwAR0Z-bgDxDy_QwDFUZKO-buaGhGcOhpQQtiXfMCnL1lNAIJm1pPFotV6CZ4

Commenti

  1. JrdVee Valsecchi

    (proprietario verificato)

    Fluido, elegante, complesso, con un finale…da scoprire. Pagina dopo pagina la voglia di leggere ed arrivare alla fine cresce a dismisura. Fino all’ultimo la trama non verrà svelata…e vi sorprenderà.

  2. (proprietario verificato)

    Davvero un bel giallo intrigante. Un intreccio affascinante che mi ha tenuto incollato al libro pagina dopo pagina…
    Finale a sorpresa!
    Decisamente una piacevole lettura!

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Fabrizio Soffientini
Fabrizio Soffientini, nasce nell'Agosto del 1976 a Codogno, piccolo centro della bassa pianura padana dove attualmente vive. Diplomato in ragioneria, lavora presso un'azienda del settore cosmetico.
"La tana del coniglio", è il suo secondo romanzo dopo "Alla fine dell'arcobaleno".
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