Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

La verità è nel buio

Quantità

Cosa si nasconde negli anfratti più bui della nostra mente?

Pier è un giovane ingegnere chimico dalla vita apparentemente perfetta e soddisfacente. Eppure, accetta di sperimentare il Succo della Notte, una bevanda liquorosa non più in commercio trovata dall’amico Frank. Da quel momento, le notti di Pier e del suo gruppo di amici si dilatano e i loro sensi si amplificano. Il prezzo da pagare è altissimo: allucinazioni vivide, inquietanti presenze e visioni di spettri del passato iniziano a perseguitarli anche da svegli, trascinandoli in un vortice di terrore in cui la realtà crolla nel caos.

I — Effetti collaterali

31 ottobre 2016

1

Un fruscio, un leggero e distinto calpestio di foglie secche proveniente dal nero cupo del bosco che inghiottiva con gli alberi quell’oscurità, fece girare la testa a Pierluigi e lo spinse a indagare in quella direzione. Il confine tra l’asfalto illuminato dai lampioni della strada e il buio della boscaglia che la delimitava era un tappeto di foglie secche. Le mani in tasca, il freddo vento di ottobre che dalle Alpi scendeva a soffiargli sulla nuca e il passo svelto, Pier (come lo chiamavano tutti) non cedette al rumore e continuò allo stesso ritmo, deciso, verso la sua macchina. Quel frammento di natura vicina, celata dietro il manto dell’oscurità, lo respingeva. Si sentiva osservato da piccoli e numerosi occhi.

Chissà di quali creature è popolata la notte, e di quanta brutalità sono capaci.

Erano ormai giorni che si sentiva osservato, specie di notte, quasi accerchiato, e quei pensieri erano la prova di quella strana ossessione. Da quando aveva provato la bevanda liquorosa del suo amico Francesco (Frank per lui e tutti i suoi amici), emergevano prepotenti dalle più recondite profondità della sua mente quei pensieri strani. Mentre camminava svelto, si voltò di nuovo verso il bosco per capire se le vedeva ancora: immagini di volti e profili di creature spaventose e immonde che si proiettavano nei suoi occhi, e lui non si spiegava da quale oscuro anfratto del suo cervello provenissero, talmente vivide da procurargli palpitazioni accelerate e sudore freddo. Quelle fulgide immagini gli si insinuavano in testa ogni qual volta provava a scrutare in un qualche anfratto buio nel cuore della notte. E così accadde nuovamente quando provò a ficcare gli occhi nelle tenebre che avvolgevano gli alberi nel boschetto che costeggiava la strada.

Continua a leggere

Continua a leggere

Via, via! Alla macchina!

Anche quella notte avrebbe dormito appena due o tre ore. Ore tormentate dagli incubi. Era l’altro effetto della bevanda, quello di allungargli le ore di veglia, senza per questo farlo sentire stanco. E quegli effetti collaterali erano il prezzo da pagare per diventare una specie di animale notturno, fatto di puro istinto, mosso da velleità ancestrali e antiche quanto l’uomo stesso. Al calar del sole, quando il buio riempiva l’aria, dal suo petto Pier sentiva provenire un battito diverso. Se avesse potuto indagare nel centro della sua cavità toracica, avrebbe visto il suo cuore ipertrofico battere in maniera selvaggia, scosso da vibrazioni violente: se lo sentiva più grosso, più forte, pompare sangue con vigore mai provato. Anche le sue azioni sembravano più rapide e decise, potenti; i suoi sensi più sviluppati, i suoi occhi spalancati sul mondo iper-recettivi, quasi famelici. La notte gli conferiva una forza misteriosa che si impossessava di lui, liberando dal suo corpo energie sopite, facendo risvegliare in lui desideri troppo impetuosi per essere arginati, pulsioni troppo primitive per essere sottomesse dalla ragione. Era proprio ciò che gli serviva per domare quelle notti, che con o senza di lui correvano selvagge e libere fino alle prime luci dell’aurora, pulsanti di vita propria, inafferrabili e svelte come anguille impazzite, evanescenti come fuochi fatui. Di lì a poco, l’amico fidato di tante avventure lo avrebbe chiamato per servirgli su un piatto d’argento il programma dettagliato della nottata. Un regalo troppo ghiotto per potervici rinunciare.

Si lasciava alle spalle anche per quel giorno il suo lavoro, per il quale dopo essersi laureato in ingegneria chimica con il massimo dei voti era stato assunto al primo colloquio. Quello che sarebbe diventato il suo responsabile si stupì di come Pier, senza batter ciglio, gli illustrò per filo e per segno il processo di polimerizzazione delle schiume di poliolo-isocianato. Se lo era letto su una vecchia tesi di laurea scaricata prima del colloquio. Aveva un bel rapporto con tutti a lavoro, un gruppo che lo rispettava, scadenze accettabili, orari flessibili, una mansione che lo realizzava, in linea con il suo campo di studi. Un lavoro soddisfacente, una vita soddisfacente. Soddisfacente però è una di quelle parole da bere come un Aperol Spritz su un tavolino all’aperto quando il cielo inizia a tingersi di rosso, sapendo che ti lascerà quel bel sapore dolce in bocca, ma che mai sazierà del tutto la tua sete. Così, dato che la felicità in fondo non esiste, se non per brevi istanti, le migliori droghe funzionano bene se senti che tutto va storto, oppure, come nel suo caso, se senti che va tutto bene. Ne aveva provate altre in passato, sempre per gioco, un gioco innocente figlio della noia da riporre presto in soffitta a prender polvere.

Questa volta però gli sembrava che non fosse più lui a decidere quando smettere. Sentiva che il giocattolo era in parte o del tutto sfuggito dal suo controllo, e la cosa lo atterriva dalla paura e al contempo lo riempiva di una strana eccitazione, figlia della perversione e del peccato. E se non fosse stato più lui a muovere le fila della sua vita, allora sarebbe stato il Succo della Notte a manovrarlo come un abile marionettista.

Che non sia già così? Che già non sia più io a essere padrone di me stesso?

Un brivido gli corse lungo la schiena.

Entrato in macchina, ebbe quasi voglia di esultare per essersi messo al riparo dal mondo esterno. Aveva adagiato la sua borsetta da computer sul posto del passeggero del suo “bolide”, una grande Punto nera, accogliente e comoda per le sue conquiste fugaci. Pier era pronto ad affrontare un’altra notte. Con il suo fascino da nerd, i suoi occhiali incollati al viso e i capelli neri falsamente sregolati da strane ondulazioni, ancora nelle narici l’odore degli additivi e dei catalizzatori chimici usati per accelerare la polimerizzazione di quello stupido poliolo con quel fottutissimo isocianato. Ce l’aveva fatta anche oggi a resistere al giorno. Il giorno ruffiano e falso, con le sue ipocrisie, i suoi sorrisi forzati, le sue parole che è meglio non dire e i suoi gesti che è meglio non fare. Il giorno con le sue maschere grottesche e le sue frasi fatte, il giorno senza poesia e senza fantasia. Mentre la notte era senza fronzoli. La notte era sempre vera, diretta, spudorata, e gli spalancava già davanti le sue cosce nude col sorriso ammiccante da Gioconda. Aveva atteso un altro giorno aspettando la notte, era quella, la notte, l’esca succosa della sua dolce droga. Soltanto quando le tenebre riempivano i suoi polmoni si sentiva realmente vivo. E l’aria della notte già lo disintossicava dai fumi malevoli del suo laboratorio. Non avrebbe potuto rinunciare a quel dolce veleno, neppure ora che il suo corpo ne subiva incontrovertibili ed evidenti controindicazioni. Quando al mattino precedente aveva finalmente messo a tacere le sue ultime velleità notturne cadendo tra le braccia di Morfeo, l’orologio segnava le quattro e dieci, e quando aveva invece riaperto gli occhi dopo aver sognato meschinità indicibili e orrende il suo smartphone segnalava le sette e quindici. Al risveglio gli occhi non erano riluttanti ad aprirsi, timorosi della prima luce che dalle tende non oscuranti della sua camera proveniva dall’esterno, ma sgranati e vitrei come quelli di un vampiro che li riapre al morire dell’ultimo raggio di sole. Erano occhi serrati e ricolmi di terrore, il terrore accumulato durante quelle poche ore di incubi. Se ne restava così, qualche minuto immobile, ancora elettrico, a sentire la materialità delle lenzuola e del materasso che sosteneva il suo corpo, a girarsi attorno fremente, scansionando e mettendo a fuoco ogni elemento della sua stanza, come a doversi sincerare di essere realmente tornato nel mondo reale. Nonostante le poche ore di sonno, il suo viso non riportava occhiaie, la lucidità e la freschezza della sua mente non ne risentiva al lavoro. Anzi, sentiva persino che le sue sinapsi si connettevano meglio. La sua pelle era levigata e fresca come lucida porcellana.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. Mattia Giacobone

    (proprietario verificato)

    L’ho acquistato perché anch’io ho scritto un thriller e qui la storia mi ha appassionato subito!!

Aggiungere un Commento

Condividi
Tweet
WhatsApp
Gianluca Narducci
È un ingegnere elettrico nato a Isernia il 30 novembre 1990. Da sempre appassionato di scrittura creativa, trae ispirazione dai maestri del genere, come King e Poe, e dall’esoterica e affascinante città di Torino, ove ha vissuto durante i suoi studi. Nel 2024 scrive “La verità è nel buio”, suo romanzo horror d’esordio, ambientato nel capoluogo piemontese.
Gianluca Narducci on FacebookGianluca Narducci on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors