Lena ha imparato a guardarsi dentro, a dare un nome alle ferite, a distinguere le parole che curano da quelle che lacerano. Attraversando tempeste interiori e silenzi assordanti, il suo viaggio è diventato un atto di coraggio: ricostruirsi pezzo dopo pezzo, senza più nascondere la propria sensibilità, senza più fingere.
La sua è la storia di chi ha toccato l’abisso e ha scelto di risalire, di chi ha scoperto che il dolore, se ascoltato, può diventare un alleato e un maestro.
Capitolo I
Fin da bambina, Lena si sentiva diversa, vedeva la sua immagine indefinita allo specchio, nessun giocattolo colpiva la sua attenzione, non capiva il mondo intorno a lei, una piccola vita in mezzo al caos. Provava a spiegare i suoi interessi, le sue passioni, il suo sentirsi differente, ma l’ambiente piccolo e stereotipato non le permetteva di esprimersi, lei piccola in un mondo di grandi, e i grandi problemi toglievano il suo piccolo tempo di bambina. Capì presto che doveva cavarsela da sola.
Il suo mondo lo creò presto, fatto di musica, di libri, di curiosità, a nessuno importava ma lei riuscì a crearsi un piccolo spazio in questo mondo e sapeva che mai niente e nessuno avrebbe potuto strapparglielo ed entrarvi.
Quanta vita in un minuscolo corpicino e pensare che, ancora oggi, molti pensano che i bambini non debbano sapere, che debbano semplicemente essere relegati in un angolo, esclusi dal mondo degli adulti, eppure quegli stessi adulti li gettano al mondo, li lasciano soli a tradurre parole e azioni ancora incomprensibili.
Ben presto, la sua miglior compagnia divenne la musica, le insegnò a prendere in mano una penna e sentirsi meno sola, mentre tutti correvano intorno a lei, restava ferma con i suoi libri, i suoi pensieri, le sue paure.
Con le mani si tappava le orecchie per non sentire il rumore del silenzio o il rumore di parole urlate troppo forte.
I ricordi oggi sono annebbiati da un’infanzia forse mai vissuta, pochi aneddoti felici, tanta solitudine e intorno personaggi che ancora oggi non conosce davvero. L’unica consolazione: avere una penna e un quaderno dove scrivere di quella gonna odiosa che ricorda ancora, di una madre ansiosa e con tanti pesi addosso, di un grande padre che ringrazia di aver ricevuto in dono, di fratelli troppo grandi per parlarci e troppo piccoli per prendersi cura di lei, di un nonno dopotutto simpatico e una nonna ambigua che le ha permesso di comprendere sua madre, di parenti lontani ma di cuore che rivede con piacere e ad altri che non potrà rivedere mai più perché il loro tempo è ormai finito su questa terra, di altre figure non meglio identificate che apparivano come lucciole di notte creando problemi e confusione nella sua casa, non capiva da dove arrivavano, che facevano e nessuno se lo chiedeva, arrivavano come uragani e sparivano lasciando domande senza risposte e un caos primordiale, non le piaceva tutto questo, era un piccolo osservatore impotente, le domande se le faceva ma preferiva stare in silenzio.
Capitolo II
Gli anni passano inesorabili in preda a facili entusiasmi e altrettanto cocenti delusioni e disillusioni, le idee già chiare nella testa di Lena, il mondo a volte sembra andare al contrario e trovarsi controvento non è così difficile. La sua mente è sempre in movimento, sbrana libri, qualche battito di cuore tipico della sua età, una ribelle dal cuore tenero, amiche sempre le stesse, aveva capito già che non potevano superare il numero delle dita di una mano.
Ci saranno giorni da dimenticare e giorni dimenticati, quando Lena si risveglierà sa che non sarà più la stessa per sempre, i ricordi sono confusi, forse è un bene che la mente abbia un contenitore che conserva tutto e lo rimandi con pezzi mancanti, farebbe più male, che sia rimasto un vuoto è già una grande consolazione e lezione per il futuro perché più niente e nessuno potrà squarciare la sua nuova vita.
Una certezza nel marasma dei giorni che passano: le parole avranno un peso nella sua vita, che siano scritte o dette, tanti anni dopo avrà la certezza che una volta dette le parole sono un’arma inarrestabile. I pensieri di Lena prendono forma e le parole cominciano a pesare dentro di lei.
Quanto pesano le parole? Come un alito di vento quando le sussurri, come una carezza quando riesci a scaldare un cuore, diventano un macigno nell’anima quando le urli. Quante volte contiamo prima di parlare? Quante volte riflettiamo prima di emettere il suono di parole vuote? Eppure, una volta dette non tornano indietro e se ti arrivano come frecce fanno sgorgare sangue invisibile. Un attimo di confusione, un momento di fragilità umana, ma ecco che quelle stesse parole non soppesate e urlate fanno ripartire, incoraggiano a non perdere la tua idea, a riprendere in mano il tuo destino, ti danno il biglietto di sola andata per il viaggio alla riscoperta della tua dignità.
Ora so quanto possono pesare le parole, quanto può ferire un tono gelido e violento e come può pugnalare il freddo silenzio che segue.
Aspetto il sole del mattino e il tramonto che verrà, la confusione si trasforma in ordine perfetto, è tempo di agire reinventandomi.
Mentre mi risveglio dal torpore del passato, ho un’unica certezza: non voglio più sentire il rumore sgradevole di sillabe confuse e inveite, voglio salvare la mia anima dal male; non m’importa essere un vincente o un perdente, questa vita va vissuta, troppo spesso ho incassato inghiottendo parole acide gratuite. Oggi so chi sono e raccontarmi non è più una fatica dolorosa, un passo alla volta. Vorrei solo che oggi fosse già domani per gettarmi alle spalle il dolore sordo di ieri.
Le parole hanno un peso ricordalo, fa’ che siano più leggere e dolci possibili perché una volta volate il loro peso può abbattere al suolo ma in un giorno qualunque di maggio il loro peso ha risvegliato la dignità di una donna.
Questi pensieri rimasero impressi nella sua anima e sapeva che nessun dolore avrebbe mai più potuto piegarla, aveva toccato il fondo nel passato e per un tempo indefinito era volata su un’altra dimensione, aveva fatto un viaggio dentro il suo Io più profondo, nel giardino del suo cuore non si era arresa a quella vita trascinata, dicono che qualcuno ha visto una luce, qualcuno racconta di un viaggio indimenticabile, altri hanno visto i mostri del proprio dolore.
Lena non ricorda nulla, nessuna luce, nessun mostro, nessun viaggio, solo la luce di una stanza opaca, stessi pantaloni del giorno appena trascorso, consapevole di aver toccato l’abisso e di non voler sentire nessuna parola, aveva provato il dolore più forte che si può provare e un’unica certezza nella sua mente, queste le parole che impresse nel suo cuore: “Ho trovato le mie radici e non permetterò mai a niente e nessuno di sporcare la mia rinascita, lascerò che tutto scorra: il dolore, l’angoscia, le lacrime. Oggi sono l’Araba Fenice risorta dalle mie stesse ceneri”.
Jennifer Salonna (proprietario verificato)
Bello, profondo e molto riflessivo. Questo libro è stato una compagnia dolce e una carezza al ❤️
m.digiovanni
La” Vita addosso” è il viaggio che ogni lettore può fare dentro sé stesso, a ritroso e in avanti, alla riscoperta della propria parte migliore.
Si tratta di un libro che non racconta una vicenda ma una vita interiore. È una discesa coraggiosa dentro sé stessi che attraversa le paure e conduce alla luce. Un’opera emotivamente intensa, stilisticamente ricca e umanamente vera.
Il vento è il caos necessario per rinascere. Lena riconosce nella tempesta una verità e ci porta con sé per insegnarci ad attraversare il dolore e a trovare un nuovo cielo prima di soffocare.
Le pagine danno vita ad una cattedrale emotiva costruita attorno all’anima ferita di una donna. Il lettore si perde nella potenza evocativa delle immagini e nella profondità psicologica nella coerenza tematica.
Si tratta di una rinascita dove trova voce ciò che solitamente resta muto.
Nelle pagine di Maria Vivera le parole sono autentiche e nel lettore trovano il luogo ideale per diventare riflessioni e cambiamento. La” Vita addosso” è un libro da leggere e rileggere perché, come Lena, ognuno possa rinascere da sé stesso.
Davide Finizio (proprietario verificato)
Siedi con Lena: la vita addosso non fa paura!
Maria è una persona che ho avuto la fortuna di conoscere durante il percorso di nascita e pubblicazione dei nostri rispettivi libri, anche se in realtà io ero già a fine percorso. Abbiamo condiviso le gioie e i dolori della campagna di crowdfunding, insieme ad altre persone con le quali è nata un’amicizia che va al di là dei libri, della scrittura e delle letture.
Devo dire che inizialmente ho trovato il libro di Maria, e l’argomento trattato, di un universo completamente diverso rispetto al mio, cosa che ci può stare. Ma vedendolo nascere e leggendolo in maniera approfondita ho notato quanto possa essere più vicina di quanto pensassi. Non nei temi, non nello stile (i nostri mondi narrativi restano distanti) ma in qualcosa di più essenziale: nel modo in cui Maria ha scelto di stare sulla pagina, senza protezioni, senza filtri di convenienza. Con la stessa onestà che riconosco nei migliori momenti della scrittura vera.
“La vita addosso” non è un romanzo nel senso tradizionale del termine. È un racconto esistenziale, un percorso catartico, una scrittura dell’anima che segue il cammino di Lena, una donna che impara, a prezzo altissimo, a riprendersi se stessa.
Maria costruisce questa voce con uno stile aforistico denso e deliberato, una scrittura che non racconta dall’esterno ma pulsa dall’interno, come un diario che ha trovato il coraggio di diventare libro. Ogni capitolo è una stazione di un cammino doloroso e necessario: la caduta, il riconoscimento del dolore, la lenta e faticosa riappropriazione di sé.
Quello che colpisce di più è l’onestà. Non c’è compiacimento nel dolore, non c’è vittimismo. C’è una donna che impara, pagina dopo pagina, che il dolore non è il nemico ma il compagno di viaggio più onesto che abbia mai avuto. Le frasi di Maria sanno colpire nel momento giusto, come fanno le cose vere. Si finisce il libro con la sensazione di aver assistito a qualcosa di intimo e di universale allo stesso tempo perché la storia di Lena è particolare, ma il suo peso è di tutte e di tutti.
Perché alla fine, che si scriva noir o si scriva catarsi, che si costruiscano labirinti di trame o si percorrano labirinti interiori, il punto è sempre lo stesso: avere il coraggio di dire qualcosa di vero. E Maria lo fa, fino in fondo.
“La vita addosso” è un libro che sono contento di aver letto, perché mi ha ricordato che la letteratura ha tante case, e in ognuna di esse, se l’autore è onesto, c’è qualcosa che vale la pena abitare per qualche ora.
A Maria, e a tutti quelli che hanno condiviso con lei e con noi quel percorso strano, faticoso e bellissimo che è portare un libro al mondo: grazie. Si vede che ne valeva la pena.
Dario Pipi (proprietario verificato)
Una lettura coinvolgente e ricca di emozioni.
L’autrice è riuscita a dare vita a Lena in modo straordinario: pagina dopo pagina sembra quasi di conoscerla davvero. In alcuni passaggi mi sono venuti i brividi e, arrivato alla fine del libro, ho avuto la sensazione di salutare una persona incontrata lungo il cammino.
Un romanzo che parla al cuore e che riesce a trasmettere emozioni vere. Una storia intensa, capace di far riflettere e di lasciare il segno, continuando ad accompagnarti anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.
Luana Finzio (proprietario verificato)
Complimenti Maria! Sono molto felice che tu abbia raggiunto questo traguardo!!! Non vedo l’ora di leggerlo.
Rosanna Pasculli (proprietario verificato)
La vita addosso: sotto la pelle, nelle ossa, nell’anima fragile e fortissima di chi sa reinventarsi e ricostruirsi pezzo dopo pezzo, dolore dopo dolore.
È un’anima bella, pura, quella in grado di amare il grigiore di un cielo piovoso e di saper ascoltare la voce del vento salvifico.
È un viaggio, questo libro, nella vita stessa, fra i tasselli che compongono l’essere umano, troppo umano, troppo vero: stupendamente autentico.
Bellissimi spunti di riflessione; metafore degne di nota. Lena vive, un po’, in tutti noi. Lettura consigliata.
Isabella Sindaco
La storia di Lena, potrebbe essere la storia di molte delle persone che leggeranno questo libro. Ognuna di noi potrà ritrovarsi e forse anche riaprire vecchie cicatrici. Quando il viaggio meraviglioso che si chiama vita ci mette di fronte a degli avvenimenti inaspettati, per quando dolorosi, spetta a noi scegliere chi vogliamo essere: noi stesse o ciò che gli altri vorrebbero? Lena farà la sua scelta magistralmente narrata dall’autrice: Maria Vivera. Consiglio vivamente la lettura di questa autrice che definisco un’anima bella.
Maria Vivera
Grazie mille Alessia….il tuo commento mi lascia senza parole. ❣️
Alessia Sacchitella (proprietario verificato)
Che senso diamo alla vita, se ne siamo schiavi/e? Questa è una delle domande, nata durante la lettura di questa bellissima storia. Ma non è una semplice storia; è un viaggio che ogni essere umano, credo, percorre durante la sua vita, in alcune fasi, quando si è chiamati a scegliere chi diventare o chi inseguire. Lena, con coraggio abbraccia la vita in ogni sfumatura ed è stato molto confortante essermi ritrovata in queste pagine delicate e piene di significato. Qual è il senso della vita? Credo allora fortemente che sia scoprire chi siamo destinati ad essere e vivere la nostra vita con autenticità, gettando via l’inutile chiacchiericcio che tenta a volte di sovrastare la propria quiete interiore. La vita è un cammino verso la continua e affascinante esplorazione di sé stessi/e. Lettura vivamente consigliata, magari con un bel sottofondo musicale.