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L'abbraccio mortale - Fiabe, racconti e pensieri infantili

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Molti uomini nel passaggio dalla fanciullezza all’età adulta tendono a smarrire l’empatia che appartiene a ogni bambino. L’abbraccio mortale, unendo fiabe, racconti e “pensieri infantili” intende compiere un viaggio nell’interiorità dell’uomo, proponendosi come un tentativo per tutti di sbarazzarsi del troppo e dell’inutile, per arrivare alla semplicità, alla patria dell’Uomo, terra di vera libertà e di arte, dove vivono gli “artisti della vita”. Sospinti da un soffio di flauto al quale affidiamo il nostro cuore, questo cammino tra le parole vuole restituirci a noi stessi, portandoci a indagare su ciò che rimane davvero alla fine del percorso umano.

Il Recinto

C’è sempre un monte, un orizzonte, un abbraccio, che ci precludono la Vista.

Anche la vista stessa preclude la Vista. A volte ci sentiamo soffocati, a volte protetti.

Quando ci sentiamo vessati, costretti, obbligati, il nostro senso di libertà si attiva e cerchiamo in ogni modo di oltrepassare l’ostacolo che ci opprime.

Quando un confine, un monte, un dio, ci proteggono… allora ci sentiamo sicuri, amati, coccolati. 

Quando il muro del nostro recinto ci dà sicurezza, ci adagiamo, e con fede amorfa ci affidiamo all’abbraccio mortale. 

Un ergastolo d’amore arido da cui difficilmente si può evadere.

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Il Risvegliatore

Signore, donne, mogli, dame, principesse, imperatrici… Signori, uomini, maschi, cugini, Re, conquistatori… Mi dite che differenza fa? Tutti cerchiamo di essere qualcosa, ma cosa?

Io sono più… tu sei meno… 

Io stesso se dovessi dire chi sono… non lo so. 

Prima c’è il silenzio, forse il buio, profondo… remoto. Poi s’accende una lucina… eccola, è lì! E all’improvviso… non è più buio, la segui, spesso la perdi, e non sai dove andare.

Dove porta la vostra lucina? Ditemi, lo sapete? Tra gli eroi, i traditori, i coraggiosi, i vigliacchi, gli impuniti, gli empi, i santi? O tra la gente comune? Quella che sceglie di unire ciò che era stato diviso, di ricordare quel che è stato dimenticato…

Cosa ci fa ricordare che siamo parte di qualcosa di grandioso, di unico, di irripetibile?

Io conosco un posto meraviglioso, dove c’è una luce che non si spegne mai…

Mi presento, sono il Risvegliatore, il banditore del tempo che scorre. Il mio lavoro è risvegliare gli uomini dormienti, quelli che non sanno di essere addormentati, i sonnambuli inconsapevoli della vita. Voi mi direte: a che serve un risvegliatore? Ecco! È utile proprio a gente come voi, a quelli che pongono questo tipo di domande senza riflettere. Attenti bene alle parole, perché le parole contengono un significato al quale troppo spesso non si riesce a dare il giusto valore, o peggio, di cui non si vuole cogliere la sua intima verità, mistificandone il contenuto. Ho detto “Risvegliatore” e non “svegliatore”! È uguale per voi?

Risvegliarsi significa che prima si è stati svegli almeno una volta. Il Risveglio è un percorso di rinascita che parte dalle tenebre del sonno della ragione verso una nuova luce, perché quella originale è stata smarrita. Vi sembra la stessa cosa?

Tutti nasciamo svegli, ma ditemi in sincerità, quante volte le vostre coscienze si sono spente o, nel migliore dei casi, assopite, rimaste indifferenti al richiamo della ragione? Siete proprio sicuri di essere svegli in questo momento? Vivere da addormentati essendo convinti di essere ben svegli crea un’infinità di disastri indicibili. La storia dell’uomo ne è piena. Anche il presente, in verità!

Di noi Risvegliatori ne sono rimasti pochi ormai, ma non temete, molti più di quanti possiate immaginare. Siamo un po’ ovunque, soprattutto siamo in mezzo a voi, giuggioloni dormienti! Noi banditori del tempo che scorre passiamo al setaccio quella parte del genere umano predisposta, seppur inconsapevolmente, al risveglio. Siamo sempre pronti a scorgere, con pazienza certosina, anche il minimo segnale di vita vera, quella che per un qualsiasi motivo si è inceppata in qualche angolo remoto della coscienza umana, sprofondata nel lungo letargo che precede l’abisso. Non è chiaro ancora?

Allora per capirci meglio vi racconterò di un risveglio, uno di quelli passati alla storia, uno di quelli riusciti meglio, uno di quelli di cui vado molto orgoglioso! 

Andiamo un po’ indietro nel tempo, direi… un paio di secoli fa…

Firenze, 1826…. C’è un bambino che sta per nascere, e come al solito c’è grande fermento in famiglia. Tra i tanti familiari che aspettano con ansia il lieto evento, c’è un personaggio buffo che nessuno nota, semplicemente perché nessuno lo può vedere. Lui è quello più in trepidazione. Lo vedete? È quello seduto sulla sponda del letto di ferro battuto, gambe penzoloni, proprio sopra la testa della prossima madre. È un tipetto molto vivace, non sta fermo un attimo, nonostante sia fatto di legno.

È già sera e il bambino non ne vuole sapere di venire al mondo. Ma eccomi là, mi vedete? Sono io! Il Risvegliatore! Sto giusto passando sulla strada, in via Taddea, per la precisione, proprio sotto la finestra della famiglia Lorenzini, sono avvolto nel mio mantello di panno rosso e porto con me l’immancabile campana a mano per il bando serale del tempo che scorre. Per tutta la città risuona la mia voce solitaria e allegra…

Sono le otto e tutto va bene! Sono le otto e tutto va bene! 

Tranquilli, amici miei, non abbiate paura!

Sono le otto e tutto va bene! 

Per chi naviga sul mare… o nel tempo, sa che quando sono suonate le otto campane, per un marinaio significa che è finita: è finito il suo turno di guardia a bordo… oppure è finita la sua vita.

Ma niente timore! Ogni fine, si sa, conduce a un nuovo inizio, a un nuovo risveglio e «ogni inizio contiene una magia»!

Ecco, quello sono io al lavoro, ma ahimè, quanto pochi sono quelli che notano o che ascoltano il banditore del tempo che scorre… Quasi tutti dormono, ronfano alla grande! Anzi, alla grandissima!

L’unico ad accorgersi di me è il nostro tipetto di legno, perché per lui è un momento importantissimo, anzi, è il Momento! Se tutto va bene verrà al mondo per viaggiare oltre il tempo che scorre, è lui che in quell’istante, unico e miracoloso, sta assistendo alla nascita del suo creatore.

All’improvviso me lo ritrovo dinanzi.

«Ciao, amico mio, ti stavo aspettando!» gli dissi. «Ho qui una cosa speciale, è un oggetto prezioso, è un baule, conservalo con cura e tienilo sempre con te perché lo dovrai consegnare all’uomo che sta per nascere. Fai molta attenzione a ciò che è scritto sopra: “Conosci te stesso”, perché se il tuo futuro creatore non capirà questo semplice e fondamentale pensiero, tu non verrai mai al mondo. Guarda bene,» gli sussurrai socchiudendo appena il baule «qui dentro sono riposti tutti gli oggetti e i pensieri che gli serviranno per arrivare fino a te. Tu hai assistito alla sua nascita, ma solo lui potrà farti nascere. Lui ha bisogno di te e tu di lui, questa è l’eterna alleanza tra l’Arte e l’Uomo: ognuno è la parte mancante della stessa essenza che tutto muove.» 

Detto questo, richiusi il baule e me ne andai.

Ora, cari lettori, a voi chiedo: chi non possiede un baule così? Non in casa intendo, ma dentro ognuno di voi. Forse non lo sapete ma ogni uomo viaggia con il proprio baule personale. Non mi dite che non lo sapevate! Dentro c’è tutto: oggetti, ricordi, parole, coccole, amori, lacrime, rimproveri, errori, giornate memorabili… e tante persone, simpatiche e antipatiche, amici e nemici. Ogni cosa, ogni gesto, ogni parola ha contribuito a fare di voi quel che siete. La stessa aria che vi fa vivere, alla quale spesso date poca importanza, vi ha educato, vi ha fatto capire quanto è importante la Vita… anche se non vi siete accorti di niente! Guardate bene dentro il vostro baule, è tutto lì dentro! 

Lui, il baule, viaggia sempre con voi… e alla fine del viaggio… si apre all’improvviso come uno scrigno a molla… et voilà! Tutta la vita in una danza di carillon! Che tipo di uomo sei stato? Onesto? Sleale? Amico o nemico? Hai voluto bene a qualcuno o hai vissuto solo per te e hai saputo solo odiare? Sbirciate per bene con cura, è tutto lì dentro! Tutto viaggia con te: quello che sei, che sarai, ciò che sei stato. Ma ritorniamo alla nostra storia…

Passarono gli anni da quando il baule fu consegnato, ma non successe nulla. Carlo Lorenzini ormai era diventato vecchio. Il suo piccolo eroe non l’aveva mai abbandonato, anche se non poteva saperlo. Il bambino di legno in tutti questi anni non lo lasciò mai da solo, l’aveva sempre seguito, protetto e a volte consolato, anche nelle furiose battaglie risorgimentali combattute aspramente con lo schioppo in mano. Poi il risveglio…

Eccolo il nostro Carlo nel suo studio mentre gira intorno al suo baule, immerso nei suoi pensieri.

«Si vince e si perde. Esattamente cosa si vince? Cosa si perde? C’è qualcuno che forse lo sa? Io, per esempio ho perso la guerra e sono vivo… altri hanno vinto ma sono morti. Qual è la giusta via? A volte mi convinco che l’uomo sia animato solo dalla stupidità.»

Poi si ferma d’improvviso e apre il baule ormai quasi vuoto. Dentro è rimasto ben poco dei molti oggetti e dei pensieri che riempivano il suo forziere personale, tutto è stato usato e consumato, a volte anche in malo modo. A un certo punto, però, lo sguardo gli si posa su un vecchio ciocco di legno al quale non aveva mai dato alcuna importanza, anche perché non aveva mai capito che cosa ci stesse a fare in mezzo alle sue cose.

«Ancora questo pezzo di legno…» lo prende in mano, lo guarda, lo gira e lo rigira «ormai è tutta la vita che me lo porto appresso!» 

Poi, all’improvviso, lo assale un ricordo unito a un brivido che gli percorre tutto il corpo.

L’albero del seminario! È vero… l’albero… Ero solo un bambino… quanto amavo quell’albero! Era un vecchio ciliegio proprio appena fuori dal seminario. Forse ancora esiste… chissà! Era il mio rifugio. Passavo le ore ad arrampicarmi sul ciliegio, su e giù, su e giù, sali e scendi… poi mi sedevo sul ramo più grosso e rimanevo lì, per ore, senza fare niente, solo per osservare il mondo dall’alto. In primavera in mezzo ai fiori aspettavo le ciliegie, in inverno al freddo seduto sul ramo nudo, lasciavo che la neve mi ricoprisse come un pupazzo, era bello così! Mi piaceva sentire lo scorrere della vita, e lì, dall’alto, sospeso con le gambe penzoloni… si percepiva molto bene. Ero albero, ero ramo, ero foglia… ero frutto. In primavera le api, a maggio le ciliegie, d’estate il sole e l’ombra, in autunno le foglie che cadono… e in inverno… e in inverno aspettare le ciliegie, che altro!

Ora ricordo il giorno in cui, seduto come sempre ai piedi del mio amico albero, sentii distintamente la sua voce: «Carlo! Che fai ancora qui?». Giuro, mi prese un colpo! Non dormivo per niente! Almeno così mi pareva… E intorno non c’era assolutamente nessuno! Sarà il ciliegio? Da quando gli alberi sanno parlare? Quella voce però non faceva paura, anzi. Rimasi lì, paralizzato ad aspettare che l’albero parlasse di nuovo… come un tonto! 

«Vuoi mangiare ciliegie tutta la vita? Dagli alberi si fa la carta!» 

«Chi sei?» gli domandai… ma non parlò mai più. Dopo qualche giorno, ripresomi dallo spavento, mi misi il cuore in pace, pensando che probabilmente era stato solo un sogno, una delle tante storie di amici immaginari che vivono solo nella mente dei bambini, ma che poi… all’improvviso… scompaiono… in punta di piedi… scacciati dall’età adulta. Non tornai più sul ciliegio.

Sono passati ormai tanti anni e questo episodio era completamente svanito dalla mia mente… ma evidentemente non dal mio baule! Ora in vecchiaia quest’umile pezzo di legno, me l’ha improvvisamente ricordato. Ma che significa “Dagli alberi si fa la carta”? Cosa voleva da me il vecchio ciliegio?

Finiti questi pensieri Carlo poggiò il ciocco di legno sul tavolino proprio davanti a sé, prese carta, penna e calamaio e iniziò a scrivere senza sapere esattamente cosa…. Dopo un attimo continuò di getto, senza più fermarsi… 

Come andò che Maestro Ciliegia, falegname, trovò un pezzo di legno, che piangeva e rideva come un bambino… C’era una volta…C’era una volta un pezzo di legno. Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze. Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno…

Carlo lavorò intensamente alla sua creatura per molti mesi, mentre la sua ombra di legno gli ronzava intorno irrequieta, impaziente che finisse il suo racconto. 

Ma quanto ci mette questo tonto a scrivere questa storia, uffa! Ho aspettato un sacco di anni che si decidesse, adesso se la prende comoda il signorino! Forza! Dai, che il tempo è pochissimo, il tempo sta finendo!, strepitava il nostro piccolo eroe, urlando nelle orecchie di Carlo, senza che lui potesse sentire alcunché. Poi arrivò finalmente il giorno dell’ultima parola, seguita dal punto finale e dal bianco del foglio. L’Uomo aveva soffiato Amore per dare Vita. All’improvviso, lentamente, il suo personaggio appena nato prese forma. Eccolo il tipetto di legno che gli era rimasto appiccicato dentro l’anima fin dalla nascita. Era lì, proprio davanti a lui. Quando Carlo sollevò lo sguardo dall’ultima lettera appena scritta e vedendosi apparire quello strano essere in piedi davanti a lui, fece un balzo all’indietro cadendo dalla sedia, emettendo un grido strozzato in gola dallo spavento.

«E tu chi saresti?» disse Carlo atterrito e atterrato…

«Ciao, Collodi, finalmente ci conosciamo! Era ora di darmi la vita, ce ne hai messo di tempo, accidenti a te!» rispose Pinocchio lasciando Carlo allibito e senza fiato… 

«E chi sarebbe questo… Collodi?» riprese Carlo balbettando quelle poche parole che uscivano a stento dalla sua bocca. 

«Sei tu, Carlo! Anzi, per meglio dire, è ciò che sarai. Guarda bene nel baule e capirai» replicò Pinocchio mentre aiutava Carlo a rimettersi in piedi. Carlo si alzò un po’ dolorante e si diresse verso il baule, poi lentamente lo aprì… e, con sua grande meraviglia, vide milioni di bambini che leggevano divertiti il suo libro, altri che giocavano felici e spensierati nelle vesti di Pinocchio, del Gatto e la Volpe, di Mangiafuoco. Migliaia e migliaia di ragazzi in tutto il mondo, cresciuti e educati attraverso le fantastiche avventure del suo personaggio nato da un ciocco di legno senza valore, frutto del suo Risveglio.

«Ora capisco cosa voleva da me il vecchio ciliegio del seminario quando mi disse “Dagli alberi si fa la carta!”» disse Collodi col cuore in gola. «Ognuno deve trovare la propria strada, e di certo non potevo trascorrere tutta la vita mangiando ciliegie! “Conosci te stesso”, quanto aveva ragione! E quanto, in tutti questi anni, non avevo capito assolutamente niente! Mi ero completamente perso, addormentato… pur convinto di vegliare. È dal legno, ma certo! È dal legno che si ottiene l’arma più potente, la più rivoluzionaria: la carta! Sicuro, la carta per scrivere, per comunicare col mondo… dalla carta e dalla fantasia sei nato tu Pinocchio! Con la carta si trasmettono il pensiero, l’educazione. Siano benedetti gli alberi! Ma quanto sono stato tonto! Ho sempre lottato con tutte le mie forze per tutto ciò che credevo fosse importante… purtroppo troppo spesso con le armi in pugno… ma cosa ho ottenuto? Niente! Proprio un bell’accidente di niente! Invece, con un semplice racconto…»

«Proprio così,» lo interruppe Pinocchio «questo è il Risveglio dell’Uomo!»

«Ciò che dici è vero» proseguì il bambino di legno «l’arma più potente dell’umanità è il pensiero! Non esiste fucile più preciso o esplosivo più dirompente della carta che contiene il pensiero umano! Solo il Pensiero attraversa il tempo e i confini, il Pensiero è il luogo dove tutti gli uomini di buona volontà di ogni tempo si riconoscono e si uniscono.»

Guardando ancora dentro il baule, Carlo si accorge che nella cassa ormai vuota è rimasto solo un oggetto, l’ultimo: una vecchia sveglia di ferro… non c’è nient’altro. Carlo la riconosce…

«Ma… ma questa è la sveglia di mia nonna! Oh sì, la ricordo molto bene! Il buio… Quando di notte tutto veniva inghiottito dal buio… e tutto quel silenzio, tutto quel nero, mi terrorizzava! Certo, sapevo che vicino, da qualche parte, c’era la mamma che dormiva… ma non la vedevo, non la sentivo… forse… non c’era più! In quest’oscurità però una certezza: la sveglia della nonna! Era lei che penetrava l’oscurità col suo tempo, col suo battere incessante… e questo mi rassicurava, era il segnale che tutto era a posto, che tutto andava bene… che presto la frontiera del giorno nascente avrebbe distaccato da sé il profilo mobile dell’ombra, consegnando ciò che è stato trasformato al tempo della luce.»

«Queste sono le giuste parole! Ora, sei pronto per l’ultimo Risveglio» disse Pinocchio quasi sottovoce all’orecchio del suo creatore. «Caro padre mio, il tuo tempo terreno sta per concludersi, dentro il tuo baule non c’è più niente.» 

«Hai ragione…» disse Carlo con l’ultimo fiato «la sveglia della nonna ancora mi guida… batte ancora il mio piccolo tempo… ne è rimasto ben poco ormai… ma non ho paura… non ho vissuto invano… ora ci sei tu. Nel cuore dei bambini che verranno ci sarà anche la nostra lucina, unita al ticchettio della sveglia e al ciocco di legno senza valore che ha preso vita. Per ogni bambino ci sarà una stellina in più a illuminare il suo cammino.» 

Detto questo, Carlo si distese con calma sul letto che fu della madre, mentre Pinocchio si accucciò sulla sponda di ferro battuto, proprio sulla testa del suo babbo… e insieme aspettarono… in silenzio. Di lì a breve Carlo dolcemente chiuse gli occhi. Poi, spinti da quell’ultimo soffio di vita terrena, Pinocchio e Collodi partirono, mano nella mano, per il loro viaggio oltre il tempo che scorre.

Bene, il racconto di un risveglio famoso è finito, ora non posso trattenermi oltre, devo andare! Ho ancora tanti umani da risvegliare, e i secoli, credetemi, non bastano mai! Per il momento vi ho lasciato un piccolo pensiero su cui riflettere… e se ce la farete… be’, allora significa che ci rivedremo presto! Verrò io stesso a risvegliarvi! Verrà il Risvegliatore! Il banditore del tempo che scorre! 

Sono le otto e tutto va bene! Sono le otto e tutto va bene! Svegliatevi amici miei, non abbiate paura! Sono le otto e tutto va bene!

Non abbiate paura! Uscite dalle vostre case! Abbracciatevi! 

Facciamo che questo sia l’ultimo Risveglio! Sveglia! Sveglia! Rimaniamo svegli!

Non aspettate l’ultimo minuto per capire che avete vissuto inutilmente!

Niente più terra, mare o cielo, divisi da confini! Non è questa la vera Patria!

Sono le otto e tutto va bene! Sono le otto e tutto va bene! Risvegliatevi, amici miei, non abbiate paura!

Sono le otto e tutto va bene!

Parole che lentamente si allontanano, mentre il vento le dissolve nel silenzio della notte.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Con L’abbraccio mortale Michele Corbu ci proietta in un caleidoscopio di suggestioni, ricordi, sogni, rimpianti e speranze e ci accompagna in un cammino tra il metaforico e il reale, che si addentra in racconti, fiabe e brevi ma intense riflessioni. In questo viaggio alla riscoperta del senso della vita riemergono a tratti frammenti di vita fissati nella memoria, che ci parlano di un uomo venuto da una terra lontana per inseguire un sogno.
    Ecco allora l’invito a non perdere il tempo della nostra vita, ma a riempirlo di senso, e l’esortazione a liberarsi dall’abbraccio mortale e ad aprirsi al dono di sé, oltre noi e verso l’altro.
    Tempo, bambino, vita, pace, fede sono alcune delle parole chiave attorno a cui si snoda il percorso; acqua e vento della sua terra gli elementi di cui sono intrise queste pagine. Parole dense, frasi che vorresti scolpire nel cuore per ricordarti che cosa vale davvero nella vita e, sopra tutto, il canto d’amore per la sua musica «sorgente di vita per l’anima», «che non è per tutti, ma solo per chi vuole ascoltare con umiltà il segreto della Vita».

  2. Deborah Sordini

    (proprietario verificato)

    Una lettura piacevole da centellinare o leggere d’un fiato e poi tornare a rileggere e rileggere. Tanti piani di lettura che conducono alla scoperta di storie in cui non è difficile riconoscere tracce del nostro vissuto. C’è speranza in un mondo migliore, basta guardarsi dentro.

  3. Costy Cappy

    Di tanti abbracci che conosciamo non sempre sappiamo riconoscere quelli mortali, i più amari. Ciò che ci intrappola e ci toglie libertà. Michele ci ricorda che una parte di noi, però, li sa riconoscere, la parte che gli adulti trascurano di più.
    È un libro che va assaporato con lo spirito, che ha bisogno di leggerezza perché possa risuonare dentro e arrivare in profondità.
    È una raccolta di favole e storie che dobbiamo leggere come un gioco, una caccia al tesoro: ciascuno può trovare il proprio al suo interno, con pazienza.
    È un invito a usare il nostro corpo come lo strumento attraverso cui far passare la Musica, che come ci dice Michele è Vita stessa, un alternarsi di respiri in battere e levare. La Musica è ovunque; negli sguardi, nel vento, negli abbracci che fanno vivere. Dobbiamo imparare ad ascoltare la melodia giusta.
    “L’abbraccio mortale” ci fa proprio prendere consapevolezza di questo, del Ritmo insito in ogni cosa, serve a risvegliare un ricordo di qualcosa che la nostra parte migliore -quella bambina – già sa, l’essenziale.
    Cerchiamo gli abbracci nei quali ci sentiamo riconosciuti e nei quali scorre Musica.

  4. (proprietario verificato)

    Leggendo “L’abbraccio mortale” si ha come la sensazione che i racconti che si susseguono abbiano il compito di farsi gustare lentamente ed allo stesso tempo di essere divorati con ingordigia per poi tornare a rifletterci sopra. Pochi libri aprono contemporaneamente le mente e il cuore, i ricordi e le suggestioni in un modo così discreto e coinvolgente. Un piccolo scrigno da scoprire pagina dopo pagina.

  5. (proprietario verificato)

    Un meraviglioso viaggio introspettivo alla riscoperta del bambino interiore che ognuno di noi ha ma che troppo spesso dimentichiamo…da leggere tutto d’un fiato per farsi trasportare nel proprio io e riabbracciare quel bambino forse nascosto da troppo tempo. Consiglio a tutti questo bellissimo libro!!!

  6. (proprietario verificato)

    Di questo libro ho assaporato ogni singola parola, la punteggiatura, la musica, il silenzio. Ho scoperto abbracci mortali nella mia vita che non avevo riconosciuto come tali. Ogni racconto è un risveglio e, alla fine, ti accorgi che il tuo sguardo sulla vita è cambiato, che il velo che avevi davanti agli occhi è scivolato via e ora puoi finalmente vedere i colori nella loro intensità.
    Si può fare, si può vivere in un mondo di Bellezza: non è mai tardi per risvegliarsi.
    Lo regalerò ai miei figli.

  7. Anna Rossi

    (proprietario verificato)

    Un libro che parla del passato del futuro del presente . Di te . Dei
    Tuoi genitori. Dei tuoi figli. Dei tuoi futuri nipoti. Di musica. Tutto è collegato da un filo sottile che è la meraviglia della vita, che, come la musica, è solo per pochi, per i “Risvegliati “. Da leggere dall’inizio alla fine e poi (come consigliato da Michele Corbu stesso ) dalla fine all’inizio “per finire ai due temi iniziali : il recinto e come polvere danziamo, come un ciclo continuo che inizia e finisce con un soffio …”
    Un libro prezioso come una Bibbia.

  8. Un percorso complicato, reso leggero dal pensiero fanciullesco.
    Leggilo senza avere un’idea. Neanche la tua. Tantomeno la mia. Leggilo se hai voglia di capire anche cose che non vorresti. Il sorriso come un’ombra di cupezza. Questo regalano le storie del libro. Da rileggerlo 1000 volte. Io sono alla terza.

  9. Ilaria Caldari

    Calvino, scoiattolo della penna, si chiedeva: “Per chi si scrive?”. Per un lettore invisibile, al quale si vuole offrire una possibilità di cambiamento, di mettere in discussione la scala dei valori e il codice dei significati stabiliti. “L’abbraccio mortale” è questo, un libro come terremoto, come distonia; oppure come rinforzo e consonanza, se in mezzo al cicaleccio quotidiano cerchiamo in ogni modo di tenere vivo e aperto uno sguardo profondo sulle cose. Gli abbracci mortali sono molteplici, vischiosi, suadenti; fortunatamente, però, esistono anche gli abbracci salvifici, e libri come questo vanno stretti a sé forte forte, perché regalano con umile volontà una salda possibilità di bellezza.

  10. L’abbraccio mortale è un libro che si impreziosisce mentre lo si legge. Attraverso i suoi 21 racconti e un linguaggio apparentemente semplice si intraprendere un viaggio leggero e intimo dentro noi stessi. Trovare la profondità nelle cose semplici, questa è la strada. La purezza del bambino filtrata dalla luce del tramonto.

  11. Matteo Archimi

    (proprietario verificato)

    Credi di leggere un libro di fiabe, e invece questo libro parla proprio di te, di tutti noi. Una raccolta di racconti, tante situazioni di “abbraccio mortale”, di cui il protagonista è prigioniero, senza saperlo. D’altronde, è difficile scappare dalla “gabbia” quando essa è proprio dentro di noi, e ti soffoca mentre ti coccola.
    Il libro è un invito a sciogliere quest’abbraccio mortale e a riscoprire il bambino che è in noi, per tornare a guardare il mondo con stupore, curiosità, meraviglia ed empatia verso gli altri.

  12. L’ abbraccio mortale non è un libro, ma uno scrigno da aprire con cautela. Contiene pensieri, emozioni, idee. Contiene la vita e la fantasia, la musica e i sogni. I personaggi di ogni racconto siamo noi con i nostri dubbi, incertezze e paure. Ogni storia ci aiuta a capire la nostra esistenza e a fare la scelta giusta: vedere e vivere la vita con il cuore e gli occhi di bambino per capire quello che è importante per ognuno di noi, cosa abbiamo perso e cosa dobbiamo cercare. L’autore ci mostra passo dopo passo un percorso di risvegli, di consapevolezza dell’essere. Ci insegna ad amare e aver cura della libertà e a perseguire sempre la pace.
    Personalmente, alcuni racconti l’ho scelti per realizzare dei copioni da drammatizzare a scuola con dei bambini della primaria. I ragazzi più sono piccoli e più sono pronti a recepire certi messaggi fondamentali e noi insegnanti speriamo fortemente che crescendo nessuno di loro dimentichi il bambino che era.
    Maria Vittoria

  13. L’Abbraccio mortale funge da risvegliatore. Le fiabe, i racconti e i pensieri infantili riescono a rispondere ad alcuni punti interrogativi interni a noi, ma anche a sollevarne altrettanti. La varietà di racconti presenti, dai più cruenti ai più dolci, dai più lunghi ai più corti, permette al lettore di avere una vasta scelta di brani in cui immedesimarsi e fare i propri collegamenti con se stessi e con la realtà circostante.
    Come afferma il titolo del libro, molti racconti sono infantili, ricchi di descrizioni che permettono una chiara visione di ciò che si sta narrando, tra cui il regno di Confusonia, il racconto dell’Arca e del Caghìno, affinchè il lettore si possa immergere completamente nella lettura e nella vicenda.
    Un libro adatto a tutti, specialmente a ogni bambino che risiede in noi.

  14. (proprietario verificato)

    Da leggere e rileggere!!!
    L’abbraccio mortale è un insieme di racconti, fiabe e pensieri. È un libro scelto con cura, composto da 21 piccoli abbracci che l’autore dona al lettore affinché quest’ultimo possa Risvegliarsi e ritrovare il bambino che è in lui, quel bambino capace di sognare e meravigliarsi di fronte alla Bellezza. _L’ Uomo-Fanciullo è lì a suggerirci di vivere in modo semplice e gioioso ma non superficiale_”.

  15. ricalcolopercorso

    I Monti ti proteggono, i Monti ti chiudono, ma dall’alto dei Monti si può vedere il mare e scorgere un nuovo orizzonte. Ogni fase della nostra esistenza è caratterizzato da uno sguardo sul mondo che riflette la parte di noi che in quel momento emerge e che merita ascolto. In questa raccolta di racconti che alterna scenari fantastici a ricordi di vita reale, il mondo rappresentato è specchio e figura dell’animo di chi narra. Un flusso di pensiero che ha l’andamento di un brano musicale, tutto è movimento, tutto cambia e tutto torna, come i ritornelli, come le rondini, come i ricordi: uguali ma sempre diversi. E anche gli abbracci che un tempo sembravano mortali dopo qualche ritornello possono diventare salvifici.

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Michele Corbu
nato a Nuoro nel 1960, insegna la chitarra da oltre trent’anni nelle scuole medie a indirizzo musicale, dove da sempre usa la musica per coinvolgere gli alunni in un percorso di coscienza civile e solidale. Fondamentale per la sua formazione è stato l’incontro con il compositore Gian Claudio Mantovani con il quale ha pubblicato un metodo per chitarra con la prefazione di Ennio Morricone e David Russell. È ideatore del progetto Right Profit e dell’associazione David e Maria Russell Right Profit, che ha lo scopo di aiutare i bambini in difficoltà nel loro percorso di crescita e di studio. L’abbraccio mortale risponde all’esigenza dell’autore di condensare in uno scritto i pensieri che hanno animato le scelte di un’intera vita, come testamento spirituale da trasmettere alle nuove generazioni. Crescere aiutando a crescere.
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