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L’autunno dei falò

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In un campeggio abusivo immerso nei colori dell’autunno, una venticinquenne cinica e disillusa viene travolta dal passato che credeva di aver lasciato alle spalle. Milano riaffiora nei suoi ricordi come una presenza costante: le strade, le notti, la musica che accompagna ogni momento diventano il filo invisibile che lega ciò che è stato. Al centro di tutto, una storia d’amore consumata tra attrazione, dipendenza emotiva e occasioni perdute, una ferita mai davvero rimarginata che continua a influenzare ogni scelta.

Mentre il tempo continua a scorrere, le domande nascono spontanee: quanto vale un amore che continua a vivere solo nella memoria? E quanto siamo disposti a sacrificare prima di accorgerci che il passato ci sta rubando il presente?

1

La macchina incominciò la sua salita verso il monte, il motore sforzò leggermente e passai alla seconda marcia.

Alvaro guardava fuori dal finestrino con lo sguardo perso, incantato da quel paesaggio autunnale tutto attorno a noi con chissà cosa per la mente, mentre con la testa seguiva il ritmo di Roadhouse Blues dei Doors che pervadeva l’abitacolo dalle casse della radio.

Saranno state le quattro e mezza del pomeriggio di un ottobre soleggiato. La golden hour accompagnava la nostra salita e trasformava in oro e rubini splendenti quella meravigliosa combinazione di foglie gialle e rosse che ancora resistevano al cambiamento di stagione.

Una leggera brezza fuori dalla macchina sospingeva il movimento dei rami e di rimando questi donavano una dolce pioggia di foglie qua e là che leggiadre si lasciavano trasportare dal vento. Ogni singolo elemento pareva intrecciarsi perfettamente con la musica.

Autunno.

Seppur ciascuna stagione porti con sé un bagaglio di sensazioni riconducibili ciclicamente solo a esse, ogni anno mi stupivo di come potessero risultare così diversamente le stesse, esattamente come certe canzoni che, pur passando decenni su decenni, paiono non invecchiare mai e rimanere perfette nel loro essere, solo forse un po’ troppo masticate dalle orecchie dell’ascoltatore.

Amavo quella stagione. Nella malinconia della trasformazione e del cambiamento tutto intorno si riempiva di magia, diventava bellissimo, come un brutto anatroccolo pronto a trasformarsi in cigno.

Dicono che quando arrivi a un momento della tua vita in cui sai che stai per voltare in qualche modo pagina, l’autunno sia la stagione migliore che ti possa accompagnare.

Bah, chissà chi se le inventa certe cose.

A mano a mano che la macchina saliva, la canzone alla radio sfumava leggermente, e così la voce della conduttrice si perse in un sottile rumore di fondo.

La stazione radiofonica stava cominciando a fare le bizze e non prendeva più, dunque la spensi.

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Silenzio.

La testa di Alvaro si era fermata e le foglie fuori dall’abitacolo parevano aver fatto lo stesso come per magia; solo il rumore del motore si faceva sentire più insistente.

Non era un silenzio fastidioso da dover riempire forzatamente di parole, d’altronde Alvaro lo conoscevo da quasi dieci anni ed eravamo arrivati a un tale livello di conoscenza e intesa che spesso non c’era bisogno di parlare per capirsi. Ma, purtroppo per lui, l’ultima cosa di cui avevo bisogno in quel momento era di rimanere sola con i miei pensieri.

Con una mano gli scossi il braccio e gli indicai il cruscotto, facendogli capire che volevo continuare ad ascoltare qualcosa. Alvaro lo aprì e ne tirò fuori un datato porta CD, cominciando a sfogliarlo.

Non avevo un’autoradio molto recente.

Non potevo mettere musica dal bluetooth, dal telefono o da una penna USB e dunque mi ero trovata costretta, quando mi stufavo della radio, a riscoprire la manualità dei CD: ciò mi aveva però piacevolmente riportato indietro nel tempo e permesso di collezionare qualche disco che altrimenti non avrei mai comprato.

Alvaro sfogliava con aria distratta, con calma, come se non avesse avuto la minima idea del contenuto di quei dischi così consumati dall’usura. Ma sapevamo entrambi quale avrebbe scelto se non avessi espresso una preferenza.

Io, così ancora immersa nelle mie riflessioni sull’autunno, volevo solo che qualcosa entrasse nelle mie orecchie.

Infilò il disco nell’autoradio, il tempo di sentire la tosse remixata di Ozzy Osbourne, una nuova leggera salita e le seguenti parole: “Alright now! Won’t you listen?”.

Un paio di note e bum.

Il motore si spense e l’autoradio con dentro Master Of Reality dei Black Sabbath si fermò.

Premetti il freno di colpo mentre la macchina ritornava leggermente indietro, questa si arrestò e per un secondo rimanemmo fermi in mezzo alla strada in salita prima di una curva, di nuovo in silenzio. Un incubo.

«No, eh…» esclamai preoccupata con le mani ancora aggrappate al volante.

Spostai la mano sulla chiave e la girai forte come se questo avesse potuto aiutare la macchina a darsi una spinta, il motore fece un rombo rumoroso e con una bella accelerata la macchina ripartì in salita assieme a Ozzy Osbourne. Alvaro e io sospirammo insieme e lui allungò la mano facendo tintinnare i suoi numerosi bracciali, spense definitivamente l’autoradio.

«Perché la spegni?» chiesi perplessa.

«Ogni volta che la macchina si sforza un pochino, se è acceso il condizionatore o la radio, dopo ci pianta in asso» rispose lui col suo solito vago, ormai appena accennato, accento spagnolo.

Silenzio.

Il nostro mezzo continuò il suo percorso incurante del piccolo incidente appena avuto, soltanto che questa volta nell’aria vi aleggiò un senso di fastidio che mi rese inquieta.

E dire che avevo giusto appena finito di pensare da quanto tempo ci conoscessimo e di quanti pochi silenzi imbarazzanti ci prendessero… ma non era un silenzio imbarazzante dopotutto, era solo che non volevo proprio rimanere sola coi miei pensieri.

La strada portò verso un paio di tornanti oscurati dagli alberi, dandomi la sensazione che magari alla fine di essi ci fosse qualcosa di diverso da notare o che cambiasse il paesaggio. Qualcosa che magari avrebbe potuto distrarre la mia mente.

Niente.

Oltre le curve il panorama era tutto uguale e la magia autunnale venne presto meno. Sbuffai due o tre volte cominciando distrattamente a fare rumori stupidi con la bocca in segno di noia, infine mi decisi a parlare.

«Raccontami qualcosa» dissi con tono casuale e Alvaro sospirò piano.

«Cosa ti devo dire?»

«In che senso cosa mi devi dire? Non mi devi dire niente, solo che non voglio restare in silenzio.»

Con gli occhi continuai a seguire la strada ma sapevo che mi stava fissando.

«Non puoi dirmi semplicemente di parlare, se vuoi parlare tira fuori un argomento tu.»

Silenzio.

2025-12-26

Aggiornamento

Vorrei ringraziare tutti per questo regalo natalizio! Proprio ieri siamo arrivati a metà di questo percorso toccando il 50% di copie preordinate. Grazie per aver creduto in questo progetto e per continuare a sostenermi ogni giorno! Elettra
2025-12-19

Evento

https://www.youtube.com/@elettrayennefer Ore 15:00 | YouTube Scrivere l'autunno Il 19 dicembre appuntamento speciale con la videointervista di presentazione del romanzo L’Autunno dei Falò. Un viaggio tra le pagine, le atmosfere e i temi del libro, raccontati direttamente dall’autrice. Non mancate! 📖 Intervista a cura di Stefano Cammalleri

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    L’autunno dei falò è un romanzo intimo e disilluso, che si muove sul confine sottile tra memoria e autoconsapevolezza. La voce della protagonista, cinica ma profondamente vulnerabile, accompagna il lettore in un fine settimana sospeso nel tempo, dove un campeggio abusivo diventa lo spazio simbolico in cui il passato torna a reclamare attenzione. Attorno a lei, amici di lunga data e vecchie fiamme non sono semplici comparse, ma specchi deformanti di ciò che è stato e di ciò che, forse, non potrà più essere. La scrittura è attraversata da una “colonna sonora mentale” che accompagna il lettore come un sottofondo emotivo costante, rafforzando il tono blues e confessionale del romanzo. Non cerca risposte definitive, e proprio per questo funziona: L’autunno dei falò è un libro che non chiude i conti con il passato, ma li espone con onestà, chiedendo al lettore se valga davvero la pena continuare a pagare certi debiti emotivi. Un esordio sincero, fragile e consapevole, che trova nella vulnerabilità la sua forza più autentica.

  2. Stefano Tidu

    (proprietario verificato)

    Questo romanzo è un connubio di nostalgia, crescita interiore e sentimenti non detti, accompagnato da una coinvolgente colonna sonora.
    Pur essendo una storia di fantasia, tocca corde molto reali : l’amore tossico, le ferite che non cicatrizzano davvero ed il bisogno di capire chi siamo realmente.
    L’autunno dei Falò è introspettivo, musicale ed urbano, consigliato.

  3. (proprietario verificato)

    Una lettura molto scorrevole in cui e facile immedesimarsi in tante delle situazioni che la protagonista, ma non solo, vivono! Lo consiglio!

  4. (proprietario verificato)

    L’ho letto in anteprima e pone interessanti spunti di riflessione sulla società e gli amori odierni

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Elettra Sagittario
Nata a Milano nel 1996, dedica la sua vita all’arte ed è autrice, musicista e attrice diplomata all’Accademia Mohole. “L’autunno dei falò”, frutto di anni di riflessioni sulla società contemporanea e sulle ripercussioni che essa ha sul comportamento umano, ne segna l’esordio letterario.
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