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Le Cronache di Albion - Caliburn

Le Cronache di Albion - Caliburn
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Consegna prevista Febbraio 2023
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Il vento sta cambiando ad Albion. Caliburn, la prima delle tre spade magiche ha trovato la sua custode nella giovane Morgana, ragazza dal passato misterioso e apprendista del Grande Mago di Camelot: Myrddin Emrys.
Il travagliato amore della ragazza per Safir, cavaliere che porta sulle spalle il peso di una terribile maledizione, la porterà a vivere magiche avventure e a intrecciare il proprio destino a quello di una variegata galleria di personaggi: da Ginevra, regina insicura e viziata, a Lady Sangive, la terribile assassina di Orkney, Balin e Balan i due gemelli cacciatori di draghi, Duncan il guerriero del Nord e, naturalmente, Nimue, la potentissima Dama del Lago, divisa tra il suo amore per Merlino, il mago guerriero, e l’odio verso la stirpe dei Pendragon.
Tra rapimenti, combattimenti magici e amori crudeli, Artù si prepara ad affrontare una terribile minaccia: Vortigen, il Re Nero, è riuscito a fuggire dal Nemeton e già la sua ombra si allunga su Camelot.

Perché ho scritto questo libro?

Vi è mai capitato di entrare il libreria e non trovare quel che stavate cercando? Dopo tante, inutili, ricerche, mi sono decisa a scrivere, inizialmente per me sola, il libro che avrei voluto trovare sugli scaffali. Ogni scrittore è, prima di tutto, un avido lettore.

ANTEPRIMA NON EDITATA

PROLOGO

Da dietro il colle si stava levando un sole rosso come sangue che, allargando indolente i suoi raggi, tingeva di porpora il cielo. Non era di buon auspicio. Artù indugiò un istante prima di infilare i talloni nel ventre del cavallo, affrettando la nostra corsa.

« Sei agitato, ragazzo? »

« No, Merlino, ma non vedo l’ora di farla finita » si scostò una ciocca dalla fronte, fissando l’orizzonte: il terreno dello scontro prescelto da Re Lot si trovava a est, ancora poche leghe e ci saremmo arrivati.

« Devi convincerlo ad affrontarti direttamente » lo avvisai, affiancando il mio cavallo al suo « neanche un vero esercito potrebbe affrontare i Coraniaid, figuriamoci un’illusione… »

« Non serve che me lo ricordi » strinse con forza le redini « possibile che siano tanto forti? In fondo, sono solo cento uomini »

« Oh, non uomini comuni, non soldati comuni… anche solo uno di loro vale un esercito. I Cavalca Vento esistono da tempo immemore, tramandando le loro conoscenze di generazione in generazione. Non esiste essere umano più letale. » sospirai « Dovevi proprio accettare questa sfida, Artù? »

« Sai che non ho altra scelta » strinse i denti « quel vigliacco di Leodegrance non avrà più scuse e dovrà concedermi la mano di Ginevra »
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« Disdegni dunque fino a questo punto la sorella? »

« Ilda? » sorrise « oh, mi sembra molto più il tuo tipo »

« Mi stai per caso deridendo, ragazzo? » scoppiammo a ridere, spronando i cavalli ad avanzare.

« Sei sicuro che funzionerà? » mi chiese improvvisamente, ostentando indifferenza, non appena arrivammo in vista della piana.

« Tu pensa a fare la tua parte, oramai non dovresti più dubitare del tuo vecchio amico »

La gioventù… grazie a Shan, non c’era il tempo per rispondere alle numerose domande del ragazzo: Re Lot già si trovava sul campo di battaglia, il grosso cavallo da guerra che scalpitava nell’attesa. I suoi famosi cento soldati si stagliavano dritti a qualche passo di distanza, in perfetta formazione; non si udiva volare una mosca.

Il principe si avvicinò, sicuro di se, mentre io restavo indietro, nascondendomi dietro al colle vicino: avevo del lavoro da sbrigare.

« Chi va là? » sentii gridare.

« Sono Artù Pendragon, principe di Camelot » il ragazzo balzò giù da cavallo, avvicinandosi al Re «  sono venuto personalmente a raccogliere la vostra sfida per conto di Lord Leodegrance »

« Con che diritto? » Lot si degnò a malapena di guardarlo, il mento sollevato.

« Sono promesso a sua figlia »

« Siete voi, dunque? » riprese l’uomo, dopo un momento di esitazione, la voce che tradiva una strana amarezza « Forse è meglio così, sarà ancor più soddisfacente togliervi la vita »

« Cosa intendete dire? »

« Leodegrance non vi ha spiegato il perché di questo scontro? » la voce del Re si fece velenosa.

« No… sostiene che la sfida sia giunta inaspettata»

« Oh, invece capisce benissimo, il vecchio codardo » la bocca di Lot si piegò in un sorriso ironico « Arrivate tardi, principe. Sono anni che corteggio la ragazza, la sua mano mi spetta di diritto. Leodegrance disdegna i signori della guerra, per questo ha preferito prometterla a voi »

Sbirciai dal mio nascondiglio, giusto in tempo per vedere Artù stringere con forza i pugni nei guanti di cuoio. Non avrebbe ceduto Ginevra per nulla al mondo.

« Ebbene » si sforzò di sorridere « direi che la situazione potrà risolversi piuttosto in fretta, non credete? »

« Intendete dunque affrontarmi? » Lot pareva stupito « Voi e quale esercito? »

Non pareva certo uomo da tirarsi indietro, ma, a quanto pare, non intendeva affrontare un nemico che non riteneva suo pari. La giovane età di Artù poteva trarre in inganno, il Re non aveva idea di chi aveva davanti.

Bene, era giunto il momento di disilluderlo: sorrisi, rimboccandomi le maniche della camicia, il potere che mi fluiva nelle vene come sangue. Nulla si crea, tutto si trasforma: per questo motivo, per creare l’illusione, avevo dovuto strappare una ciocca di capelli a ciascuna delle due guardie che ci avevano accompagnati al Nord. Agitai le dita e, immediatamente, i capelli iniziarono a emettere un sottile rivolo di fumo, una nebbia che si condensò fino a creare dei corpi solidi… almeno in apparenza. Erano solo spettri, riproduzioni infinite degli originali, ma sarebbero valse allo scopo.

Sogghignai, osservando i soldati risalire la collina, stanziandosi in bell’ordine alle spalle di Artù che, le braccia allargate, sorrideva sfrontato al suo avversario.

« Bene, principe, vedo che non siete venuto impreparato… questa mattina il sangue di molti uomini scorrerà su questo campo » esclamò Lot, inspirando la fredda aria del mattino.

« Si, certo » Artù sollevò lo sguardo a incontrare quelli del suo avversario « anche se mi mettete piuttosto a disagio, lo ammetto… solo un vigliacco permetterebbe agli altri di combattere la sua battaglia »

« Cosa state insinuando? » il sovrano, fino a quel momento tanto controllato, si irrigidì come se il ragazzo lo avesse schiaffeggiato.

« È molto semplice: se è per una donna che ci stiamo sfidando, dovremmo vedercela tra noi, senza nasconderci dietro alle spalle dei nostri eserciti »

Nessun uomo sarebbe potuto restare indifferente a simili allusioni. Re Lot lanciò uno sguardo ai suoi cento soldati, per poi spostare l’attenzione sul più consistente, sebbene solo in apparenza, esercito di Artù.

« Bene, principe, se volete morire giovane chi sono io per negarvi un tale privilegio? » chinò il capo con finta cavalleria, il sorriso feroce come quello di un lupo. I Coranianid rimasero impassibili, si udiva soltanto il vento fischiare nella piana.

« Cosa stiamo aspettando, dunque? » rispose Artù, senza indietreggiare di un passo; non avrebbe rinunciato tanto facilmente alla mano della sua bella; e pensare che non voleva neppure venire. Lo sapevo che ci saremmo divertiti un mondo.

Lot scese da cavallo con un unico, fluido movimento, trovandosi dritto di fronte ad Artù: era tanto alto da sorpassare il ragazzo di tutta la testa, le spalle ampie come quelle di un bue.

Sollevò una mano guantata e subito accorse uno scudiero, le gambe sottili e un grosso involto di velluto rosso stretto al petto: si inchinò davanti al suo Re, porgendogli il fagotto.

Lot allungò il braccio, estraendone una lunga spada dalla forma affusolata: per un momento se la rigirò tra le immense mani, provandone il bilanciamento e squadrandola soddisfatto. La lama era così affilata da mandare lampi di luce accecante quando i raggi del sole la colpivano.

Non appena abbassò il braccio, però, notai che la lama era completamente nera. Non avevo mai visto nulla di simile: doveva esserci qualcosa sotto.

Non feci in tempo ad avvertire Artù, che già i due avversari avevano incrociato le lame, il ragazzo con uno sguardo concentrato, il Re sfoggiando un sorriso divertito. Improvvisamente, Lot fece un balzo in avanti, facendo saettare la spada; ma il principe sapeva cosa fare: si gettò di lato, costringendo l’avversario ad andare a vuoto.

Con un’elegante piroetta, Artù si riportò davanti al suo avversario, incalzandolo, costringendolo ad avanzare, senza lasciargli un momento di respiro: Lot si muoveva con la grazia letale di un serpente, schivando e parando ogni colpo. Artù mirò alla testa, trasportato dalla veemenza della sua giovane età; il condottiero, abituato ai campi di battaglia, fermò la lama con la propria e, prima ancora che il ragazzo potesse riaversi dallo stupore, ruotò lo spadone puntando al collo del suo giovane avversario; trattenni il respiro, pronto a intervenire: il principe, vedendo arrivare il colpo, all’ultimo slanciò il busto all’indietro, la lama nera che gli oltrepassava il petto senza toccarlo.

Infuriato, il Re continuò a menar fendenti, ruotando la gigantesca spada sopra il capo. Artù parava ogni colpo, grugnendo per lo sforzo di contrastare tanta forza. Lot pareva un toro, tanta potenza riusciva a infondere in ogni nuovo attacco.

Il ragazzo non avrebbe potuto continuare a lungo: se avesse continuato a indietreggiare si sarebbe fatto uccidere. Le mani mi prudevano dal desiderio di intervenire, ma non me l’avrebbe mai perdonato, potevo solo assistere impotente.

Grazie a Shan, Artù, stanco di indietreggiare, si fermò e balzò in avanti prendendo alla sprovvista il suo avversario. Lo stupore di Lot, però, durò solo per un istante: reagì quasi immediatamente, contrastando Artù con un fendente che squarciò dolorosamente il braccio del ragazzo: lo vidi allentare la presa sulla spada, senza lasciarla cadere nonostante la macchia scarlatta che si stava facendo largo attraverso il tessuto sbrindellato della camicia.

Quel piccolo sacrificio era l’unico modo per riprendere terreno e tentare di penetrare la guardia avversaria. I muscoli di Lot si rilassarono un momento, solo un momento, ma fu abbastanza: con una stoccata precisa come una freccia, il principe si fece avanti, infilzando il fianco scoperto di Lot.

Un grido, più di rabbia che non di dolore, squarciò il silenzio: i Cavalca Vento rimasero impassibili, non spostandosi di un passo dalle loro postazioni.

Artù, ansante, si asciugò il sudore dalla fronte con l’avambraccio, la ferita che continuava a spargere spruzzi di sangue sul terreno a ogni suo movimento.

Vidi un lampo d’ira guizzare negli occhi del Re.

« Bene, uno scontro molto più interessante di quanto credessi… ma ora basta giocare » lasciò il fianco ferito e levò la spada al cielo, con tanta veemenza da parere quasi che volesse bucare le nuvole: la terra fu scossa da un violento tremito, che fece quasi cadere Artù. Io, invece, non perdevo di vista l’arma che, scintillando con il suo tetro bagliore si divise in due perfette metà. Ora, Lot impugnava non una, ma ben due terribili spade, mettendo il ragazzo, già ferito al braccio, in grave svantaggio.

Avevo immaginato che quella non fosse una lama come le altre, potevo avvertire il suo magico riverbero fin dietro la collina. Il combattimento a due spade era molto diffuso nelle terre dei Coranianid: non dubitavo che fossero stati loro ad addestrare Lot in quell’arte. Si dice  che, rimasto orfano da bambino a causa del Tiranno, fosse stato allevato dai suoi stessi soldati. Era un uomo ancora giovane, ma i suoi tratti erano induriti dal dolore e dalle dure prove con le quali la vita aveva tentato di sopraffarlo.

I suoi movimenti avevano la grazia, la forza e la sicurezza di un uomo abituato a vincere. “Non oggi” pensai tra me “Artù non è solo”.

Pronto a contrattaccare, tesi la mano verso il mio amico, concentrando tutte le mie energie. Per un attimo il nostro esercito fantasma vacillò, ma nessuno vi fece caso perché un fulmine scese dal cielo sereno colpendo la spada di Artù e dividendola in due lame distinte.

« Sembra che ce la giocheremo alla pari » il ragazzo pareva compiaciuto, mentre faceva roteare le lame, saggiandole e ridendo della propria insolenza.

Lot non rispose, limitandosi a riprendere la posizione di guardia. Non c’era tempo per scherzare: i due avversari si squadrarono, iniziando a muoversi in cerchi concentrici, simili a belve pronte ad attaccare.

Il principe saggiò l’avversario ruotando la spada nella mano sinistra per distrarlo mentre tentava un affondo con la destra: Lot, però, più esperto in quell’arte, non si fece ingannare, schivando l’attacco e puntando dritto al cuore del suo rivale. Con sua sorpresa, trovò Artù pronto a parare anche quel colpo, piegando appena il braccio.

Oramai gli attacchi si susseguivano con una rapidità e una violenza crescenti, finché Lot, con una manovra da vero maestro, riuscì a far ruotare il braccio di Artù, incastrandone a terra la lama: senza perdere nemmeno un secondo, usò l’arma nell’altra mano per spezzare la lama.

Il ragazzo restò per un momento sconcertato, fissando ciò che restava della sua spada destra. Come se fosse un animale braccato, potevo vedere nei suoi occhi quell’istinto conservativo che coglie gli uomini solo in battaglia.

Lot, ormai sicuro della propria vittoria, calò una delle sue spade sul capo del ragazzo, ma lui la parò incastrando l’arma nera nel mozzicone di lama che gli era rimasto, le due armi avvinghiate in un violento abbraccio. Approfittò dello stupore del suo avversario per allungare il braccio sinistro, colpendolo al ventre con la spada rimasta intatta, tracciando un elegante gesto circolare che terminò con un violento spruzzo di sangue.

Il Re del Nord, incredulo, si sentì venire meno: cadde, piegandosi sul ginocchio, mentre il sangue si allargava ai suoi piedi. Artù gli fu subito accanto, afferrandogli il braccio e aiutandolo a stendersi a terra. Uno dei cento soldati, il più autoritario, si fece avanti, ma uno sguardo del suo signore lo bloccò al suo posto.

« Avete vinto, principe… » biascicò, stringendo la mano del ragazzo, che gli si era inchinato al fianco «Mi sono divertito »

« Siete stato il più degno degli avversari »

« Avrei un ultimo desiderio » il sangue colava dalla bocca di Lot come un fiume in piena. Non gli era rimasto molto tempo per i desideri.

« Ditemi, Re valoroso »

« Dite… dite alla mia amata Ilda che il mio cuore ha battuto per lei fino al mio ultimo respiro »

« Cosa? » Il sangue si gelò nelle nostre vene « Ilda? »

«Chi altra? » il Re corrugò appena la fronte, respingendo un’ondata di dolore.

« Maestà, non è la sua la mano che ho chiesto… ma quella di Ginevra » Artù sollevò lo sguardo, cercando confusamente nella mia direzione « Emrys, presto, accorri »

« Ginevra? » rantolò Lot “quella bestiolina selvatica? » sorrise.

« Non tentatemi, Maestà, sono ancora in tempo a lasciarvi morire »

In un attimo fui accanto ai due avversari, la mia celebre pozione ricostituente stretta in mano. Speravo solo che quel soccorso non arrivasse troppo tardi.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Samantha Pinazza
Non è possibile immaginare Samantha Pinazza senza un libro in mano: che sia durante un lungo viaggio in treno o una rosicata pausa pranzo, ogni momento è buono per immergersi in qualche mondo lontano. Fin da piccola, il suo è stato un mondo di libri, di storie fantastiche da vivere con i suoi più cari amici: gli scrittori che tanto ammirava.
Ora, 33 anni dopo, presenta il suo romanzo d’esordio: Caliburn, il primo libro della saga “Le Cronache di Albion”.
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