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Le ombre e la luce

Le ombre e la luce
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Consegna prevista Luglio 2023
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Philip Benton, agente dell’MI6, 34 anni, single, figlio di un padre che non ha mai conosciuto e di una madre psicologa che ha dovuto interpretare il doppio ruolo di genitore, è tormentato dal passato, vive il presente con totale indifferenza e non ha alcuna fiducia verso il futuro. Inaspettatamente, sarà coinvolto in una delicata missione che ammantata di mistero e continui colpi di scena, farà da sfondo alla tragica rappresentazione dell’odio e del tradimento, delle bugie e dell’inganno, fronteggiati da opposti e più nobili sentimenti, come la lealtà e il sacrificio, l’amicizia e l’amore, nella battaglia senza tempo fra il bene e il male.

Perché ho scritto questo libro?

Ho concepito Le Ombre e la Luce nel Luglio 2007 durante una vacanza alle Maldive, dove i monsoni imperversavano senza sosta con piogge torrenziali. Quando le nuvole si diradarono e ricomparve il sole smisi di scrivere, lasciando archiviati per anni nella memoria USB i primi sette capitoli del libro. Nel luglio 2019, una delle nove Muse mi apparve misteriosamente in sogno. Il giorno seguente, diedi seguito al racconto e nell’arco di un anno lo completai.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo: uno scambio equo – Nicholas Wilson

Le persone comuni le si può facilmente riconoscere quando tentano invano di difendersi dalla forza del vento, mentre le foglie sono sollevate in alto da vorticosi mulinelli d’aria e il pulviscolo s’insinua fastidiosamente fra le palpebre. Io non sono una persona comune e amo lasciarmi accarezzare dal soffio del vento mentre pennella il suo tratto irregolare sull’acqua del fiume. Ho 34 anni, mi chiamo Philip Benton, sono un agente del MI6 e per troppe volte mi sono sentito in pace con il mondo e in lotta con me stesso. Una vita, la mia, scandita dall’incedere dei giorni come fossero cucchiaini di caffè, indifferente a ogni ostacolo come un fiume che procede incessantemente nel suo corso, libero di scorrere con lenta e irresistibile forza. Alle spalle ho un curriculum professionale modesto e un’unica azione operativa al servizio segreto di Sua Maestà. Accadde tutto in Iraq, subito dopo l’inizio del conflitto.

Fui impiegato come agente di collegamento e in breve entrai a far parte della task-force creata per la ricerca dei capi dell’alto comando politico-militare iracheno. Riuscii a ottenere alcune informazioni sensibili per la cattura dell’Asso di Picche – Saddam Hussein e per ringraziarmi i nostri alleati mi concessero il merito di entrare per primo nel bunker dove il dittatore si era nascosto. Mi volevano morto poiché consideravano intollerabile che la sua cattura non fosse avvenuta per mano della CIA.
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Avevano sperato che il dittatore iracheno quando scoperto, piuttosto che farsi catturare vivo, preferisse farsi esplodere nel bunker ed io con lui. Ritornai a Londra lasciando a Bagdad la mia corona di fiori e portando con me la prima e unica decorazione. Fui ricompensato con un nuovo incarico: assistente del capo dei servizi segreti di Sua Maestà. Dissero che Nicholas Wilson era stato profondamente colpito dalle mie abilità simulatorie e mi aveva ottenuto senza condizioni. Dopo il crollo del Muro di Berlino, nacque all’interno dei servizi segreti di Sua Maestà un canale amministrativo parallelo a quello ufficiale. Questo secondo canale rispondeva al bisogno di reclutamento di nuovi agenti basato su criteri differenti da quelli che avevano permesso di costruire i Servizi. La priorità era sempre stata quella di assicurare la necessaria durezza e spietatezza delle azioni sul campo, contro il nemico dell’est e i suoi simboli, in qualsiasi parte del mondo, per vincere la guerra per la libertà e fare trionfare il bene sul male. La nuova lotta contro il terrorismo era diventata una battaglia strisciante e continua, all’apparenza senza una vera fine. La maggior parte degli agenti con maggiore anzianità ed esperienza operativa vegetavano dietro una scrivania, cioè quelli che erano rimasti vivi. Poiché la qualità degli agenti segreti si era impoverita, il capo dei Servizi aveva ottenuto dal Primo Ministro la libertà di poter reclutare forze nuove con criteri meno ortodossi di quelli vigenti fino al 1990. Un capo settore appartenente alla vecchia guardia cercò di contrastare le manovre di Wilson minacciando le dimissioni direttamente al Primo Ministro. Dopo un’ora di anticamera, apprese in meno di un minuto che sarebbero state accettate con decorrenza immediata. A seguito di quell’episodio, nessuno ebbe il coraggio di opporsi allo strapotere di Nicholas Wilson. La sua presenza in seno all’MI6 non era nata per germinazione, bensì era come un innesto che col tempo aveva sostituito la pianta che lo aveva accolto. Non riuscivo più a tollerare un lavoro fatto di analisi sugli scenari politici e militari, di studi sui metodi e sulle culture terroristiche, d’indagini sui vizi e le virtù delle maggiori personalità mondiali. Sopportavo faticosamente le cene con Wilson e il Primo Ministro, durante le quali ero costretto ad ascoltare i gossip sulle disavventure della famiglia reale e le indiscrezioni sulla scuderia candidata a vincere il Derby di Epson.

«Ormai siamo alla mercé di un gruppo di beduini con i fazzoletti in testa che agitando fasci di sterline, spadroneggiano tra Ascot e Epson. Sapete cosa hanno favoleggiato dopo le tre vittorie di Lammtarra? Che il purosangue inglese sia una derivazione diretta di quello arabo, vantando addirittura discendenze sin dai tempi di Re Salomone. Ma Lammtarra è discendente di Nijinsky e prima di lui di Northern Dancer, e prima ancora di Nearctic, e prima ancora di Nearco il più grande cavallo del 20° secolo, e prima di lui Pharos così come il padre Phalaris, entrambi di purissimo sangue inglese! E il sangue, solo il sangue, è la matrice del tutto!»

Wilson elencò la discendenza di Lammtarra fino al 7° grado con voce tonante che riecheggiò nella sala addobbata con arazzi, quadri di scene equestri e busti di bronzo. Al termine, sollevò il calice trafiggendomi con lo sguardo e solo dopo che ricambiai il brindisi si volse verso il Primo Ministro che sorseggiando di gusto un cuvée de prestige, rispose con un sorriso ironico.

«Non è il caso di arrabbiarsi eccessivamente Nicholas. D’altronde, anche il cavallo preferito di Napoleone, Marengo, era egiziano!»

Poi, malauguratamente diresse le sue attenzioni verso di me che fino a quel momento ero riuscito a rimanere in disparte, evitando di partecipare all’importante speculazione culturale sui cavalli da corsa.

«E lei Philip può vantare la stessa perizia del suo capo nella conoscenza dei purosangue?»

«Purtroppo non ne ho molta. Tutto quello che so è che Saddam Hussein amava farsi fotografare in parata a Baghdad su di un grigio.»

«Sei un uomo maledettamente fortunato Nicholas! Il tuo collaboratore prediletto non sa un accidente di purosangue ma non perde l’occasione per compiacerti.»

Wilson rise di gusto e io non potei fare altro che adeguarmi rispondendo con un sorriso di circostanza.

«Su sedici cavalli di proprietà del Rais salvati a Bagdad dai nostri alleati, soltanto la metà erano arabi. Per questo a Saddam, in fondo, va risparmiata la nostra completa esecrazione.» 

E con questa concessione all’anima del dittatore, Wilson mise fine alla discussione e alla serata. In quell’occasione, mi regalò un raro momento di confidenza, dicendomi che capiva perfettamente le ragioni per le quali al termine del secondo conflitto mondiale Stalin avesse sistematicamente rimosso e poi eliminato tutti i suoi generali, soprattutto quelli più bravi.

«Come fidarsi ciecamente di chi è riuscito in condizioni estreme a battere il nemico? In situazioni più semplici, potrebbe riprovarci con chi gli è amico!»

«Una buona ragione per disfarsi di me!»

Attesi qualche istante la sua reazione e poco prima che riaprissi bocca per tentare di uscire dall’imbarazzo in cui mi ero cacciato, cingendomi il braccio intorno alle spalle, mi accompagnò verso l’uscita.

«Phil, qui da me il cambiamento d’incarico può riguardare due tipologie di agenti. La prima coinvolge naturalmente i più bravi, poiché sono sempre molto richiesti. La seconda tipologia comprende quelli meno dotati che non vuole nessuno. Questo è il mercato interno delle nostre risorse che qualche capo anziano ha sarcasticamente soprannominato il mercato delle vacche di Wilson. Tuttavia, nella maggior parte dei casi la negoziazione fra chi cede e fra chi ottiene il nuovo asset si risolve grazie alla mia benevola mediazione. Io sono per uno scambio equo: chi perde un buon agente ne ottiene due, a volte tre meno bravi. Viviamo nell’era del mercato globale, figliolo, ma sempre più spesso le cose funzionano ancora con il buon baratto.»

Fece una breve pausa per osservarmi e poi continuò a parlare.

«Immagino che cosa tu stia pensando. Ti stai chiedendo a quale delle due categorie tu appartenga. Tu non appartieni a nessuna categoria, tu lavori per me, Phil.»

Mi penetrò con il suo sguardo arcigno in attesa di una reazione e come sempre, anche quella volta non risposi nulla. Ascoltai quella condanna a vita come un reo confesso ai piedi del supremo giudice del tribunale. Me ne andai ringraziandolo, sempre più convinto di essere stato preso dall’ingranaggio come un qualsiasi agiato e imbolsito direttore di banca.

1. Ritorno al futuro – Martha Benton 

Quella mattina era in agenda una riunione con i capi settore, la riunione sarebbe durata almeno un paio d’ore, così smisi di osservare il Tamigi, terminai la colazione e scesi in garage. Prima di ingranare la marcia della mia vecchia Porsche 911 Carrera 964 RS, la osservai come se fosse stata la prima volta. Ne ammiravo le forme, quelle di un animale selvaggio pronto a scattare. Amavo sfiorare la mano sulla sua vernice lucida e adoravo il profumo dei suoi sedili rivestiti in morbida pelle di manifattura esclusiva.

«Tu non mi tradirai Betsy, non ne sei capace vero? Tu sei più di un’automobile.»

Inserii la chiave nel cruscotto, avviai l’accensione e diedi gas sul pedale dell’acceleratore. Il motore rispose con il suo rombo secco e inconfondibile.

«No Betsy, tu non mi tradirai mai.»

Ero in anticipo, cosi decisi di far visita alla mia analista in Portobello Road. Mi piaceva l’edificio dov’era ubicato lo studio, una casa di soli tre piani rivestita di mattoni rossi e mi piaceva la targa d’acciaio satinato sul portoncino verde sulla quale era inciso in lettere corsive: Dr Martha Benton – Analista Laureata in Psicologia – Primo Piano. Suonai il campanello, la serratura del portoncino scattò e in un istante fui nell’atrio dello studio già ricolmo di fiori, di dolci, di caraffe di tè e caffè bollenti. Bussai sulla porta a vetri ed entrai.
«Ciao Martha, ho un po’ di tempo questa mattina, così ho pensato di farti un saluto.»

«Buon giorno Phil, sai che ho sempre molti appuntamenti e non credo di…»

«Adesso dirai che ogni qual volta avessi voglia vederti tu saresti felice di incontrarmi, ma se non voglio farlo durante un consulto, non mi rimane che invitarti a cena.»
«Vedi? Sai sempre tutto.»

«M’imbarazza dover prendere un appuntamento e i tuoi gusti culinari non coincidono con i miei.»

«Phil, la cucina macrobiotica è come la Guinnes: al primo sorso ne rimani stupito. Ma dal secondo in poi, non puoi più farne a meno.»

«Il mio codice proibisce qualunque stato di dipendenza.»

«Per questa ragione non ti sei mai innamorato? Anche questo è proibito dal tuo codice?»

«Ho fatto un sogno davvero strano. Ho sognato di andare indietro nel tempo e di trovarmi in un ristorante con Elvis Presley e Marilyn Monroe.»

«Sembra interessante. Avanti, continua.»

«Ero eccitatissimo, parlavo con loro come sto facendo adesso con te.»

«Io non prendo barbiturici, non canto e non so recitare.»

«Insomma, alla fine riesco a ottenere un loro autografo con dedica. Pensa, su un unico foglietto gli autografi con dedica di Elvis e Marilyn.»

«Da perderci il sonno, cosa è accaduto dopo?»

«Sono andato verso alla mia automobile con questa incredibile reliquia, uno straordinario cimelio che tutti vorrebbero avere!»

«Tutti chi? Il tuo capo se non è un collezionista di mirabilia, credo che rimarrebbe maggiormente sorpreso se tu gli annunciassi la data del tuo matrimonio.»

«Ho aperto la portiera dell’auto per ritornare nel futuro e ho sentito Doc dirmi che non potevo riportare con me gli autografi di Elvis e Marilyn. «Perché no?» ho chiesto. «No, non puoi» mi ha risposto Doc. «Potresti sconvolgere degli eventi che non sono mai accaduti realmente. Noi non possiamo farlo. Possiamo conoscerli, ma non possiamo modificarli in alcun modo.»

«Simpatico questo Doc, ritorno al futuro zen…»

«Nel film Ritorno al futuro succedeva proprio il contrario. Cosa significa questo sogno?»

«Hai ragione, è successo in un film e tu vuoi che accada nella realtà.»

«Non ho bisogno di andare indietro nel tempo con la macchina di Doc per sapere che fine abbia fatto mio padre, puoi dirmelo tu se vuoi.»

«Ancora una volta la solita maledetta domanda.»

«Ho 34 anni, non sono più un ragazzino, puoi dirmi qualunque cosa su di lui, sono pronto.»

«Ti ho sempre detto la verità, non avrei mai avuto la forza di mentirti, non lo meritavi. Ti ho sempre detto quello che so e quello che non so. So che eravamo due ragazzi, studiavamo insieme, stavamo sempre insieme. Un giorno tuo padre mi ha chiesto di fare l’amore. Lo amavo, mi fidavo, gli avrei dato la mia vita, gli ho dato un figlio. Il giorno in cui partorii mi accompagnò in ospedale e prima di entrare in sala parto mi salutò con un sorriso. Quella fu l’ultima volta che lo vidi. Dopo la tua nascita lo attesi invano,  nessuno aveva notizie su dove fosse andato. Riuscii a sapere che quel giorno ritornò a casa, preparò i bagagli e sparì nel nulla. Informai la polizia che lo cercò per mesi senza ottenere alcun risultato. Pagai un detective privato che raccolse solo piccoli indizi senza significato: con la valigia si recò al bar sotto casa, acquistò il giornale all’edicola, prese un taxi fino alla stazione ferroviaria, poi il buio. Questa è la cosa che so. La cosa che non so è perché non abbia mai voluto vederti. Forse si è sentito sopraffatto dalle responsabilità. Forse si è reso conto di non amarmi veramente. Forse aveva un’altra donna. Un padre prima o poi vuole conoscere suo figlio, ma non ha mai voluto farlo. Forse è morto…»

«Lo dici solo per proteggere te stessa. Io credo che tu non abbia mai avuto il coraggio di affrontarlo. Se me lo chiedessi, oggi sarei in grado di trovare una persona entro settantadue ore in qualsiasi parte del mondo. Eppure non me lo hai mai chiesto. Dimmi la verità: hai paura che sia ancora vivo, vero?»

«Perché vuoi ferirmi? Perché non pensi che per me sarebbe certamente più forte la gioia di vedere i tuoi occhi guardare i suoi che non il timore di conoscere le ragioni di un grande amore interrotto improvvisamente?»

Non riuscii a tollerare le sue lacrime. I singhiozzi che sentii mentre andai fuori dal suo studio mi trascinarono indietro nel tempo di trent’anni, e nemmeno Doc avrebbe avuto nulla da obiettare se con la sua strabiliante automobile, avessi cercato di riportare mio padre avanti nel futuro. Dopo il pianto di mia madre, mi attendeva inesorabile l’ennesima e inutile riunione di lavoro: non avevo davvero alcuna via di fuga.

2022-11-09

Aggiornamento

Posso ben dire Cari Lettori, poiché come già comunicato il precedenza abbiamo superato il goal della prevendita di 200 copie utile alla pubblicazione del romanzo. Oggi sono felice di condividere con voi il raggiungimento del secondo traguardo, il superamento della prevendita di 250 copie. Sono particolarmente entusiasta di questo risultato, frutto in parte del passaparola, una modalità che in campo editoriale fa la differenza per il successo di un'opera, soprattutto nel mio caso, come esordiente. Mancano ancora tanti giorni alla chiusura della campagna di prevendita e ho ancora bisogno del vostro caloroso sostegno . Fate conoscere Le ombre e la luce a chi ama la lettura. E' una scommessa vincente!
2022-11-01

Aggiornamento

Cari sostenitori, il 14 Ottobre era iniziata la campagna di crowdfunding della casa editrice bookabook della durata di 100 giorni per raggiungere l'obiettivo di 200 copie in prevendita indispensabile per la pubblicazione. Sono molto felice nel comunicarvi che soltanto dopo 18 giorni dal lancio, l'obiettivo è stato raggiunto e il mio primo romanzo Le ombre e la luce vedrà ... la luce! La corsa continuerà fino alla conclusione della campagna per il superamento di nuovi e stimolanti traguardi. Grazie e buona lettura!

Commenti

  1. ALESSI MAGNI

    (proprietario verificato)

    Un romanzo davvero notevole e costruito in maniera sapiente in cui la trama principale si raccorda mirabilmente con le diverse trame secondarie dando luogo a un caleidoscopio di situazioni sempre mutevoli e incalzanti.
    Un romanzo che conquista subito il lettore con la ricchezza della trama e per la profondità dei personaggi e dei sentimenti evocati.

  2. (proprietario verificato)

    Un racconto estremamente coinvolgente in cui i sentimenti profondi dell’animo umano sono esaltati da personaggi fuori dal comune, un intreccio di vicende che tengono il fiato sospeso, su cui spicca un amore travolgente e salvifico.

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Marco Siracusa
Sono nato e vivo a Milano, ho sessantasei anni, quattro figli, una compagna e un cane. Sportivo eclettico, ho ricordi di vittorie e sconfitte sui prati e in mezzo al mare, facendo dell’agonismo ricreativo giocando al calcio e nel windsurf. Sono un vorace lettore ma possiedo anche una collezione sterminata di vinili, libri e film che hanno contribuito a creare il vero e unico problema irrisolto della mia esistenza: lo spazio. Quando i figli, la compagna e il cane lo consentono, viaggio per il mondo in lungo e in largo, non soltanto sulla terra ferma, prediligendo il Sesto Continente, poiché pur avendo acquisito sin da bambino un’irrefrenabile passione per la musica, la lettura e il cinema, sono irresistibilmente attratto dal fascino e dal mistero dell’avventura subacquea, la mia grande passione.
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