Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Le ombre perdute

740x420 - 2024-01-19T174908.019
60%
80 copie
all´obiettivo
61
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Ottobre 2024
Bozze disponibili

Nella piccola cittadina di Erewhon, la mattina del 21 novembre, cinque ragazzi si svegliano e scoprono che le loro ombre hanno assunto forme animali. Così una lepre, un pesce, un cigno, un orso e un camaleonte si manifestano all’improvviso, scombussolando le loro vite.
In quello stesso giorno, creature nere e malvagie s’impossessano dell’ombra di inconsapevoli adulti e iniziano a proliferare, senza che nessuno se ne accorga. I grandi, infatti, da quando hanno smesso di osservarle e giocarci, non fanno più troppo caso alle loro ombre.
Solo Larry, un senzatetto detto il Mago, e Mike, un contadino della zona, vedono cosa sta accadendo, ma senza capirne il perché. Con il loro aiuto e grazie alle loro ombre-animali, dotate di poteri speciali, i cinque ragazzi impareranno a conoscersi e affronteranno una corsa contro il tempo e contro le proprie paure per fermare i mostri prima che sia troppo tardi.

Perché ho scritto questo libro?

Questo romanzo per ragazzi è nato in pieno lockdown. Pensato inizialmente come libro di illustrazioni, si è presto evoluto in una storia più ricca e articolata che ho iniziato a trascrivere su un taccuino. Da quel momento, al parco, in casa o in vacanza quel piccolo libretto nero è stato sempre con me, fino a diventare un vero e proprio romanzo fantasy per ragazzi, che piace molto anche agli adulti.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Erano passati ormai molti mesi ma finalmente il giorno era arrivato.
Aveva scelto un posto isolato, vicino la sua casa in montagna e aveva iniziato a disporre le pietre.
Per prima quella rivolta verso il Nord. Le altre tre erano state posizionate verso gli altri punti cardinali.
Con l’aiuto di una vecchia corda aveva tracciato un segno a terra.
Prese il suo calderone pieno d’acqua e qualche minuto prima dell’alba iniziò a recitare strani versi che il freddo dell’aria rendeva particolarmente gelidi:

“Sebbene il mondo sprofondi nel sonno, noi non soffriamo.
Sebbene il vento abbia smesso di soffiare, noi non ci tormentiamo.
Sebbene la neve cada incessante e intensa, noi non ci affliggiamo
Tutto questo sta per finire, per questo non ci preoccupiamo”.

Perfetto! Il Cerchio era stato creato.
Armida era al centro e si preparava ad invocare la Dea Madre.
La sua amica Folia la guardava con apprensione a qualche metro di distanza.
Era il 21 novembre e il sole stava per nascere.

 

Capitolo # 1

Elizabeth si svegliò di soprassalto, aveva appena avuto un incubo e si sentiva tutta frastornata e spaventata.
Si mise a sedere sul letto per riprendersi un po’ ma si accorse che qualcosa non andava, la piccola abat-jour sul comodino emetteva la sua fievole luce.
Possibile che si fosse addormentata con la vecchia lampada di sua madre accesa? Non le era mai capitato!
Al suo fianco, Michael ronfava come non mai. Negli ultimi tempi si stancava sempre di più, stava diventando vecchio e la sera, dopo un’intera giornata trascorsa a lavorare nella fattoria, crollava come un macigno e iniziava a russare ritmicamente per tutta la notte.
Ormai si era abituata e anzi, senza quella cadenza regolare, difficilmente riusciva a prendere sonno.
Controllò il filo della corrente della lampada per vedere se toccandolo la luce si sarebbe spenta, magari c’era un contatto e questo poteva aver causato la sua accensione durante la notte.
In quell’istante ricordò tutto!
Nel suo sogno si era alzata dal letto per andare a bere e aveva acceso la abat-jour per evitare di inciampare sul gatto che sempre più spesso riposava sotto il suo letto.
Appena la luce aveva illuminato la sua piccola parte di camera era successa una cosa strana. Una macchia nera si era mossa sulla parete oscurando tutte le fotografie dei suoi due figli che teneva in bella vista sopra il comò.
Per un brevissimo momento vide uno strano volto con due occhi che la osservavano proprio davanti a sé, sulla parete. Ricordava molto bene la paura che aveva provato, sembrava la sua coscienza o comunque una parte di sé molto oscura, malvagia e buia ma comunque pur sempre una parte di sé.
Un attimo dopo era sparita sul soffitto e si era dissolta dall’altra parte della stanza.
Rimase seduta parecchi minuti ad osservare la parete. Un incubo così reale non le era mai capitato e anche se razionalmente sapeva che era stato solamente un brutto sogno non riusciva a togliersi quella sensazione di malessere che aveva addosso.
La luce che entrò dalla finestra la distrasse e la fece rinsavire. Erano quasi le sei del mattino e doveva preparare la colazione per il suo Michael e più tardi, iniziare a cucinare l’arrosto.
La sera prima aveva nevicato ma già quasi nulla rimaneva in strada, era stata una spruzzata leggera, il vero inverno doveva ancora arrivare. Finalmente riuscì ad alzarsi dal letto per raggiungere il bagno.
Per tutta la mattina scordò il brutto sogno e la brutta sensazione che aveva avuto appena alzata, fino al ritorno di suo marito per il pranzo, quando la loro vita cambiò per sempre.

Capitolo # 2

“Jack!”
Aprì un occhio sperando di aver sentito male.
“Jaacck!!!”
“Oh mamma mia”, disse Jack, ora si che era in un mare di guai!
La mamma continuava ad urlare, ora la sentiva benissimo gridare il suo nome.
Come aveva fatto a riaddormentarsi?
La vecchia sveglia lo aveva tradito di nuovo, fino a venti minuti prima era sveglio con gli occhi aperti, si, è vero, ancora sotto le coperte ma sveglissimo! Poi il caldo dentro, il freddo solamente immaginato fuori, un occhio si richiude, il secondo subito dopo, la seconda sveglia fa cilecca, il cuscino morbidoso e…
“Jaacckkk!!! Se salgo su e sei ancora a letto ce le prendi questa volta!”
urlò sua madre più arrabbiata che mai.
Un secondo dopo era già seduto sul letto, la coperta a terra e mentre cercava di togliersi la maglia del pigiama accese la luce a forma di Stormtrooper di Star Wars che teneva sul comodino.
Pensò immediatamente di stare sognando di nuovo, anzi, doveva essere un incubo! Dalla sua scrivania, opposta al suo letto all’interno della piccola cameretta, iniziarono a volare per aria tutti i fogli e i disegni che aveva realizzato negli ultimi giorni e di cui andava molto fiero.
Intravide un movimento veloce alla base dell’armadio, sembrava una macchia scura impazzita che si nascose dietro il cesto dei panni sporchi. Subito dopo la rivide sopra la scrivania e tutti i pennarelli, pennelli e inchiostri caddero a terra spargendo colore ovunque.
Preso dal panico raccolse le scarpe, lo zainetto, i vestiti del giorno prima che aveva abbandonato sotto il letto e scappò fuori dalla camera urlando.
Si vestì mentre scendeva le scale e tutto trafelato corse dalla madre in cucina.
“Mamma, mamma in camera tutti i fogli sono volati via da soli e c’è qualcosa sotto la scrivania!” urlò Jack.
“Basta con le tue solite scuse”, rispose esasperata la madre, “non ti sei nemmeno pettinato e siamo in ritardo come sempre!”
“Ma mamma tutti i colori e i pennarelli…”
“Basta!” ripeté la madre accompagnando le sue parole con un sonoro pugno sul tavolo. “Se non sei pronto in due minuti ti lascio qui! Vado a prendere la macchina in garage e se non ti trovo davanti al vialetto passerai un serio guaio giovanotto!”
La madre uscì dalla cucina prendendo la sua borsa e gli occhiali, si infilò la sua giacca invernale e uscì di casa.
Jack, rimasto solo, non sapeva cosa fare. Aveva visto veramente le sue cose volare per la stanza? Quella piccola cosa nera che correva era un animale? Forse un topo! pensò.
Qualsiasi cosa fosse non poteva certo tornare su, non aveva il coraggio. Prese lo zaino lasciato a terra, si mise il piccolo giaccone, cappello, guanti e uscì di casa.
In macchina rimase in silenzio per tutto il tragitto pensando e ripensando terrorizzato ai colori che volavano in aria.
Appena arrivati davanti alla scuola salutò sua madre e uscì di corsa dall’auto per evitare un’altra ramanzina su quanto fossero in ritardo.
All’ingresso lo stava aspettando il suo amico e compagno di banco George Cunningam. Appena lo vide gli si illuminarono gli occhi, lui avrebbe saputo cosa fare.
Tornavano spesso a casa insieme nel pomeriggio e si, lo avrebbe costretto a salire in camera con lui!
“Come mai non sei venuto in bici questa mattina?”
“Non mi sono svegliato in tempo e poi è successa una cosa assurda…”
Il suono della campanella arrivò improvviso e per la seconda volta nella mattina Jack fu spaventato a morte.
“Ma che faccia hai? Che hai combinato questa volta?” chiese George mentre terminavano il saluto con i palmi delle mani che si sfioravano per tre volte.
“Dai, dobbiamo entrare di corsa o la maestra mi ucciderà questa volta”.
Jack si voltò per salutare di nuovo la madre e la vide scuotere nervosamente la testa mentre inseriva la marcia e piano piano spariva dall’ingresso della scuola.
Erano appena passate le otto di mattina e il peggio doveva ancora arrivare.

Capitolo # 3

Il signor Freeman non si accorse di niente.
Erano da poco passate le dieci di mattina quando la sua ombra iniziò a muoversi, prima lentamente e poi sempre più veloce.
Stava tornando a casa con la moglie, una signora enorme con un buffo cappello che la faceva sembrare una coppa di gelato gigante vista al contrario, quando si fermarono vicino a un vecchio muro di recinzione.
“Riposiamoci un po’, cara. Questa volta abbiamo esagerato con la spesa”.
Il sole era già alto sopra i palazzi e le loro ombre erano nitide e leggermente distorte tra i mattoni del muro degradato. L’ombra del signor Freeman, più scura del solito, si trasformò in pochi secondi. La piccola testa divenne enorme, le braccia si allungarono e diversi artigli spuntarono al posto delle mani che strapparono in mille macchie nere l’ombra della moglie.
Per un brevissimo istante tutto il muro divenne nero. Il signore e la signora Freeman raccolsero le buste della spesa e si avviarono verso la loro macchina parcheggiata poco più avanti.
Sul muro, l’ombra mostro ridivenne normale e continuò a seguire i movimenti goffi del suo proprietario mentre la signora Freeman aveva perso la sua immensa ombra che si era trasformata in un cumulo nero tra l’asfalto e le piante selvatiche alla base del muro. Dopo pochi istanti sparì per sempre.

Capitolo # 4

Quella stessa mattina Michael, il marito di Elizabeth, aveva fatto tutte le sue cose con la stessa precisione maniacale che lo contraddistingueva. Si era alzato alle sette in punto, aveva fatto colazione alle sette e trenta e alle otto stava già dando da mangiare ai suoi polli e ai suoi conigli.
Era una giornata luminosa e ventilata proprio come piacevano a lui e tutto sembrava andare per il meglio.
La sera prima aveva nevicato leggermente ma ora non rimaneva più niente nell’aia e nei prati intorno alla fattoria.
Alla radio, che teneva vicino agli attrezzi per la legna, risuonava con una voce gracchiante la sua canzone preferita, That’s Life di Frank Sinatra, tornata in voga grazie all’ultimo film sul Joker.
Michael sorrise.
Verso le dieci, anzi alle dieci in punto, si diresse verso il trattore. Negli ultimi giorni gli aveva dato enormi problemi con l’accensione e sperava proprio di non dover passare le successive ore a pulire le candele del motore.
Si avviò al primo colpo.
Michael continuò a sorridere.
Il suo piano per la mattina era quello di andare a fare la legna al grande campo, sistemare lo spaventapasseri a cui si era staccata la testa durante l’ultimo temporale e mettere qualche trappola per i topi nel fienile in tempo per il pranzo. Lo aspettava, come ogni martedì mattina, l’arrosto che sua moglie cucinava in maniera divina.
Mentre si avviava lentamente verso il campo si girò per controllare il rimorchio del trattore. Se ne accorse immediatamente. Nella strada sterrata vedeva distintamente l’ombra del trattore muoversi tra sassi e cespugli d’erba. Continuava a cambiare forma, a volte si spezzava tra un albero e l’altro ma era sempre lì che lo seguiva, nera e fedele come tutte le ombre del mondo. Sopra il trattore però non c’era nessuno. Alzò istintivamente una mano e l’agitò per aria. Niente, la sua ombra era sparita! Frenò
immediatamente e scese subito giù a terra, le sue scarpe sporche si gettarono sopra l’ombra scura del suo mezzo come se volesse bloccarla. Niente. Non riusciva a vedere nient’altro che la sagoma scura delle enormi ruote, del sedile, del cofano e del rimorchio. C’era tutto e tutto era di un nero nitido, anche l’ombra dei fiori, dei rami e di una farfalla che volava tranquilla spostata ogni tanto da una folata di vento.
Saltò.
Niente.
“Ma cosa stava succedendo?”, si domandò.
Iniziò ad avere caldo e a sudare, prese il fazzoletto di stoffa che aveva sempre in tasca e se lo mise intorno al collo mentre il panico iniziava a salire. Si mise seduto sotto un albero lì vicino e iniziò ad analizzare la situazione.
Allora, il ciuffo di erba aveva l’ombra, il grillo sulla foglia aveva l’ombra e anche la foglia, il ramoscello che passava a fianco al suo viso aveva l’ombra, prese un sasso dalla strada sterrata e lo lanciò. Una macchiolina nera seguì il volo del sasso fino a ricongiungersi nel momento in cui lo stesso toccò terra. Solamente l’ombra della sua mano, del suo braccio e del suo corpo era inesistente.
Non sapeva cosa fare.
Si ricordò che lì vicino, dietro a quella fila di pioppi, c’era un piccolo laghetto artificiale.
Si mise a correre immediatamente e una volta arrivato sulla riva si affacciò tremante nello specchio d’acqua.
“Meno male!” pensò, il suo viso c’era.
Chissà perché gli era passato per la testa di fare una cosa del genere. Forse doveva provare a sé stesso di esistere ancora in qualche modo. Dunque, la sua faccia riflessa c’era e così anche il suo corpo.
Toccandosi il braccio sentiva la sua consistenza.
Stava bene e in fin dei conti, aveva solamente perso la sua ombra.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Le ombre perdute”

Condividi
Tweet
WhatsApp
Marco Pucci
Mi presento, mi chiamo Marco Pucci, 47 anni. Sono nato a Roma e vivo a Milano. Insegno Progettazione e Tecnologie multimediali presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e di Palermo.
I miei corsi si focalizzano sull’applicazione delle nuove tecnologie in diversi ambiti come l’arte, il cinema, il design e la comunicazione.
Il disegno è una delle mie più grandi passioni e in questo libro mi ha aiutato a mettere a fuoco i diversi personaggi e le loro ombre, anche se i volti dei ragazzi non sono stati mai disegnati per dare spazio all’immaginazione dei giovani lettori.
Cinema, viaggi e letture completano la mia piccola bio, tra i miei libri preferiti, “La collina dei conigli” e tutta la tribù dei Malaussèn.
Marco Pucci on FacebookMarco Pucci on InstagramMarco Pucci on Wordpress
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors