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Le piccole cose

Le piccole cose

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Consegna prevista Settembre 2024
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Quando ho saputo di Emma ho chiamato subito le ragazze; la sola che avrebbe potuto convincerla ad uscire di casa è Andrea, ma si trovava dall’altra parte del mondo e i nostri innumerevoli tentativi di portarla fuori si sono rivelati vani. Penso a Emma e mi si stringe un nodo alla gola; quanto dolore deve aver provato nel vedersi crollare tutto addosso e non poter fare nulla per impedirlo.
Mi sento quasi in colpa nei suoi confronti, ho tutto ciò che desidero, abbiamo appena comprato casa e vogliamo sposarci, amo il mio lavoro, la mia famiglia, i miei amici.
Non mi occorrono cambiamenti radicali per capire chi sono o cosa voglio, ho la fortuna di saperlo già, di averlo sempre saputo: le piccole cose. Quelle in apparenza ininfluenti, quelle a cui non si presta attenzione , date per scontate o rese invisibili dalla frenesia di una vita sempre di corsa.

Sono le piccole cose a fare la differenza perché le piccole cose hanno un grande potere.

Perché ho scritto questo libro?

Le piccole cose nasce durante un periodo difficile della mia vita, un periodo nel quale mi si è infranto un sogno davanti agli occhi e dovevo trovare riparo e protezione per non soccombere. E’ in quel momento che ho capito quanto le piccole cose fossero importanti. Ogni giorno un piccolo passo, una piccola abitudine alla quale non davo importanza diveniva fondamentale e vissuta appieno. Fare il caffè non era più semplicemente un gesto, era un momento tutto mio. Le piccole cose mi hanno salvata.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Capitolo 1

Apro gli occhi con un’energia diversa dal solito: è lunedì, ma profuma di buono.

Il lunedì è considerato un giorno infausto a livello nazionale. E’ colui che ti dice che una nuova settimana lavorativa sta per iniziare e ti ricorda che l’ennesima te la sei lasciata alle spalle con le stesse cose da fare che ti eri ripromessa quella precedente. Come l’ultimo giorno dell’anno : ci credi davvero, dimagrirai e farai sport, poi passano i mesi e arrivi a fine anno incredulo di come il tempo sia volato, veloce al punto da non essere riuscito a portare a termine nulla di quanto ti eri ripromesso. E ricominci.

Però hanno anche un pregio: se non ci fossero a chi daremmo la colpa del nostro malessere o di una brutta giornata? Ci servono per giustificare qualcosa che non è andato come avremmo voluto, una valvola di sfogo da ogni responsabilità. D’altronde, è lunedì! Se non esistessero non esisterebbe un inizio settimana o ci lamenteremmo del martedì che diverrebbe automaticamente il giorno infausto. Insomma, da qualche parte dovremo pure iniziare e gli inizi sono sempre i più difficili perché non sai cosa ti aspetta.

Non oggi.

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Oggi arrivano i mobili per la casa nuova e questo fine settimana Davide ed io inizieremo la nostra vita insieme.

Scendo velocemente dal letto, preparo il caffè e volo in bagno. Sprizzo felicità da ogni poro!

***

Ci siamo conosciuti in una pizzeria, eravamo entrambi con i rispettivi amici, ma non ci siamo accorti l’una dell’altra finchè non mi ha reso il cellulare che, come mio solito, avevo dimenticato sul tavolo. I nostri sguardi si sono incrociati e soffermati quel secondo in più del necessario. Eravamo attratti l’uno dall’altra, quella piacevole sensazione, inspiegabile ed inconscia, che ti spinge verso un perfetto sconosciuto. Come se fosse una calamita il cui campo magnetico ti attrae.

E’ un’essenza, non un sentimento ed è bellissimo.

L’emozione è tale da strapparmi un urlo, il tempo sembrava non trascorrere mai invece sono qui ad imballare le ultime cose, pronta ad iniziare una nuova vita. Mi immagino a sistemare il giardino mentre Davide prepara il pranzo per poi sederci insieme a tavola e terminare con il dessert in camera da letto. Sorrido all’idea. Sto andando a convivere, sta davvero per accadere!

Scrivo alle ragazze senza aspettare risposta, so che ognuna lo farà quando potrà e che qualcun’altra non la farà affatto. Emma non li legge nemmeno, speriamo che quella pazza di sua zia riesca nell’impresa di farla tornare alla vita, non ho mai visto nessuno soffrire tanto e non se lo merita; Andrea è in Sri Lanka adesso, da quando è partita non ha più fatto ritorno e Sophie … Sophie ha i suoi tempi. La sola sempre puntuale è Iris, mai potrebbe mancare una risposta o darla in ritardo.

Ci siamo sempre chiamate così, “ le ragazze”,  e credo continueremo a farlo anche quando “ragazze” non saremo più. Siamo amiche da anni, da quando abbiamo cominciato a giocare insieme a pallavolo. Da lì non ci siamo più lasciate.

Le migliori amiche che si possano desiderare.

***

Apro la persiana del bagno, il cielo non promette nulla di buono, ma un timido sole si affaccia dietro il Resegone. Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno tra due catene non interrotte di monti. Vivo in un piccolo paese tra Como e Milano, tra laghi e montagne, dove il verde è perenne e tutto funziona come dovrebbe. Una volta ho incontrato una ragazza cinese che mi ha fermata per chiedermi un’indicazione. Essendo io molto loquace e altrettanto curiosa, abbiamo iniziato a chiacchierare e ho scoperto che in Cina ci sono corsi universitari di filologia manzoniana. In Cina!  E’ motivo di orgoglio appartenere ai luoghi che hanno dato i natali alla travagliata storia d’amore di Renzo e Lucia. Spesso non ci rendiamo conto di quanta bellezza ci circonda e andiamo a cercarla altrove. Penso ad Andrea, ma nel suo caso era se stessa che andava cercando. E si è trovata.

“Buongiorno amore” la voce ancora assonnata di Davide mi dà il buongiorno ogni mattina, un’abitudine nata in un giorno di pioggia, mentre percorrevo la statale a passo d’uomo per l’acqua torrenziale. Alcuni veicoli si erano fermati ai lati della strada per la quasi totale mancanza di visibilità, io no. Figuriamoci se mi fermano due gocce d’acqua, io proseguo! Dopo due secondi un lampo ha illuminato il cielo a giorno e il fragore assordante di un tuono mi ha fatta trasalire; mi sono accostata e ho chiamato lui, un pò per paura, un po’ per compagnia, un pò per condividere l’emozione del momento: essere sotto controllo di un temporale impetuoso, senza riuscire a vedere altro se non acqua che cade copiosa da un cielo gonfio e pieno di sé.

Da quel giorno ci sentiamo ogni mattina, una delle tante piccole cose che fanno di lui e di me, un noi.

“Buongiorno amore, hai dormito bene? Io benissimo! Ho scritto alle ragazze, ho voglia di vederle. Oggi arrivano i mobili finalmente, ci vediamo stasera di fronte casa? Non potrò fermarmi a lungo, ho gli allenamenti delle Under 16 alle sette e mezza e ….”

“Si sente che sei frizzante!”

“Io sono felice!” lo dico convinta, lo sono davvero.

“Ci vediamo alle sei e trenta a casa. Nostra.”

Casa nostra … lo ripeto mentalmente e pur mancando pochi giorni, ancora stento a credere di star iniziando una nuova vita accanto a lui. Ripenso a tutte le volte in cui mi chiedevo cosa avrei fatto da grande, se avessi trovato un lavoro che mi piace e una persona con la quale condividere una vita semplice, ma intensa ed eccomi qui, a sorridere ogni volta che lo penso, emozionarmi ogni volta che lo vedo, eccitarmi ogni volta che lo tocco e sentirmi a casa ogni volta che lo abbraccio. Accanto a lui tutto diventa bello, divertente, stimolante. Mi fa sentire una persona migliore.

Mi sembra di vivere un amore unico, mi sembra che gli altri non possano capire quanto ci amiamo perché non hanno mai provato un sentimento tale. Così come quando soffro, sto male al punto da credere di essere solo io a soffrire tanto, che nessuno può capirmi perché nessuno ama così. Poi ripenso a Emma e comprendo che siamo tutti convinti di essere unici quando, in realtà, proviamo le stesse emozioni, ma in modo diverso.

***

L’aroma del caffè pervade la stanza. Prendo la sola tazza rimasta e verso l’intera caffettiera. Sin da piccola il profumo del caffè aleggiava per la casa già alle prime luci del giorno. I miei genitori ne sono assidui bevitori e hanno trasmesso a noi questa piacevole abitudine. Da bambina quel profumo mi diceva che papà era sveglio e da lì i primi rumori usuali del mattino iniziavano a sentirsi nelle altre stanze; mia mamma che andava in bagno, mio fratello che la chiamava ed io che fingevo di nulla aspettando fosse lei a venirmi a svegliare. Sorrido al ricordo di lei che entrava sapendo non stessi dormendo, ma fingendo di non accorgersene chiamandomi e accarezzandomi dolcemente per svegliarmi. Questo i primi anni, poi il suo destarmi è diventato irrompere in camera mia aprendo finestra e persiana e minacciando che se non mi fossi alzata entro cinque minuti avrebbe chiamato papà. Quella frase riusciva a farmi saltare dal letto e volare in bagno in men che non si dica!

Chissà se Matteo, mio fratello, ricorda quel giorno in cui è andato a scuola con il pigiama sotto i vestiti. Era un bambino e si è vestito talmente in fretta dopo la frase fatidica che si è dimenticato di levarselo. Si è infilato la tuta, ha messo scarpe e giubbino ed è andato a prendere l’autobus. Ci siamo accorti solo al suo ritorno ci fosse qualcosa di strano, era sudato fradicio. L’espressione di mamma era un misto tra incredulità e sconforto. Non sapeva se ridere o piangere e quando gli ha chiesto perché non se lo fosse tolto durante l’intervallo, la sua risposta è stata “non ho avuto tempo mamma, stavo giocando!”.

Gli mando un messaggio, sarà in treno, destinazione Milano. Risponde subito : Davvero? Non me lo ricordo! ahahahaa. Arrivano i mobili oggi? Sister, se hai bisogno fai uno squillo. Gli rispondo con un bacio, non ha mai detto no ad una mia richiesta di aiuto.

Sorseggio il  caffè, nero e amaro come piace a me e accendo una sigaretta, la prima del mattino. La temperatura esterna è fresca a quest’ora, ma durante il giorno è ancora piacevole pur essendo ottobre. Tra due settimane cambieranno l’ora e sarà buio già alle 4 di pomeriggio; come se mi tagliassero le gambe.

Amo la luce, amo il giorno, mi danno energia e voglia di fare, mentre quando scende la sera mi spengo, come una candela consunta. Sono sempre stata così, quando arriva l’ora del crepuscolo mi comporto come il sole: sono ancora lì, ma né mi vedi e né mi senti. Forse è quello il motivo per cui ho un impegno ogni sera, per non crollare sul divano.

Toilette, denti e via!

A differenza degli altri lunedì, oggi so cosa mi attende ed è esattamente ciò che voglio: una vita colma di piccole cose, di piccoli passi, di piccoli gesti. Piccole gioie di una vita semplice che suscitano in me grandi emozioni.

Capitolo 2

Chiudo la porta alle mie spalle e scendo in garage. Le chiavi! Risalgo i pochi gradini maledicendomi per aver impacchettato lo svuotatasche prima del dovuto. E’ un oggetto del tutto sottovalutato che mi ha salvata più volte. Dimenticherò sicuramente qualcosa durante il trasloco e dovrò tornare per l’ennesima volta a casa. Non riesco a capire come possa essere tanto precisa e puntuale sul posto di lavoro quanto sbadata nel resto : mi dimentico tutto. Dimentico di chiudere: ante, antine, cassetti, porte, rubinetti; dimentico di spegnere:  luce, televisione, stereo, caffettiera. Dimentico il cellulare, le chiavi, gli anelli sul lavandino quando lavo le mani, oggetti vari appoggiati chissà dove mentre sono sovrappensiero e ritrovati dopo giorni, in qualche armadio se non in frigorifero. Una volta ho trovato il bicchiere con la spremuta d’arancia appena fatta nell’armadio in camera. Per ritrovarlo ho dovuto ripercorrere tutte le azioni precedenti per ricordarmi di aver aperto l’armadio e appoggiato la borsa. Non so se sia Alzheimer precoce, so che mi succede solo a casa, è come se uscita dall’ufficio prendessi il mio cervello e lo mettessi in stand by, pronto all’uso se necessario.

Ma ora c’è Davide, la mia memoria esterna.

Non ricordo il numero di volte che mi ha salvata ricordandomi di prendere questo o quello. Ogni volta che mi fermo a dormire da lui, prima di uscire per andare a lavorare, mi elenca tutti gli oggetti che sa devo portare con me; è diventato quasi un gioco e non solo non mi sento offesa, mi piace e mi tranquillizza. E’ uno dei suoi mille modi per dirmi “io ci sono”.

Percorro a memoria la strada verso l’ufficio e giro automaticamente a sinistra. Sono anni che lavoro in questo studio e il percorso per arrivarci è diventato parte integrante della giornata lavorativa. Probabilmente non mi piacerebbe altrettanto se lavorassi a cinque minuti da casa e potessi andarci a piedi. Mi piace salire in macchina, mettere la mia musica preferita e accendermi una sigaretta. E’ un rituale che mi mancherebbe altrimenti, un’abitudine che scandisce il tempo, il mio tempo, come chi si legge il giornale prima di andare al lavoro, chi si fa la doccia tutte le mattine, chi è solito prepararsi una lauta colazione o chi invece ha la sua tappa al bar. Azioni che negli anni sono divenute parti integranti della nostra quotidianità, al punto da sentirne la mancanza quando non le compiamo.

Una lieve pioggerellina comincia a cadere da un cielo plumbeo; non promette nulla di buono. La strada è più trafficata del solito a causa dell’asfalto bagnato; alzo il volume della radio e mi rassegno all’idea di impiegare più del dovuto per arrivare in ufficio.

Una goccia mi cade sul braccio, mi accorgo di avere il finestrino abbassato e  lo alzo, ma mi fermo.

Inspiro profondamente e poi lascio andare: non ricordavo quanto mi piacesse il profumo della pioggia.

Quando sta per piovere l’aria emana un altro odore, come se volesse avvisarci dell’arrivo repentino dell’acqua. E’ più una sensazione che un fatto, ma c’è un preciso istante in cui si sente che qualcosa sta per accadere, ma per accorgersene occorre fermarsi.

Mio nonno se ne accorgeva sempre; mi prendeva per un braccio e mi diceva “lo senti? E’ l’odore della pioggia.” La prima volta di cui ho memoria ero solo una bambina, ho annusato l’aria perché me lo ha detto il nonno e il nonno non mi prenderebbe mai in giro. Mi sono messa accanto a lui, ho chiuso gli occhi e l’ho sentito, aveva ragione : c’era qualcosa di diverso. Da allora riconosco quell’odore e quando si avvicina un temporale, mi fermo, chiudo gli occhi e annuso l’aria.

Spesso mi dimentico di rallentare rischiando di perdermi il piacere del viaggio.

Andrea me lo diceva sempre e ancora oggi me lo ripete durante le nostre rare videochiamate. Tu corri troppo, non ti godi il viaggio. Non importa sia il percorso tra casa e lavoro o un volo oltreoceano, ci sono mille sfaccettature da cogliere in ogni momento, piccoli particolari che possono trasformare il viaggio in un’avventura, che ti emozionano, che ti fanno accorgere ci sia altro non solo oltre l’andare, bensì nell’andare stesso.

Quanto mi manca Andrea, la viaggiatrice del gruppo e probabilmente quella più coraggiosa ( o incosciente?) tra noi. Controllo il cellulare, ancora nulla, ma non sono solo le 8 del mattino.

La pioggerellina è diventata un acquazzone. Gli enormi pioppi che costeggiano la strada ondeggiano al ritmo del vento che si fa sempre più forte e l’erba alta dei pochi spazi aperti rimasti, danza con essi. Non è una bella giornata se con bella si intende soleggiata, ma nessuna giornata di sole ha il fascino di un temporale. Sarebbe bello poter fare retromarcia, rientrare a casa e stendermi sul divano, al calduccio, con Davide accanto mentre il rumore della pioggia che cade ci concilia il sonno. Un dolce far nulla, come diceva mio nonno e la sua immagine torna alla mente mentre è tutto intento a guardare la partita del Milan, si accorge di me, si volta e mi sorride. Un sorriso capace di illuminare il mondo.

Non c’è verità più vera di quella che non ti rendi conto di quanto sia importante una persona finché non ti viene tolta.

Un brivido mi percorre la schiena, penso ad Emma. Da quando Luca l’ha lasciata è scomparsa e nonostante gli innumerevoli tentativi di contattarla, si è sempre negata. Dovrebbe tornare tra qualche giorno da Bali, speriamo le abbia fatto bene trascorrere del tempo con sua zia. Se non altro non si sarà di certo annoiata, quella donna è un terremoto!

Dolce Emma, sempre pronta ad aiutare gli altri. Se Davide mi lasciasse da un giorno all’altro ne morirei. Mi ama tantissimo, ma anche Luca amava Emma eppure … forse Davide ha ragione, erano profondamente diversi. Anche noi lo siamo, ma è una diversità che ci unisce. Siamo come un aquilone, dove io sono la velatura sospesa nell’aria e lui la corda che mi lega a terra. Imprescindibili l’uno dall’altra.

Alzo il volume dello stereo e mi godo il resto del tragitto.

Inizia il countdown … meno 5 giorni.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Azzurra Tornaghi
Mi chiamo Azzurra, viaggio per i cinquanta e non ho un lavoro stabile, mi destreggio in più cose con l’obiettivo di ritagliarmi più spazio possibile per poter scrivere.
Sono nata e cresciuta nella ricca Brianza, in Lombardia, un buon lavoro, una casa, famiglia, amici e un amore. Una vita comune a tante altre che trascorrevo quotidianamente, ma che sentivo non appartenermi.
Finché una mattina ho messo in pratica ciò che pensavo da tempo, smettendo di lamentarmi per ciò che non avevo e andandolo a prendere. Ho mollato tutto, comprato un biglietto per Bangkok, uno zaino e, impaurita, ma decisa e con mille punti interrogativi, sono partita per un lungo viaggio che mi ha cambiato la vita.

Oggi credo di essere una persona migliore, vivo nella soleggiata Sicilia, a Siracusa e piano piano sto costruendo la vita che ho sempre desiderato vivere.
Quando tocchi con mano tutto cambia.
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