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Le sei spine della rosa

Le sei spine della rosa
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Consegna prevista Aprile 2023

La storia di Olivia Rose non si discosta troppo da ciò che ognuno di noi potrebbe vivere.
Chiunque può trovarsi dinnanzi a se stesso senza sapere come decifrarsi, come amarsi.
Sebbene alcune voci sembrino tanto radicate da far paura, tanto da scavare in noi dei crateri, ce ne sono altre che muovono le zolle e sollevano montagne.
Difficile da credere per una fanciulla che ha fatto della sua solitudine una confort-zone.
Difficile credere che esista qualcuno di vero, qualcuno che creda realmente in lei.
Allora il “limite”, o quel che si considera tale, assume toni meno spaventosi… specialmente se, condividendolo, si trasforma in opportunità di rivalsa.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché si compone di numerose verità che riguardano non soltanto Olivia Rose, bensì anche la sottoscritta.
Dedicarmici mi ha permesso di tenermi a distanza da una terrificante carenza di stimoli, mi ha concesso di sognare laddove paiono non esserci soluzioni.
Ho scritto un romanzo che desidera sottolineare la bellezza delle cose, spalancando gli occhi di chi guarda alla disabilità del corpo e dello spirito con distaccata sufficienza.

ANTEPRIMA NON EDITATA

<> dice a sé stesso, per darsi un contegno. Nessun essere umano al mondo può valere il suo tempo tanto quanto lo valeva lei. Nessuno altro ha più diritto alla sua attenzione.

Si china sotto il pergolato e cammina lentamente reprimendo il calore che sta divampando nelle guance. Vedere il suo impetuoso padre ridotto in quello stato lo sfibra, lo fa sentire impotente. Quando in precedenza lo udiva arrivare a casa loro, l’uomo si affacciava alla finestra del primo piano, ma da quando è accaduto il fatto nessuno lo smuove più: il ragazzo crede che non se ne renda nemmeno conto. Da quando sua moglie se n’è andata, poche settimane prima, di lui non resta che uno spettro. I suoi ragionamenti sono offuscati da pensieri rassegnati a cui Isaac non sa porre fine.

Lui stesso è angosciato dalle perplessità.

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Si ricorda del momento in cui l’uomo gli aveva immediatamente spiattellato l’articolo di giornale insieme ad un risolino sarcastico, desolante, dicendo che secondo lui avrebbero dovuto tacere e onorarla del rispetto e della discrezione che meritava. Aveva anche espresso il proprio rammarico furibondo con la stampa, ma sembrava che la notizia dovesse per forza insorgere e finire sopra ogni testata giornalistica. La sua fotografia svettava in prima pagina. I suoi capelli nerissimi… le dita affusolate fra cui il medio, scavato sul lato destro dall’impegno verso la scrittura… la fronte corrucciata… <> si ripete a voce bassa. Le immagini della notizia riportata sul giornale scorrono velocemente senza che lui possa fermarle. La voce s’incrina ma non vuole dimenticare quelle parole scritte da individui lusinghieri che non la conoscevano. Pronuncia il nome di lei sulla soglia di casa e il padre si volta a guardarlo, attonito. <> continuò tralasciando alcune parti. <<…luogo che ha significato molto per la scrittrice, secondo le sue vecchie dichiarazioni.>>

In seguito il telegiornale aveva mandato in onda uno speciale su di lei, in cui è stata elogiata e commemorata per il suo scrivere assai personale, profondo, vago e inafferrabile. Nessuno pareva conoscere la sua persona. I suoi libri sono stati analizzati e scomposti nelle loro parti, per cercare un punto che potesse rendere nitida la vicenda. Qualcuno ha inoltre affermato che il suo dramma sarebbe rimasto motivo di sconcerto per molti e che le sue parole sarebbero rinate e poi riscoperte in ciascuna generazione a venire.

<> Isaac riconosce che l’affetto che prova per lei è ancora vivo, ma inguaribile. Si è arreso, entrambi lo sanno. <>

<<Basta, Isaac.>> L’uomo si aggira per la stanza, lo sguardo perso nel vuoto.

<>

<<No, papà… la stampa non conosce la ragione per cui è morta. Io non ne ho idea, nessuno lo sa.>>

<> l’affermazione lascia trapelare il suo rifiuto ad ascoltare chiunque tenti di avere una conversazione utile e decorosa. <>

In un angolo dell’ingresso, accanto allo stereo, c’è una pila di oggetti dalle dimensioni più disparate, come vasi, libri divaricati, tele vuote, pennelli rovinati e scartoffie. I vasi sono originali, dipinti a mano ed elaborati nei minimi particolari. Fra tutti, sono quelli che hanno mantenuto il loro rigore. I libri erano della donna, ne è certo; li leggeva seduta in quella poltrona alla sua sinistra che nessuno di loro due osava più toccare. Quelle cose appartenevano a lei e al padre e non ricorda di averle notate in precedenza. In quell’ammasso di roba disordinato e trascurato è presente anche una tela terminata, un vecchio fantasioso progetto dell’uomo. In primo piano è rappresentata la moglie poco lucidamente, con il suo sguardo triste, schivo e pensoso. Vaghe e confuse le linee e le forme. Com’era giovane, sussurra.

Pur impressionandolo, gli dà un senso d’incompletezza, di mistero.

<> La sua occhiata triste e adirata lo spaventa, tanto che il ragazzo indietreggia e si morde la lingua. Quella donna, l’unica che era riuscita in qualche modo a renderlo un essere pensante più libero, ma libero sul serio, con la sua assenza lo ha spento ed annientato. L’ultima volta che lo ha visto così era appena morta la nonna paterna di Isaac, Wendy, e in seguito anche il marito. Era stato il culmine, anche se in seguito ha avuto modo di scoprire che sarebbe successo qualcosa di ancora peggiore.

<<L’unica cosa che so è che non esiste più. Non ho più voglia di pensare, di domandarmi come e perché. Mi ha lasciato, basta. Mi ha lasciato solo.>>

<<Papà, ci sono io. Sai che puoi contare su di me.>> Il suo sguardo si ammorbidisce un po’ e le gambe cedono verso di lui. Lo accoglie fra le braccia. Caotico e appassionato, così lo definiva lei. L’uomo si asciuga le lacrime contro la sua camicia appena lavata. <>

Avrebbe voluto celebrare il funerale al più presto, per fingere di chiudere quel raccapricciante e confusionario capitolo in cui si è immerso. Isaac al contrario sarebbe intenzionato ad aspettare che le circostanze si chiariscano e che si palesino anche le ragioni. In definitiva, devono attendere il ritrovamento del corpo.

Nella tasca dei jeans c’è la copia della lettera d’addio che lei gli aveva lasciato. La porge al ragazzo senza dire nulla e gli chiude attorno la mano. La stringe. Sempre con più forza, in modo da sentire quasi la sua presenza attraverso il palmo e la durezza insita nel richiamo che avverte, chiaro e risonante. Non ha senso cercare di ammansirlo. Non fa bene a lui e permette all’oscurità di ricoprire la memoria di lei. È una di quelle cose che non puoi ignorare, poiché farlo significherebbe ledere l’intoccabile onore e l’immortalità di una donna.

<>

Suo padre si allontana osservandolo per intero, abbassa lo sguardo e si gira, dandogli la schiena. Il ragazzo intuisce a malapena cosa pensa, ma vorrebbe saperlo a tutti gli effetti per riferirgli ciò che crede abbia bisogno di sentirsi dire. La schiena ricurva gli dà quel senso di malinconia e deprivazione che in lui è irriconoscibile e spaventosamente squilibrante. Annuisce al vuoto, svanito.

<> Con fatica si leva le scarpe che due settimane prima aveva pulito con cura ma che sono sempre state imbrattate di colore. <>

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Alessia Ermini
Sono nata a Brescia all'inizio del nuovo millennio. Ho avuto il primo riscontro per quanto riguarda la scrittura associandomi ad un'emittente televisiva locale, la quale presenta una rubrica di testi poetici. Tale passione mi accompagna già dagli anni dell'infanzia e, com'è naturale, invecchierà con me.
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