Anno 529 degli Albreombra. In un mondo illuminato da due lune, Nika crede di essere un semplice botanico. Peccato che la sua memoria non vada più in là, degli ultimi otto anni vissuti. Orfano, disperso o sopravvissuto? Non lo sa. Del suo passato conserva solo un nome e un incubo che lo perseguita ogni notte. Nonostante tutto, si è costruito una nuova vita: amici, un lavoro, un futuro…una taglia sulla testa. Ops, scusate, ma le storie allegre non mi piacciono e anche questa, inizia come ogni altro buon racconto: un omicidio. Un delitto che metterà in moto ogni cosa, incastrando Nika e costringendolo alla fuga insieme al suo migliore amico e al più burbero dei cacciatori di taglie. Tre improbabili eroi, o tre probabili sfigati, in una corsa contro il tempo alla ricerca della verità. Un viaggio che li porterà a scoprire che il loro mondo non è affatto come credono.
Quindi avanti, vi sfido a svelare ogni segreto di Giaire e a inseguirne il passato tra le ombre insieme a loro!
Perché ho scritto questo libro?
Fin da bambina il mondo mi è sempre sembrato troppo piccolo: c’era sempre qualcosa da scoprire o da inventare. Da questa curiosità è nata Giaire, un mondo popolato di creature insolite e storie che, crescendo con me, sono diventate una saga. “Le Stagioni di Giaire” non sono solo fantasia, ma il mio modo di osservare la realtà. Tra misteri, indizi e false piste, vi sfido a scoprire ciò che si nasconde dietro le apparenze. Perché nulla è mai come sembra e tutto ha un inizio e tutto ha uno scopo.
ANTEPRIMA NON EDITATA
Quando Nika finì di mangiare il pane, si voltò di nuovo verso Oliver, incuriosito.
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Oliver si alzò sprezzante. <>
Era evidentemente arrabbiato e scosso.
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Oliver lanciò un pugnale contro l’armadio: la lama si conficcò fino all’impugnatura. Nika guardò quella povera anta di legno crivellata e si chiese se le maglie all’interno fossero ancora tutte intere.
Oliver si sedette sulla panca, incurvato e senza più energia.
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Il tono era spezzato, lo sguardo perso sul muro, triste e vuoto.
Nika lo raggiunse e gli strinse una spalla. <<Andrà meglio.>>
Lo disse quasi più a sé stesso, ma il principe annuì, sorridendogli.
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Lo disse con slancio, per poi tornare in piedi, di nuovo pieno di vita. A volte i cambi di umore improvvisi di Oliver lo spaventavano: un attimo prima tuoni e fulmini, l’attimo dopo cieli tersi e fontanelle gorgoglianti.
Nika sorrise e lo guardò andare trafelato verso lo scrittoio. L’amico si voltò con occhi pieni di una nuova luce e, senza alcuna cura, tolse il quadro che lo raffigurava con suo padre a cavallo. Lo lasciò cadere a terra, spaccando la cornice già rovinata.
Dietro, Nika vide un insieme sproporzionato di fogli, appunti, disegni, mappe, tutto collegato da fili rossi e blu di lana. Sembrava un’opera d’arte di un ubriaco o di un folle. Guardò prima quel caos, poi Oliver, che sorrideva con tutto sé stesso, fiero del suo capolavoro.
Nika scese dal letto e, sbalordito, si avvicinò. Era senza parole. Vide molti dei suoi schizzi sulle piante, copie dei suoi appunti che teneva negli erbari -ecco dove li aveva cacciati tutti i disegni che gli aveva chiesto qualche luna prima-. Vide appunti con la grafia di Oliver, ma anche tanti altri scritti in un corsivo che non riconosceva. Poi mappe su mappe, di ogni genere.
Guardò il principe e, alzando le sopracciglia, fece una domanda muta.
Oliver sorrise. <>
Nika scosse la testa, esasperato. Di nuovo quella storia. Incrociò le braccia al petto.
<<Oliver, ti sei beccato due frustate per queste tue idee, e tu tieni tutta ‘sta roba nascosta sotto il quadro di te e tuo padre?>>
Oliver lo allontanò per staccare un disegno dalla parete. Era uno schizzo di due mani a coppa che sorreggevano un mare in tempesta e un’isola dalle alte montagne.
Nika lo prese: sapeva bene cos’era.
Gli storici dicevano che quando il Tempo aveva distrutto tutti i mondi creati dalla vita, ovvero da Ahila, aveva incrinato il cuore alla sorella, Zhila, la Morte. La leggenda narrava che Zhila, per salvare gli uomini — ultime creature di Ahila sopravvissute — avesse raccolto le sue lacrime tra le mani a coppa e lasciato in quel mare i pezzi del suo cuore infranto. Sul più grosso era poi sorta Riarma, e sugli altri Mitravel, Isola del Faro e l’Arcipelago delle Schegge, rinominato poi “dei Relitti” perché impossibile da navigare in sicurezza.
Si diceva che fosse quello il motivo per cui i mari lontani dalle coste fossero impossibili: era la Morte che li teneva al sicuro dalla fine del mondo.
Nika lo guardò senza capire dove volesse andare a parare, e Oliver gli sventolò il disegno sotto al naso.
<<Nika, non puoi credere che il nostro mondo sia sospeso nel nulla tra le mani di una dea dal cuore a pezzi. Dai, è ridicolo!>>
Nika scosse le spalle: sinceramente non ci aveva mai pensato.
<> Oliver alzò gli occhi al cielo <<Sì… e dicono che le Lune sono gli occhi della Morte che ci tiene al sicuro, le nebbie i suoi capelli che cadono dal cielo, e le montagne sono fredde per via del suo fiato. E che non si può risalirle perché ti fa volare via.>> Oliver scosse la testa infervorato, le guance rosse e il tono sempre più sicuro << Bella la loro semplicistica tiritera sul mondo! Giusto?! Facile pensarla come loro e per non farci mancare nulla anche una bella minaccia mistica: “chiunque osi superare le barriere della Morte viaggerà fino ai confini e lì incontrerà le sue pallide dita e il suo giudizio eterno!” un mucchio di stronzate!>> lo disse con rabbia scimmiottando la voce monotona di molti storici che lavoravano e predicavano a castello. Quella nota sarcastica e strafottente, un po’ troppo ad alta voce, gli valse un’occhiataccia da parte di Nika.
Oliver lo guardò beffardo. <<Cosa? Non devo farmi sentire? Oh, fidati, mi hanno già sentito! Credi non abbia chiesto? L’ho fatto perché, per esempio, Milad non ha alcun senso! Cos’è la sua luce che ci inonda ogni mattino e dove va a finire la notte? Sai cosa mi ha risposto Alibert!? Che è l’occhio del Tempo e che viene sconfitto ogni giorno dalla Morte in un ciclo eterno!>>
Nika sorrise: il capo storico di Mai, a detta di tutti, era l’uomo più saggio di Riarma. Il ragazzo scosse la testa.
<<Oliver, non lo so. È questo che ci insegnano…>>
Oliver piantò il disegno sul muro usando un tagliacarte. <>
Si voltò a guardare il suo capolavoro, accarezzando la carta e sospirando.
Nika sorrise. Quello era Oliver: due occhi sognanti più grandi anche delle Lune.
Il ragazzo riprese: <>
Lo guardò speranzoso, e Nika capì all’improvviso il motivo delle sue richieste. Sulla parete c’erano i disegni solo della Vanilla, di alcune piante aromatiche, della Cannibella, degli alberi di Cararo e delle pannocchie del grano verde.
Nika scosse la testa. <>
Oliver lo guardò deluso. <>
Nika alzò le braccia al cielo, esasperato. Così era impossibile. Ora capiva perché Oliver gli avesse fatto tutte quelle domande sulle piante che lui definiva “esigenti”. Vero, erano piante che vivevano praticamente solo in serra, erano delicate e, Lune, ogni anno doveva faticare per tenerle in vita. Ma potevano esserci molte altre spiegazioni. Certo, fantasticare che fossero originarie di una terra lontana da cui provenivano anche gli uomini era più divertente, ma erano solo ipotesi: non ci si poteva fidare di così poche briciole.
Oliver però era infervorato. <>
Lo disse picchiettando il disegno di un grosso veliero, circondato da quella calligrafia che Nika non conosceva.
Nika lo guardò preoccupato. <>
Oliver roteò gli occhi. Odessa Minera era, tecnicamente, la sua promessa sposa — o meglio, il partito scelto da re Auron. <>
Nika lo fermò. <>
Oliver annuì, ma non sembrava affatto demoralizzato. <<Nika, sono fiabe. Leggende per far stare i navigatori qui. Con le piccole due vele che costruiscono oggi sarebbe una follia anche solo pensare di superare gli arcipelaghi… ma fidati, un tempo lo facevamo. Odessa dice di aver trovato il disegno nella biblioteca di suo padre e, secondo Joen, risale a ben prima di cinquecento anni fa. Perché avrebbero fatto un progetto così, se non per salpare oltre Ultima Onda?>>
Nika rimase stupefatto. Una nave fatta per navigare in mare aperto, proveniente da un passato che nessuno conosceva per certo. Scosse la testa. Ovvio che c’erano strane coincidenze e sì, a vederla da quella prospettiva, molti tasselli sembravano andare al loro posto… ma erano congetture. E vivevano in un mondo in cui le congetture facevano molte più vittime di una spada.
Re Auron odiava tutto ciò che usciva dai tracciati canonici degli storici: criticava e temeva il progresso, e credeva fermamente a ogni leggenda, anche la più piccola. Anche solo parlare di una terra più vasta sarebbe valso a chiunque un biglietto di sola andata per la prigione, per diffamazione storicoreligiosa. Ed essere suoi figli non garantiva alcun trattamento speciale. Anzi.
Guardò il principe. Ora capiva il motivo della lite della sera prima: Oliver credeva di essere a una svolta.
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Oliver annuì, estasiato. Era folle di gioia e non riusciva a stare fermo. <>
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