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L’eco di Sobby Hill

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Un’isola avvolta dalla nebbia e una dimora isolata in cima a una collina, dove il mare e il vento sembrano custodire antichi segreti.

Mia, giovane giornalista italiana, arriva a Fogmoor per indagare su una scomparsa mai risolta, ma ciò che doveva essere un semplice reportage si trasforma in un viaggio interiore, fatto di ricordi, ombre e rivelazioni che mettono in discussione la linea sottile che separa la realtà e la memoria.

Tra sogni che sembrano ricordi e presenze che non trovano pace, Mia dovrà affrontare il peso del proprio passato e quello di un luogo che vive di echi, voci e silenzi.

Capitolo 1

Roma, Italia – Settembre 2021

Si avvia alla scrivania. Nel buio del suo studio Luca ha appena finito di fumare una sigaretta. Con una lieve pressione accartoccia il filtro nel posacenere di fianco al computer. Facendosi spazio tra la scrivania e l’ampia sedia, si abbandona, pesante, a una lenta caduta. Una leggera luce entra dalle imposte chiuse della finestra creando un bagliore che, come un proiettile, attraversa la spessa coltre di fumo. Tra le mani gira e rigira un registratore. Uno di quelli con i tasti frontali. L’ha ricevuto in una busta, insieme alla sua lettera. Non l’ha più sentita. Di Mia gli è rimasto solo quel malandato apparecchio. Quante volte l’aveva pregata di buttarlo via? Di comprare qualcosa di più moderno.

L’aveva mandata a Sobby Hill per quel podcast, con la speranza di smuoverla dal torpore in cui era precipitata.

Lento, inserisce il jack delle cuffie nell’uscita apposita del registratore, preme play e abbandona la testa all’indietro, lasciandosi trasportare.

La voce di Mia, insicura, inizia a parlare.

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Capitolo 2

Fogmoor, Irlanda – Gennaio 2021

Guardo fuori dal finestrino. Ogni cosa intorno a me è cupa e la pioggia rimbalza copiosa sul tetto dell’auto. Non riesco a ricordare una pioggia così intensa e un freddo così pungente prima. Forse oggi il cielo riflette il mio stato d’animo, forse anche le nuvole, come me, hanno troppi pensieri e, stracolme, non hanno retto il peso, abbandonandosi alla liberazione della pioggia. In lontananza, la mia mente ovattata percepisce la radio che silenziosa risuona all’interno dell’abitacolo. Il tassista prova a instaurare una conversazione con me più volte, ne sono certa. Ma non ha avuto successo. Una canzone mi raggiunge da lontano, destando la mia mente dal torpore. Come un carillon, suona delicata trasportandomi nei meandri dei miei ricordi. Dove l’ho sentita l’ultima volta? Perché la conosco? Forse mi ricorda mamma.

Lo scenario fuori dall’auto è ora diverso. Superiamo il paese di Fogmoor, diretti a Sobby Hill. Ho letto che la dimora si trova su un’isola, appena fuori dal gruppo di case, in cima alla collina, ed è collegata alla terra ferma solo da una breve strada che attraversa il mare, la stessa che stiamo percorrendo ora. L’impressione è che, allontanandomi dal centro abitato, io stia entrando in una nuova, claustrofobica, dimensione. L’unica via d’accesso – o di fuga – è una strada che a ogni alta marea scompare, inghiottita dall’acqua e che sembra voler inghiottire anche me da un momento all’altro.

L’auto prosegue su per l’isola percorrendo una lunga salita fatta di curve. Mi ricorda un serpente che, silenzioso, si inerpica lungo un sentiero, quasi a volersi nascondere. Ci fermiamo di fronte a un grosso cancello in ferro battuto. La pioggia incessante continua a picchiare con forza sulle nostre teste. Una figura con indosso una mantella nera si avvicina, ci apre, e l’auto riparte. Mentre la ghiaia, scricchiolando, si abbandona al nostro passaggio, raggiungiamo l’ingresso della dimora.

«Eccoci, signorina, benvenuta a Sobby Hill. Sono dieci euro grazie.»

Senza proferire parola, estraggo il compenso per l’uomo. Risistemo il borsellino all’interno del bagaglio e afferro la maniglia della portiera. Prima di uscire dall’auto rivolgo un ultimo fugace sguardo allo specchietto retrovisore. Gli occhi dell’uomo mi osservano curiosi.

Sento freddo.

Esco velocemente, senza dire nulla e l’auto si allontana sulla ghiaia scricchiolante.

Di fronte a me Sobby Hill mi scruta severa.

Un tuono esplode alle mie spalle, facendomi balzare il cuore in gola e spingendomi a entrare.

***

Din don, premo il campanello sulla scrivania in legno nella hall. Il luogo appare deserto. In lontananza avverto dei passi.

Una bionda signora si affaccia da una stanza, appena dietro al bancone: «Buon pomeriggio cara, posso esserti d’aiuto?».

«Salve, ho prenotato una camera.»

La signora mi sorride e si avvicina al registro degli ospiti. «Certo, il tuo nome?»

«Mia De Angelis. Ho prenotato online dal vostro sito. Le chiederei anche, nel caso si rendesse necessario, se fosse possibile prolungare il soggiorno.»

«Nessun problema. Ho solo bisogno di un documento per segnarti a registro,» mi sorride «per il saldo possiamo sistemarci quando ripartirai.»

La signora sembra gentile e, dopo aver segnato il mio nome e afferrato le chiavi dalla bacheca alle sue spalle, mi fa cenno di seguirla.

Sto al passo, o almeno ci provo. «Io sono Misty e aiuto la padrona della struttura a gestirla. Di qualunque cosa avrai bisogno puoi chiedere a me, sarò lieta di aiutarti.» Percorriamo gli interni di Sobby Hill. «Questa è la sala da pranzo e, più in là,» mi fa cenno con il dito indicando un grosso salone «trovi la stanza in cui gli ospiti si riuniscono.» Un lungo divano rosso la fa da padrone, intorno a lui un paio di poltrone. Davanti, un imponente caminetto. Al lato, grandi scaffali pieni di libri. «Puoi leggere ogni volume presente su quella grande libreria, giocare a carte o rilassarti davanti al camino se preferisci. Sai, in questo periodo dell’anno fa piuttosto freddo qui a Sobby Hill. Penso che apprezzerai il focolare del caminetto. Come potrai notare non abbiamo televisioni, è una scelta precisa della struttura. Ci teniamo che i nostri ospiti sfruttino al meglio le potenzialità del luogo godendo della pace e del silenzio che offre.»

Proseguiamo lungo una grande scalinata che ci porta al piano di sopra.

2025-05-13

Aggiornamento

Ce l’abbiamo fatta!!! Con immensa gioia vi confermo che abbiamo raggiunto le 200 copie necessarie per la pubblicazione! Non potrei essere più grata a ciascuno di voi per aver scelto di credere in questo romanzo – e in me. Grazie di cuore 🌈❤️ Keep shining!!
2025-03-03

Aggiornamento

Siamo arrivati al 71% del nostro obiettivo di 200 copie preordinate! 🎉 Non potrei essere più felice e grata per tutto il supporto che sto ricevendo. Leggere i vostri messaggi e vedere quante persone credono in questa storia mi riempie di gioia. Evidentemente, proprio come me, sentite il bisogno di più storie così, di più rappresentazione—e questo mi spinge a crederci ancora di più! Ma non fermiamoci qui! Il passaparola è fondamentale per raggiungere nuovi lettori e rendere questo progetto ancora più grande. Se vi sta a cuore, condividetelo, parlatene, fate sentire la vostra voce! Grazie di cuore a tutti. Keep shining! ✨

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Margherita Rossi
Nata a Genova nel 1994, scrive per dare voce a chi, come lei, cerca un posto a cui appartenere. Nei silenzi trova ispirazione, nella scrittura il suo antidoto. Dopo l’esordio con Tutto il buio che ho, torna con L’eco di Sobby Hill, una tragedia d’amore contemporanea, che racconta ciò che resta dell’amore, anche quando sembra svanire.
Margherita Rossi on Instagram
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