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Libera come il Cielo

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Chiara ha costruito una vita che sembra perfetta: un lavoro che ama, amici sinceri, l’indipendenza conquistata con determinazione. Eppure, da mesi, un incubo ricorrente incrina ogni certezza: una bambina vestita di bianco, un carro funebre, una paura che cresce notte dopo notte.

Quando nella sua vita compare Luca, qualcosa si spezza. Quella presenza gentile e autentica mette in discussione l’equilibrio che credeva di aver raggiunto e la costringe a guardare dentro di sé. Accompagnata da Simona, amica e mentore, intraprenderà un viaggio doloroso ma necessario tra ricordi, ferite mai guarite e verità sepolte nel profondo.

Capitolo 1

È una giornata di metà agosto, fa caldo e c’è tanta gente.

Ci troviamo nel piazzale della chiesa del quartiere in cui sono cresciuta. Vedo i miei genitori, le mie cugine, diversi amici d’infanzia, molte facce conosciute ma che non vedevo da tanto tempo e anche persone che non ho mai visto prima d’ora. Non ho ben capito perché ci troviamo lì, cosa stiamo facendo o cosa stiamo aspettando. In realtà è come se io non ci fossi fisicamente, mi sento isolata dal contesto, come se fossi una spettatrice che sta guardando la scena dall’esterno e dall’alto. Infatti nessuno mi viene vicino, nessuno mi parla o si accorge della mia presenza e io non ho la forza, la voglia, di avvicinarmi e preferisco rimanere in disparte, ferma, confusa e smarrita.

A un certo punto, dal fondo della stradina stretta che costeggia la chiesa, si vede spuntare un’automobile che procede con estrema lentezza. Non ci sono altre macchine in giro, non ci sono altre persone al di fuori di noi. L’automobile di colore grigio metallizzato, colpita dal sole rovente, rifrange una luce accecante. Pian piano si avvicina, gira l’angolo e si ferma davanti alla chiesa.

La massa di gente lentamente si avvicina alla macchina, ormai con il motore spento, e la circonda. Anche io, senza accorgermene, mi ritrovo lì davanti, in prima fila e mi rendo conto che non si tratta di una normale automobile, ma di un carro funebre. Dentro però è vuoto: non c’è la bara, non ci sono fiori. Dalla vettura scende un uomo alto, con la barba folta e gli occhiali da sole molto scuri, che, senza proferire parola e non lasciando trapelare nessuna espressione, si dirige verso l’estremità opposta della vettura e apre il portellone posteriore.

Io sono proprio lì, vicino all’uomo. Mi giro e dalla scalinata della chiesa stanno scendendo delle persone vestite di nero, che trasportano una bara di legno chiaro, lucida, che, colpita dalla luce del sole, sembra dorata. Gli uomini vestiti di nero si fanno spazio tra la folla e, arrivati dietro al carro funebre, infilano la bara fino in fondo, si girano e se ne vanno, mischiandosi tra la gente. L’uomo alto allunga le braccia per tirare giù il portellone, lo afferra, spinge molto lentamente verso il basso per chiuderlo e, esattamente in questo istante, una bambina vestita con un abito bianco di pizzo, lungo fino ai piedi, con un salto fluttuante entra nel carro funebre. Chiuso. Buio.

Mi sveglio di soprassalto, la fronte bagnata di sudore, il cuore in gola e le mani tremanti.

Accidenti, il solito incubo! Sono già diverse volte a distanza di tempo che mi capita di fare lo stesso identico sogno. Non riesco a dargli una spiegazione sensata, a “tradurlo” in alcun modo.

Ma che mi sta succedendo?! Sono la persona più tranquilla e soddisfatta di questo mondo, non mi faccio paranoie di alcun tipo, ho un lavoro che adoro, un sacco di amici, sono libera e indipendente, mi diverto e amo la vita. Un incubo ricorrente di questo genere non riesco proprio a spiegarmelo. Guardo l’orologio e vedo che mancano due minuti alle sette, orario in cui ho impostato la sveglia, come ogni mattina.

Nonostante l’incubo grido: «Buongiorno mondo!». Un’altra giornata sta cominciando e di certo non permetterò a delle stupide attività cerebrali notturne di condizionare la mia giornata. Salto fuori dal letto, ma lo scatto felino mi riesce male e quasi mi spacco la testa inciampando nel lenzuolo, attorcigliato come una corda. Ma che combino durante la notte? Probabilmente faccio a botte con i cuscini.

Mi chiamo Chiara, ho trentun anni, vivo da sola da quando ne ho venti. Ho studiato filosofia e avrei voluto fare l’insegnante, ma non mi sono mai laureata perché alla fine del mio percorso di studi, a un passo dal raggiungimento del tanto agognato obiettivo, sono entrata in una profonda crisi che mi ha fatto mettere in discussione non solo la scelta di studio che avevo fatto, ma anche il mio interesse rispetto al conseguimento di un titolo socialmente riconosciuto. Così, anche se con non poche perplessità e paure, ho deciso di non presentare la tesi, chiudendo questo capitolo della mia vita, rinunciando per sempre a quello che sin da ragazzina sentivo come una vera e propria vocazione: l’insegnamento. Nonostante il mio autosabotaggio, oggi sono comunque grata perché ho la fortuna di svolgere un lavoro che mi corrisponde profondamente e che in qualche modo riscatta il tradimento di non essere andata “fino in fondo”.

Lavoro ormai da diversi anni per un’associazione che si chiama “Ti ascolto e non solo”, il cui scopo è quello di fornire assistenza a chiunque ne abbia bisogno e in particolare ai ragazzi che hanno alle spalle storie di sofferenza e disagi, con conseguenti problemi di adattamento sociale. Gli utenti che si rivolgono a noi ricevono un sostegno a trecentosessanta gradi, che parte dalla persona e dalla cura della sua parte emotiva, psicologica e mentale, fino ad accompagnarli step by step a trovare il loro “posto nel mondo”, fornendo loro strumenti pratici e concreti. Il mio lavoro mi piace molto e credo che non avrei mai potuto fare qualcosa che mi desse maggiore soddisfazione, nonostante non abbia un attestato di laurea incorniciato e in bella vista sulla parete di casa.

Il pomeriggio ho un altro lavoretto che mi consente di arrotondare il mio stipendio part-time: faccio la dog sitter. Mi prendo cura di diversi cani di persone che, per vari motivi, non hanno il tempo di occuparsi delle esigenze dei loro amici a quattro zampe. Grazie al passaparola, ogni pomeriggio ho sempre uno o due cagnolini di cui occuparmi e ne sono entusiasta perché amo gli animali e sembra che loro amino me. Certo, devo ammettere di avere qualche difficoltà quando devo portare a spasso Ercole, un rottweiler in sovrappeso che in pratica mi trascina ovunque vuole, soprattutto quando da lontano adocchia qualche femmina che suscita il suo interesse. Comincia a correre come un pazzo e io dietro a lui, completamente in balia della sua volontà. Accidenti, i maschi di tutte le razze hanno in mente solo una cosa!

Finito con i cani, la sera me ne vado a casa semidistrutta, con la voglia di infilarmi sotto le coperte a mo’ di orso quando va in letargo, ma il più delle volte, e forse devo dire per fortuna altrimenti mi trasformerei in una pantofolaia dormigliona e asociale, la mia amica Laura mi obbliga a uscire o comunque a fare qualcosa insieme. Amiamo entrambe andare a cena fuori, in discoteca, al cinema e ogni tanto, insieme al nostro gruppo di amici, facciamo la follia di andare all’open bar e lì sì che sono dolori: io sono praticamente astemia e basta veramente poco per ubriacarmi e dare il meglio di me.

Colazione fatta, vado in bagno, una doccia, mi vesto e via. Come ogni mattina il mio scassatissimo scooter è sotto casa che mi aspetta, metto in moto e parto alla volta del mio lavoro. Oggi sarà una giornata interessante perché in associazione verrà a farci visita per la prima volta un nuovo psicologo molto in gamba, che ha dato finalmente la sua disponibilità a venire in struttura da noi una volta a settimana, a sostegno degli altri due psicologi già presenti, e ci parlerà del suo metodo e del suo approccio psicoterapeutico.

La mattinata è stata davvero molto movimentata e il tempo è volato. Sono già le quindici, esco dal centro di ascolto e chi trovo ad aspettarmi fuori? Laura! Con una faccia che non promette nulla di buono. Mamma mia cosa vorrà propormi quella pazza scatenata? Oggi non ce la faccio proprio, devo portare anche Ercole a fare la sua lunga passeggiata. Povera me!

19 January 2026

Nuovo articolo

Presto il libro sarà nelle vostre mani, nel frattempo vi condivido questo nuovo articolo su "Libera come il cielo"! https://www.aprilianews.it/prima-pagina/libera-come-il-cielo-il-libro-di-valeria-carcereri/
2025-11-24

Aggiornamento

Vorrei ringraziare tutti i sostenitori del mio Libro "Libera come il Cielo". Abbiamo raggiunto il primo obiettivo di questa campagna che mi sta regalando un'esperienza davvero forte. Grazie ad ognuno di voi il mio romanzo verrà pubblicato!!!!! Avete partecipato con amore e reso possibile la realizzazione di un sogno per me molto importante. Grazie, grazie e grazie ! Continuate a sostenere Libera come il Cielo con il passaparola affinché possa davvero avere la possibilità di raggiungere, con il suo messaggio, tante persone. Vi abbraccio!
2025-11-23

Evento

Lanuvio (RM) Presentazione del libro "Libera come il Cielo"
INTERVISTA SU YOUTUBE
Di recente sono stata ospite del canale YouTube "Il salotto di Paola e Alan" per un intervista sul mio libro. Potete trovare tutta l'intervista al seguente link: https://youtu.be/yCcougGE020?si=wExegdc65i9JAnna

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Valeria Carcereri
È nata a Roma nel 1976. Da qualche anno ha intrapreso un percorso di formazione in tecniche olistiche specializzandosi in riflessologia plantare. Dal 2012 partecipa al movimento di volontariato di sviluppo di vita e missione di Italia Solidale-Mondo Solidale, intraprendendo viaggi missionari in Africa. “Libera come il Cielo” è il suo primo romanzo.
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