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Lo spartito

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Consegna prevista Gennaio 2025

Lavinia, bella e studiosa, innamorata del suo atletico ragazzo Marco, frequenta l’amica del cuore Elena e divide il suo tempo tra la scuola, le feste con gli amici e le uscite con gli amati genitori. Durante una rissa a scuola difende un compagno noioso e solitario. Prestandogli attenzione scoprirà che non è né noioso né solitario, anzi, nasconde un segreto molto intrigante. Riuscirà ora a districarsi tra il fidanzato, le storiche amicizie, lo studio e un nuovo amico segreto e la sua interessante vita.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo racconto innanzitutto per me, pensando poi di passarlo a mia figlia di 13 anni.
Ispirata dal mondo dei teenager e dalla mia grande passione, la musica classica, i concerti, le serate a teatro, ho pensato che una storia ambientata tra i ragazzi potesse parlare di valori importanti come lo studio, la vita con la propria famiglia e l’interesse per il mondo magico, ancora troppo di nicchia, che è la musica di qualità.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Mi presento

È una bellissima mattinata di primavera. Nonostante il compito in classe versione di latino alla prima ora, sono felice di andare a scuola. Perché sono brava nello studio, perché ho bei voti, perché sono preparata. Fuori il dente fuori il dolore.

Certo, i miei compagni di classe non sono il massimo: ragazzi muscolosi un po’ troppo agitati, ragazze svogliate interessate solo a trucchi e acconciature, ma cosa vuoi pretendere? Sono adolescenti.

Nella massa uniforme di liceali c’è Marco, il mio ragazzo. Bello e sportivo, forse un po’ superficiale ma abbastanza attento a non essere troppo mascolino con me.

E poi c’è Elena, la mia migliore amica.  Un’amica sincera dalla scuola materna, praticamente una sorella.

Appena varcata la soglia d’ingresso si sentono urla e schiamazzi; forse ho imboccato per errore l’ingresso di una festa anziché quello del Liceo Classico Arnaldo da Brescia.

Ma la mole di sbadigli e zaini stracolmi di libri mi conferma che sono arrivato a destinazione.

Continua a leggere

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Accanto alla segreteria un gruppo di compagni sta già spingendo e disturbando Leo un ragazzo alto con una massa di capelli mossi e lunghi e gli occhiali spessi. È un ragazzo solitario, sempre con un libro in mano anche durante la pausa. Taciturno, asociale, musone, non è cattivo anzi, forse è troppo buono, ma con il suo carattere chiuso e studioso non attira certo le simpatie dei compagni ma solo degli insegnanti, condannandolo così definitivamente nella categoria dei secchioni irrecuperabili.

Quando entro lancio un’occhiataccia in direzione dei disturbatori e quelli per incanto smettono di infastidire il malcapitato, forse perché tra loro c’è Marco che colto in fallo cambia subito atteggiamento.

Compito in classe fatto ora tocca a matematica ma l’insegnante è simpatica e si parla anche d’altro. 

Pausa ricreazione, quattro chiacchiere con Elena per organizzare la sua festa di compleanno. Sono diciotto il prossimo mese, dobbiamo inventarci qualcosa di speciale.

Marco sta organizzando la partita a calcio di domani pomeriggio, lo lascio in pace.

Torniamo sui banchi, due ore passano veloci, stiamo già a martedì posso farcela.

La routine è praticamente sempre la stessa. Scuola, amici, studio, a dormire presto la sera.

Poi fortunatamente c’è il fine settimana: sabato pomeriggio al campo sportivo a tifare per Marco, un giro di shopping con mia mamma ed Elena, pizza da Giorgio, la più buona.

La domenica gita sul lago con la famiglia: papà ha uno splendido motoscafo a cui tiene più della sua stessa vita. Ogni tanto lo prendo in giro e fingo di preoccuparmi: “Papà, se dovessi scegliere tra me e la barca cosa sceglieresti?”  Lui con tono di scherno: “Lo sai che non rinuncerei mail alla mia barca, tesoro”.

Mamma non dice niente, sta a prua a prendere il sole, felice di sfoggiare l’ennesimo costume nuovo di colore blue pavone, abbinato al pareo, abbinato, alla borsa di paglia, abbinato al telo di spugna. Mamma ha fatto sua la frase del pittore surrealista Salvador Dalì: “Se uno ha stile o meno si riconosce subito: il tappeto deve essere sempre intonato alle palpebre”. E casa nostra è davvero così: un attico all’ultimo piano di un palazzo storico in centro, scelto perché l’ingresso era maestoso ed elegante. Al racconto papà ogni volta rotea gli occhi con noia e scherno.

Mamma ha curato tutto nei minimi dettagli. Lei e la sua amica architetta hanno lavorato un anno intero per scegliere per le pareti di casa, e per tutte intendo proprio tutte le pareti, un colore azzurro grigio francese ceruleo creato apposta. I divani di velluto sono della stessa tonalità; stessa stoffa e colore anche per le tende che sfiorano il parquet chiaro rigorosamente posato alla francese. Le lampade di seta sono arrivate solo dopo parecchi mesi perché non si trovava la giusta sfumatura.

Ad un certo punto mamma aveva anche cercato un laboratorio di ceramica che creasse appositamente per noi un servizio di piatti del medesimo colore di tutta la casa, ma poi si era stancata e ha deciso che un tocco di bianco bordato di banalissimo oro per la tavola sarebbe stato sufficientemente elegante. Però non transige sulla scelta dei colori dei fiori freschi: solo orchidee bianche o viola e ortensie azzurre, così ci facilita il lavoro per il suo compleanno.

Il risultato è una casa splendida, molto rilassante, unica nel suo genere, fotografata su ben due riviste. (Per mamma equivale a vincere un Oscar a Hollywood).

A mio papà è stata lasciata ampia scelta riguardo le decisioni informatiche ed elettroniche: praticamente si è potuto scegliere il suo televisore a schermo piatto cento pollici, dove ogni tanto guarda le partite di calcio accompagnato da Marco che, incurante del danno che potrebbe causare, mangia i popcorn sdraiato sul tappeto di lana manco a dirlo di colore azzurro grigio francese ceruleo creato apposta per noi.

A fine partita papà scorre sul cellulare le foto dell’ennesima gita in barca, mostrando al povero Marco decine di fotografie delle imbarcazioni avvistate al largo e in porto. La barca a vela dell’Avvocato Tal dei Tali, il motoscafo del notaio Pinco Pallo. E così per ore e ore.

Papà e mamma lavorano insieme, sono Commercialisti, hanno uno studio molto ben avviato vicino a casa e nonostante i tanti impegni sono sempre a mia disposizione per prepararmi il pranzo, farmi compagnia durante la cena, accompagnarmi nelle attività pomeridiane, abbandonarsi a due coccole prima di addormentarmi. Sono fortunata.

Ah, scusate che sbadata, non mi sono presentata: Lavinia piacere di conoscervi.

La Rissa.

Di nuovo lunedì. Di nuovo compito in classe. Ho studiato, sono tranquilla, però che noia so già cosa aspettarmi. Poi oggi Elena è pure influenzata ed è rimasta a casa, così non ho nessuno con cui confidarmi.

Nel piazzale trovo nuovamente Marco e la sua banda che infastidiscono Leo. Gli hanno tolto la bicicletta scassata dalle mani e la stanno usando in due. Se continuano così gliela romperanno. Provengono da famiglie benestanti, non avranno problemi a ricomprarla nuova, però a me questo atteggiamento disturba parecchio. Tra me e me penso “Ma cosa vi ha fatto questo povero ragazzo: non vi risponde a tono solo perché voi siete un gruppo, anzi un gregge, mentre lui è da solo e forse impaurito dai vostri muscoli”. Mi sta montando una tale rabbia dentro che fatico a trattenermi.

Ecco, lo sapevo, si è staccata la catena. Leo si innervosisce parecchio. Prende coraggio e si avvicina Marco. Non mi ero mai accorta che fisicamente lo sovrasta: è più alto di lui. “Come torno a casa adesso?” chiede a Marco arrabbiato. Il mio ragazzo ride “C’è il bus”. Mentre risponde si gira di scatto e mi vede. Lo fulmino con un’occhiata. Sono nera mi avvicino a Leo: gli prendo la bicicletta e lo rassicuro “Chiediamo a mia mamma di darti un passaggio in auto tranquillo”.  Ricordo che mio papà ha una bicicletta in garage che non usa mai, potrei chiedergli di regalargliela sono certa che non mi dirà di no.

Marco mi si avvicina baldanzoso per darmi un bacio, passandosi una mano nel ciuffo perché sa che è un gesto che mi piace da impazzire. Lo respingo malamente e gli urlo in faccia: “Siete dei codardi ve la prendete con lui ma perché ora non provate con me??” Marco ci rimane male: non l’ho mai trattato così davanti ai suoi amici.

Invece Leo ora sorride sodisfatto: una ragazza non l’aveva mai avvicinato a scuola, tantomeno preso le sue difese davanti a tutti. “Grazie” mi sussurra timido. Io lo guardo bene, probabilmente per la prima volta lo vedo: il suo viso non è poi così male sotto tutti quei capelli. C’è qualcosa di strano in lui che mi sfugge, non riesco a comprenderlo a pieno.

Però sono arrabbiata anche con Leo e bonariamente lo sgrido: “E tu perché così grande e grosso non ti difendi da solo?” Lui alza le spalle e mi mostra le mani orgoglioso: sono grandi e molto curate. Che imbranato, non vuole rischiare di farsi male. Mi sento una stupida a difenderlo, “ma che si arrangino tutti” penso sconsolata dentro di me.

Entriamo in classe, rigorosamente muti. Leo in crisi per la mancanza del suo mezzo di trasporto, Marco perché si è accorto di aver esagerato. Io sono davvero arrabbiata, forse più con me stessa che con altri. Perché non mi sono mai accorta che il mio ragazzo è prepotente soprattutto con i più deboli?

A mensa sono ancora nervosa, ho pure sbagliato parte del compito in classe. Mi siedo in disparte, da sola, non ho voglia di condividere il pranzo con nessuno, voglio solo punire i miei compagni per il loro comportamento. C’è un clima di tensione oggi; certo ci fosse Elena con il suo sorriso e il suo buon umore forse la rissa sarebbe già stata sedata.

Leo sfrontatamente appoggia il suo vassoio sul mio tavolo, oggi ha coraggiosamente deciso di pranzare con me, sfidando a distanza Marco e tutto il gruppo. Lo apostrofo duramente: “Vuoi che ti rompano la bicicletta direttamente in testa?!”.

Sorride e addenta il suo panino guardandomi dritto negli occhi. Leo 1 – Marco 0.  Palla al centro. Io dal canto mio vorrei essere rimasta a casa come Elena oggi.

La busta

È di nuovo venerdì, in aggiunta piove anche, così evitiamo giri di shopping, gite in barca, pranzi al lago e coda al rientro. Non sono dell’umore adatto.

Voglio solo dormire questo fine settimana. Elena è ancora convalescente Marco non mi parla da giorni in compenso Leo comincia a ronzarmi attorno. Posso cambiare sezione? Anzi posso cambiare scuola direttamente?

Rientro dalla ricreazione. Apro lo zaino in cerca del libro di epica: forza e coraggio, possiamo farcela. “Oggi interroghiamo” annuncia la professoressa.  “Lavinia vuoi venire tu volontaria?” Ecco adesso voglio anche cambiare città.

Quattro domande, risposte precise e articolate, ottimo voto, ripongo il libro sotto il banco. Il lato positivo di essere interrogata oggi è che non mi servirà ripassare sabato e domenica. Ma sotto il banco cosa c’è? Trovo una busta di media grandezza.  Elegante, carta Tintoretto, colore crema. Wow. Guardo Marco e sono felice: il mio ragazzo cerca di fare pace. Vuole fare colpo. Sono certa è una lettera di scuse, un invito o un buono regalo forse!

La infilo velocemente nello zaino. Voglio aprirla in camera mia seduta sul letto. Pregusto già il momento in cui leggerò dolci parole come “Lavinia tesoro mio facciamo pace – luce dai miei occhi ti porto al cinema – eccetera eccetera”. La mia vena romantica è già in fibrillazione.

Guardo Marco per ringraziarlo ma lui sta scarabocchiando annoiato un libro. Incrocio invece gli occhi brillanti di Leo puntati fissi su di me.  Mi sorride. Ahia, guai in vista.

Suono della campanella di fine lezioni.

Corsa per le scale, voglio evitare tutti.

Mamma nel parcheggio.

Auto nel garage.

Ascensore.

“Vieni che è pronto!”.

“Un attimo mamma arrivo.”

Ho una terribile ansia di aprire la busta, mi sento come una bambina la mattina di Natale sotto l’albero addobbato. Estraggo il cartoncino rigido attenta a non romperlo. È formale ed elegante.  Caratteri istituzionali, logo in oro a caldo. Mi tremano le mani mentre tolgo lentamente il contenuto ma non riesco a capire. Intercetto delle parole nuove, strane per me, mi sovviene il dubbio di non essere la destinataria della busta. Rileggo con stupore… Teatro Grande, Conservatorio Luca Marenzio, Concerto fine anno accademico, al Pianoforte ………  oh, mio Dio!

Un biglietto aggiuntivo scritto a mano mi toglie ogni dubbio: “Lavinia spero vorrai esserci, ti ho riservato una poltrona in platea”.  Richiudo la busta delusa e molto depressa per la mancata sorpresa desiderata e vado a pranzo.  Guai sempre più in vista.

2024-05-12

Aggiornamento

Intervista Radio Canale Italia Story time disponibile sul mio profilo Instagram lo_spartito
2024-05-12

Story time Radio Canale Italia

Intervista a Radio Canale Italia Story time disponibile sulla mia pagina Instagram lo_spartito

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Eliana Zatti
Eliana Zatti, nata a Brescia. Abita al lago d'Iseo. Di professione buyer. E' mamma di una ragazza di 13 anni.
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