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L’occhio sfregiato – La furia dei mortali

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Consegna prevista Febbraio 2027

In un impero con rigide regole sociali quattro amici si uniscono contro il volere degli dei.
Tra di loro Barbatos, principe e futuro imperatore, a seguito di un incidente con il fidanzato Abalam, sangue-lercio, è vittima di una maledizione di tipo divino. Insieme a Paimon, guardia del corpo del principe, e Stolas, scolaro indeciso sul suo futuro, intraprendono un viaggio per tutto il regno in cerca di una soluzione.
Durante questa avventura sia mortali, sicuri che la maledizione sia una benedizione divina che non può essere rifiutata, che immortali, i quali non vogliono che gli umani vadano contro il loro volere, ostacolano i quattro amici tentando di fermarli.
Riusciranno a trovare una soluzione o saranno costretti a subire le conseguenze delle loro azioni?

Perché ho scritto questo libro?

Durante una lezione di teatro l’insegnante ha detto una frase che mi ha colpito molto: “So che voi ragazzi siete sicuri di non provare emozioni, ma non è così”. Mi ha colpito nel profondo, perché anche io in un periodo della mia vita ero convinta di non provare le emozioni nel modo corretto e quindi anni dopo ho deciso di scrivere un racconto che parlasse proprio di questo: di un ragazzo che tentava di far sparire le proprie emozioni.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Capitolo 6

cambi di programma programmati

  I giorni successivi di viaggio passarono pacificamente, riuscirono a mantenere un passo stabile, fermandosi in alcuni villaggi di poco conto che li accolsero con festeggiamenti e risate.

  Al contrario Barbatos passò da essere calmo a disinteressato, i tre ragazzi capirono subito che era colpa della cicatrice – a questo punto anche il suo collo era diventato freddo come la ferita.

  Paimon aveva smesso di mostrare il suo disprezzo per Abalam e il ragazzo aveva iniziato a infastidirlo amichevolmente facendo ridacchiare i due amici.

  Stolas aveva finito i libri che si era portato dietro il quarto giorno di viaggio e aveva passato i due successivi a lamentarsi e a cercare di tirare fuori storie interessanti dai compagni di viaggio. Alla fine Barbatos – esasperato – aveva iniziato a spiegare la corretta etichetta da seguire durante gli incontri formali e Stolas aveva definitivamente smesso di cercare di intrattenersi con loro.

  Abalam sembrava divertirsi immensamente, dopo i primi giorni aveva iniziato ad aprirsi e a parlare liberamente. Quelli erano alcuni dei pochi momenti in cui Barbatos tornava ad illuminarsi e in cui rideva come faceva una volta.

  La sera del sesto giorno arrivarono a destinazione – o almeno così credevano – il primo ad alzare dei dubbi fu Barbatos.

  “Non abbiamo attraversato il fiume” commentó mentre guardava fuori dalla finestra della carrozza.

  “Ormai è lontano” rispose Abalam, non capiva cosa intendeva il principe.

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  “Non siamo a Costa” mormoró e si alzò a colpire il muro che dava verso la parte anteriore della carrozza, ricevette un solo colpo in cambio. Capì che erano quasi arrivati e che si sarebbero fermati a breve.

  Quando arrivarono ciò che si presentò davanti a loro fu un enorme tempio, sembrava una città inglobata in un unico tempio.

  “Tempio Isolato” mormoró Barbatos confuso e stupefatto.

  “Ho pensato che qui avrebbero potuto saperne qualcosa. E il viaggio era meno lungo” ammise Stolas, le sue guance si accesero dall’imbarazzo “avrei dovuto chiedere”

  “Perché non l’hai fatto?” lo sgridó Paimon “la verità”

  “Mi sono dimenticato” le guance dello scolaro si scaldarono nuovamente e il rossore giunse al collo.

  “Non c’è nessun problema” li calmó entrambi il principe “Questo tempio è specializzato in riti, forse potranno aiutarci”

  Tutti annuirono e Paimon iniziò a camminare verso il portone principale, era molto piú alto di un uomo – probabilmente arrivava al soffitto della stanza – era fatto d’un legno chiaro quasi bianco. La guardia afferró uno dei cerchi d’argento e lo batté sulla porta cinque volte per segnalare l’arrivo di un membro della famiglia reale.

  Non dovettero aspettare molto, immediatamente un gruppo di sacerdoti vestiti di bianco aprirono la pesante porta. Stolas alzó un sopracciglio mentre Paimon e Barbatos si scambiarono un’occhiata infastidita, l’unico che non capì il malcontento generale fu Abalam, ma rimase in silenzio.

  I sacerdoti si inchinarono e subito li invitarono ad entrare, mandarono alcuni dei domestici a prendere i loro bagagli e li condussero in una salotto decorato con dettagli naturali e con colori chiari.

  “Il Sacerdote Maggiore sarà qui a momenti” li informò una delle figure.

  “Ci scusiamo, ma eravamo nel mezzo di un rito” continuó un’altra.

  “Non preoccupatevi, possiamo avere da mangiare?” chiese Barbatos facendo un gesto con la mano per dirgli di tagliare corto. I sacerdoti annuirono e si precipitarono tutti fuori dalla stanza sussurrando impazienti.

  “Credo di non aver capito” borbottó Abalam guardando i compagni.

  “A seconda del colore dei loro vestiti puoi capire molto del grado dei sacerdoti” inizió a spiegare Stolas “il bianco è degli apprendisti, in pratica coloro che hanno finito gli studi da pochi mesi”

  “Non è educato fare accogliere il principe da qualcuno con cosí poca conoscenza” continuó Paimon “soprattutto in un luogo grande e importante come questo”

  “Il Sacerdote Maggiore che colore indossa?” chiese allora il ragazzo.

  “Marrone o verde, i colori di Terra” questa volta a rispondere fu Barbatos “rimani vicino a me, non noteranno la tua mancanza di conoscenza”

  Abalam annuí e in quel momento i sacerdoti vestiti di bianco rientrarono con dei vassoi. Li appoggiarono sul tavolino al centro dei divani, aspettarono che il principe ne prendesse uno prima di inchinarsi e farsi da parte.

  Il principe e Abalam iniziarono a mangiare mentre mormoravano di qualche argomento che avevano lasciato in sospeso quando erano scesi dalla carrozza, Stolas stava discutendo animatamente con alcuni dei sacerdoti e Paimon continuò a osservare gli altri a braccia incrociate.

  Passarono diversi minuti prima che la porta si aprisse di nuovo, entrarono nella stanza tre figure, quella al centro era vestita di verde e marrone, mentre le due che aveva affianco erano vestite di nero.

  “Mi scuso per l’attesa” disse l’uomo al centro, aveva una voce squillante.

  “Abbiamo interrotto qualcosa di importante?” chiese il principe ignorando le scuse.

  “Un rito di protezione” l’uomo allungò a Barbatos una collana di un verde acceso, il pendente pulsava di luce propria come un cuore. Il principe la afferró e se la mise in tasca, o almeno cosí parve agli altri, in realtà la infiló nella tasca di Abalam.

  “A cosa dobbiamo l’onore della vostra presenza” chiese la donna alla sinistra del Sacerdote Maggiore.

  “Sacerdotessa della Luna” notó Barbatos “siamo qui per chiedere informazione sulle benedizioni”

  “Non possiamo garantirle neanche noi” disse subito l’uomo, non volendo fare promesse che sapeva di non poter mantenere.

  “In realtà ne ho ricevuta una, questo è il problema”

  Il sacerdote alzó un sopracciglio e fece un cenno verso la poltrona al fianco del principe, quando Barbatos annuì l’uomo sedette.

  “La cicatrice?” chiese la donna vestita di nero “percepisco la magia di Luna”

  “Un miracolo” mormoró il Sacerdote Maggiore “perché lo chiama un problema?”

  “Ha un prezzo” intervenne Stolas “lo sta rendendo freddo come un cadavere, dentro e fuori”

  Paimon fulminò lo scolaro con lo sguardo, avrebbe dovuto stare zitto e non dire nulla di simile sul principe in presenza di persone poco fidate.

  “Insolito” mormoró la terza figura, che non aveva ancora preso parola.

  “Non troppo” la corresse la donna in nero “alcuni rituali possono fare effetto sulla sfera mentale”

  “Abbiamo un giovane sacerdote con un potere simile” intervenne il Sacerdote Maggiore.

  “Mortimer?” chiesa la donna.

  “Dovremmo preparare un incontro?” chiese la seconda figura in nero.

  “La pregherei di farlo” annuí il principe.

  “Al piú presto possibile” aggiunse Paimon.

  “Domani dopo colazione” acconsentí l’uomo “al momento sta facendo un rituale di purificazione”

  Stolas scosse la testa, Paimon alzó un sopracciglio dal suo posto a fianco al tavolo, era l’unico in piedi mentre gli altri si stavano godendo la loro colazione.

  “Le uniche cose che Barbatos fa oramai sono mangiare e fare il piccioncino con Abalam” osservó lo scolaro lanciando un’occhiata di fuoco al principe – che stava imboccando il fidanzato.

  “Lascialo fare” scosse la testa la guardia, non osava abbassare lo sguardo sui due.

  “Vuoi qualcosa?” Stolas gli allungò un pezzo di torta, Paimon si guardó attorno e quando fu sicuro che nessuno stava per entrare la afferró e iniziò a mangiare anche lui.

  “Potevamo portare qualcosa anche per te” mormorò Abalam quando ebbe finito di masticare.

  “Credo che si aspettino che io mangi quando non vi sto controllando” rispose la guardia tra un morso e l’altro.

  “Ma non essendo abituato ti sei dimenticato di andare nelle cucine a chiedere del cibo” concluse Stolas e Paimon annuí semplicemente, poi si allungó e afferró il bicchiere dello scolaro dal quale inizió a bere.

  “Ecco cosa si ottiene a dare confidenza a uno come te!” disse in tono drammatico Stolas, facendo scoppiare a ridere Abalam, Barbados si limitó a un sorriso – non che si potesse chiedere molto di piú da parte sua in quei giorni.

  “Andiamo a cercare il sacerdote” il principe si alzó “Paimon tu puoi rimanere e mangiare con calma”

  “No, preferisco seguirvi”

  Tutti e quattro si diressero verso la biblioteca, ovviamente Stolas aveva subito chiesto la direzione e l’aveva anche già visitata la sera prima. Non era molto lontana, ma mentre camminavano per i corridoi incontrarono molti sacerdoti e per questo non poterono continuare la loro conversazione.

  Quando spinsero le possenti porte videro che la stanza era enorme, ma completamente vuota. L’unica persona che si trovava lì era un giovane sacerdote vestito d’oro, aveva vari libri sparsi intorno a lui e stava scribacchiando sul tavolo.

  “Non credo” mormorava tra sé e sé “Forse se lo giro” si alzó e andó dall’altra parte del tavolo.

  “Mortimer” chiamó il principe e il sacerdote alzó la testa, sembrava giovane, ma i suoi occhi risplendevano di una luce oscura.

  “Oro?” chiese Abalam in un sussurro.

  “Sole” gli rispose Stolas.

  “Sí, sono io” Mortimer si alzó di scatto “e tu? Che porti il marchio di Luna”

  “La cicatrice?” chiese Paimon.

  “Esattamente” annuí il sacerdote “brutta cosa, brutta cosa”

  “Perchè?” lo interruppe Abalam, i suoi occhi passarono dall’uomo al fidanzato, era chiaramente preoccupato.

  “Non bisogna toccare gli dei” scosse la testa il sacerdote “a meno che tu non voglia prendere la loro malattia”

  “Io non ho toccato nessuno” ringhió il principe e Mortimer scoppiò in una risata fragorosa.

  “Neanche io! Neanche io!” ridacchiò il sacerdote battendo le mani “eppure eccomi qui!”

  “Quale rituale” chiese Stolas, non era sicuro se voleva continuare con la domanda.

  “Per parlare con Sole!” scosse le spalle “come sono stato sciocco!”

  “Ma io non ho parlato con Luna” mormoró Barbatos.

  “Stessa cosa! Stessa cosa! Ora andate a Costa!” alzó il braccio e puntó verso la finestra “lí ne saprete di più”

  Detto questo Mortimer tornó a scrivere e sussurrare istruzioni che non parevano avere un senso logico. Nonostante i numerosi richiamo l’uomo non alzó neppure la testa quindi decisero di uscire e dirigersi verso le loro camere.

  “Ci spostiamo?” chiese Stolas.

  “Sì, qui possono darci solo i deliri confusi di un pazzo” rispose Paimon a denti stretti, lui e Abalam erano i due piú irritati dal comportamento dall’uomo.

  “Non è un pazzo” mormoró Barbatos, aveva percepito qualcosa nel sacerdote, ma non avrebbe saputo dire che cosa “Ma è meglio non stargli troppo vicino. Allontaniamoci”

  Abalam gli lanció uno sguardo preoccupato, ma non osó chiedere nulla sapendo che non avrebbe ricevuto alcuna risposta.

  “Quando saremo pronti a partire?” chiese invece, si giró verso lo scolaro che corrugò la fronte come se stesse pensando intensamente.

  “Se guardo subito la cartina anche domani mattina” mormoró Stolas pensando al percorso che avrebbero potuto prendere.

  “Non avete capito, mi voglio allontanare da lui” ringhió il principe lanciando un’occhiata alla porta della biblioteca, come se Mortimer potesse aprirla da un momento all’altro e attaccarlo “parliamo tra un’ora”

  “É troppo poco” rispose lo scolaro con la stessa foga.

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Elena Gallo
Non ricordo quando ho iniziato a immaginare le mie storie, non riesco a pensare alla mia vita senza quei racconti. Mi tenevano compagnia mentre ero in classe, nei lunghi viaggi in macchina e persino mentre giocavo con gli altri bambini.
Iniziavo a scrivere un racconto e prima di terminarlo lo dimenticavo per favorirne un altro, solo nel 2021 sono riuscita a scrivere la prima storia completa, anche se era solo una fanfiction. Da allora mi sono imposta di creare mondi sempre più completi e personaggi sempre migliori per raccontare la mia vita in modi sempre diversi.
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