Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

L’Olimpo

banner_olimpo
5%
191 copie
all´obiettivo
99
Giorni rimasti
Quantità
Consegna prevista Agosto 2027

Dietro le luci seducenti di un locale chiamato L’Olimpo, dove bellezza, musica e danza si intrecciano, sta per nascere una storia capace di cambiare molte vite.
Rebecca ha trent’anni, un lavoro da impiegata e un sogno che coltiva da sempre: ballare. Quando decide di diventare una delle tre misteriose dee del locale, assume il nome di Afrodite e indossa una maschera di pizzo che nasconde il suo volto, ma non le emozioni. È proprio lì che incontra Noah, un affascinante bodyguard australiano. Tra sguardi rubati, attrazione irresistibile e momenti carichi di passione, il loro rapporto professionale si trasforma in un amore intenso, capace di abbattere ogni difesa.
Ma la vita ha in serbo per Rebecca molto più di una storia d’amore. Segreti sepolti, verità sorprendenti, legami ritrovati e nuove possibilità metteranno alla prova il suo cuore, conducendola verso un futuro inaspettato.

Perché ho scritto questo libro?

Ci sono storie che nascono da un’idea, altre da un’emozione e altre ancora da un sogno. L’Olimpo è nato proprio così: da un sogno in cui io ero Rebecca. Una notte, la mia fantasia mi ha portata in un mondo fatto di luci, musica, mistero e passione. Mi sono ritrovata nei panni di una donna con una vita apparentemente normale, ma con un desiderio nel cuore, quello di lasciarsi andare, riscoprire sé stessa e vivere emozioni capaci di cambiarle la vita. Così, il sogno è diventato un romanzo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Dietro la maschera

Rebecca non avrebbe mai immaginato che un annuncio trovato quasi per caso potesse cambiare così profondamente la sua vita. A trent’anni, le sue giornate scorrevano tutte uguali. La sveglia al mattino, il caffè bevuto in fretta, il tragitto verso l’ufficio, le ore trascorse davanti al computer e il ritorno a casa quando ormai il sole cominciava a tramontare. Un’esistenza tranquilla, forse persino invidiabile agli occhi degli altri, ma che da tempo le lasciava addosso una sensazione di incompletezza.

Rebecca aveva sempre amato ballare. La danza era stata il suo rifugio, il luogo in cui riusciva a liberarsi dei pensieri e a ritrovare sé stessa. Poi erano arrivate le responsabilità, le bollette, le necessità quotidiane e quei sogni che, senza accorgersene, aveva cominciato a mettere da parte.

Fino a quella sera. Seduta sul divano, con il telefono tra le mani, aveva letto per la terza volta l’annuncio.

L’Olimpo cerca nuove ballerine. Selezione riservata a donne maggiorenni, eleganti, determinate e appassionate di danza. Professionalità, sicurezza e rispetto sono i nostri principi fondamentali.

Il nome del locale l’aveva incuriosita. L’Olimpo.

Un luogo che prometteva di essere diverso da tutti gli altri, dove la bellezza incontrava la musica e dove, nei fine settimana, tre ballerine si trasformavano nelle dee di un mondo misterioso.

Rebecca aveva esitato a lungo. Non era una ragazza ingenua e sapeva bene che cosa significasse esibirsi in un locale notturno. Eppure, nell’annuncio aveva trovato qualcosa che l’aveva colpita: non si cercavano semplicemente ragazze belle, ma donne capaci di ballare, rispettare le regole e sostenere un ruolo scenico.

Alla fine aveva inviato la candidatura.

Non immaginava che quella scelta l’avrebbe portata a incontrare l’uomo che avrebbe sconvolto ogni sua certezza.

L’Olimpo si trovava in una strada elegante, lontana dal caos del centro. Di giorno sembrava quasi discreto, con le sue ampie vetrate e l’insegna dorata sopra l’ingresso. Di sera, invece, si trasformava.

Le luci ambrate illuminavano la facciata, la musica si diffondeva all’interno e le grandi porte si aprivano su un ambiente raffinato, dove velluto nero, dettagli dorati e specchi creavano un’atmosfera sospesa tra lusso e mistero.

Dal lunedì al giovedì era un locale dedicato agli aperitivi e alle cene. Il venerdì, il sabato e la domenica, dopo una trasformazione accuratamente studiata, diventava il palcoscenico delle tre dee.

Dietro quel progetto c’erano Tony e Lisa, una coppia che aveva deciso di rimettersi in gioco dopo i cinquant’anni, lasciando i rispettivi lavori per inseguire un sogno che molti avevano giudicato folle.

Tony aveva un carattere deciso, ma un cuore generoso. Lisa possedeva un’eleganza naturale e una capacità straordinaria di comprendere le persone. Insieme avevano costruito un ambiente in cui ogni membro dello staff veniva trattato con rispetto.

La selezione era severa. I ragazzi e le ragazze che lavoravano all’Olimpo dovevano essere curati, professionali e capaci di rappresentare l’immagine del locale. Ma l’aspetto fisico, da solo, non bastava: educazione, autocontrollo e affidabilità erano requisiti indispensabili.

Quando Rebecca entrò per il colloquio, Lisa la accolse con un sorriso.

«Tu devi essere Rebecca.»

«Sì, piacere.»

«Accomodati. Tony arriverà tra un momento.»

Rebecca si sedette, cercando di nascondere l’agitazione.

Lisa la osservò con attenzione, senza metterla a disagio.

«Raccontami qualcosa di te.»

«Lavoro in ufficio durante la settimana. Sono qui perché cerco un secondo impiego, ma soprattutto perché amo ballare. Non voglio fingere che sia soltanto una necessità economica. La danza è sempre stata una parte importante della mia vita.»

Lisa sorrise.

«Mi piace la tua sincerità.»

Quando Tony raggiunse le due donne, il colloquio proseguì parlando di orari, prove, coreografie e regole di sicurezza.

Rebecca scoprì che le ballerine non sarebbero mai state lasciate sole durante le serate. La sicurezza del personale era affidata a bodyguard selezionati con particolare attenzione, addestrati a intervenire in caso di comportamenti inappropriati.

«Qui nessuno deve sentirsi obbligato a fare qualcosa che non vuole», spiegò Tony. «Le coreografie possono essere sensuali, il pubblico può divertirsi e l’atmosfera può diventare molto coinvolgente. Ma il rispetto non è negoziabile.»

Quelle parole tranquillizzarono Rebecca.

Alla fine del colloquio, Lisa le comunicò che era stata scelta.

«Sei pronta a diventare una dea?»

Rebecca rise, ancora incredula.

«Credo di sì.»

«Bene. Allora dobbiamo scegliere il tuo nome.»

Tony aprì una cartellina.

«Le nostre tre dee saranno Rea, Demetra e Afrodite.»

Quando pronunciò l’ultimo nome, Lisa guardò Rebecca.

«Per te abbiamo pensato ad Afrodite.»

La giovane rimase in silenzio per un istante.

Afrodite.

La dea dell’amore, della bellezza e del desiderio.

Non sapeva ancora che quel nome sarebbe diventato molto più di un personaggio da interpretare.

Il venerdì successivo, Rebecca entrò per la prima volta nel camerino delle ballerine.

Davanti a lei c’erano costumi neri, dettagli dorati, body eleganti e maschere di pizzo che avrebbero nascosto parte del viso durante le esibizioni.

Rea e Demetra la accolsero con entusiasmo.

«Finalmente la nostra Afrodite!» esclamò Rea.

Demetra le porse una maschera nera.

«Questa sarà tua.»

Rebecca la prese tra le dita. Il pizzo era leggero, finemente lavorato, con piccoli ricami che si allungavano verso gli zigomi.

La guardò nello specchio.

Per un momento ebbe la sensazione di trovarsi davanti a una sconosciuta.

Una donna misteriosa, sicura di sé, capace di attirare gli sguardi senza pronunciare una parola.

«Non avere paura di salire sul palco», le disse Demetra. «La maschera nasconde il viso, ma non può nascondere quello che senti.»

Rebecca sorrise.

«Spero di riuscire a ricordarmelo.»

Le prime note della musica arrivarono dalla sala.

Era il momento.

Le tre ballerine si disposero dietro il sipario. Il pubblico parlava, rideva, brindava. Poi le luci si abbassarono gradualmente.

Una voce annunciò lo spettacolo.

Rea comparve per prima, elegante e magnetica. Demetra la seguì con movimenti armoniosi, mentre la musica cambiava ritmo e le luci dorate attraversavano il palco.

Infine toccò a Rebecca.

Inspirò profondamente.

Fece un passo avanti.

E il mondo, improvvisamente, cambiò.

La musica le entrò dentro. Il suo corpo seguì il ritmo con naturalezza, come se ogni movimento fosse rimasto ad aspettarla per anni. Ballò con sensualità ed eleganza, alternando gesti delicati a movenze più decise. La maschera le regalava un senso di libertà che non provava da tempo.

Non era più l’impiegata che trascorreva le giornate davanti a un computer.

Non era la donna che cercava di far quadrare i conti a fine mese.

Era Afrodite.

E per qualche minuto poteva essere tutto ciò che aveva sempre desiderato.

Quando la musica terminò, la sala esplose in un applauso.

Rebecca sorrise dietro la maschera, emozionata.

Non vedeva i volti di tutti gli spettatori, ma sentiva l’energia del pubblico attraversarla.

Poi, tra le luci e le ombre, incrociò uno sguardo.

Un uomo alto, vestito di nero, era fermo vicino all’accesso laterale della sala. Aveva le spalle larghe, i capelli scuri e un’espressione attenta. Non applaudiva come gli altri. Non sembrava interessato soltanto allo spettacolo.

La stava osservando.

Rebecca distolse gli occhi, cercando di concentrarsi sulla coreografia successiva.

Eppure, quando si voltò di nuovo, lui era ancora lì.

Lo incontrò poco dopo, dietro le quinte.

Rebecca aveva appena terminato di cambiarsi quando lo vide appoggiato alla parete del corridoio.

Da vicino era ancora più affascinante. Aveva lineamenti decisi, occhi chiari e una calma che sembrava difficile da scalfire.

«Sei Rebecca?» domandò.

Lei lo guardò con una punta di diffidenza.

«Dipende. Chi lo chiede?»

Lui sorrise.

«Noah. Mi occuperò della tua sicurezza.»

«Il mio bodyguard?»

«Esattamente.»

«Pensavo che i bodyguard fossero più… minacciosi.»

Noah abbassò lo sguardo sulla propria giacca nera, fingendo di esaminarla.

«Vuoi che provi a sembrare più minaccioso?»

Rebecca scoppiò a ridere.

«No, grazie. Così va benissimo.»

Per un istante rimasero a guardarsi.

Fu un momento breve, quasi impercettibile, ma qualcosa accadde.

Noah aveva incontrato molte persone nella sua vita. Aveva lavorato in Australia, prima di trasferirsi in Italia, e aveva imparato a mantenere la mente lucida anche nelle situazioni più complicate.

Il suo mestiere gli imponeva di osservare, valutare, anticipare.

Con Rebecca, però, si accorse di avere difficoltà a distogliere lo sguardo.

C’era qualcosa nel suo sorriso, nel modo in cui cercava di nascondere l’emozione dietro una battuta, che lo aveva colpito immediatamente.

Rebecca, dal canto suo, cercò di convincersi che si trattasse soltanto di una simpatia passeggera.

Era il suo bodyguard. Il loro rapporto doveva rimanere professionale.

Soprattutto, non voleva complicarsi la vita.

«Allora, Noah», disse infine, recuperando la borsa, «spero di non darti troppo lavoro.»

Lui le aprì la porta.

«Non preoccuparti. Sono pagato proprio per questo.»

«Per proteggermi?»

«Per proteggerti.»

Il suo tono era diventato improvvisamente serio.

Rebecca non sapeva ancora quanto quelle parole avrebbero significato per lei.

Le settimane successive trasformarono l’Olimpo in una seconda casa.

Dal lunedì al venerdì Rebecca continuava a lavorare in ufficio. Al mattino indossava abiti sobri, rispondeva alle e-mail, partecipava alle riunioni e cercava di non pensare troppo alla stanchezza.

Il venerdì sera, invece, tornava a casa, si preparava con cura e raggiungeva il locale.

Lì ritrovava Rea e Demetra, Tony e Lisa, la musica e quel mondo che le permetteva di esprimere una parte di sé rimasta troppo a lungo in silenzio.

Anche Noah era sempre presente.

All’inizio si limitava a controllare gli accessi, accompagnarla dal camerino al palco e verificare che tutto fosse in ordine. Con il passare del tempo, però, i loro scambi diventarono più frequenti.

Lui le chiedeva com’era andata la giornata in ufficio.

Lei voleva sapere qualcosa della sua vita in Australia.

Scoprì che Noah amava il mare, che gli mancavano le lunghe giornate di sole e che aveva lasciato il suo Paese per cercare nuove opportunità.

Lui scoprì che Rebecca aveva un carattere più forte di quanto lasciasse intuire, che sapeva ridere anche quando era stanca e che dietro la sua apparente sicurezza si nascondeva una donna abituata a cavarsela da sola.

Una sera, dopo lo spettacolo, la trovò seduta sul gradino di un’uscita secondaria.

«Che fai qui tutta sola?»

Rebecca alzò lo sguardo.

«Mi godo cinque minuti di silenzio.»

Noah si sedette a una certa distanza.

«Giornata difficile?»

«Lavoro, traffico, riunioni interminabili. Poi sono arrivata qui e ho ballato per tre ore.»

«Eppure sembri felice.»

Rebecca rimase pensierosa.

«Perché lo sono. È strano, vero? Posso trascorrere una giornata intera a desiderare di scappare dall’ufficio e poi passare la notte a ballare senza sentire la fatica.»

«Forse perché qui fai qualcosa che ami.»

Lei lo guardò.

«Tu hai mai avuto paura di rinunciare a un sogno?»

Noah rimase in silenzio per qualche secondo.

«Sì. Ma credo che la paura più grande sia arrivare alla fine e rendersi conto di non averci nemmeno provato.»

Rebecca abbassò gli occhi.

Quelle parole le arrivarono dritte al cuore.

Per la prima volta da molto tempo, sentì di essere compresa senza dover spiegare ogni cosa.

Con il successo dell’Olimpo, gli spettacoli divennero sempre più elaborati.

Le coreografie si fecero più coinvolgenti, le luci più intense e la musica più sensuale. Alcune serate prevedevano sedute disposte al centro della sala, dove spettatori selezionati potevano accomodarsi per assistere da vicino a una parte dello spettacolo.

Le ballerine si muovevano intorno alle sedie con grazia e sicurezza, seguendo coreografie studiate nei minimi dettagli. Ogni gesto era parte di una rappresentazione teatrale, costruita per creare un’atmosfera di seduzione senza rinunciare ai confini stabiliti dal locale.

Rebecca scoprì di avere un talento naturale per quel tipo di esibizione.

Sapeva mantenere il contatto visivo, giocare con il ritmo e trasmettere emozioni anche attraverso un semplice movimento delle mani.

Il pubblico cominciò a chiedere sempre più spesso di Afrodite.

«Chi è quella ragazza con la maschera nera?»

«Quando si esibirà di nuovo?»

«Vogliamo Afrodite!»

Tony e Lisa erano orgogliosi del successo, ma non dimenticavano mai di controllare che le ballerine fossero rispettate.

Noah, invece, aveva sviluppato un’attenzione particolare per Rebecca.

Non era soltanto una questione di lavoro.

Lo capiva ogni volta che la vedeva salire sul palco e sentiva il bisogno istintivo di assicurarsi che nessuno potesse farle del male.

Sapeva che era una professionista, una donna indipendente, capace di difendersi e di prendere le proprie decisioni.

Eppure, ogni volta che qualcuno la guardava con un interesse troppo insistente, sentiva qualcosa stringergli lo stomaco.

Non aveva alcun diritto di essere geloso.

Rebecca non era sua.

Almeno, non ancora.

La serata che cambiò tutto iniziò come tante altre.

Il locale era pieno, la musica vibrava tra le pareti e il pubblico aspettava l’ultima esibizione.

Rebecca indossava il suo costume nero, impreziosito da dettagli dorati. La maschera di pizzo le incorniciava gli occhi, lasciando intravedere il sorriso.

Prima di salire sul palco, cercò Noah con lo sguardo.

Lui era vicino all’ingresso laterale.

Quando i loro occhi si incontrarono, Noah le rivolse un cenno rassicurante.

Rebecca respirò profondamente.

La musica partì.

Per qualche minuto tutto fu perfetto. La coreografia procedeva secondo i tempi stabiliti, il pubblico seguiva lo spettacolo e le luci disegnavano riflessi dorati sul pavimento.

Poi Rebecca notò un uomo seduto in prima fila.

Era già stato allontanato una volta per aver insistito con una delle cameriere. Quella sera sembrava aver bevuto troppo e, mentre lei si avvicinava al termine della coreografia, cominciò a rivolgerle commenti sempre più invadenti.

Rebecca mantenne la calma e continuò a ballare, senza rispondere.

Quando la musica finì, raggiunse l’uscita laterale per tornare in camerino.

L’uomo la seguì.

«Ehi, Afrodite! Aspetta un momento.»

Rebecca si voltò.

«Mi dispiace, la serata è terminata. Buonanotte.»

Cercò di proseguire, ma lui le afferrò il polso.

«Non fare la difficile. Ti ho vista ballare tutta la sera.»

La paura le attraversò il corpo.

«Mi lasci andare.»

L’uomo strinse la presa.

«Voglio soltanto parlare con te.»

«Ho detto di lasciarmi andare.»

La voce di Rebecca tremò, ma non cedette.

Prima che potesse accadere altro, una presenza si frappose tra loro.

Noah.

«Toglile le mani di dosso.»

La sua voce era bassa, controllata, ma non lasciava spazio a discussioni.

L’uomo cercò di protestare.

«Fatti gli affari tuoi!»

Noah gli allontanò la mano dal polso di Rebecca e si assicurò che lei fosse libera.

«Lei ti ha detto di lasciarla andare. Adesso ti accompagno fuori.»

L’uomo tentò di spingerlo, ma Noah lo bloccò e chiamò immediatamente un collega della sicurezza. In pochi istanti, la situazione venne gestita e l’uomo fu accompagnato all’uscita.

Rebecca, invece, era rimasta immobile.

Soltanto quando Noah si voltò verso di lei, si rese conto di quanto stesse tremando.

«Rebecca, guardami.»

Lei alzò lentamente gli occhi.

«È tutto finito. Sei al sicuro.»

Quelle parole furono sufficienti.

Rebecca gli si gettò tra le braccia.

Lo abbracciò con una forza disperata, affondando il viso contro il suo petto. Noah rimase sorpreso per un istante, poi la strinse delicatamente, posandole una mano sulla schiena.

«Va tutto bene», le sussurrò. «Ci sono io.»

Rebecca sentì il battito del suo cuore sotto la camicia.

Un battito forte, regolare, rassicurante.

E in quell’abbraccio comprese qualcosa che fino a quel momento aveva cercato ostinatamente di ignorare.

Non era soltanto attrazione.

Non era soltanto il fascino di un uomo bello e gentile.

Era il modo in cui Noah la faceva sentire: libera di essere fragile, libera di avere paura, libera di non dover dimostrare sempre di essere abbastanza forte.

Si allontanò appena, senza lasciare la presa.

«Grazie», mormorò.

Noah le sfiorò il viso con una delicatezza che contrastava con la fermezza mostrata poco prima.

«Non devi ringraziarmi. È il mio lavoro.»

Rebecca scosse la testa.

«No. Non è soltanto questo.»

Lui la guardò, sorpreso.

Per un momento nessuno dei due parlò.

La musica proveniente dalla sala sembrava lontanissima.

«Rebecca…» cominciò Noah.

Lei abbassò gli occhi, consapevole di essere sul punto di dire qualcosa che avrebbe cambiato ogni cosa.

«Non so quando sia successo», confessò. «Mi sono ripetuta che dovevamo mantenere le distanze, che tu eri qui per lavorare e che non dovevo complicare la mia vita.»

Inspirò tremando.

«Ma quando ti ho visto arrivare, quando ho capito che eri lì per proteggermi… ho avuto paura di perderti ancora prima di averti davvero.»

Noah rimase immobile.

Aveva immaginato tante volte di confessarle ciò che provava, ma non in quel modo, non dopo averla vista spaventata.

«Rebecca, io non voglio che tu confonda la gratitudine con l’amore.»

Lei lo guardò dritto negli occhi.

«Non è gratitudine.»

La sua voce era finalmente ferma.

«È il modo in cui ti cerco quando entro in una stanza. È il modo in cui sorrido quando sento la tua voce. È il fatto che, anche quando sono a casa, mi ritrovo a pensare a te. E mi fa paura, Noah. Perché non volevo innamorarmi.»

Lui chiuse gli occhi per un istante, come se quelle parole avessero raggiunto un punto dentro di lui che aveva cercato di proteggere.

Quando li riaprì, il suo sguardo era diverso.

«Anch’io ho cercato di mantenere le distanze.»

Rebecca trattenne il respiro.

«Perché?»

«Perché sei la donna che devo proteggere. E non volevo che i miei sentimenti interferissero con il mio lavoro.»

Le prese delicatamente la mano.

«Ma ogni volta che ti vedo ballare, ogni volta che mi racconti la tua giornata o che ridi per una sciocchezza, diventa più difficile fingere che per me tu sia soltanto Afrodite.»

Rebecca sorrise tra le lacrime.

«E allora chi sono?»

Noah le accarezzò il dorso della mano con il pollice.

«Rebecca. La donna che vorrei conoscere anche quando non indossa una maschera.»

Il cuore di lei accelerò.

Per la prima volta, non c’era più un palco a separarli, né un ruolo da interpretare, né un pubblico davanti al quale nascondere le proprie emozioni.

C’erano soltanto loro due.

«E adesso?» sussurrò Rebecca.

Noah le sfiorò una guancia.

«Adesso ti chiedo una cosa.»

«Quale?»

«Lasciami conoscere la donna che sei quando nessuno ti guarda. Senza fretta, senza obblighi, senza dover essere Afrodite per forza.»

Rebecca sentì gli occhi riempirsi di lacrime.

«E se quella donna si innamorasse davvero di te?»

Noah sorrise appena.

«Credo che sarebbe la cosa più bella che potrebbe capitarmi.»

Lei si avvicinò.

Questa volta non fu la paura a guidarla, né il bisogno di sentirsi protetta.

Fu una scelta.

Rebecca posò una mano sul suo petto e alzò il viso verso di lui. Noah le lasciò tutto il tempo necessario per cambiare idea, per fermarsi, per riprendere fiato.

Ma lei non si fermò.

Le loro labbra si incontrarono in un bacio dolce, esitante all’inizio, poi sempre più sincero.

Un bacio che non prometteva una vita perfetta.

Prometteva soltanto la possibilità di cominciare.

Quando si separarono, Rebecca sorrise.

«Credo che domani sarà molto difficile guardarti come se niente fosse successo.»

Noah rise piano.

«Domani possiamo cominciare con un caffè.»

«Un caffè? Dopo tutto questo?»

«Sono australiano. Devo pur trovare un modo elegante per invitarti a uscire.»

Rebecca scoppiò a ridere e appoggiò nuovamente la fronte contro la sua.

Per la prima volta da tanto tempo, non sentiva il bisogno di controllare ogni emozione. Quella notte, tornando a casa, Rebecca ripensò a tutto ciò che era accaduto.

Il locale, la danza, le luci, la maschera, il pericolo e quell’abbraccio che aveva cambiato ogni cosa.

L’indomani sarebbe tornata al suo lavoro d’ufficio. Avrebbe ripreso la sua vita quotidiana, risposto alle e-mail e bevuto il solito caffè del mattino.

Ma qualcosa sarebbe stato diverso.

Perché adesso sapeva che dietro la maschera di Afrodite non c’era soltanto una ballerina capace di incantare il pubblico.

C’era una donna che aveva ancora molto da scoprire su sé stessa.

E c’era Noah, l’uomo che aveva imparato a guardarla senza fermarsi alla superficie.

Quello che Rebecca non sapeva era che l’Olimpo custodiva segreti molto più profondi di quanto avesse immaginato.

Il suo passato, le persone che amava e persino il significato di alcuni incontri avrebbero presto assunto un volto diverso.

Perché non tutte le maschere servono a nascondere il viso.

Alcune nascondono la verità.

E quando la verità viene finalmente alla luce, nulla può tornare esattamente come prima.

Rebecca guardò le luci della città scorrere oltre il finestrino e sorrise pensando a Noah.

Non sapeva dove l’avrebbe portata quell’amore.

Sapeva soltanto che, per la prima volta dopo tanto tempo, aveva voglia di scoprirlo.

E mentre l’Olimpo si preparava a una nuova notte di musica e desideri, una domanda rimaneva sospesa nell’aria:

Che cosa succede quando la donna che tutti credono di conoscere decide finalmente di togliersi la maschera?

«Dietro la maschera di Afrodite si nascondeva una donna pronta a scoprire che il desiderio più pericoloso non era quello di essere guardata, ma quello di essere amata davvero.»

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “L’Olimpo”

Condividi
Tweet
WhatsApp
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors