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L'ombra del Chaos

L'ombra del Chaos

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Dicembre 2022
Bozze disponibili

Caronte è un ragazzo bullizzato da tutti: famiglia, compagni di classe, insegnanti. Ha imparato ad affrontare la vita duramente e a difendersi con tenacia, ma un giorno viene aggredito da una banda di ragazzi con delle armi. La sua paura è così grande da spingerlo a urlare, poi dopo pochi secondi cade a terra svenuto. Al suo risveglio tutto è cambiato e si ritrova proiettato in una vita che non riconosce. Stranamente tutti iniziano a trattarlo con riguardo e non più come una bestia. Caronte affronta questo nuovo mondo e si imbatte in una strana persona, che scoprirà essere il suo alter-ego: Laerte. I due inizieranno a comunicare finché quest’ultimo non incomincerà a mostra alcune verità sconosciute al ragazzo, fino a scoprire tutta la natura del suo potere, cioè di poter cambiare situazione a suo piacimento, nel passato, nel presente e nel futuro, per poi comprendere finalmente il suo segreto più grande.

Perché ho scritto questo libro?

L’ombra del Chaos è il secondo manoscritto da me realizzato. Nasce da un sogno e da alcune esperienze vissute da alcune persone che conosco, portate su carta per poter educare tutti a comprendere quali sono le scelte giuste da fare per non cadere nell’oblio, perché anche nei casi più estremi abbiamo sempre un’altra scelta, che può portarci a fare quella giusta, non giusta per gli altri, ma per il nostro benessere personale.

ANTEPRIMA NON EDITATA

«Scusami.» disse imbarazzata.

«Tranquilla, non è un problema.» risposi sorridendo. Si tranquillizzò e continuò a guardare il film. Proprio mentre stavamo sulla scena finale sentii aprire la porta; misi pausa, mi girai e vidi i miei genitori rientrare.

«Ciao, hai mangia-. Oh ma ciao» disse rivolgendosi a Vera con un tono esageratamente dolce per i miei gusti.

«Ciao.» rispose lei imbarazzata, allontanandosi un po’ da me, questo creò maggiore interesse per mia madre.

«Sei “un’amica” di Caronte?» Disse lei avvicinandosi e sottolineando particolarmente la parola “amica”. Lei si fece rossa all’istante e si ammutolì.

«È una mia compagna di classe, abbiamo fatto un progetto insieme per scuola.» risposi tranquillo.

«Ed il film fa parte del progetto?» disse lei con un sorrisetto stampato sul viso.

«Ovviamente no, domani lo finiremo, adesso ci stiamo semplicemente rilassando e siamo quasi alla fine.» risposi indicando lo schermo, facendole capire che volevo che si zittisse, così che ci facesse finire il film.

«D’accordo, lascio che lo guardiate in pace» guardò mio padre e lo trascinò al piano di sopra. Mi girai e premetti play, ma vidi che lei era ancora con la testa rivolta verso il basso, rimisi in pausa, fissandola.

«Tutto bene?» dissi osservandola.

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«S-si, tutto bene.» rispose senza alzare lo sguardo.

«Non sembra.» enfatizzai continuando a fissarla.

«Tua madre pensa che sono la tua ragazza» disse lei senza alzare lo sguardo.

«Dovrebbe essere un problema?» domandai senza capire perché la infastidisse.

«N-no, figurati.» rispose velocemente, ma sembrò che questo la imbarazzò ancor di più.

«Vuoi finire il film?» dissi cercando di essere più dolce, questo la tranquillizzò, tanto da farle alzare lo sguardo e sorridermi.

«Certo.» disse ritornando ad essere interessata al video. Misi play e mi godetti la scena finale, mi era piaciuto molto, non era stato una delusione, come tanti altre volte. Guardai l’orario e vidi che erano le 8 passate, appena lo vide anche Vera, sembrò allarmarsi.

«Scusami ma sono un po’ fuori orario, devo andare.» disse avvicinandosi alla porta.

«Aspetta.» dissi prendendo lo zaino.

«Cosa?» rispose lei con la mano sulla maniglia. Mi misi lo zaino sulle spalle e mi avvicinai a lei.

«Ti accompagno.» dissi aprendo la porta.

«Ma non devi, posso tornare a casa da sola.» esclamò lei tranquilla, non voleva darmi fastidio.

«Non è un problema, mi piace camminare, soprattutto la sera. Andiamo.» aprii la porta ed iniziai a camminare.

«Grazie.» disse lei sorridendomi.

«Figurati, non c’è problema» risposi svoltando verso casa sua, era una delle poche che conoscevo dei miei compagni, anche perché era abbastanza vicino alla mia. Camminammo senza dire nulla, lei probabilmente era ancora imbarazzata, ed a me, il silenzio non era mai dispiaciuto in realtà. Eravamo quasi vicini casa sua, quando all’improvviso, vidi un bambino intorno i 10 anni, che giocava con il suo monopattino, troppo vicino la strada. Sentivo come un sentore d’allarme ed avevo ragione: il bambino cadde proprio sul bordo della strada, si sbucciò un ginocchio, ed iniziò a piangere, immobile a terra, ma non era di certo quello il suo problema. Da lontano, si avvicinava una macchina, con un guidatore in evidente stato di ebbrezza, correva troppo e non aveva visto il

bambino. Vera si gettò avanti a me, provando a correre verso di lui.

«FERMATI!» urlò verso la macchina, ma quando il guidatore se ne accorse era troppo tardi. La frenata non riuscì ad arrestare totalmente il veicolo, e finì nel peggiore dei modi; la macchina si fermò con il piccolo sotto la sua ruota. Corsi verso la volante, provai ad alzarla, ma niente. Vedevo il bambino ansimare, con la ruota ferma sopra al suo petto. I ragazzi dentro la macchina, erano rimasti pietrificati.

«Che cosa state facendo idioti?! Scendete subito e venite a dormi una mano!» urlai verso di loro. Scesero immediatamente, ed in 5 riuscimmo ad alzare la macchina quel poco per permettere a Vera di poter spostare il bambino, ma oramai la sua gabbia toracica era andata. Iniziò ad ansimare. I polmoni non riuscivano più a prendere ossigeno, stava morendo senza fiato. Chiamarono l’ambulanza, ma quando arrivò oramai era troppo tardi; il bambino era morto. Provarono a rianimarlo, ma non ci fu niente da fa-re, oramai la sua vita si era spenta. Andai incontro al guidatore, lo presi e lo sbattei sul cofano della macchina.

«Ti rendi conto di cosa hai fatto? Ti rendi conto che hai ammazzato un bambino?!» urlai con tutta la rabbia che avevo in corpo, lui era pietrificato, e continuava a piange-re senza fermarsi, ma all’improvviso, un forte schiaffo lo buttò a terra. Girandomi vidi Vera dietro di me, con la mano rossissima e con gli occhi pieni di odio. Prima che potesse avventarsi sul ragazzo, le avvolsi un braccio in-torno al collo e la portai via, lei si strinse a me, piangendo sulla mia spalla.

«Non portarmi a casa per favore, non me la sento.» disse continuando a piangere.

«Tranquilla, non avevo intenzione di lasciarti sola adesso.» risposi stringendola ancora di più. Tornai indietro e la portai al mio solito parco, la feci sedere su una panchina e mi misi affianco a lei.

«Perché è successo?» disse con gli occhi pieni di lacrime.

«Non c’è una spiegazione ad un orrore come questo.» risposi stringendole le mani.

«Perché proprio a quel bambino?» mi strinse le mani, neanche a quella domanda sapevo rispondere.

«Purtroppo, non c’è un motivo.» risposi stringendole a mia volta. Era disperata, piangeva sempre di più. La strinsi in un abbraccio, lei fece lo stesso con tutta la forza che aveva, riempiendomi la maglia di lacrime. Non sapevo cosa dirle, era successo tutto così velocemente, per poche semplici fatalità: la perdita d’equilibrio del bambino e quei ragazzi ubriachi che non pensavano alla strada. Questa combinazione aveva stroncato una vita, la vita di un povero bambino.

«Adesso chi lo dirà ai genitori?» disse lei, asciugandosi le lacrime.

«Lo faranno i medici. Appena riusciranno a capire chi è, chiameranno subito la sua famiglia.» risposi con più calma possibile.

«E ci riusciranno subito?» In quel momento, la preoccupazione per i genitori, era legata a qualcos’altro, ma non era il momento adatto per approfondire.

«Sicuramente, collegheranno subito la sparizione di quel bambino; inoltre, essendo così piccolo non poteva essere così lontano da casa o da loro, quindi, lo scopriranno subito.» speravo che questo, aiutasse a tranquillizzarla.

«E come faranno a subire una notizia del genere?» chiese lei con lo sguardo perso nei miei occhi, come se si fosse immedesimata in quei genitori.

«A questo non so rispondere, mi dispiace.» risposi continuando a fissarla.

«Già.» fu l’unica cosa che disse, poi fisso il cielo e stette in silenzio. Non dissi altro, non sapevo cosa fare, non c’era nulla che poteva essere rassicurante in quel momento, e non volevo rischiare di farla stare male ancor di più di quello che già mostrava. All’improvviso abbassò lo sguardo e mi fisso dritto negli occhi.

«Vorrei che cose di questo tipo non accadessero mai» disse fissandomi negli occhi, quasi come se fosse speranzosa. Quello sguardo accese qualcosa dentro di me, iniziai a pensare a quello che mi era capitato l’altra volta e subito dopo, pensai a quella voce. Io avevo cambiato più di una volta il mio destino, avevo modificato la situazione quella volta con l’orso, con Ryan, ed infine con la polizia. Tutte le volte, avevo cambiato l’andamento delle cose, perché una parte di me, inconscia o conscia voleva farlo, e pensai che forse potevo farlo anche in quel momento. Chiusi gli occhi e mi concentrai su tutto quello che avevo visto: il bambino, la macchina, la strada e l’incidente. Tutto, ogni minimo dettaglio. Appena focalizzai tutto nella mia mente, desiderai di cambiare quella situazione ed aprii gli occhi. Mi ritrovai a vedere la stessa scena di prima: il ragazzino che cadeva sotto i miei occhi, e la macchina che stava per investirlo, ma questa volta era molto più da vicino. Mi misi subito davanti al piccoletto senza pensarci, ed allungai la mano verso il veicolo. Il ragazzo mi vide e frenò la macchina, ma ancora una volta il veicolo sembrava andare troppo veloce per fermarsi in tempo; avrebbe investito anche me? No, sapevo che non ci sarebbe riuscito. La macchina si fermò quasi di colpo poco lontano dalla mia mano, come se avesse sbattuto su un muro invisibile, ma senza subire alcun danno. Il ragazzo scese immediatamente, e si tranquillizzò appena vide che né io, né il bambino ci eravamo feriti.

Presi il piccolo e gli diedi una mano ad alzarsi, i suoi genitori corsero verso di me e presero in braccio loro figlio.

«Signore ti ringrazio, grazie ragazzo, grazie.» disse il padre stringendomi le spalle con un braccio.

«Non si preoccupi, stia solo più attento» risposi sorridendo, ma oramai non mi ascoltavano più, erano troppo impegnati ad abbracciare loro figlio ed a osservare la ferita che aveva sul ginocchio. Sorrisi osservando la scena, ero riuscito a cambiare la situazione ed a salvare la vita di quel bambino, ora sapevo che non ero pazzo, né che mi ero immaginato tutto. Avevo un potere adesso ne ero certo: ero speciale. Mi girai evidentemente soddisfatto, avevo modificato tutto perfettamente, ma all’improvviso vidi Vera che mi fissava, come se fosse sconvolta. Le corsi vicino, preoccupato.

«Ehi, cosa ti prende?» disse osservandola mentre trema-va.

«Cosa è successo?» rispose lei ancora sconvolta.

«Quella macchina stava investendo quel ragazzo, ma fortunatamente ero lì vicino e sono riuscito a salvarlo.» dissi per rassicurarla, ma la sua espressione non cambiò minimamente.

«No, tu non eri lì, eri vicino a me.» rispose lei rigida.

«Ma cosa dici? Mi hai visto, ero un po’ più avanti. Stavo controllando una cosa e mi sono trovato vicino il bambino.» risposi con tutta la normalità che potevo mostrare in quel momento.

«No, tu non stavi controllando nulla, tu eri proprio vicino a me.» ribadì continuando a fissarmi. Non risposi, non riuscivo a capire, com’era possibile che lei continuava a ricordare quello che era successo prima del cambiamento?

«E non solo, quel bambino come puoi averlo salvato?» disse con tono accusatorio. Non riuscivo a capire, ero sicuro di aver modificato tutto alla perfezione, anche se era la prima volta che lo facevo in modo conscio, ero sicuro di non aver tralasciato niente, invece a quanto pare avevo dimenticato un elemento importantissimo, e lo capii solo dopo aver sentito la fine della sua frase.

«Non è possibile che hai salvato quel bambino, perché lui è morto, proprio sotto i nostri occhi.» disse lei gelida. Non riuscivo a crederci, le altre volte erano cambiati tutti, e avevano dimenticato quello che era successo precedentemente, ma lei si ricordava ogni minimo particolare; non aveva dimenticato nulla della scena vissuta precedentemente. Avevo cambiato la situazione, salvato il bambino, evitato la galera a quel gruppo di ragazzi. Tutto sembrava essere andato perfettamente ma non era così, perché Vera ricordava tutto quello che era successo, ogni singolo dettaglio.

2022-04-04

Aggiornamento

L'obiettivo delle 200 copie è stato raggiunto. Questo vuol dire che il libro, una volta terminata la campagna entrerà in pubblicazione. Sono felice di aver raggiunto questo risultato in così poco tempo, ma dire di averlo raggiunto da solo sarebbe disonesto e non veritiero. Questo traguardo è stato raggiunto grazie non solo a tutti voi che avete acquistato il mio libro, ma anche alla mia piccola squadra composta da persone che hanno preso a cuore questa campagna, spingendo il più possibile il romanzo e cercando lettori trasformati in acquirenti. Non serve nominarli, perché chi mi ha aiutato sa già quanto io gli sia riconoscente. Detto questo sono felice di poter condividere questo con voi, perché chi mi conosce sa quanto io sia legato alla scrittura. Tuttavia come mi ha detto una persona a me estremamente cara, questo non è un traguardo, ma soltanto un piccolo inizio: ci sono ancora altri due obiettivi da poter raggiungere, il primo di questi è a 250 copie, quindi altre 50 copie. Se possibile vi chiedo ancora di continuare a consigliare il libro a amici e conoscenti e per chi non lo avesse ancora fatto, è possibile acquistarlo sempre allo stesso link. Vi ringrazio nuovamente, davvero 1000 grazie a tutti.
2022-03-21

Aggiornamento

Da un grande potere, derivano grandi responsabilità!

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Marcello Fontana
Sono Marcello Fontana, ho 25 anni e sono un ragazzo pieno di passioni, tra cui: la scrittura, la lettura, il fitness e la filmografia. Amo commentare libri e film con la mia ragazza e le persone con cui sono più legato, perché adoro confrontarmi e apprendere nuove nozioni e idee dagli al-tri. Cerco sempre di dare il massimo per incentivare me stesso e gli altri, così da cercare di essere un leader e, se possibile, un esempio da seguire. Ho imparato a vivere da solo fin da subito, così da crearmi un’indipendenza socia-le e economica, perché anche saper stare da soli è molto importante, tanto da spingerti ad apprezzare molto di più non solo le tue passioni, ma anche le piccole cose di cui ami contornarti. Questo è il mio pensiero, ma sarò felice di condividere con te qualsiasi idea, per creare subito una discussione produttiva ad entrambi.
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