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L’Orgonite perduta nel Tempo

L'Orgonite perduta nel Tempo

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Ottobre 2024
Bozze disponibili

Per il popolo del Sidhe è giunto il tempo della Profezia e la bambina con frammenti di Luna dovrà ritrovare la formula perduta dell’Orgonite, scomparsa anni prima tra i venti gelidi del Riuros.
Solo attraverso questa Energia si potranno sconfiggere gli Orchi, guidati dal sovrano Vrodash e dal fedele Holog, il mezzo-folletto, nel loro tentativo di sottrarre la linfa vitale agli uomini.
Un elfo, uno gnomo e una fatina partono alla ricerca della bambina nella Dimensione terrestre, aiutati dalla fattucchiera Blodwel, l’umana che da anni ha abbandonato i suoi simili.
Ogni personaggio è spinto in questa avventura da motivazioni diverse, chi deve lenire una ferita del proprio passato rimasta aperta e chi ha a cuore la salvezza dei popoli dei due Mondi.
Durante il cammino in Quarta Dimensione, i cinque protagonisti avranno molte prove da superare e le minacce arriveranno perfino dai potenti Umani Neri.
Ma sarà la tensione dello scontro finale a rivelare segreti rimasti a lungo ignorati.

Perché ho scritto questo libro?

Il mio primo incontro con W. Reich e i suoi studi sull’Energia Orgonica risale al 2005; ho in seguito approfondito i dispositivi energetici ideati da Don Croft.
È nata così l’idea di scrivere un libro che avvicinasse i più giovani alla conoscenza di questa energia particolare.
Il genere fantasy mi ha consentito di costruire una trama con personaggi dalle caratteristiche uniche, dando voce anche a tematiche più ampie come l’amicizia, il perdono, la predestinazione e, inevitabilmente, la magia

ANTEPRIMA NON EDITATA

TERZO

La pesante veste scura si muoveva in continuazione, coprendo la falcata dura e possente. Vrodash non riusciva a calmarsi. Da ore, ormai, aspettava informazioni dalle sue spie. Aveva saputo dell’incontro tra elfi, gnomi e fate, e voleva capire cosa avessero concordato i tre regnanti.

Si trattenne vicino alla porta-finestra per osservare la lunga distesa brulla, oltre i confini del suo castello. Aveva sempre amato il paesaggio che offriva la brughiera, territorio di arbusti spogli e insignificanti, e per questo motivo aveva deciso di stabilirsi lì, nel luogo denominato Contea delle Malelande.

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Era notte fonda in un cielo senza luna e senza stelle. Ma i suoi occhi riuscivano a vedere anche nel nero più nero. Dall’esterno non proveniva alcun rumore, se non un latrato di lupi, in lontananza.

Quell’attesa lo stava davvero innervosendo. Prese un bicchiere dalla tavola e lo mandò in frantumi contro una parete.

“Orchi!!! Come fidarsi di esseri così schifosi e idioti?!?” gridava fuori di sé, dimenticandosi di appartenere alla stessa razza.

Una luce fioca attirò la sua attenzione. Il ponte levatoio venne abbassato. Finalmente qualcuno stava rientrando e Vrodash si augurò che salisse in fretta le scale che dividevano i due piani.

Due figure mostruose, dalla stazza enorme e più alti di due metri, si abbassarono goffamente per entrare dalla porta ad arco. Il loro volto appariva deformato sotto i capelli sporchi e bagnati dal sudore.

“Quanto diavolo ci avete messo a tornare?!?” sbraitò Vrodash, mantenendo le spalle girate ai due esseri abnormi.

“Perdono, mio signore!” implorarono buttandosi ai suoi piedi. “Perdono!”

“Sciò! State lontani!” e cominciò a prenderli a calci.

I mostri strisciarono via e si accucciarono in un angolo della stanza. Nonostante fossero due giganti parevano due cuccioletti, così spaventati e tremanti.

“Allora! Vi decidete a parlare o avete consumato anche quel poco cervello che la natura vi ha dato?!?”

La voce tonante di Vrodash rimbombava fra i corridoi vuoti. Un orco si apprestò a parlare, asciugandosi prima con il dorso della manica la bava che gli colava lungo il collo.

“Oh, mio padrone. Il nostro informatore ci ha riferito importanti fatti. Sarà fiero di noi e di quello che le diremo.”

Vrodash lanciò il suo bastone contro il servitore che aveva appena aperto bocca.

“Smetti di perdere tempo! Racconta!!!”

“Sì sì, mio signore e padrone. La nostra talpa si è comportata benissimo. Finita la riunione fra i tre sovrani e i loro popoli, ci ha inviato questo biglietto tramite un folletto dei boschi. Ci è costato un bel po’ di monete d’oro, ma almeno ce lo ha letto gratis! Eh eh eh!”

Si tolse un pezzo di carta da una tasca e tentò di allargarlo senza romperlo. Vrodash glielo strappò di mano. Lesse bisbigliando.

“Uno gnomo, un elfo e una fata si devono alleare con la Bambina dai frammenti di Luna. Assieme all’Eletta sapranno ritrovare la magica formula segreta, perduta nel tempo.”

L’orco strinse i denti in un ghigno feroce. Poi scoppiò in una fragorosa risata.

“Cosa credono di fare quei tre moscerini? Salvare il loro prezioso mondo in questo modo?!? Ah ah ah!”

Gli altri due Orchi si unirono a lui nelle risate.

“Basta, ora!” e li fece tacere all’istante. “Presumo che abbiate altro da dirmi, no?” e allungò la sua ombra sulle due creature orripilanti.

Questa volta, a parlare, fu l’altro orco.

“Già, già…” iniziò a dire, sfregandosi in continuazione la lingua sui denti marci, “i nostri amichetti sono partiti verso Ardath, per incontrare l’umana Blodwel. E poi via, verso la città di Torreantica, dalla ragazzina…”

Si aspettava un commento da parte di Vrodash, ma lui non parlò. Il potente dominatore si avvicinò ad un recipiente e tolse alcuni pezzi di carne che lanciò ai suoi servitori. Questi si fiondarono sul cibo e, strappando la polpa con morsi violenti, iniziarono a masticare rumorosamente.

“Tornatevene nelle vostre tane. Domani all’alba riceverete altri ordini.”

Immediatamente i due sgusciarono via, raccogliendo dalla terra la restante carne, e lasciando nell’aria uno sgradevole odore di sangue e grasso.

Non appena fu solo, Vrodash si lasciò cadere sulla poltrona di pelle nera, posta al centro della stanza. Appoggiò il gomito destro sul bracciolo e affondò la fronte nel palmo aperto.

“Hai sentito quello che hanno detto, mio fidato Holog?”

Dal lato più buio della sala si staccò un individuo misterioso. I suoi movimenti erano quasi impercettibili, mentre si spostava nel silenzio. Raccolse il bastone e lo porse al suo padrone.

“Ho ascoltato con attenzione, mio signore.”

Gli si arrestò di fronte, con la testa china e lo sguardo rivolto verso il basso.

“Accidenti!” Vrodash si alzò di colpo, “non ci voleva proprio l’intervento di quella maledetta Fattucchiera!”

“Se posso, mio re…”

“Dimmi, dimmi mio fedele consigliere.”

Holog sollevò gli occhi felini.

“La soluzione è semplice. Basta anticipare le mosse del trio nemico. Mentre loro si dirigono da Blodwel, possiamo mandare una spedizione a Torreantica per scovare la ragazzina ed eliminarla. Così, anche se la maghetta si alleasse contro di noi, sarebbe comunque troppo tardi per fare qualsiasi cosa.”

Il re degli Orchi acconsentì al piano, soddisfatto.

“Bene, mio Holog. Lascio a te il compito di organizzare il tutto. Nessuno lo saprebbe fare meglio. Domani, alle prime luci dell’alba, il gruppo lascerà questo castello. E tu sarai con loro. Gli Orchi sono ottimi combattenti, ma lasciano a desiderare in quanto a intelletto.”

Senza scomporsi minimamente, il semi-folletto si dileguò per eseguire gli ordini. Scese furtivamente nelle stalle e picchiò con la frusta gli Orchi che trovava ubriachi. Formò una squadra di sette tra i migliori guerrieri e li istruì velocemente, rimandandoli subito a riposare poiché mancavano poche ore alla partenza.

Risalì e si ritirò nelle sue stanze. Un piacevole calore lo accolse appena varcò la soglia. Si cambiò d’abito e mangiò qualche chicco d’uva. Essendo solo per metà orco, non amava la vita scomoda e selvaggia che conducevano quegli esseri ripugnanti.

Effettivamente, a parte la notevole statura, non aveva ereditato niente dal padre. Naso a punta, capelli corti, occhi ampi, vagamente a mandorla, di un colore rosso vivo. Era ossuto e nelle vene gli scorreva il sangue nero dei Daoine Maithe.

Non si mise a letto. Preparò il necessario e poi si limitò a sonnecchiare per una mezz’ora.

Prima che il sole facesse capolino dietro le nuvole, era già seduto sul robusto cavallo che lo avrebbe sostenuto nel lungo viaggio.

Anche Vrodash non si era concesso che un breve momento di riposo. Nervoso e irritato, aveva contattato nella dimensione umana i suoi stretti collaboratori, informandoli sugli ultimi fatti e ottenendo una piena collaborazione.

“Le cose stanno andando bene” ripeteva fra sé.

“Non permetterò che quattro insulse creature rovinino i miei piani.”

Uscito sulla loggia, controllò i frenetici preparativi. Si voltò per rientrare solo quando i cavalli furono spariti dietro la linea dell’orizzonte.

Posò la mano sulla maniglia, ma si bloccò di fronte alla sua immagine riflessa nel vetro. Un’improvvisa folata di vento gli aveva spostato i capelli azzurri che teneva lunghi a coprire metà viso. Per un breve istante rivide le cicatrici, l’orbita vuota, il setto nasale consumato e la bocca bruciata, prima di mandare in frantumi la porta-finestra sul pavimento.

La visione lo aveva catapultato indietro di parecchi anni, al momento in cui stava precipitando nell’Orrido della Mala assieme all’Arcano XV. Se non fosse stato per Holog, gettatosi anche lui per salvarlo, avrebbe fatto la fine del vecchio, schiantandosi sulle rocce e trascinato via dalla corrente del fiume sottostante.

Ancora stentava a credere di come l’amico si fosse legato una corda attorno alla vita, l’avesse ancorata ad un albero e si fosse buttato in quel salto verso la morte. Ma non solo. Una volta tratto in salvo, per settimane gli aveva medicato le ferite che il fuoco della battaglia gli aveva procurato. Siccome non la smettevano di infettarsi, ogni giorno spariva per ore nei boschi alla ricerca di erbe medicinali che gli tenessero bassa la febbre. Dopodiché, preparati dei decotti, con la pazienza di un miniatore eliminava tutta la materia infetta e sostituiva le bende sporche con altre nuove.

Se era tornato di nuovo alla carica, in forza, pronto a combattere le odiate creature del Piccolo Popolo, l’aveva fatto anche per lui. Per vendicare l’offesa che aveva subito da piccolo, quando i folletti l’avevano scacciato solo perché era per metà orco.

“Insieme fino alla fine di questa avventura, amico mio. Anche questa volta” gli rivolse un profondo pensiero.

Poi rientrò nella sua stanza e chiamò i servitori, affinché ripulissero i pezzi di vetro sparsi ovunque.

2024-03-27

Aggiornamento

Abbiamo raggiunto il goal ed è fantastico! GRAZIE per il sostegno e la fiducia che mi avete dimostrato. Ora non resta che augurarvi una buona lettura... Ancora GRAZIE, Irene

Commenti

  1. buongiorno, complimentissimi per aver raggiunto l’obbiettivo iniziale di questo libro. trama e personaggi favolosi descritti nel modo corretto.

  2. Buongiorno, consiglio a tutti questo libro sia a grandi che piccoli.
    Questo libro merita veramente tanto con i suoi particolari e caratteristiche.
    Come ho già detto lo consiglio fortemente a tutti e io l’autrice la conosco bene e so che ha scritto un libro pieno d’amore e passione per la sua scrittura.
    Spero che questo libro arrivi ad alti livelli.
    COMPLIMENTI

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Irene Mignani
Ho trascorso tutta la mia infanzia tra il cloro delle piscine della provincia bergamasca e i libri, diventando in seguito insegnante, prima di nuoto e poi di Lettere presso le Scuole Secondarie di Primo grado.
All’innata passione per la lettura si è presto affiancata l’esigenza di scrivere, iniziata con poesie, cresciuta con racconti brevi e fiabe, approdata ai primi manoscritti.
Una costante ricerca interiore mi ha spinto a indagare il mondo esoterico dell’invisibile e delle energie sottili, approfondendo tematiche legate alla spiritualità e alla conoscenza di sé, che mi piace raccontare nei miei libri.
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