“L’ultimo Pascal” nasce da una domanda: quanto siamo davvero disposti a conoscere la verità su noi stessi?
Quando il passato torna a reclamare il suo posto, Leonardo Pascal si ritrova coinvolto in una vicenda in cui ogni certezza comincia a sgretolarsi. Nulla è come appare: ogni risposta apre nuove domande, ogni incontro nasconde un segreto e ogni passo verso la verità lo avvicina a qualcosa che avrebbe preferito non scoprire.
Più che un thriller, “L’ultimo Pascal” è una storia di identità, memoria e scelte. Ho cercato di raccontare persone vere, con le loro paure, i loro errori e le loro fragilità, perché credo che il mistero più difficile da risolvere sia quello che ognuno custodisce dentro di sé.
Se, arrivato all’ultima pagina, sentirai il bisogno di ripensare a questa storia, allora avrà raggiunto il suo scopo.
Perché ho scritto questo libro?
L’idea di “L’ultimo Pascal “è nata da una domanda: come sarebbe oggi la storia di un “Pascal”, nell’era digitale, dove è sempre più difficile scomparire e ricominciare? Da quella riflessione è nato un romanzo completamente originale, primo capitolo di una trilogia, che attraverso il thriller esplora identità, memoria e verità.
ANTEPRIMA NON EDITATA
PROLOGO
Le persone che spariscono
Pioveva piano su Miragno.
Non una pioggia forte.
Quelle piogge inutili che sembrano voler restare lì per ore soltanto per ricordarti che il cielo esiste.
Leonardo Pascal fumava alla finestra del piccolo appartamento guardando le luci bagnate della strada.
Terzo caffè della notte.
Forse quarto.
Aveva perso il conto circa due sigarette prima.
La moka era ancora sul fuoco.
Dimenticata.
Naturalmente.
La cucina era minuscola.
Un tavolo storto.
Una sedia diversa dalle altre.
Una lampadina gialla che tremava ogni tanto come se pure lei fosse stanca di stare lì.
Leonardo abbassò lentamente lo sguardo verso il cortile.
Due ragazzi ridevano sotto la pioggia correndo verso uno scooter.
Una donna urlava dal balcone di sopra perché qualcuno aveva lasciato aperto il portone.
Vita normale.
La osservava sempre come uno che guarda una festa dalla finestra.
Vicino.
Ma fuori.
Inspirò lentamente il fumo.
Gli occhi stanchi.
Barba di due giorni.
Felpa vecchia.
Ventinove anni e la costante sensazione di essere capitato nella vita sbagliata.
La moka iniziò a borbottare violentemente.
«»
Leonardo si voltò di scatto.
Corse verso il fornello.
Troppo tardi.
Caffè ovunque.
«Fantastico.
Adoro iniziare le giornate come un uomo distrutto emotivamente e anche ustionato.»
Spense il gas imprecando piano.
Per qualche secondo nessuno parlò.
Solo pioggia.
E il rumore lontano del mare.
Perché Miragno aveva questa cosa strana:
anche quando non lo vedevi…
il mare sembrava esserci sempre.
Leonardo pulì lentamente il piano della cucina con uno strofinaccio già sporco.
Poi si fermò.
Guardava il proprio riflesso nel vetro della finestra.
Per un secondo gli sembrò di vedere qualcun altro.
Succedeva spesso ultimamente.
Non davvero vedere.
Più una sensazione.
Come se dentro di lui esistesse una versione diversa della propria vita.
Una che non aveva avuto il coraggio di vivere.
Abbassò lentamente gli occhi.
Sul tavolo c’era un vecchio libro ereditato da sua madre.
Consumato.
Pieno di annotazioni.
Odore di polvere e carta vecchia.
La vita di Mattia Pascal.
Leonardo lo fissava sempre senza aprirlo davvero.
Perché quella storia gli aveva fatto paura fin da bambino.
Un uomo che sparisce.
Che cambia vita.
Che prova a cancellarsi.
Da piccolo gli sembrava un’avventura.
Da adulto aveva iniziato a sembrargli una malattia ereditaria.
Si sedette lentamente al tavolo.
Fuori la pioggia continuava a cadere.
Lenta.
Stanca.
Leonardo aprì finalmente il libro.
Le pagine erano piene di appunti lasciati da sua madre.
Frasi sottolineate.
Date.
Parole cerchiate.
Come se avesse passato anni a cercare qualcosa lì dentro.
Una frase era sottolineata più delle altre.
“Si può davvero ricominciare da zero?”
Leonardo rimase immobile a guardarla.
Poi rise piano.
Amaro.
«Direi di no.»
Per qualche secondo nessuno parlò.
Il cellulare vibrò sul tavolo.
Numero sconosciuto.
Leonardo lo guardò senza rispondere.
Il telefono continuò a vibrare.
Insistente.
Alla fine sospirò.
Rispose.
«Pronto?»
Per qualche secondo nessuno parlò.
Poi una voce maschile.
Calma.
Elegante.
«Leonardo Pascal?»
Il cuore gli rallentò appena.
«Dipende.
Se è per una multa non sono io.»
Dall’altra parte una piccola risata.
Fredda.
«Lei non mi conosce.
Ma io conosco molto bene la sua famiglia.»
Leonardo aggrottò lentamente la fronte.
Pioggia.
Il mare si sentiva vicino.
Il neon della cucina.
Tutto improvvisamente sembrò più freddo.
«Okay.
Questa frase detta così sembra l’inizio di un documentario criminale.»
L’uomo ignorò la battuta.
«Ha mai pensato al motivo per cui Mattia Pascal abbia voluto sparire?»
Per qualche secondo nessuno parlò.
Leonardo smise lentamente di sorridere.
La voce continuò:
«Perché alcune persone non riescono a vivere dentro il proprio nome.»
Un peso improvviso nello stomaco.
Un brivido lento gli attraversò la schiena.
Leonardo guardò il libro aperto sul tavolo.
Poi la finestra.
Poi il proprio riflesso.
«Chi cazzo è lei?»
Per qualche secondo nessuno parlò.
La pioggia sembrava più forte adesso.
La voce rispose piano:
«Uno che ha passato la vita a cercare persone come lei.»
La linea si interruppe.
Leonardo rimase immobile.
Il cellulare ancora vicino all’orecchio.
Il mare in lontananza.
La moka ormai fredda.
E quella sensazione improvvisa…
terribile…
che la sua vita stesse per aprirsi esattamente nel punto sbagliato.
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