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Lumaville: storia di una rivoluzione

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Consegna prevista Marzo 2025

Dietro ad un campo di zucche in autunno si sveglia Violacea da un profondo sonno, si scopre lumaca rivoluzionaria che vuol far saltare i cattivi per aria. Gli umani avvelenano l’ecosistema ma la lumaca non esce di scena.
Tra zucche rimanti, bambini capaci antenne danzanti, vegetali audaci una rivoluzione prenderà il via… e, come lumaca, lascerà la scia.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro mossa dalla volontà di affrontare un tema di immensa importanza partendo dalle piccolezze (che piccolezze non sono affatto). Si tratta di una storia sull’ecologia, una storia per bambine e bambini, ma anche per quegli adulti che non hanno scordato come guardare dal basso. Questa narrazione parte proprio dal basso: da un grosso masso cavo che fa da tetto a un pavimento d’erba.

ANTEPRIMA NON EDITATA

La ridente cittadina di Lumaville sorge sul muschio umido e ha per tetto una grossa pietra che la tiene al riparo. È antica, Lumaville… ha sopportato il freddo gelido, il caldo afoso, tornadi, tempeste e perfino alluvioni grazie alla forza del suo tetto di pietra e alla tenerezza del suo pavimento muschiato.

Adesso, però, c’è qualcosa che la minaccia e – questa volta – Lumaville ha paura di non farcela. Ogni mattina, al sorgere del sole, gli abitanti di questa scivolosa cittadina sanno perfettamente che dovranno sperare di riuscire a mangiare qualcosa, di poter bere e di poter riposare. Un po’ d’acqua, un piccolo pezzetto di polpa di zucca, un semino nuovo che faccia da cuscino ai cornelli (o antenne, che dir si voglia), una temperatura sopportabile, che non cambi così in fretta:  insomma, non hanno grosse pretese.

Quando dovettero affrontare l’alluvione del 1931, gli abitanti di Lumaville utilizzarono le loro ventose per aderire perfettamente alla pietra, drizzarono le loro antenne e – con la forza coraggiosa del pensiero – ognuno di loro striò il proprio corpo di viola, per imitare le lumache di mare. Funzionò! D’altronde, avevano ricevuto i migliori insegnamenti.

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Dovete sapere infatti che, sebbene le lumache marine siano decisamente più anziane, non sono mai state autoritarie con le lumache terrestri di Lumaville. Tutt’altro! Un profondo senso di comunione e di solidarietà lega le une alle altre.

Eh già… quanti trucchi di sopravvivenza impartisce il mare. Trucchi che, alle volte, possono tornare utili anche sulla terraferma. Ad esempio, quando le lumache di Lumaville dovettero fronteggiare un brutto tornado che le colpì nel 2011, i consigli delle sorelle marine si rivelarono più che utili.

Vi spiego perché.

L’Oceano è pieno (ma davvero pieno zeppo!) di lumache volanti. Perché volanti, chiedete?  Vengono chiamate così perché si sollevano dal fondale sabbioso e, ruotando, si librano in acqua per sventare le correnti, o per utilizzarle a loro favore.

Quale migliore dritta avrebbe potuto ricevere Lumaville per resistere ad un tornado? Naturalmente nessuna. Imparare il volo delle lumache oceaniche ha salvato la vita a tutte le lumache di terra, nessuna esclusa.

Ma adesso…adesso è diverso. Nessun trucco amico sembra essere abbastanza.

Non vi ho, però, ancora raccontato cosa stia succedendo ora.

Al momento, gli abitanti di Lumaville stanno vivendo una crisi davvero difficile da arginare. Ogni qualvolta tentino di dentellare una foglia di lattuga o diano un morsetto a una melanzana, subito stanno male.  Anche le zucchine non risparmiano sorprese: hanno perso le caratteristiche striature verdi, il loro colore adesso tende al giallo… non sono più le zucchine di una volta. oltre alle zucchine, anche lattughe e melanzane  hanno un sapore strano e mangiarle porta mal di testa, nausea, perdita di sensi, tremore al guscio e così via.

Per non farsi mancar nulla, pure le condizioni climatiche creano diversi problemi: al mattino fa un freddo da far ghiacciare le antenne; al primo sole, invece, fa talmente caldo da non riuscire quasi a respirare. Per non parlare poi della mancanza di pioggia… l’unico modo che hanno lumachine e lumaconi per dissetarsi è bere le goccioline di rugiada che abitano gli incavi delle foglie, durante le primissime ore del mattino. Ma la rugiada è brinosa, ha un sapore un po’ stagnante, non può competere con l’acqua fresca.

Come se non bastasse, bisogna aggiungere che solo i più svelti riescono a dissetarsi: ad esempio, Lumaconico, anziano com’è, arriva sempre per ultimo e rischia di non poter bere. Per fortuna c’è Violacea, sua figlia, che ogni mattina recupera qualche goccia di rugiada da portare al padre.

Oh, Violacea… forte e dolce: proprio degna del nome che porta!: questo pensa, di lei, il suo papà.

C’è da dire, in effetti, che – se non fosse per lei – Lumaconico sarebbe già morto di sete, letteralmente!

«Violacea, Violacea… non so come ringraziarti! – esclama Lumaconico, alla vista della rugiada – Se non ci fossi tu, figlia mia, che ogni giorno ti svegli prima degli altri per non far mancare l’acqua al tuo vecchio, a quest’ora non potrei neanche bere»

«Tranquillo papà, bisogna aiutarsi! Poi, in tempi come questi…»: a Violacea non pesa aiutare il suo papà. È però, pensierosa e triste: proprio questa mattina troppe lumache, smunte e stanche, si accalcavano, a ridosso delle foglie di rosmarino, per recuperare un po’ di rugiada. E la cosa la rende irrimediabilmente elettrica: il suo guscio non smette di vibrare.

«Cara – continua Lumaconico – sembri così stanca, e poi… mh… sei un po’ pallida. Ah! Mh… ma, dimmi un po’, hai ancora dentellato la zucca? Lo sai che ti fa male! Dimmi che non l’hai fatto!»: Lumaconico è molto preoccupato.

«Papà… no… però… ecco, se ogni tanto lo faccio è perché bisogna pur mangiare qualcosa: le nostre provviste stanno finendo» risponde Violacea, con antenne e occhi bassi.

La verità è che Violacea neppure le tocca le provviste (dalla qualità testata); continua, invece, a mangiucchiare verdure di dubbia qualità. Preferisce sia il suo papà, che è così anziano e stanco, a mangiare il cibo più sicuro. Lui ha bisogno di energie – pensa la lumachina – più di quanto ne abbia bisogno io.

Un atteggiamento del genere, però, non va affatto bene!

Così facendo Violacea si sta indebolendo e, a continuar così, rischia di ammalarsi sul serio.

Lumaconio si impettisce e alza la voce: «Cosa credi, di potermi prendere in giro? So che hai mangiato la zucca. Guardati: stai bavando freddo! Cos’è? Pensi davvero di poter prendermi per i cornelli? Sarò vecchio… è vero… ma son tanto vecchio quanto accorto. Voglio il meglio per la mia lumachina, che non ti venga in mente di mangiar le zucche. Mangia piuttosto, le provviste!».

Violacea non risponde. Fissa, affranta, il soffitto di pigna. Si sente molto stanca. Dopo aver dato la buonanotte al papà, la lumachina striscia all’interno della sua noce cava, adagia le antenne sul suo seme di zucca e, preparandosi a dormire, si copre con la foglia di vite (si tratta della foglia più morbida che ci sia: a Lumaville è un privilegio averne una).

Il soffitto di pigna sfarfalla: il battito di ciglia di Violacea scandisce ritmi sempre più lenti e dalle pause sempre più lunghe, finché la lumachina si addormenta completamente.

Il mattino seguente, Violacea drizza le antenne prima ancora di svegliarsi del tutto. Oggi si va in gita con la lumascuola pensa, piena d’emozione. Ridiscende la scala chiocciolata che collega il tetto della pigna alla sua base; poi siede sul guscio di nocciola per consumare la colazione: del buon cerealato terriccio, croccante e sano! Questa volta, infatti, la lumachina si è servita  delle provviste.

«Oh! Vedo con piacere che, allora, qualche volta mi ascolti!» esclama Lumaconio, muovendosi al ritmo della sua seggiola-pignola a dondolo. Poi si avvicina alla figlia e continua: «Mangia, devi crescere forte e sana» e, con un dolce buffetto, mostra la sua approvazione a Violacea.

Tra poche ore si andrà in gita con la lumascuola! Violacea non sta più nella pelle. Si tratta di una gita importante, una di quelle che, se prese sul serio, possono far capire molte cose. Quest’oggi, infatti, le lumachine di Lumaville verranno accompagnate dalle maestre al Centro Ricerconia.

Il Centro per il controllo della salute Ricerconia o, più semplicemente, Centro Ricerconia controlla che gli alimenti siano sani, che il terreno sia in buone condizioni e che gli agenti atmosferici (pioggia, neve, vento, caldo, afa) non facciano troppi danni.

«Papà, io esco. Vado a prendere la rugiada prima di partire per la gita» così dicendo, la nostra lumachina sguscia via.

Il rosmarino sembra proprio essere preso d’assalto da più fronti: c’è chi spinge gli altri per arrivare prima alla rugiada, chi utilizza i fusti più morbidi per raggiungere le foglie dall’alto… Violacea non ne può più. Si avvicina un po’ e… «Basta!»: la sua voce si leva alta, coprendo il chiasso degli spintoni e il forte fruscio dei fusti piegati sotto il peso dei gusci. «Questa situazione sta diventando insostenibile!» continua. Per un momento, lumachine e lumaconi sembrano zittirsi. Allora, Violacea procede: «Dobbiamo trovare una soluzione!».

Non l’avesse mai detto. «Che soluzione credi di trovare?» risponde qualcuno.

«Cosa credi, che basti desiderare di sistemare le cose per sistemarle per davvero?» sostiene qualcun’altro.

«Si crede lumageniale» dice, con aria spavalda, uno dei lumaconi distesi sui fusti al di sopra del rosmarino.

Violacea è arrabbiata, è delusa e si vergogna.

Perché nessuno mi prende sul serio? Forse desiderare di cambiare le cose non basta a cambiarle per davvero… però è l’unico punto di partenza possibile: senza desiderio non succede nulla! pensa Violacea e, di questo, è proprio sicura.

La lumachina aspetta che la folla si diradi, arriva alla base del rosmarino, ne scuote il gambo e raccoglie le ultime due gocce di rugiada rimaste con la sua broccarella (ricavata dal fiore campanella). Poi ripercorre la strada all’inverso, per tornare alla sua pigna.

Arrivata all’uscio-sguscio, si rivolge al papà Lumaconico: «Ecco papà, la tua rugiada. Adesso vado, devo prendere il Millepiedibus, alcune delle mie compagne di scuola forse sono già lì».

«Va bene, divertiti!»: Lumaconico cerca di assumere un tono calmo e accogliente.

Avverte che la figlia è un po’ triste… d’altronde stava lì, tutta tesa, con un’antenna giù e l’altra su. Con un cornello splendente e l’altro intirizzito.

È il giorno della gita, perzuccabacco! Dovrebbe essere felice, ci sarà un motivo per cui ha perso una buona fetta del suo entusiasmo: questo pensa Lumaconico, seguendo Violacea con lo sguardo, mentre lei si allontana.

Arrivata alla fermata, Violacea si sente chiamare. «Violacea! Come mai quella bava lunga? Cosa ti è successo?»: a parlare è Lumarilla, figlia di Lumetallo (proprietario della lumetallurgeria di Lumaville) e  da sempre compagna di bancacero di Violacea.

«Ciao Lumarilla… è vero: sono un po’ giù di cornello – spiega Violacea – questa mattina sono andata a prendere un po’ di rugiada e, ai piedi del rosmarino, tutti s’accalcavano e si spingevano… c’era addirittura chi s’incespicava sui fusti morbidi per arrivare alle foglie rugiadose prima degli altri. Allora ho perso la pazienza… ho detto che le cose devono cambiare! Ci deve essere acqua per tutti e sta a noi trovare la soluzione. Nessuno, però, mi ha preso sul serio. Si comportano come se fosse impossibile cambiare le cose. Secondo me, però, è un grosso errore pensarla così… se si continua con questo spirito, la situazione non può far altro che peggiorare».

«Servirebbe una rivoluzione – risponde Lumarilla – o, almeno, così dice sempre il mio papà, in queste situazioni». Poi aggiunge, pensosa: «Però io non sono sicura di sapere cosa significhi rivoluzione, tu lo sai?».

Violacea incrocia le antenne con fare riflessivo; si raccoglie nella sua chiocciola e dice:

«Sì, credo di saperlo! Una volta il mio papà mi ha raccontato la storia del mio nome, ricordo che era molto fiero: Il tuo nome è figlio di una rivoluzione: la Rivoluzione Viola! diceva.

A quanto pare, tanto tempo fa, Lumaville è stata quasi sommersa da una forte alluvione. Lumachine e lumaconi però hanno trovato il modo di evitare la catastrofe; per riuscirci, si sono affidati alle conoscenze delle lumache marine. E queste conoscenze sono state utili anche per noi terrestri! Puoi crederci? A me sembra incredibile.

Tutti gli abitanti di Lumaville, utilizzando per la prima volta la forza telepatica dei cornelli, hanno creato una connessione con le sorelle marine. Una cosa mai vista prima, che ha permesso loro di  striarsi di viola e di respirare sott’acqua. Questo significa rivoluzione!».

«Quindi – risponde Lumarilla – mh… rivoluzione vuol dire… vuol dire… sì! Ci sono! Vuol dire non fidarsi solo di ciò che già si conosce e avere il coraggio necessario per fare qualcosa di nuovo!»

«Secondo me sì! Però… però… nessuno sembra volermi dare retta. Io penso che non dobbiamo aspettare che arrivi a un’altra alluvione o, al contrario, a una perdita totale d’acqua per avere coraggio a sufficienza. Oh, ecco il Millepiedibus! Dobbiamo andare!».

Il Millepiedibus sembra affaticato.

Ops… scusate, è vero… non vi ho spiegato cos’è un Millepiedibus.

Dovete sapere che il Millepedibus è nato tanto tempo fa, quando le carrozzucchine a vapore – che permettevano agli abitanti di Lumaville di spostarsi da una zona all’altra della città – hanno smesso di esistere.

Il Millepiedibus è paziente e simpatico. Ha una serie di vagoni segmentati sul dorso, adatti ad accogliere lumachine e lumaconi.

Ha, poi, due piccole antenne trasmittenti sulla testa: sono come una mappa mentale, grazie alla quale può orientarsi all’interno della città, capendo qual è la strada più sicura.

Per ultima, ma non meno importante, vi è la caratteristica, propria del Millepiedibus, di impermeabilità. Eh già, avete capito bene: i Millepiedibus sono (come anche i più comuni millepiedi) impermeabili all’acqua, per cui né i vagoni né le antennine trasmittenti rischiano di andare in cortocircuito quando piove (anche se, per il momento, il problema non si pone affatto…).

Cos’è che dicevo? Ah sì…oggi il Millepiedibus non ha proprio una bella cera.

«Buongiorno… ciuff-etciù… buongiorno ragazze. Come… ciuff-etciù… come va?» dice, mentre non smette di starnutire.

«Ehilà signor Millepiedibus! Ma che cos’ha?  È  stanco?» chiede Violacea.

«È, forse, raffreddato?» domanda Lumarilla.

«Eh… etciufffff… scusate, questo era proprio un grosso starnuto. Sì, ultimamente le tratte che faccio per accompagnare i bambini in gita sono sempre più polverose: meno piove, più la polvere aumenta. E io, che sto bene solo in ambienti umidi, etciuff… scusate, dicevo: e io, che amo l’umidità, sono molto allergico alla polvere. Ma adesso salite a bordo, su, che è tardi!».

Violacea e Lumarilla prendono posto sul Millepiedibus. In un battibaleno, ecco che arrivano alla sede del Centro Ricerconia.

«Fortuna che abbiamo trovato gli uffici già schiusi!» esclama una delle maestre.

«Mh… schiusi? In che senso?» chiede, timidamente, una lumachina.

«Beh… dovete sapere che il Centro Ricerconia sorge all’interno dei fiori di astridia, ragazzi!»  esclama la maestra, e aggiunge: «D’altronde, è un Centro di estrema fama e importanza; quindi, ha bisogno della massima riservatezza… e quale posto migliore, per garantirla, se non l’interno dei fiori di astridia? Sapete di cosa parlo. Non è vero?».

Nessuna lumachina alza l’antenna o risponde alla domanda.

«Oh santa zucchina! – sbuffa la maestra – Guardate che rischiate proprio un brutto voto se continuate così! Abbiamo studiato il paragrafo sulle astridie, in lumabotanica, solo un mese fa! Va bene, ci rinuncio. Ve lo rispiego: le astridie si dischiudono al mattino per poi richiudersi alla sera; nulla le può schiudere se non la loro stessa volontà. Il Centro Ricerconia le ha scelte, come sede per i propri uffici, proprio per questo motivo».

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Iside Cedro
Il mio nome è Iside, sono nata in Calabria nel 1996 e, solo qualche anno dopo, ho cominciato a costringere i miei genitori a leggere per me valanghe di libri, finché non ho imparato a farlo da sola. All’età di circa sette anni ho capito qual era la mia materia preferita: l’italiano, perché prevedeva che leggessi e scrivessi. Durante gli anni di liceo partecipo a due concorsi di scrittura regionali promossi dall'Associazione "Amici di Ermelinda Oliva", aggiudicandomi il primo premio in poesia e il primo premio in narrativa. Nel 2015 mi trasferisco a Padova, dove studio Filosofia. Nel 2018 mi laureo e nel 2019 mi trasferisco a Reigate (UK), dove lavoro per sette mesi come au-pair. Rientro poi a Padova, mi iscrivo alla magistrale e mi laureo nel marzo 2022. Nel luglio 2022 comincio a lavorare per il servizio informativo dell’Università di Padova. Nel tempo libero scrivo poesie e racconti.
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