Cristiano ha quarant’anni, nessun lavoro e un coinquilino fobico di nome Evaristo. La sua vita è un rumore di fondo, finché a un concerto dei Consequenza non incontra Luna: capelli rasati, un’ala tatuata sul corpo, e la stessa urgenza di scomparire che lui porta dentro da anni.
Da un hotel di Parma a un borgo del Mugello, dove ogni pellegrino arriva per lasciare qualcosa – un sasso, un segreto, una colpa –, Cristiano si lascia trascinare in una comunità di anime storte che si prendono cura le une delle altre, ognuna cercando di guarire dal proprio passato. Ma Luna nasconde qualcosa, e il tempo, per la prima volta, comincia a correre in una direzione sola.
Sei come un sasso
Al music club della bassa padana, con i cubi per terra e cinque fari sparati sul palco, stasera fanno sul serio. In programma non c’è solo un buon concerto in un locale di riferimento per chi ascolta musica indie. No, stasera suonano i Consequenza.
«Io vado» dice Cristiano a Evaristo mentre esce di casa. «Torno domani.»
«Domani a che ora?»
«All’ora in cui trovo un treno.»
«Mattina, pomeriggio o sera?»
«Mattina. Massimo primo pomeriggio.»
«Hai preso qualche pasticca per affrontare il mondo là fuori?»
«No. Mi basta la motivazione.»
«Contento tu… salutami i Competenza.»
«Consequenza» dice Cristiano.
«Vabbè. Sempre uno di quei gruppi che suonano strano sono» risponde Evaristo. «Se ti dovesse succedere qualcosa chiama, anche se proprio perché ti potrebbe succedere qualcosa potresti non chiamare più.»
«Grazie per la tua ansia quotidiana.»
«Non c’è di che.»
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Mica si tratta di un concerto qualsiasi. Quando i Consequenza hanno annunciato la data del concerto di Parma, il tam tam estivo è diventato virale. Questione di fedeltà a un gruppo che si modella sulla tua pelle centimetro dopo centimetro, anno dopo anno, canzone dopo canzone. Per ascoltare i Consequenza, non importa vestirsi di nero o mettersi addosso borchie e croci. Importa solo avere coraggio e appiccicata addosso la sensazione che le cose ormai vadano verso uno stato d’animo che si avvicina alla tristezza.
“Non c’è molto da stare allegri, al giorno d’oggi, a parte piccole soddisfazioni come bere una birra gelata d’estate o addormentarsi sotto a una morbida copertina d’inverno” ha detto Ghiaccio, il leader del gruppo, in una sua recente intervista. “Apprezzo le gioie di una modesta vita quotidiana. A luglio preferisco il luppolo. A dicembre la lana.”
Insomma, proprio il mood con cui Cristiano, quarantenne, disoccupato, coinquilino di un infermiere fobico di nome Evaristo, parte per Parma lasciandosi alle spalle il caldo tropicale di Firenze, che per sopportarlo vorresti essere un animaletto coperto di squame sull’argine dell’Arno che se ne sta fermo a roteare gli occhietti dalla mattina alla sera.
***
Tratàn tratàn.
Il viaggio in treno fila via liscio grazie alla compagnia di alcuni pacifici anziani desiderosi di tuffarsi nei loro bagni termali e per uno come Cristiano che non ama molto i treni dal giorno in cui perse il controllo del trenino elettrico che gli regalò suo padre, questo potrebbe essere già definito un successo. Qualche problema, invece, Cristiano lo incontra alle sei del pomeriggio appena fuori dalla stazione di Parma. Si potrebbe definire disorientamento, il tipico effetto che coglie alla sprovvista un uomo abituato a non uscire dai suoi schemi di riferimento. Ha ragione Evaristo. Il mondo là fuori non è semplice. C’è tutto un prequel da gestire, prima di immergersi nell’inquietudine cosmica di Ghiaccio e soci. Punto numero uno. Capire dove è la fermata dell’autobus per arrivare alla meta. Punto numero due. Sperare di aver preso l’autobus giusto. Punto numero tre, che è trasversale anche ai primi due punti, evitare di socializzare. Sempre se possibile, perché quando decidi di andare a un concerto devi mettere in conto che puoi trovarti improvvisamente a parlare con qualcuno.
***
Intorno alle sette di sera, Cristiano arriva in zona tattica, con ampio anticipo rispetto all’ora di inizio del concerto. L’ex fabbrica dove suonano i Consequenza non se l’è filata nessuno per anni, ma adesso è un’area molto trendy per chi va alla ricerca di eventi underground. Davanti all’ingresso del club, alcuni fan ridono ricordandosi date di live memorabili e tirandosi delle pacche sulle spalle. Altri bevono e fumano nel piazzale. Altri ancora attaccano bottone con uno a caso, proprio come fa lei con Cristiano dopo averlo visto varcare il cancello in modalità bradipo con le mani in tasca e lo sguardo basso.
«Ciao. Mi chiamo Luna.»
«Piacere. Cristiano.»
«Disturbo?»
«Disturba pure» le risponde lui.
«Ma sei così dalla nascita o questi sintomi sono roba dell’ultima parentesi della tua vita?»
«Un mix.»
Jeans e capelli rasati sulla tempia sinistra, un tatuaggio dalla forma indecifrabile che le sale fino al collo, snella, bella, dinamica, Luna affonda un colpo dopo l’altro davanti allo stand dei dischi. «Hai già comprato il loro CD?» chiede.
«Sì.»
«A quanti concerti vai in un mese?»
«Dipende.»
«Dal tuo umore o da cosa?»
«Dal mio umore e dai soldi.»
«Preferiresti essere ricco ma di cattivo umore o un povero sorridente?»
«Su due piedi direi la prima anche se sorridere di più non mi dispiacerebbe» dice Cristiano.
«Hai dalla tua parte la consapevolezza. Con l’impegno diventa cambiamento.»
Segue un’altra raffica di domande a cui Cristiano risponde con insolita serenità, finendo addirittura a parlare della sua collezione di musica dark di quando era un adolescente in botta perenne. Il top per uno che se ne esce dalla tana un paio di volte al mese.
Cristiano e Luna entrano insieme in sala.
«Anche tu problematico insomma…» dice lei con la massima naturalezza possibile.
«Faccio del mio meglio» le risponde Cristiano.
Il club si riempie velocemente e poi i Consequenza, chiome biondo platino e occhiali a specchio, salgono sul palco. Basta un riff sincopato a perforare luoghi comuni e megaschermi ideali, e la prima ninnananna esplode al minuto due. Quello in cui Luna si getta nella mischia, tra chitarre sporche e ritmi tribali, dimenticandosi di Cristiano. Giusto il tempo di sprofondare giù, dove ti porta la musica di un gruppo di nicchia che pesta sodo. A tu per tu con i sentimenti di una generazione rimasta a metà. Senza respiro e senza mezze misure.
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