Lunga vita alla dea Roma è una saggistica narrativa di stampo storico-archeologico sulla Roma Antica, volta alla ricerca spirituale e ambientata nei tempi moderni: la finalità pedagogica ne fa un saggio, alleggerito al contempo da parti più romanzate con lo scopo di raccontare l’evolversi di un processo spirituale. Tre insoliti protagonisti, loro malgrado, vengono coinvolti nel dramma personale di una chiaroveggente: quest’ultima, persa nel suo dolore, estende la polemica ben oltre la sua condizione personale, interrogandosi sul reale stato di decadenza della città di Roma, ormai ai suoi occhi completamente atea e indifferente. Attraverso un vivo confronto, il terzetto sperimenterà ciascuno il proprio risveglio interiore, rielaborando la storia di Roma e in particolare il tema della fondazione. L’intento è descrivere il graduale processo di cristianizzazione realmente avvenuto nella cultura pagana, riportato ai giorni nostri, con l’intento di mettere in salvo i tre protagonisti.
Perché ho scritto questo libro?
Ripercorrere il proprio passato vuol dire affrontare quanto rimasto irrisolto. Vuol dire avere il coraggio di indagare senza guardarsi indietro e scegliere prontamente cosa abbandonare e cos’altro salvare: si tratta di attimi decisivi oltre ai quali la porta si chiuderà per sempre. Roma, presenza ingombrante con le sue innumerevoli sfaccettature, ben si presta a molteplici riflessioni sul valore da attribuire a singoli eventi, capaci di rivelare la profondità di noi stessi.
ANTEPRIMA NON EDITATA
Prefazione
Voler visitare Roma è probabilmente una delle decisioni più difficili da prendere: oltre alle tappe più note, c’è sempre l’imbarazzo della scelta, costantemente immersi nel marasma di una città che fatica a riconciliare il dinamismo con la staticità delle sue fattezze; spesso si tratta di addentrarsi alla scoperta di meraviglie poco conosciute, disseminate tra gli innumerevoli percorsi. Roma è realmente la città eterna: eterna e imponente nella storia, da sempre capace di irradiare il suo potere ben oltre se stessa.
Dalla scorza dura e spessa della Sapienza, Roma ha portato su di sé ingombranti pesi che tutt’oggi sostiene. Ha creato così un involucro indistruttibile, ma allo stesso tempo malleabile, in grado di rinnovarsi nel corso dei secoli. Cosicché voler conoscere una città unica come questa, spesso vuol dire in qualche modo diventare compartecipe di questo carico, di questa responsabilità di essere Roma: è allora che la sua eterna presenza si manifesta al pari di una divinità al di sopra di tutto e tutti. Entrando in empatia con il luogo, si apprezza questa continua sovrapposizione di fatti (politici, storici, architettonici, culturali e sociali), che si snodano in senso verticale in una continua stratificazione.
L’aspetto più complesso invece è quello di tentare di conferire una lettura orizzontale ai diversi contesti nei loro elementi comuni, in grado di dare solidità al percorso e creare così trame avvincenti. Tutti coloro che si approcciano a Roma, presto o tardi, si chiederanno quale sia la trama misteriosa e occulta che lega tutti i suoi segreti, ma che, al tempo stesso, li distanzia l’uno dall’altro in un’infinita molteplicità. Scoperto l’arcano, il gioco sarebbe bello che fatto! Quasi fosse da svelare la formula di un incantesimo o un mantra che, ripetuto nel tempo, abbia accresciuto il suo potere, riecheggiando la sua eco in eterno. Ecco perché quando si parla di Roma, non si può non far cenno ad una Roma segreta: in quanto è una città magica in ogni sua parte, capace di ripetere se stessa nella sua matrice originaria, diffondendo tale potere in ogni suo ciclo evolutivo.
Immersa nelle mie riflessioni, sono apparsi così alcuni nessi che legano il mondo appartenente alla Roma Antica fino ai giorni nostri: ho tentato di raccogliere questi segnali lasciati qua e là come briciole di pane, per vedere quale nuovo disegno si andasse a realizzare. Ecco che ho scelto di raccontare una storia che ai miei occhi è sembrata straordinaria, in grado di mostrare la capacità di Roma di trasformare ogni individuo, attraversando insieme a lei le molteplici forme che la rivestono, il più delle volte intimamente connesse le une alle altre.
Si va così a disvelarsi il mistero che vede Roma portatrice di contenuti sempre più ampi, per non dire cosmici, in grado di rapportarsi con la sua storia personale del singolo, toccando le corde della propria interiorità. Roma così si racconta come un processo vivente, per nulla statico o cristallizzato, pronto a sbocciare in una forma atavica dai contenuti eterni. Roma Caput Mundi del paganesimo va incontro al nuovo mondo cristiano, trasformando le sue antiche radici in un humus che darà forza vitale per l’affermarsi del cristianesimo.
Questa è la storia che proverò a raccontarvi: sullo sfondo di un itinerario storico e archeologico, costituito da 7 tappe principali, tre protagonisti insoliti si confrontano circa il loro destino, mossi da un quesito personale e drammatico; attraverso le riflessioni scaturite da questo incontro, apparentemente fortuito, si cimenteranno in
un percorso spirituale che la stessa Roma suggerisce. Il tema da indagare è quello della fondazione di Roma, che si muove all’interno di binari apparentemente solidi, desunti dalla documentazione storico-archeologica, pur tuttavia permeati dalla magia del mito e della leggenda.
Perché il tema della fondazione può essere utile per raccontare questa storia?
Il percorso si pone l’obiettivo di rintracciare le forze del passato per farle rinascere nel futuro con nuovi presupposti.
Questo vuol dire che il mondo pagano deve inevitabilmente compiere un percorso di autocoscienza, in cui la morte in qualche modo si rivela essere un passaggio obbligato per una nuova prospettiva di vita. La morte in questo senso significa imparare a fare spazio, a purificare ciò che serve, distinguendolo da ciò che è ormai solo zavorra.
Il percorso di autocoscienza consiste nel far ritrovare anime diverse, unite da un passato illustre anche se ingombrante, dove ciascuno dipendeva l’uno dall’altro per la realizzazione della città, conferendole un alone di eternità.
La contraddizione apparentemente nasce dal fatto che questo obiettivo, un tempo raggiunto, doveva in sé racchiudere anche la chiave della loro disfatta, in quanto inevitabile: il loro mondo pagano non era realmente spirituale, ma solo preparatorio; doveva creare lo zoccolo duro su cui fondare ciò che sarebbe divenuto il cristianesimo.
Questo stesso concetto può essere esplicitato in due modi diversi per essere compreso: sia che il cristianesimo si è appropriato delle festività e culti pagani per riconvertirli a proprio favore, al fine di non destabilizzare la comunità; sia che il mondo pagano era pronto ad accogliere quel cambiamento spirituale, che i grandi iniziati del passato erano in grado di realizzare e sostenere.
Parlare perciò della fondazione di Roma vuol dire scavare in un discorso che spazia dalla storia, archeologia e architettura, passando dal mito fino alla leggenda, nella direzione che indaga sulle motivazioni originarie che hanno spinto i suoi fondatori a voler dare vita ad una città come questa. Nel rituale misterico della fondazione si racchiudono così i gesti che gli iniziati di allora hanno conferito a questo luogo prescelto per renderlo eterno e consacrarlo agli occhi del mondo come una «forma vivente».
Presumere fin dalle origini una forma futura della città di Roma, che chiameremo Amor, vuol dire aver messo un seme in un terreno fecondo, nella speranza che potesse dare i suoi frutti. Ritrovare le fila del discorso dell’Amor ha perciò questo significato: quello di realizzare quanto prospettato al momento della fondazione.
In questo modo il senso conferito all’involucro Roma, vuol dire prima di tutto riconoscerla come sepolcro e poi come dimora: una tomba dove tutto tende a seppellirsi nelle sue stratificazioni per generare nuova vita. L’unico modo per restituire un senso alla forma di Roma, altrimenti vuota, è nel dare valore all’uso della Parola, che si è impresso nel gesto di tracciare il solco del pomerium da parte di Romolo. Attraverso l’equivalenza tra l’arare i campi e le prime forme di scrittura, come veicolo della Parola, è possibile avvertire il valore universale e sacro conferito a Roma: sboccerà così un’immagine stellare, che manifesta la forma del Sole quale augurio di evoluzione.
Il mio è perciò un saggio narrativo, all’interno del quale si può apprezzare la presenza della saggistica, rintracciabile nelle finalità pedagogiche dello scritto, alleggerito al contempo da parti più romanzate con la scopo di raccontare il processo spirituale. Per portare a termine il mio intento, mi sono servita del metodo di indagine antroposofico in grado di leggere il passato con gli occhi della contemporaneità; non per questo però ne ho usato il linguaggio nei suoi termini più specifici e tecnici: non sentirete perciò parlare esplicitamente di Sé spirituale, di corpo eterico o astrale; tutto questo per consentire a qualsiasi studioso, appassionato della tematica Roma, di potersi cimentare, pur non avendo alcuna nozione in merito all’antroposofia. L’intento del libro è perciò quello di lasciare libero il lettore di immergersi all’interno del magico mondo di Roma, senza la pretesa di insegnare alcunché di antroposofia, ma solo suggerire immagini. In questo modo potrà emergere il valore aggiunto dato dall’apporto antroposofico, in grado di far sorgere spontaneamente quadri viventi e comunicare intuizioni spirituali.
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