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Malamore

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Consegna prevista Agosto 2024

Mauro incontra Pietro una sera di ottobre, mentre il giorno precipita nella notte. È per un colloquio di lavoro: Pietro dirige l’Istituto scolastico privato in cui Mauro verrà assunto come insegnante d’inglese. Il rapporto di lavoro si trasforma presto in rapporto sentimentale, anche se provengono da due mondi apparentemente inconciliabili: Mauro si trasferisce a Roma dal Sud, ha un passato forgiato da disturbi alimentari e una famiglia assente; Pietro appartiene alla Roma bene, quella in cui la propria strada è già segnata dall’appartenenza di classe. Eppure si amano, in quel modo che nessuno dei due, prima, aveva esperito. Improvvisamente, però, la violenza irrompe nella loro relazione dapprima sotto forma di abuso psichico, e poi fisico. Eccolo, dunque, il “malamore”. Ma è davvero possibile amare male? Amore e dolore sono conciliabili? Questo romanzo è un viaggio nelle ferite del corpo e dell’anima, in un crescendo d’intensità che porta a una sola soluzione: la salvezza, o la fine.

Perché ho scritto questo libro?

Perché esistono dei luoghi indicibili che, eppure, esistono. Quelli in cui lo sguardo con cui ci osserviamo è più violento di uno schiaffo ricevuto, quelli in cui la fatica di stare al mondo è forte tanto quanto la voglia di vivere. Luoghi interiori, fragili, pieni di ombre, che in questo romanzo prendono voce e forza per ricevere tutta la luce che meritano.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Fumo di nascosto, nascondendomi da chi, poi, non lo so. 

Anche quella mattina di febbraio dello scorso anno, all’esterno del tribunale, protetto dalle imponenti colonne di travertino e spiato solo dai piccioni che tubavano monotonamente verso il Tevere, avevo sfilato una Philip Morris dal pacchetto e l’avevo accesa proteggendola con una mano, il vento che sapeva di acqua e gelo, il sole che non riscaldava nulla. 

Si dice che nei gesti si nasconda l’essenza di una persona, ed ecco cosa ero io, in quel momento, o forse da sempre: furtivo, immobile e in pena, in cerca di un paio di minuti di pace, in cui il fumo potesse coprire i pensieri, le notti passate insonni, le parole che non avevo detto. 
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Ero lì in attesa di una sentenza, sospeso nell’eccezionalità di quei momenti che decretano un prima e un dopo, e non potevo fare altro che inspirare ed espirare, le mani leggermente tremanti, il cielo una chiazza celeste. Roma mi aveva cambiato, mi aveva reso più emotivo, più incline al pianto: non so se per la sua bellezza millenaria o per la caducità della sua periferia, ma non potevo spiegare altrimenti quella piccola, impercettibile lacrima che si era formata all’occhio destro e che non mi affrettavo a togliere. 

Ogni cosa stava al suo posto e lì doveva restare: cosa potevo io, davanti a una lacrima che non scendeva, a un fiume che seguiva lento il suo corso, a una nube di fumo che danzava nell’aria; cosa potevo io, davanti a un verdetto di condanna o di assoluzione che era già pronto sulla scrivania del giudice, a pochi metri da me; e cosa potevo io, davanti alla fine di un amore che forse non era mai stato amore, a un crimine che forse non era un crimine, a un futuro che forse non era un futuro. 

Niente potevo, e così fumavo, e fumando pensavo, e pensando accettavo tutto quello che era stato, che era e che sarebbe stato. In fondo, indossavo la camicia buona, le scarpe delle grandi occasioni, il cappotto elegante: nessuna notizia è così orribile quando la affronti ben vestito. 

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Daniele Messina
Classe ’83, nato a Taranto e residente a Roma.
Laureato in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo.
Ho lavorato presso la Casa delle Letterature di Roma, partecipato all’organizzazione del Festival Letterature
di Roma, lavorato come ufficio stampa in ambito editoriale e attualmente lavoro nel campo
della formazione in lingua inglese.
Curo la pagina Instagram Bookabouts (@book.abouts) in cui recensisco libri.
Ho pubblicato il romanzo “Il rumore delle cose che finiscono” nel 2020 con la casa editrice Porto Seguro, il
racconto “Amen” sulla rivista Rockerilla e il racconto “L’esercito emotivo” per la rivista americana Fourth
World Journal
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