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Màvro Méli

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Consegna prevista Settembre 2024
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Rodi, 25 luglio 1925.
Nel Dodecaneso occupato dall’Italia Fascista, l’avventuriero italo-armeno Romeo Demirian accetta di aiutare il pirata greco Hierotheos, improbabile collaboratore del Vaticano, nella ricerca della tomba del boia di san Paolo. Unico indizio la trascrizione di un diario.
Percorrendo le tracce del boia, centurione pentito, risaliranno lungo le tracce del suo cammino di redenzione, scoprendo di non essere i soli a voler mettere le mani sulla tomba e ciò che contiene.
Molte sono le ombre che si allungano sulla luminosa isola di Elio. Vecchi e nuovi rancori, nazionalismi sopiti, amori infranti, storie d’innocenza perduta e qualcosa d’altro: un culto vecchio quanto la tomba stessa.
Romeo Demirian scoprirà a sue spese che la Grecia non è solo bianca e blu. La Grecia sa essere nera come la polvere da sparo e rossa.
Rossa come l’amore. Rossa come il sangue.

Perché ho scritto questo libro?

Mi trovato in Grecia quando senza motivo acquistai un piccolo libro sui pellegrinaggi di san Paolo nell’Egeo e da allora un’idea ha iniziato a prendere forma nella mia testa. Piano piano mi sono messo a scrivere di ciò che conoscevo e amavo, cercando di divertirmi nel farlo.
Per il resto credo solo di aver ideato una storia che avrei voluto leggere, cercando quel tipo di avventura che la narrativa contemporanea sembra aver dimenticato.

ANTEPRIMA NON EDITATA

– Romeo! – era la voce di Theos – Sta giù! 

Lo colpì sulla schiena, facendogli sbattere il casco sulle assi del battello. Altri tuoni. 

– Levati questo maledetto affare! 

Il casco gli venne sfilato dalla testa e i tuoni divennero spari. Romeo inspirò e i polmoni gli si gonfiarono fino a scoppiare. 

Prima che potesse riordinare i pensieri e realizzare cosa stesse accadendo si trovò con un fucile tra le mani. Guardò il casco di bronzo accanto a sé, attraversato da quello che chiaramente era il foro di un proiettile, e ripensò alla martellata di poco prima. 

 La sua mente si schiarì, mentre altri due spari sollevavano cumuli di schegge piantandosi nella balaustra alle sue spalle. Abbassò la testa e armeggiò con le sicurezze dei guanti strette attorno ai polsi. 

– Spara Romeo! Per l’amor di Dio, spara! 

Theos stava infilando un nastro di munizioni in una Vickers che teneva appoggiata in uno scalmo che lui stesso aveva intagliato. Per i giorni di pioggia, così diceva. 

 E quello che imperversava era un autentico uragano. 

Dalle scogliere vicino alla spiaggia giungevano i suoni secchi delle detonazioni di almeno mezza dozzina di fucili e un paio di pistole. Fiochi bagliori punteggiavano le rocce, accompagnando ogni sparo. 

 La Vickers di Theos ruggì nello stesso momento in cui Romeo riuscì a sfilarsi quei maledetti guanti, potendo così unire la propria voce al coro. 

Strisciò rapido sul ponte, portandosi a due metri da Theos. 

 Il fuoco della Vickers si abbatteva sulla scogliera in brevi raffiche ravvicinate, sufficienti a creare un fuoco di sbarramento che costringeva gli uomini tra le rocce ad acquattarsi dietro i propri ripari. 

Romeo puntò il fucile. Un Carcano, arma che conosceva dai tempi della guerra. 

L’intensità delle raffiche diminuì, Theos doveva raffreddare la canna della mitragliatrice. 

Un mezzobusto apparve sulla scogliera. Romeo sparò. 

 Uno spruzzo cremisi tinse l’aria e il mezzobusto crollò, rotolando verso la spiaggia. 

L’otturatore scivolò, scorrendo nella propria sede, sputando il primo bossolo. 

– Stavo per soffocare là sotto, cosa mi sono perso? 

Romeo guardò Theos con la coda dell’occhio. Stava seduto con le spalle contro la balaustra con la mitragliatrice distesa accanto. Perdeva sangue da un braccio. 

– Questi figli di puttana mi hanno sparato! Ecco cosa ti sei perso! 

– Sono sicuro che non è nulla di grave. – sparò di nuovo, mancando il bersaglio – Ne hai per molto con quella? 

Indicò la Vickers con un cenno del capo. 

– Ne avrò finché non si sarà raffreddata. 

 Un proiettile si piantò ad una spanna della testa di Romeo, scoppiando in una vampa di schegge che gli ferirono la guancia. Tornò al riparo e si portò una mano al volto. Sentì il sangue mescolarsi al sudore. 

– Avresti dovuto metterci dell’acqua in quella dannata canna! 

– Non mi aspettavo certo di usarla! 

Theos si tolse la pistola dalla cintura e sparò alla cieca verso la scogliera, vuotando il tamburo contro le rocce e nulla più. 

– Si stanno riorganizzando vecchio! 

– Lo so! E mi stanno distruggendo la barca! 

– Prendi quella birra! 

– Ma ti sembra il momento di bere? 

Gli uomini sulla scogliera stavano iniziando a sparare di gran lena. 

– No, pezzo d’idiota! Versala sulla canna della mitragliatrice! 

Theos si guardò attorno con gli occhi sbarrati, cercando la bottiglia. 

– Lì! – gridò Romeo sopra gli spari – Vicino alla scaletta! 

Una bottiglia di vetro scuro da mezzo litro era ancora miracolosamente in piedi tra le sue sorelle, infrante, vicino al corrimano della scaletta ribaltabile. Theos allungò una mano e l’afferrò. Fece saltare il tappo con il calcio della pistola. 

 La birra scivolò sfrigolando nelle scanalature della canna. 

– Buona idea ragazzo! 

– Lo so, ma puoi scordarti il brindisi se sopravviviamo! 

Theos sollevò la Vickers e la lasciò ricadere con un tonfo nello scalmo. Premette il grilletto e la mitragliatrice ricominciò a divorare munizioni e rigurgitare piombo rovente. 

Gli scogli si sgretolarono sotto i suoi colpi, portando allo scoperto altri due uomini. Uno cadde immediatamente, l’altro fu colpito da una fucilata di Romeo. 

– Theooos! Dobbiamo andarcene da qui! Il battello non reggerà ancora a lungo! 

– Coprimi! – gridò Theos mollando la presa sul grilletto – Provo a raggiungere il timone! 

La polvere degli scogli frantumati dai colpi della mitragliatrice non si era ancora abbassata, regalando secondi preziosi a Theos e Romeo. 

Romeo si mise in ginocchio, con il calcio del Carcano ben premuto contro la spalla e l’occhio allineato al mirino. Si spostò verso la Vickers, scambiandosi di posto con Theos. Quando si incrociarono gli passò il fucile. 

– Ancora due colpi! 

Theos ne sparò uno senza mirare e mollò il fucile per afferrare il timone. Il tonfo del suo corpo in legno di noce si sovrappose a quello del percussore della mitragliatrice. 

Una violenta vibrazione attraversò le braccia di Romeo, sbattendo contro i suoi gomiti. L’arma rinculò furiosa nello scalmo, sollevando il muso verso l’alto. 

 Lo yawl si mosse in avanti, prendendo velocità. Theos virò, costringendo Romeo a cambiare posizione. Portò la Vickers a poppa e riaprì il fuoco. 

Gli spari che giunsero in risposta dalla scogliera furono pochi e imprecisi, ma qualcuno riuscì lo stesso ad avvicinarsi abbastanza da fischiargli nelle orecchie. 

Uno degli oblò esplose. 

Romeo non smise di sparare. Sparò finché la canna non si accese di un preoccupate arancio incandescente. Sparò finché lo yawl non superò l’imboccatura della baia, gettandosi tra le braccia dell’Egeo. Sparò finché il percussore suonò a vuoto. 

 

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Federico Moretti
Nato a Clusone, in provincia di Bergamo il 16 ottobre 1989.
Cresce e studia a Lovere, sulla sponda bergamasca del lago d'Iseo. Dopo aver conseguito il diploma presso il liceo artistico Decio Celeri si sposta a Brescia per tentare un'infruttuosa carriera universitaria durante la quale riscopre i classici sette e ottocenteschi e inizia a scrivere i primi racconti e un paio di romanzi giovanili.
Abbandonati gli studi inizia a lavorare e viaggiare ogni volta che può, visitando le maggiori città europee fino a scoprire la Grecia. Lì sviluppa un amore viscerale per tutto ciò che è greco, dalla storia alla mitologia alla cucina e in quella terra trova nuova ispirazione tornandoci ogni volta che può.
Oltre alla scrittura nel tempo libero coltiva la passione per il cinema e il modellismo storico.
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