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Morte di un liutaio - Le vicende di Giuseppe Rocca

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Un uomo talentuoso, irrequieto e incompreso. Un’esistenza intricata. Una morte oscura e irrisolta. Questa è la vita di Giuseppe Rocca, uno dei maggiori liutai italiani dell’Ottocento. La sua storia inizia a seguito di un tragico evento che lo porta ad abbandonare tutto e a spostarsi a Torino. Qui, aiutato da Giovanni Pressenda, scopre il proprio talento nell’arte della liuteria e apre una sua bottega. Eppure il talento non basta per emergere in un’Italia dilaniata dal colera e dalle proteste del popolo. Sottovalutato, Giuseppe farà una serie di scelte sbagliate che lo condurranno a un epilogo tanto misterioso quanto avvincente.

TORINO, NOVEMBRE 1854

Adagiato mollemente sulla sua poltrona, appoggiava i piedi gonfi, avvolti da consunte pantofole in cuoio, su un ciocco di abete. Era l’ora del riposino pomeridiano e Giovanni Pressenda, settantotto anni meno un mese, nel sonno sbuffava dalla bocca con delicatezza, come una pentola di minestrone appe-sa sopra a un fuoco. In fondo alla stanza, sulla sua destra, il caminetto era acceso e sopra le braci stavano appesi ad asciugare alcuni grembiuli da lavoro. Di fronte a lui, sul tavolaccio di legno tarlato, vi era ancora una parte del pranzo: qualche agnolotto nella scodella, alcuni grissini e un bicchiere rigato con due dita di vino e acqua.

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Sul pavimento vi erano dei mucchietti di trucioli di legno, che sarebbero già stati spazzati nel camino, se solo il vecchio avesse avuto la forza di un tempo. Ora, ogni piccolo movimento era per lui uno sforzo. Le gambe, infragilite dall’artrite, lo facevano sentire insicuro nei passi, come se potesse cadere da un momento all’altro e rompersi irreparabilmente. E le dita delle mani, così accartocciate, non erano più in grado di lavorare il legno, la materia prima delle sue creazioni. Di suo, nei violini che uscivano dal laboratorio, ormai c’era solo la verniciatura. Troppa forza ci voleva nell’impugnare la sgorbia. Quel lavoro lo lasciava fare ai giovani garzoni che passavano nella sua bottega per apprendere l’arte della liuteria. Era sempre stato generoso nell’insegnare, aveva sempre saputo riconoscere il potenziale di un bravo artigiano, aveva premiato con una pacca sulla spalla le doti di pazienza, precisione e velocità, ma il virtuosismo dell’artista… quello non lo aveva trovato in nessuno dei suoi praticanti. Tranne uno, uno solo. Quell’allievo, quel Giuseppe Rocca, lo portava nel cuore.

D’un tratto dei colpi lo svegliarono. Qualcuno stava bussando alla porta con decisione. Lentamente scivolò in avanti sulla poltrona, portò un piede a terra, poi l’altro, e prese il suo bastone per sostenersi nell’andare ad aprire.

«Arrivo! Arrivo! Chi bussa?» disse il vecchio, col tono roco di chi si è appena svegliato. Strisciò piano piano le sue pantofole verso l’uscio.

«Una lettera per lei, signor Pressenda!» replicò una voce maschile dall’esterno. Una lettera per me? E chi mi scrive?, mormorò fra sé e sé. Tirò a destra il chiavistello, girò la chiave nella serratura, aprì leggermente la porta di legno e, con cautela, sbirciò dalla fessura. Fuori cominciava a fare scuro e l’aria invernale di Torino, gelida e tagliente, dalle scale del palazzo si intrufolò in casa.

«Prego, signor Pressenda, ecco la missiva» disse il ragazzo da fuori, passandogli frettolosamente la busta.

Pressenda la ritirò, ringraziò l’uomo e chiuse velocemente la porta, reinserendo con accuratezza il chiavistello. Trascinando i piedi, riprese posto sulla sua poltrona e aprì la lettera. Nel riconoscere la grafia, incerta nel tratto ma precisa nel risultato finale, un sorriso gli illuminò il viso. Cominciò a leggere.

Genova, 20 novembre 1854

Caro Maestro,

è ancora il tuo Giuseppe che ti scrive. Ti comunico che mi sono trasferito definitivamente a Genova, in via dei Sellai 6, vicino al Teatro Carlo Felice. Spero di poter un giorno ricevere la tua visita qui.

Con affetto e stima, Giuseppe

Gli occhi di Pressenda, resi opachi dalla cataratta, si riempirono di calde lacrime. Si asciugò le guance cadenti e posò la lettera sulle ginocchia. Giuseppe, il mio caro Giuseppe…, pensò. Desiderava con tutto il cuore rivederlo, ma la malattia non gli consentiva di intraprendere un viaggio così lungo. Anche se ora… con quel treno… sarebbe stato più semplice e più veloce… ma anche costoso… Ma no, gli avrebbe risposto ringraziandolo e declinando l’invito. Col favore del destino si sarebbero rivisti, magari a Torino, di passaggio.

Si lasciò andare sullo schienale della poltrona. Pensò che avrebbe dovuto prendere carta e penna per rispondere, ma si sentiva molto stanco e rimandò al momento in cui le forze lo avrebbero assistito. Tornò a dove era stato interrotto, richiuse gli occhi e lasciò riposare il cuore.

2021-12-10

Aggiornamento

Cari tutti, oggi ho completato l'editing del mio romanzo. La prossima fase sarà la scelta della copertina e infine ci sarà la stampa e la spedizione a tutti voi che avete preordinato. Grazie della pazienza!
2021-08-01

Cremona1

E' uscita la mia intervista al TG di Cremona1 del 1/08/2021. Alla fine di agosto si chiuderà il crowdfunding del mio romanzo. Mancano circa un'ottantina di copie per raggiungere l'overgoal, il massimo risultato possibile. Come sempre, ce la metterò tutta per raggiungerlo!
2021-07-18

Aggiornamento

Secondo obiettivo raggiunto! 250 preordini, molte di più le persone con cui ho parlato di questo libro. Nella mia attività promozionale mi sono confrontata con un regista, un fonico di film, violinisti, violisti, violoncellisti, musicisti d'ogni tipo, cantanti, il vicesindaco del paese natale di Giuseppe Rocca, un giornalista del Sole24Ore, scrittori vari, l'ex proprietario di un'antica libreria... e tante altre persone. Mi sono divertita tantissimo a raccontare della folgorazione che ho avuto quando ho scoperto che il mio personaggio aveva avuto cinque mogli. Senza parlare della sua strana morte. Quasi quasi cambio titolo. Ci sto pensando davvero, ma lo scoprirete solo a pubblicazione avvenuta!
2021-05-19

Aggiornamento

Il primo goal di 200 copie preordinate è stato raggiunto! Ce l'abbiamo fatta! Uso il plurale perché sono riuscita ad arrivare all'obiettivo solo grazie a tutti voi che avete creduto in questo progetto. Cosa succede ora? Il libro entra in coda di editing. Significa che, il prima possibile, la casa editrice mi affiancherà a un professionista col quale revisioneremo il romanzo. Entro gennaio 2022 il libro verrà stampato e inviato ai supporter e alle librerie. Nel frattempo avrò altri due extragoal che, se raggiunti, faranno sì che la casa editrice si impegni a promuoverlo tra i book-bloggers e a pubblicizzarlo con una campagna marketing dedicata. Ce la metterò tutta. Grazie di cuore! ♥️

Commenti

  1. Giulia Canteri

    Davvero fantastico! Ho letto questo libro con un interesse che a ogni pagina aumentava. I fatti storici a ritmo con una narrazione scorrevole e incalzante, fanno di questa lettura un buonissimo lavoro. Inoltre, il regalo più bello che la storia mi ha fatto, è stato proprio scoprire le vicende di Giuseppe Rocca, figura quanto mai sconosciuta per me che, oltre a non sapere priprio nulla di liuteria, so poco anche di musica. È bellissimo quando un libro regala una nuova storia ai lettori, un nuovo capitolo da aggiungere alla propria esperienza.

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Flavia Vighini
nasce e vive a Cremona, città della musica e capitale mondiale del violino. Si laurea in Lettere e beni culturali. Per vent’anni frequenta case di liutai, che da tutto il mondo arrivano nella sua città per imparare l’arte di Stradivari. Respira il profumo delle loro vernici, ascolta il rumore dei loro attrezzi e si lascia avvolgere dalla musica dei loro strumenti ad arco. Morte di un liutaio è il suo primo romanzo.
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