Siamo a Londra, se ci vuoi credere! Ramona e Sabrina mi hanno preso e portato via per quattro giorni. Quelle due pazze delle mie amiche hanno mollato famiglia, lavoro, impegni, nonché organizzato il lavoro in negozio da me e chiesto ai miei genitori di occuparsi dì Ari, liberandomi completamente, per rapirmi e portarmi qui. Hanno detto che devo ritrovare lo spirito perduto.
Dobbiamo fare il rito del club “la patacca vigliacca”. Sai il club segreto fondato da me e da Ramona a vent’anni? Numero membri: due; con l’unico scopo di detenere lo scettro del potere per le prodezze amorose.
Devo ammettere, che partire così, mi ha dato brividi che non provavo da tempo.
R. è in bagno, mentre S. è scesa al minimarket per prendere del vino. Mi stavo preparando serena e sei arrivato nella mia testa: i nostri viaggi, le mille pianificazioni e le risate infinite. Per evitare un pianto isterico ti scrivo due righe, poi ti prometto che per questi giorni spengo il cervello.
Non so cosa dire. Sono successe cose che non riesco a spiegarmi e quindi provo a dirtele così come sono, forse ne capirò il senso.
Il 30 è trascorso in modo piacevole. Di giorno visitammo la città, Londra è sempre bella, non pioveva ma il tempo era freddo. Girare e parlare con persone straniere mi fece bene, respirai adrenalina… Mi hai sempre detto che adoravi guardami mentre passeggiavo all’estero. Dicevi che avevo lo sguardo perso e concentrato allo stesso tempo e che per quanto avesti viaggiato prima, senza di me, tutto prendeva sfumature diversi attraverso i miei occhi.
La sera mi misi il cappotto grigio, con il vestito a pantalone nero e giallo, stivale nero: ero pronta a far danni. Prima andammo a mangiare in centro, poi a bere al “Tonight Jophine”, un posto assurdo tutto rosa e con strass sparsi ovunque: mi sembrava di essere finita nel film di Barbie. Un locale che difficilmente scorderò, però i cocktail erano buoni. Non andammo a letto tardi perché R., a cena, mi preannunciò che, per festeggiare in modo leggendario la notte di Halloween, avremmo partecipato alla prima di uno spettacolo teatrale. Il 31 passammo la giornata a Camden Town in cerca del vestito adatto per la serata. Il dress code richiesto era interessante: stile vittoriano ma erano ammesse stravaganze dark tipiche londinesi, che adoro. Trovai un vestito molto bello, con la mia nuova fisicità si sposava bene. Ho sempre i capelli cioccolato mossi e spettinati che contrastavano con le linee morbide del vestito, le trasparenze e il pizzo mettevano in evidenza le curve con eleganza. Ti sarebbe piaciuto parecchio e non penso saremmo stati molto alla festa, se fossi stato qui. Le ragazze erano estremamente vaghe con le informazioni. Nei due giorni precedenti provarono ad accoppiarmi con qualsiasi entità maschile, ogni venti minuti circa. Dovevi vederle, erano due spalle coi fiocchi; ma io niente ero impassibile, neanche un briciolo di trasporto.
La sera del 31 arrivò in fretta, dovevamo essere in teatro alle 20:00. Eravamo vicine a un paio di fermate di metro, dovevamo scendere a Waterloo Station: eravamo in un ritardo biblico! Mentre correvamo per prendere la metro, mi sentivo elettrizzata, sembravo una dama dell’800 in ritardo a una serata di gala. Forse meno aggraziata e sicuramente più stravagante per i canoni dell’epoca, ma con uno stile davvero unico, te lo assicuro…
Al nostro arrivo il teatro “Old Vic” era gremito di persone eleganti, disposte in file ordinate come solo gli inglesi sanno fare, che aspettavano il loro turno per entrare. Tanti visi sorridenti e alcuni mascherati; si respirava un clima di festa frizzante, davvero bellissimo. Ero assuefatta dalla vita che mi circondava e ricordai perché amavo così tanto viaggiare, mi emozionai troppo per stare lì, tanto che dovetti correre in bagno.
Lì… davanti allo specchio mi guardai. Così intrigante e vestita a festa, nel mentre dentro urlavo! Penso che mi venne il primo attacco di panico della mia vita. Ricordai quando all’inizio del nostro rapporto una sera, dopo aver fumato uno spinello, ti venne davanti a me: palpitazioni, sudore freddo, senso di nebbia, lo descrivesti così, ed era così! Gli attacchi di panico sono 90% testa, 10% reazione fisica così mi concentrai e chiudendo gli occhi, tornai al momento in cui vidi, per la prima volta Arizona; di lì a poco ripresi il controllo di me stessa.
6 novembre
Ari ha cominciato la scuola a metà settembre. Prima di questo viaggio ero estremamente inquadrata: negozio, casa, poche uscite, tutte le sere si ripassa la lezione, si gioca, si legge, poi i cani e le coccole…
Pensavo di aver trovato un buon equilibrio per lei, e per me. Adesso mi accorgo che ero più un motore, che faceva funzionare tutto alla perfezione mettendo completamente in pausa le esigenze del mio essere solo donna. Ma non mi era mai pesato prima.
Quella sera dopo essermi ripresa in bagno, mi sistemai e mi guardai attorno, ero in un luogo davvero bellissimo. Uscii dal bagno e mi fermai in un angolo per ammirare la bellezza del teatro e l’enorme lampadario a cascata, una struttura che si ergeva imponente dall’1818. Poi, per una frazione di secondo, sentii un profumo. Un odore così familiare ma allo stesso tempo così inconsueto, mi girai alla velocità della luce e la porta del bagno si chiuse. Stavo per entrare quando R. mi prese il braccio, farneticava parole a caso diceva che c’erano un sacco di personaggi famosi e fotografava a destra e sinistra. Dopo circa trenta minuti eravamo in prossimità dell’ingresso, avevamo posti a terra nelle ultime file, perché i balconi costavano un rene ma devo dire che percorrere il centro del teatro, guardando la maestosità dell’architettura, mi lasciò senza fiato. Tutti cominciarono a sedersi, c’era un brusio infinito, qualche risata smorzava la solennità che quel luogo mi suscitava. Lo spettacolo sarebbe iniziato di lì a poco e una maschera mi fece segno da sopra la balconata, aveva in mano il mio telefono, probabilmente lasciato poco prima in bagno. Mi affrettai a uscire dalla sala e presi le scale per raggiungere la ragazza. Per rientrare in sala dalle scale, c’erano doppi tendoni spessi di velluto rosso; tra un tendone e l’altro ci saranno stati poco meno di due metri, ma da una luce abbagliante si passava all’oscurità più totale per qualche istante. All’apertura del secondo tendone poco più avanti, c’era la maschera che mi ridiede il telefono.
– Salve signora, prima l’ho vista in bagno e nel lavarmi le mani ho trovato il telefono, speravo di trovarla! –
Un angelo! Dopo averla ringraziata in venti lingue differenti ed essermi ripresa dallo smacco del “salve signora” appena ricevuto, tornai verso il mio posto in tutta fretta: le luci si stavano spegnendo.
Entrai velocemente tra i due pesanti tendoni e mi scontrai con qualcuno finendogli praticamente in braccio. In un secondo sentii di nuovo quel profumo, le mani si sfiorarono e successe qualcosa. Non avevo idea di chi fosse la persona davanti a me, era troppo buio, ma mi sembrò di conoscere quelle mani da sempre. Tutto il mio corpo fremeva, lui era in silenzio, ma sentivo che vibrava con me di una sensazione mai provata. Entrambi fermi, le mani continuavano a toccarsi, eravamo stretti in un crescente pulsare dei nostri corpi, il respiro si fece affannoso e cominciammo a baciarci senza nessun tipo di freno o pudicizia. Sentivo il mio corpo in preda a una frenesia così forte che non riuscivo a fermarmi, c’era qualcosa di trascendente in questa chimica che non mi era mai capitata. In pochi istanti eravamo nell’angolo tra le due tende, in balia di questa passione… Ma d’un tratto, squillante come le trombe al mattino, sentii la voce di R. che mi chiamava per tutte le scale. Sobbalzai, cercando di ricompormi al buio e senza dire nulla, con le mani lo spinsi all’interno della sala del teatro, mentre io uscivo dalla parte delle scale.
Ero alquanto allucinata lo devo ammettere, senza togliere niente a te amore che sei stato l’amante per eccellenza, questo sconosciuto mi sconvolse. Nell’uscire dal tendone girai lo sguardo, per vedere il responsabile di tanto sgomento e intravidi un uomo, “casellina” 45\50 anni, bello, affascinante, mi ricordava un attore che adoravo da sempre. Ero in estasi, combattuta da ormoni impazziti sopiti da tempo e questa attrazione chimica forte e molto inconsueta.
9 novembre
Il periodo è molto intenso; scrivo quando posso ma soprattutto quando ho il coraggio, mi sembra di averti tradito o di rinnegare quello che siamo stati, anche se so che andare avanti è proprio questo: la consapevolezza che non tornerai più.
Una volta tornata a sedere al mio posto, avevo lo sguardo fisso in avanti ma, mentre lo spettacolo si svolgeva, sentivo tutto ovattato, come quando dormivamo assieme e mettevo i tappi per il tuo sexy russare. Si accesero le luci e pensai che fosse finito lo spettacolo, ma era solo l’intervallo. S. sussurrandomi nell’orecchio, mi fece notare molti personaggi dello spettacolo seduti nelle balconate e il mio sguardo si soffermerò su l’unico personaggio che mi fissava in maniera insistente: era lui! C.D. un attore di fama internazionale, conosciuto penso da tutte le creature viventi, che mi fissava, come un pesce rosso fissa la libertà da dentro una palla di vetro.
Non riuscivo a muovermi mentre le mie amiche continuavano a fotografare facendo strani suoni striduli con la voce, sembravamo due velociraptor con la preda. La cosa mi suscitò una risata poi tornai a guardare in alto, le luci si stavano per spegnere, mi alzai per uscire dalla sala.
Una volta fuori, nell’atrio non c’era nessuno, a parte le maschere intente a pulire e rifornire il bar dopo l’assalto della pausa. Respirai profondamente e lo vidi scendere le scale mentre sorrideva… mi sentivo una ragazzina di tredici anni, davanti al suo mito.
- -Hi, i’m …-
- -Lo so chi sei, io sono Elena –
- -Sei italiana! Se preferisci possiamo parlare italiano sono bravino mi dicono, comunque cos’è successo prima? Ammetto di non essermi mai comportato così! Una situazione simile forse la potevo vivere a quindici anni, sbronzo durante un concerto, poi senza nemmeno vedersi… ma il tuo profumo; io… –
- Sì preferirei, parlo inglese ma spesso la coniugazione dei verbi mi fa sembrare Fred Flintstones! Mi scuso per essere stata così aperta, ma ho perso il controllo… cosa che non succede mai. –
- Cosa fai dopo? –
- Non saprei, le mie amiche mi hanno portato a Londra per riportarmi alla vita e… –
- Beh, direi che sei viva in ogni tua parte. –
- Taci! Non sai nulla di me… scusa non vorrei essere scostante, ma provo strane sensazioni in tua presenza e fatico a incanalarle in maniera corretta. Inoltre ricorda che le parole hanno un peso a prescindere da chi le pronuncia. –
- Non scusarti, sono diretto e a volte dimentico le buone maniere. È che le persone con me di solito, sono tutte accondiscendenti. –
- Immagino tu non sia abituato a essere contradetto dai tuoi fans… –
- Sei una mia fan? Ti ringrazio per questo…-
La conversazione sembrava fluire senza problemi quando mi accorsi che le persone, passando per l’atrio, ci guardavano insistentemente: mi venne un brivido gelido. Improvvisamente vidi il viso di mia figlia e dei miei cari, mentre io ero a Londra a fare la bella vita, senza curarmi di nulla. Mi ritrassi, mentre lui allungava la mano, per prendermi il braccio.
- Devo andare, ci sono troppe persone che ci guardano, io non posso…-
- Va bene, è la prima volta che una persona non vuole farsi vedere con me, continui a spiazzarmi sai… ti prego di accettare questi biglietti, sono per la festa che si terrà dopo la prima. Un’auto vi aspetterà all’uscita, l’autista si chiama Jon, se vorrai venire lì ci sono persone dello spettacolo e amici; senza curiosi o fotografi, poi se gradirai spiegarmi io ti ascolterò. –
Presi i biglietti senza nemmeno guardarlo e tornai al mio posto in apnea.
Alla fine dello spettacolo R. e S. mi guardavano incuriosite, penso di aver avuto una faccia davvero interessante.
- Ragazze ho saputo che dopo lo spettacolo c’è una festa. –
- Sì El, ma è impossibile! Ho provato a prendere i biglietti per finire la serata al top, ma non li ho trovati da nessuna parte. È una cosa elitaria, solo per pochi. –
- Ok, e se vi dicessi che ho i biglietti, e che una auto con autista ci porterà là adesso? –
- Ti risponderemmo, di andare a cagare e ti porterei al pub qui di fronte. –
Mostrai loro i biglietti, non credevano ai loro occhi. In un secondo cominciarono a farmi duemila domande, non sapevo come venirne fuori, anche perché non avevo capito nemmeno io cosa fosse successo e quindi come spiegarglielo. Poi volevo vivermi quell’avventura in privato, tanto sapevo che sarebbe iniziata e finita quella notte… quindi perché complicarsi la vita.
- Prima quando sono andata in bagno ho prestato soccorso a un uomo facendolo uscire da una situazione imbarazzante e per ringraziarmi, mi ha regalato questi. –
10 novembre
Le ragazze cominciarono a saltellare per tutta la sala e mentre ci incamminammo verso l’uscita, l’adrenalina si face largo in tutto il mio corpo, mi sentii viva dopo tanto tempo. Una volta fuori, ci avvicinò un uomo distinto, molto accomodante.
- Salve, sono Jon ho il compito, se desiderate, di portarvi alla festa? –
- Certo che desideriamo! –
Le ragazze risposero quasi all’unisono, io annuii con un sorriso da ebete sulla faccia…
Mentre andavamo, guardai fuori dal finestrino la città che scivolava via piena di luci e rumori, più passavano i minuti più diminuiva il frastuono, lasciando posto al silenzio e alle ombre della campagna. L’auto procedeva veloce, nel mini bar c’erano snack e alcolici di tutti i tipi; non facemmo complimenti: quando ci sarebbe capitata un’altra esperienza simile!?
Arrivammo in questa villa di campagna immersa nel verde completamente recintata, fuori dal mondo. All’ingresso, grandi archi sovrastavano un portico ben curato e ricco di dettagli; alle pareti, vecchi utensili agricoli mi fecero tornare a casa con la mente: sedie intrecciate a mano e candele disseminate ovunque, creavano un’atmosfera molto accogliente. Il buttafuori ci guardò male ma Jon, il nostro autista, gli fece cenno con la mano e ci aprirono le porte della magione. Dentro era incredibile: arredi splendidi, contrasti netti tra stili ed epoche differenti ma perfettamente in armonia, avrei voluto conoscere l’arredatore. Musica soft, camerieri con vassoi straripanti di ogni ben di dio. Non sapevo dove guardare! Prima di proseguire ci chiesero di depositare i nostri effetti nella cassaforte, compreso il telefono. Ci guardammo per un istante dandoci appuntamento al bar un’ora dopo, poi ognuna di noi prese direzioni diverse. Girai senza meta per un po’ rimanendo a bocca aperta. Scorsi, attraverso le grandi vetrate, il giardino interno e mi precipitai a vederlo, quando una mano mi fermò.
Era C. mi prese la mano per salutarmi e io mi irrigidì completamente.
- Scusa non volevo infastidirti…-
- No scusa tu, sono un po’ tesa. Devo però costatare, che per esserci fatti la radiografia alle tonsille meno di un’ora fa, il livello di imbarazzo è un filo troppo alto…-
- Sì concordo! Ti offro da bere, vieni con me. –
Prendemmo le scale e giunti al primo piano, vidi un corridoio infinito pieno di quadri e strumenti musicali attaccati a ogni parete, entrammo in una stanza. Era un salotto con delle vetrate enormi e un balcone con due poltrone in pelle scura, un tuffo al cuore, cercai di respirare guardando altrove. Mentre girovagavo per la stanza, sentii la festa al piano di sotto prendere vita, urla e schiamazzi di gente felice e senza freni.
C. chiuse la porta e le voci sparirono.
- Allora vediamo cosa posso offrirti, dovrei aver lasciato qui della roba niente male…-
- Ah quindi è tua la casetta? Complimenti all’arredatore! –
- Grazie, ho scelto ogni singolo pezzo che vedi, ogni mia proprietà è speciale. In ogni casa ci sono ricordi, cultura e arte. Sono i miei rifugi, alcune più di altre! Comunque tornando a noi, qui ho Scotch “Cask Proof” e del Cider del Somerset, altrimenti vado a prendere qualcosa al bar…-
- Scotch liscio, grazie. –
Cominciai a bere come se fosse succo di mirtillo, di quel passo tra l’aperitivo in auto con Jon e il Whisky sarei svenuta di lì a un’ora, il che sarebbe stato un ottimo piano per togliermi da ogni problematica etica, ma smisi di bere perché guardando C. l’unica cosa che non volevo era perdere il ricordo di quella serata.
12 novembre
Finito di peregrinare per la stanza, mi avvicinai alle poltrone in balcone.
- Sediamoci, sono meravigliose! Le ho trovate in un magazzino, erano ridotte male ma sono tornate a nuova vita; aspetta che prendo due plaid. –
- Capisco bene, anche a casa mia ce ne sono due proprio così…-
- Magari le verrò a vedere. Non so dirti il perché, ma mi dai strane sensazioni…-
Cadde il silenzio e tornai dura come la pietra, vedevo che non capiva, ma ogni riferimento che andasse al di là di quella notte mi dava ansia, non ero pronta e soprattutto non con lui. Ero attratta in un modo incredibile, ma ben consapevole, cosa comportasse una mia leggerezza.
- Mi scuso ancora… siamo bravi a chiederci scusa o mi sbaglio? Non volevo fare previsioni sul domani ah ah ah-
- C. ascolta io sono qui adesso, sono una persona con un pacchetto di vita pesante, tu sei l’uomo nel cassetto, che tutti vogliono e sei un artista meraviglioso! A proposito vorrei dirti grazie per i viaggi che mi hai fatto fare coi tuoi film e la tua arte ma so, chiaro come la cadenza dei giorni che si susseguono, che non hai bisogno di me nella tua vita, come io non ho bisogno di te nella mia! Quindi diamo a questa serata il tempo che deve avere e torniamo alle nostre vite domani, io mamma single, amica fidata, groomer di cani nella ridente Emilia Romagna e tu, cittadino del mondo, dalle mille attività che porti avanti con costanza e ai tuoi figli. –
- Mi spiazzi ancora! Devi smettere di farlo se vuoi che la cosa finisca stanotte. –
Commenti
Ancora non ci sono recensioni.