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Né di sangue né di sesso

Né di sangue né di sesso

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Febbraio 2023
Bozze disponibili

Né di sangue né di sesso parlano questi tre racconti introspettivi, ma di fratture nell’anima: dalle quali filtra la luce che servirà ai protagonisti per scavare nel profondo delle rispettive imperfezioni e riemergere guariti e compiuti. Troverete quindi la storia di alcuni rapporti affettivi scossi da eventi dolorosi, che costringono un campionario di personaggi – simili a noi stessi – a fronteggiare limiti e fallimenti prima di conquistare rinnovata identità.
Ma non si parla solo di coppie problematiche o in conflitto, troverete anche tanta gioia di vivere.
Neandro e Norma, che la saggezza di uno sciamano amerindio spedisce in paradiso. Gian Tonale che pedala sotto la pioggia per andare dal bambino che adotterà; il saggio Jury che ammalia Gloria coi suoi racconti immaginifici; uno scrittore estroso che intervista i personaggi del suo romanzo. Lo specchio e il divano di Marta la disincantata che, tra rododendri e luna piena, la guidano da Sirio il sognatore.
E tanta musica di sfondo

Perché ho scritto questo libro?

“È bello scrivere perché riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare a una folla” (Cesare Pavese)
Ho vissuto così tante ore in viaggio da solo (sono stato pendolare per una vita) che ho imparato a parlare a me stesso: delle cose del mondo che ho visto passarmi davanti, dei frammenti di vita altrui che incrocio per brevi momenti, dei miei pensieri che emergono quando non li rimando indietro e mi parlano di vita amore e morte.
Un giorno ho scoperto che è bello condividere queste esperienze.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Primo capitolo in anteprima

I must partire! Un volo, un volo to Italy! I pay qualsiasi price!’ Girandosi e rigirandosi nel letto, russando e mugolando, Neandro Valle deve aver gridato a più riprese durante la notte, dopo una giornata come peggio non si può e finita altrettanto male: in tutta la sera, infatti, lui solo e nessun altro si era accomodato nel soggiorno piccolo e male illuminato di un hotel triste a poche stelle, infestato da un pianista mediocre e da musica scadente. Per fortuna, il ragazzo del bar aveva obbedito sollecito a tutte le richieste di “A big glass, ma che sia good.” Raggiunto lo stadio del ‘non ne posso più’, Neandro si era alzato dal divano brutto e scomodo per avviarsi con passo malfermo su per le scale, inseguito fino in camera da un deprimente I feel the blues moving in. A dio piacendo, aveva raggiunto il bagno appena in tempo per vomitare il tramezzino dell’aeroporto e mai digerito. Poi, il buio.

Al risveglio, smaltito l’eccesso di alcol, emerge dalla brutta nottata con la testa vuota di pensieri e gli occhi calamitati dal monitor TV, che dalla home page dell’albergo gli porge un algido buongiorno:

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‘Benvenuto al Bay View Hotel, Mr. Valle. Sono le 7 e 33 minuti e l’aspettiamo in terrazza per la colazione.’

Attraverso le tende della finestra senza imposte filtra la luce radente dell’alba, mentre Neandro, con gesti scoordinati per i rimasugli del sonno, recupera il telefono e verifica l’ora. ‘Ma come, mezzogiorno!’ Nello specchio si compone l’immagine di un uomo mezzo svestito e con gli occhi inespressivi, che torna a fissare il monitor:

‘Previsioni del tempo di oggi a Saint John’s, Terranova, Canada, …’

Stupito, sposta la messa a fuoco sul telefonino:

‘Previsioni del tempo di Milano. Oggi, lunedì 19 aprile, …’

Sbianca. Quindi si affloscia sulla sedia come un sacchetto vuoto della spesa gettato in discarica e per molti secondi sente solo il ronzio del phon dalla stanza accanto. Infine, tarantolato come avesse messo le dita nella presa di corrente, esala un ‘Oddio, il meeting! Maledetto vulcano, Ejafoll o come cavolo ti chiami! In che cazzo di posto mi hai recluso?’

Fresco dirigente in impetuosa ascesa presso una grande e importante società finanziaria, Neandro Valle – poco più che quarantenne, bocconiano, posseduto da un’ambizione senza freni – tre ore fa avrebbe dovuto presiedere una riunione ‘prioritarissima’ e classificata come top strategic. L’aveva indetta lui stesso a conclusione di molte settimane di lavoro difficile e impegnativo e, se avesse ottenuto il plauso dei grandi boss, sarebbe riuscito a guardare negli occhi i sogni più inimmaginabili. Ma gli avversi numi avevano disposto altrimenti.

Ieri, ‘quel pirla’ del caposcalo di New York lo aveva rassicurato e convinto: “Da Terranova i voli per l’Europa sono regolari, prenda l’Air Canada delle 11.55 per Saint John’s.” I voli invece erano stati tutti cancellati e chissà fino a quando. Così adesso sono le otto del mattino ora locale, mezzogiorno e mezzo a Milano, e c’è tutto l’Atlantico tra Neandro e la sala convegni prenotata presso il fastoso Palazzo delle Stelline.

Game over. Il meeting è davvero già finito ed è inutile chiamare e richiamare: nessuno risponde. Il centralino in azienda è muto, la segretaria chissà dove si è imboscata, i colleghi non hanno più ragione d’essere invidiosi e stanno già gustando una vendetta astiosa.

Con la barba non fatta da due giorni, l’abito stazzonato, l’andatura strascicata e gli occhi fissi a terra, Neandro scende in terrazza per la colazione. ‘Temperatura attuale, 59 gradi Fahrenheit,’ aveva annunciato il meteo. Per questo tiene in spalla il cappotto elegante di cachemire, che di solito ostenta con qualche arroganza, confidando sia adatto ad affrontare la mattinata frizzante di primavera. Alzasse lo sguardo e gli concedesse libera uscita, vedrebbe la baia e, duecento metri sotto la collinetta boscosa su cui si trova l’hotel, il porticciolo commerciale. Più in là una piazza animata di gente, a est la scogliera e il mare aperto. Stando ai dépliant promozionali trovati in camera, d’estate è un mare frequentato dalle balene, mentre in questa stagione può capitare già di vedere in lontananza i primi iceberg. Insomma, per quanto sia modesto, l’albergo offre quanto può per rendere godibile l’inizio della giornata. Pure il breakfast lo servono con buona grazia.

In terrazza c’è gente: quasi tutti compagni di sventura, bloccati anche loro dall’eruzione del vulcano e costretti a uno stop forzato. Si riconoscono dal compulsare ininterrotto sui tasti dei telefonini, dalle reazioni prima stizzite e poi rassegnate, in una cacofonia di suonerie, di hello hello urlati o sussurrati o magari esalati con l’ultima speranza che sfuma, di imprecazioni scagliate contro le divinità più varie. Da quella, e da chissà quante altre terrazze e stanze d’albergo, stanno partendo milioni di pacchetti di bit, che rimbalzeranno da un satellite all’altro attraverso oceani e continenti. Si pretende che possano restituire la libertà a tutti quei prigionieri: invece, nulla potranno per impedire che affetti legali e tresche clandestine vengano messe a rischio, che carriere brillanti vengano stroncate e che affari milionari vadano in fumo, per non parlare di traffici e commerci affossati senza rimedio. Su quella terrazza ci sono vite scompaginate a casaccio per un dispetto della natura, come fossero tessere di mosaico buttate per aria. Particelle irrilevanti e impotenti in un marasma di casualità.

“Le spiace se mi siedo qui accanto a lei?”

“Prego,” risponde Neandro con un mezzo grugnito scortese, impegnato com’è a litigare con WhatsApp che non reagisce agli SOS spediti a raffica oltre oceano.

Eppure, l’uomo che si è seduto accanto a lui, con una tazza di porridge in mano, meriterebbe tutta la sua attenzione. Veste casual, si muove con gesti misurati e calmi e indossa una t-shirt di cotone a mezze maniche, di un bel colore verde vivace e con una grande ed elaborata decorazione bianca al centro, di cui gli uomini in grisaglia sulla terrazza ignorano il significato. Loro osservano giacche e cravatte che si guardano in cagnesco, stamattina come tutti i sacrosanti giorni, per ostentare benessere e status professionale. Così passa inosservato un che di sacro, a cui allude quel ricamo iniziatico.

Quanto a sacralità, anche Neandro è solito celebrare, quand’è a casa, un suo particolare rito. Come un monaco canta le lodi mattutine, così lui studia gli indici di apertura delle borse asiatiche, mentre sua moglie si passa il rossetto sulle labbra e il rimmel sulle ciglia. Un tempo, Norma era insofferente a quell’abitudine e lo dava a vedere: alzava la voce e pretendeva l’attenzione che le era stata negata anche la sera prima, quando Neandro aveva celebrato i vesperi analizzando gli indici di chiusura in Europa. Era il tempo in cui gli occhi di Norma splendevano ancora di luce propria e annunciavano ‘Ti amo.’ Più tardi si sarebbero ridotti a modesta lampadina, da accendere quando le serviva il coraggio di chiedergli ‘Ma tu mi ami?’ Ora sono freddi come un neon, che se non è spento grida ‘Ti odio.’

Finito di cantar lodi e di prendere il primo caffè, viene l’ora della vestizione. Di solito Neandro preferisce il tinta unita nero, di tanto in tanto il gessato – nero o blu scuro. Poi la camicia – sempre bianca, perbacco – con le cifre ricamate, infine la cravatta. Anche questa d’ordinanza – azzurra -, ma il dress code dell’agente d’investimenti mobiliari qualcosa concede alla fantasia: pallini, piccoli rombi, linee bianche sottilissime. Mai il regimental: quello è dei bancari, altra categoria umana. Inferiore.

L’uomo del porridge ha finito di far colazione e si alza. Saluta il vicino di tavola: “Mi chiamo Tobie Daylight. Arrivederci presto” Negli occhi ha la luce del suo nome.

“Addio.” Secco e definitivo. Anche Neandro se ne va. Direzione aeroporto. Prima però ancora una tazza di caffè: non è l’espresso di casa, ma è bollente come piace a lui dopo un pasto abbondante. L’occasione di un caffè così gli si presenta sempre più di raro, da quando si deve arrangiare per conto suo e troppo spesso lo lascia bruciare sul gas. Da quando Norma ha ripudiato la moka da due.

Perché sprecare tempo e farsi il fegato amaro in aeroporto? “Taxi! Portami in centro.” L’illusione di partire prima di sera è rimasta invischiata nel labirinto di cancelled disegnato sui tabelloni del check-in e Neandro dovrà passare un’altra notte al Bay View Hotel. Nonché riempire il pomeriggio bighellonando.

La città tuttavia non offre le distrazioni che cerca un uomo fuori contesto come lui, per dare un senso alle ore vuote: a Saint John’s non ci sono surrogati di Harrods o di Lafayette, solo bottegucce di poco conto. Su consiglio del tassista, si è fatto lasciare sulla piazza alle spalle del molo, davanti all’ingresso dello Heritage Shop of Newfoundland and Labrador, un negozio senza pretese che occupa parte dei lati d’angolo di una casetta neo-coloniale. Di legno, come le altre in centro. Le porzioni di facciata su cui si aprono le vetrine e l’ingresso sono dipinte a lacca vivace tra il grigio e l’azzurro, mentre i due piani superiori sono di un colore verde-marroncino più spento. Il contrasto cromatico tra le due parti dell’edificio è vistoso, ma l’insieme risulta comunque gradevole nella bella giornata di luce limpida. Le vetrine sono stracolme delle solite cianfrusaglie acchiappa-turisti, a cui Neandro dedica una sola occhiata, di sottecchi e infastidita. I piedi invece si dissociano dalla sua decisione di tirare dritto e prendono a salire i cinque gradini che conducono all’ingresso, incuriositi da un vecchio lettore radio-CD portatile, appoggiato per terra in un angolo morto davanti alla porta, sopra una stuoia ancora più vecchia e consumata. Conserva tutta la polvere passata da lì negli ultimi vent’anni, ma funziona: in questo momento una commessa è uscita per cambiare il disco e Neandro, suo malgrado, indugia ad ascoltare la musica. Accordi mai sentiti prima. Tamburi in evidenza. Sfumano e lasciano emergere i fiati – flauti di Pan o qualcosa di simile. Mixati con suoni che potrebbero essere di cascate d’acqua in un bosco e di canti di uccelli. Alternati a profonde voci umane in una lingua misteriosa.

All’interno, di tutto di più: souvenir dozzinali. Ma anche sculture in pietra serpentina degli aborigeni Inuit, mocassini e giacche in pelle d’alce della rinomata marca Laurentian Chief, riproduzioni a stampa delle opere di artisti nativi. Spicca un Volo primaverile di Benjamin Chee Chee, in cui tre oche canadesi stilizzate e dai delicati colori bruno-rossastri salgono velocissime in cielo lungo la diagonale sinistra-destra, con forza grazia e leggerezza. Le stesse percezioni che si materializzano nella mente di chi ascolti quella musica e segua il suono dei tamburi. Che scende insieme ai flauti lungo le scale del seminterrato, prende in consegna Neandro facendogli azzerare la percezione del tempo e poi lo affida alle voci che lo porteranno lontano, in un bosco a mezzanotte, a celebrare il rituale di purificazione.

Con la luna piena allo zenit sopra il grande lago che i bianchi hanno ribattezzato Axes Pond, una decina di uomini e donne, suonatori e danzatori Mi’kmaq, siede in circolo, per terra insieme a Neandro, intorno al fuoco acceso in una radura del bosco che sovrasta il lago. La salita lungo il sentiero sacro ha richiesto molto tempo, non perché lunga o faticosa, ma perché il rituale prevede frequenti soste: ogni volta, i suonatori posano gli strumenti a terra e per qualche minuto inondano il bosco con la musica di tamburi e flauti. Intanto, lo sciamano che li guida apre la borsa sacra, sceglie quali erbe medicinali fanno al caso – ne ha in dotazione una buona varietà – e pronuncia parole di saggezza. Quindi il cammino riprende.

Ora, nella radura circondata da alto fusti che sembrano formare un utero protettivo, l’aria profuma delle essenze del bosco e di quelle sprigionate dai ceppi messi a bruciare insieme alle erbe aromatiche. In lontananza, una cascata zittisce tutti i rumori del bosco, tranne la voce del gufo e quella dello sciamano:

“Uomo Bianco che soffri, ascolta.”

Ha parlato, autorevole su tutte, la voce di Tobie Daylight. Che parlerà ancora molto, da qui all’aurora: per far intonare canzoni che raccontano i miti di questa gente, o inneggiano a quell’attimo pulsante di eterno che dona la vita. Pure quella di Neandro. O che ripercorrono, col pianto dei cantori, la storia di sofferenza patita per mano dell’uomo bianco: toccherà ai tamburi provare a spegnere il dolore tuttora vivo e alle danze di guerra estirpare dai cuori i pensieri di rabbia e vendetta. Tamburi e danze che faranno conoscere a Neandro anche il disprezzo che gli eventi del giorno suscitano ne ‘i selvaggi’, considerati non-umani da quelli che si ritengono ‘i civili’, ma che oggi piangono senza pudore né dignità: per questi popoli è un concetto alieno, prima che deprecabile, vedere guerrieri in angoscia davanti a un normale evento di natura. Chi è più civile, tra di loro? Non i bianchi, il cui spirito si è liquefatto come la neve d’estate – dirà Tobie Daylight – per qualche aereo che non decolla. Ma concluderà, anche a nome dello straniero divenuto amico, dicendo grazie al vulcano che ha fermato il tempo e fatto incontrare uomini che avevano motivo di disprezzarsi.

Seduto accanto allo sciamano, proprio come questa mattina sulla terrazza del Bay View Hotel, Neandro sogna. In un vortice onirico, tra i suoni le ombre le parole i profumi le emozioni, è come sentisse il rumore di cristallo di una vetrata che va in pezzi, o vedesse una parete di cemento armato sbriciolarsi per una carica di tritolo, o dovesse fuggire da una montagna che gli frana addosso.

Quando infine tramonta la luna, nella radura sopra il lago rimangono solo macerie di cristallo cemento e fango, ruderi neanderthaliani del quarantenne che nel momento in cui stava per afferrare i suoi sogni si era invece ritrovato all’inferno.

2022-08-23

Aggiornamento

Ce l'abbiamo fatta! Raggiunte le 200 prenotazioni necessarie per completare la campagna di crowdfunding di 'Né di sangue nè di sesso'. Da parte mia, un grande ringraziamento a tutti voi che avete contribuito - con la vostra prenotazione - a raggiungere questo traguardo. Ora tocca a me non deludervi; a tutti auguro buona lettura!
2022-07-25

Aggiornamento

Oggi concludo la carrellata di nomi propri che troverete nei racconti contenuti in ‘Né di sangue né di sesso’ e vi presento i due ospedali nei quali viene ricoverato il geografo di chiara fama Sirio Salmonti, il co-protagonista di ‘Cambi di prospettiva’. Clinica Universitaria Beata Madre Penicillina. Perché mai la metà degli ospedali italiani deve essere intitolata a santi? Vero che alcuni hanno avuto particolari meriti nel curare i malati, ma se calcoliamo quanti morituri ha strappato alla tomba la penicillina, dobbiamo ammettere che non c’è proporzione tra numero di miracoli riconosciuti nelle cause di beatificazione e risultati scientificamente censiti nella pratica quotidiana della medicina moderna. Istituto Fisioterapico Orapronobis. Ironia della sorte, il non credente Sirio - già miracolosamente sopravvissuto contro ogni ragionevole aspettativa - viene affidato per una disperata riabilitazione alla preghiera mariana. Riuscirà costui a comporre lo scontro tra opposte visioni?
2022-07-11

Aggiornamento

Dietro le quinte. È dai tempi di Leopardi che mi chiedo ‘che ci faccio io, in ciel, silenziosa.’ Poi arriva il mio autore preferito e risponde lui per me. Mi racconta di Marta e Sirio, e io - un po’ fuori di testa come quei due - gli confesso che vorrei gridare di contentezza quando li vedo che si danno un bacio e camminano tenendosi per mano. Allora potrei correre come una matta a perdifiato con i pugni che arrivano fino alla Lattea e magari più in là, finché non vengo soffocata dall’abbraccio delle stelle, manco fossi Tardelli al mondiale di Spagna. Non mi è concesso, però mi piace ascoltare quei due che parlano piano sottovoce, mi piace illuminare discreta la notte del loro piacere e condividere con le voci del bosco la felicità di cui mi fanno partecipe.
2022-06-19

Aggiornamento

Dietro le quinte Ieri sono uscito a cena col grande scrittore Nerio Dipini, a cui ho consegnato la tessera di socio onorario del Read_only fan club, presenti anche Maria Cometa e Seine-Marie (le fondatrici), Gian Tonale e don Gott (soci storici). È stato un giusto riconoscimento per le splendide interviste che questo autore ha fatto ai protagonsiti del secondo racconto della raccolta ‘Né di sangue né di sesso’, per avere egli ‘messo in luce con garbo, ironia ed equilibrata severità i sentimenti più reconditi di ciascuno di noi, riuscendo così a spiegare i torti e le ragioni che hanno mosso le nostre azioni.’ Lui ci ha ringraziati, spiegando che, se non ci avesse incontrati, il suo nuovo romanzo sarebbe rimasto incompiuto.
2022-06-10

Aggiornamento

Toponomastica e nomi propri (4) Ultima puntata della serie, dedicata ancora alle Due Marie, le brillanti - e toste - libraie intorno alle quali ruotano le vicende del Read_only fan club. Oggi tocca a Seine-Marie. Chiamare col nome di un fiume simbolo dell’Europa multietnica, qual è la Senna, una donna che dice di essere «una quebequoise discendente da una famiglia di ebrei parigini fuggiti dall’occupazione nazista’, è il miglior modo per raccontare l’essenza di questo personaggio. “Mi sono sempre sentita come se fossi nata in esilio e da ragazzina ero tormentata dall’ansia di conoscere la mia patria e riannodare le mie radici. Per questo sono tornata in Europa appena maggiorenne e mi sono messa a viaggiare in lungo e in largo. Ed è stato bello, perché ho conosciuto le facce di tanti fratelli diversi: di cento colori e mille fedi, ognuno che invoca il suo dio, o un altro dio, o nessun dio, o chissà mai quale dio.»
2022-06-08

Aggiornamento

Toponomastica e nomi propri (3) Le prossime puntate sono dedicate alle Due Marie, le brillanti - e toste - libraie intorno alle quali ruotano le vicende del Read_only fan club. Oggi vi presento Maria Cometa. «I suoi genitori erano rimasti incinti una notte d’estate, sotto un cielo stellato […], senza nubi e senza luna.» «Presi d’infinito e donandosi reciproco piacere […], fecero ciò che è inevitabile e giusto fare quando si è giovani e innamorati.» «Avendola concepita sotto quell’infinito cielo, gli estrosi genitori pensarono bene di dedicare il frutto dell’amore alla causa prima che li aveva trascinati in quell’estasi.» «La poesia di quel nome verrà indossata dalla ragazza con la naturalezza e la grazia con la quale nessun’altra saprebbe portare un cappellino della regina Elisabetta sopra una gonna etnica a fiori o una camicia da montagna a scacchi.» Seguitemi anche sul gruppo Facebook 'words in progress' (https://www.facebook.com/groups/421634632719755)
2022-06-01

Aggiornamento

Toponomastica e nomi propri (2) Gian Tonale. Altro personaggio, altro toponimo. Un nome roboante ma di fatto double face. Il Passo del Tonale, infatti, affrontato in bicicletta dal versante più ripido (magari sotto un diluvio freddo tra lampi e tuoni, come successo a me una volta) può essere respingente; poi però, giunti in cima e ritrovato un bel sole estivo, offre una discesa godibilissima. È quanto succede a Gian Tonale, personaggio per intero bifronte: dapprima ombroso e scontroso, ma infine limpido e cristallino. Don Gottardo. Un prete di frontiera tutto d’un pezzo, tanto petroso quant’è gutturale il suo nome e quant’è aspro e roccioso il paesaggio al Passo del San Gottardo.
2022-05-25

Aggiornamento

Dietro le quinte / Toponomastica e nomi propri (1) La frase ‘nomen omen’ è una locuzione latina che, tradotta letteralmente, significa "il nome è un presagio", "un nome un destino", "il destino nel nome", "di nome e di fatto" e deriva dalla credenza dei Romani che nel nome della persona fosse indicato il suo destino. Credenza a cui mi sono appellato quando ho dovuto nominare i personaggi dei miei racconti. E siccome non volevo nomi troppo normali (sarebbero sembrati anonimi), né troppo esotici (che avrei considerato leziosi), ho fatto ampio ricorso a invenzioni geografiche. Qualche esempio con relativo razionale. Neandro Valle. Adattamento da Neander Tal, la valle che ha dato il nome ad un predecessore dell’Homo sapiens, estintosi come il protagonista del primo racconto perché troppo primitivo rispetto all’altro. Anche Neandro, infatti, deve estinguersi rispetto alla sua primitiva way of life per rinascere a miglior filosofia. A risentirci per illustrare altri casi intriganti.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho letto la bozza e mi è piaciuto! Sono 3 racconti che fanno sentire bene e mi hanno tenuto compagnia durante le ore notturne di allattamento. Questo libro è un abbraccio affettuoso 🥰

  2. (proprietario verificato)

    Libro da leggere tutto di un fiato per esplorare questi personaggi e vedere riflessa in loro la nostra storia personale. Consigliatissimo!

  3. Elisa Moro-Visconti

    (proprietario verificato)

    Non vedo l’ora di leggerlo e conoscerne i personaggi! 🙂

  4. (proprietario verificato)

    I primi assaggi di alcuni personaggi del libro mi hanno molto incuriosito e non vedo l’ora di sfogliare il libro e leggere pagine di vita scritte da una formidabile penna

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Giorgio Bianchi
Sono nato a metà del secolo scorso, però rifiuto l’etichetta di anziano; sono semmai una solida quercia cresciuta grazie alle tante esperienze che la vita mi ha offerto e che cerco di condensare nei miei scritti.
Ho una formazione umanistica e scientifica e utilizzo entrambi questi strumenti di conoscenza per indagare l’animo dei personaggi che descrivo nei miei racconti.
Ho molti interessi, oltre a leggere e scrivere: faccio fotografie, viaggio per turismo e per lavoro, vado per montagne a piedi in biciletta e con gli sci, ascolto ogni genere di musica colta e popolare, coltivo amicizie.
Scrivo - e fotografo - per liberare quel po’ di estro artistico che per tutta la vita lavorativa ho dovuto sacrificare alle priorità che la routine quotidiana impone alla maggior parte della gente.
Per l’anagrafe risulto nato a Bergamo, dove sono tornato a vivere; sono coniugato e ho figli e nipoti.
Giorgio Bianchi on FacebookGiorgio Bianchi on Instagram
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