Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Neith, la setta delle ombre

740x420 - 2024-02-02T123433.473

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

Svuota
Quantità
Consegna prevista Novembre 2024

Roma da millenni custodisce il culto di Neith, una fede di sangue e violenza che ora reclama la sua nuova sacerdotessa. Laura non può accettarlo ma tre giorni sono il tempo di un sospiro. Si rivolge così a Michele: archetipo vivente dell’archeologo. Un visionario secondo la sua visione del mondo, un folle ossessionato dalla reliquia di Neith per il mondo stesso. Insieme iniziano la ricerca: una complicata matassa di enigmi segna la via celata per il tempio più sacro. Seguono la logica ed il sangue, decifrano man mano gli indizi disseminati per la città eterna. Le conoscenze storiche di Michele si uniranno alla profonda voglia di vita di Laura. Le lame lucenti della setta reclamano la vita dell’archeologo. Il destino è un piano divino e non si può cambiare. Nel pericolo un sentimento invadente inizia a farsi strada nel cuore di Michele. La setta non aveva considerato che “l’amor che muove il sole e le altre stelle” può cambiare, anche, le volontà divine.

Perché ho scritto questo libro?

Scrivo da sempre, probabilmente è l’unica passione che è perdurata nel tempo. Scrivere per me è vita. Questa storia, in particolare, nasce come tributo al me bambino che sognava una vita come in Indiana Jones o Relic Hunter. Le parole in questo libro sono il tentativo di tenere vivo un mondo fantastico che possa riservare ancora sorprese e misteri, questo tentativo lo dedico a me stesso e tutti coloro che non hanno smesso di sognare e fantasticare sulla vita.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Prologo

Una muta melodia tombale si levava dal suolo. Bracieri d’argento, finemente intarsiati con motivi floreali, gloriosi innalzavano fiamme ardenti che tingevano un’imponente stanza di cupa luce viola. Tonda come la luna, la camera proteggeva in sé tredici colonne disposte in cerchio; protette da esse altrettante donne ricreavano la stessa forma geometrica, proteggendo nel loro cerchio sacro un altare.

Spiragli si aprirono contemporaneamente per tutto il perimetro della struttura, il vento soffiò tramite essi portando la notte pesante all’interno; scorrendo fra i pilastri di pietra iniziò a tessere il suo canto oscuro; assecondandolo le donne in cerchio iniziarono ad aprire e chiudere le gambe facendo schioccare sul marmo del pavimento i loro tacchetti; tre volte ripetevano questo gesto: disponendosi oblique all’altare, andando a creare una forma d’occhio, iniziarono a girare. Nel vorticoso moto, a turno, andavano ad inchinarsi davanti la statua antropomorfa: aprivano le lunghe vesti e volgevano lo sguardo al terzo occhio, cavo, della venerata scultura.

Continua a leggere

Continua a leggere

Trapassando il cerchio delle donne danzanti una sagoma dal colore indefinito avanzò, fino a raggiungere l’altare: la veste non era nera come le altre, bensì sembrava riflettere il colore viola delle fiamme; priva del cappuccio, con velo nero di pizzo, andava a congiungersi alla sommità di un copricapo che sembrava luccicare. Lo stesso velo copriva il volto alla lugubre figure.

Con il busto chino sul grande rettangolo di pietra, inciso d’una sagoma d’uomo, allungò nodose mani fuori dalle maniche, tanti anelli tintinnarono sulla roccia e le mani ossute, sotto il loro peso, sembravano in procinto di spezzarsi. Il solo tintinnare degli anelli bastò. Gelò il tempo.    L’intera camera passò dalla dinamicità delle danze all’ oppressa stiticità dell’aria: tutte le donne incappucciate erano immobili, il respiro sembrava essersi bloccato, i cuori stessi sembravano congelati, le fiamme ardevano ma senza bruciare, anche loro si erano fermate al gesto della sacerdotessa.

  • Portatemelo.

Solenne, quell’unica parola pronunciata dalla donna fu soffio vitale per tutto in quella stanza: le donne vestite di nero si inchinarono all’unisono, abbassarono il capo ed un mormorio indistinto iniziò la sua marcia funerea. Due donne palliate da un leggere pizzo nero, uscirono da dietro la grande statua: portavano i capelli raccolti e il volto celato da due grandi maschere identiche al volto della scultura, una bianca e l’altra nera. Trascinavano un uomo con lunghe catene arrugginite: tanto vecchie quanto potenti, resistevano al perpetuo divincolarsi dell’uomo; strette intorno al suo collo provavano a soffocare le urla disperate dell’avvenente:

  • Lasciatemi, lasciatemi. Troie cosa volete farmi, maledette lasciatemi andare. Maledette stronze cosa volete, cosa volete. Vi darò tutto basta che mi lasciate andare, lasciatemi cazzo, lasciatemi.

Tinte di terrore le sue parole irriverenti non provocarono la minima compassione nelle donne, al contrario le catene che lo tenevano furono strigliate. Un rantolo agonizzante accompagnò lo sfrigolio della lunga serie di anelli che lo trascinava sopra l’altare, immobilizzato, non perse il senso di sopravvivenza: appena toccata con la schiena nuda la fredda roccia ricominciò a dimenarsi urlando, inveendo contro la sacerdotessa china su di lui. Sentiva le lunghe e secche dita della donna sfiorarlo e la pelle abbronzata accapponarsi al loro tocco. I capelli cortissimi e brizzolati si stagliavano ritti ed immobili andando ad incorniciare il volto solcato da poche rughe, illuminato dalla luce di due gelidi occhi color ghiaccio; il torace definito era graffiato e segnato, segni probabilmente provocategli dalla svestizione.

Il grande copricapo scintillante coperto dal velo nero si levò, rizzandosi la donna intimò silenziosamente alle due donne mascherate di andarsene, loro ubbidirono. Ancora, come fossero un unico corpo, le seguaci si alzarono tenendo fisso lo sguardo verso l’altare. Il loro mormorio camminò, corse nell’aria tramutandosi in una cantilena pregna di passione e devozione:

  • Neith scendi. Neith ascolta. Neith accorri. Neith scendi. Neith ascolta. Neith accorri. Neith scendi. Neith ascolta. Neith accorri.

Quella voce unica andò crescendo, sempre più rapida ovattò la sala sovrastando qualsiasi rumore preesistente. Il forte brusio, devoto, sembrava lasciasse sfuggire parti di anima delle fedeli insieme alle parole: le vesti si stropicciavano, i cappucci scivolavano lungo le teste e i volti scoperti erano sempre più rossi e contratti in smorfie di sofferenza, una sofferenza che le estasiava.

  • Neith scendi. Neith ascolta. Neith accorri. Neith scendi. Neith ascolta. Neith accorri. Neith scendi. Neith ascolta. Neith accorri.

Il canto continuava, veloce correva rimbombando per i corridoi creati da colonne ed incensieri, si intrecciava al vento e sovrastava le urla spassionate dell’uomo, che nel frattempo lacerava le sue corde vocali; gli occhi sembravano fuoriuscirgli dai bulbi e le labbra erano diventate viola.

Gli anelli della donna suonarono con enfasi sull’altare e ancora una volta un silenzio dell’oltretomba invase la struttura inglobando tutto in sé. Lei iniziò a parlare. Enunciò sentenza con le parole più calme che aveva. Le più solenni erano le più letali:

  • Neith scendi. Neith ascolta. Neith accorri. Sorelle, fedeli guerriere di Neith, vi dò il benvenuto nella sua casa. Oggi, sorelle, non è una serata qualunque, siamo qui riunite sotto la protezione della notte, per celebrare l’inizio della fine: in questo buio iniziamo la venuta di Neith, regina della guerra e della morte, colei che tesse ed imbalsama. Da questa notte prepareremo il suo cammino. Presto Neith imbalsamerà Horus e sarà lei, noi con lei, al comando. Gloria a Neith.

All’unisono le fedeli spezzarono il silenzio al grido di:

  • Gloria a Neith.

Le donne tornando composte, con gli occhi puntati sulla sacerdotessa, pendevano dalle sue labbra, come ipnotizzate erano immobili, si lasciavano plasmare la mente nella contemplazione di quelle parole:

  • Oggi sorelle invochiamo Neith, la chiamiamo per onorarla e accrescere il suo potere. Alzate le mani sorelle per onorare la Regina della Guerra.

Un fruscio unico accompagnò la schiera di mani levatesi verso il cielo. Il rumore delle vesti oscurò l’apertura della veste della sacerdotessa, ma lo scintillio della croce di Ankh che portava sul petto riportò tutta l’attenzione su di lei: la donna lasciò scivolare in terra i pesanti anelli, le affusolate e rugose mani rimasero nude, indifese entrarono nella veste dirigendosi verso la vita; uscirono armate di una scintillante lama, lunga poco più di un avambraccio culminava in un’elsa dorata intarsiata da motivi geometrici, il pomolo era costituito da due frecce incrociate sopra uno scudo, rappresentava la corona di Neith.

La donna in un celere gesto sollevò il pugnale e sorrise sotto il velo. Le ultime lacrime disperate dell’uomo erano per lei linfa vitale, le ultime grida soffocate dal pianto e dalla paura era la più dolce melodia che le sue orecchie potessero sentire. Fissò gli occhi dell’uomo e sentì la paura ululare nel suo corpo, ne era semplicemente deliziata. Alzò lo sguardo fiero e fissò la statua di Neith; iniziò ad emettere la sentenza di morte dell’uomo:

  • Madre e Regina, tu che della guerra sei la Dea, tu che di noi donne combattenti sei la Madre, ascolta le mie preghiere. Il sangue di quest’uomo presto bagnerà il tuo altare, disseterà noi e te. Quest’uomo è un peccatore davanti il tuo saggio occhio: nel lusso della sua ricchezza viveva, nella sua dimora le nostre sorelle rinchiudeva, donne come noi erano salariate per essere sue serve. Lui comandava sulle tue figlie, le ricattava dall’altezza della sua posizione lavorativa, le molestava e le oltraggiava. Ma ora BASTA. Pagherà per averci sottovalutato, perirà soffrendo per aver osato calpestare le tue figlie, le mie sorelle. Il suo sangue sarà versato per aprire la strada della tua ascesa.
  • Gloria a Neith

Tutte le donne urlarono quell’ultima frase, dalle loro gole la rabbia usciva galoppando, la stessa rabbia che mosse il pugnale della sacerdotessa: la scintillante lama discese furiosa sul cuore dell’uomo. Un grido straziato di puro dolore si riversò nella sala andandosi a fondere con fragorose grida di gioia. La lama scese una seconda volta. Una terza volta trafisse il petto nudo dell’uomo.

Dalla pelle squarciata zampillava sangue violento, la linfa del sacrificato andava a bagnare la veste della sacerdotessa; lei strinse le sue dita affusolate sull’impugnatura del pugnale, lo avvicinò alla sua bocca e lo ripulì dal sangue passandoci sopra le labbra rinsecchite. Gettò a terra l’arma, tornata scintillante come in principio, si abbassò con agilità sul corpo senza vita dell’uomo d’affari e leccò le membra dilaniate, bevve il sangue della vittima. Si rialzò e con lei si levò la calma e la pace, le donne ripresero la compostezza persa, si ordinarono nel cerchio sacro e, prendendosi per mano rimasero in attesa.

Il sangue immolato scorrendo rapido percorse il sagomato dell’uomo sull’altare, in abbondanza cadde in una ciotola di pietra fissata sotto di esso. La sacerdotessa immerse nel sangue caldo le mani a coppa, le colmò e in balia dell’estasi provocatagli dal dolore di quell’uomo si diresse verso le fedeli. Una per una le donne scoprirono il volto e bevvero invocando la gloria di Neith.

Quando tutti i baveri delle vesti furono macchiati dal sangue le donne ripresero la loro danza, dissetate erano tutte piene di forza, strappata la vita ad un uomo di potere avevano adibito ai loro compiti, avevano portato avanti la tradizione ed erano state ricompensate dalla Dea. Potevano godere della sofferenza dell’uomo intrisa nel sangue. Ricrearono in sintonia con il vento la melodia che presagì la morte. La sinfonia che ora porta via la morte: le due donne mascherate uscirono da dietro la statua, trascinarono il corpo del sacrificato davanti la statua e li si spogliarono: lasciarono cadere gli abiti di pizzo sul corpo incatenato, esamine e inerme che giaceva ai loro piedi, loro si mostravano nella totale vulnerabilità alla Dea con solo il volto coperto. Loro incarnavano gli angeli della morte.

La sacerdotessa come era apparsa scomparì in rapidi passi dietro il colonnato, dietro di lei lo strascico della lunga veste cambiava colore riflettendo le tonalità di viola, sempre più flebili, per poi scomparire nel nero, profonda oscurità. Dietro di lei si chiudeva la notte di sangue. L’inizio della fine di Horus

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Neith, la setta delle ombre”

Condividi
Tweet
WhatsApp
Alessandro Cuomo
Alessandro Cuomo nasce a Roma e da subito sente una fortissima attrazione per la scrittura. Scrive e crea storie da bambino ma, crescendo, capisce che accanto alla narrazione ha bisogno di creare una melodia di parole, una sinfonia di periodi che siano musicalmente suggestivi. Frequenta la scuola di scrittura Omero a Roma e, al concludersi di questa, una summer school della Luiss in sceneggiatura. Si diploma al Liceo Classico Dante Alighieri nel 2023. Ad oggi studia alla Sapienza e prova a rendere la sua passione per la scrittura un lavoro a tempo pieno.
Alessandro Cuomo on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors