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La notte più oscura

Il teatro degli orrori

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Settembre 2022
Bozze disponibili

Roma, 1965. L’ormai monotona e poco avvincente quotidianità di Oscar Calamita, rinomato investigatore privato della Capitale, viene di colpo spezzata dall’invito di un vecchio amico di famiglia a trascorrere una settimana di relax nella sua nuova dimora, un antico castello rimesso a nuovo nel cuore dei Carpazi rumeni.

Quella che nasce come una rimpatriata di conoscenti di lunga data si trasforma però ben presto in un incubo a occhi aperti, marchiato da una serie di omicidi brutali e commessi con lo stesso modus operandi usato da un serial killer incastrato da Oscar anni addietro.

Che volto ha l’assassino? Qual è il suo vero obiettivo? E, soprattutto, qual è il ruolo dell’anfitrione in quella tragedia dell’orrore?

Mentre l’omicida continua a tessere gli intricati fili del suo piano, Oscar è tormentato dalle possibili risposte ai suoi interrogativi, e le sempre più sconcertanti verità che si fanno largo tra le mura del castello iniziano a far vacillare la sua razionalità.

Perché ho scritto questo libro?

Si può dire che La notte più oscura abbia iniziato a prendere forma un pomeriggio di vent’anni fa, quando, da bambino appassionato di storie di intrighi e misteri, diedi vita in un breve racconto al personaggio di Oscar Calamita, oggi protagonista del mio primo romanzo. La volontà di riprendere in mano quella storia e immergermi nel mondo della scrittura si è poi manifestata col passare del tempo quasi come un bisogno fisico, facendomi finalmente capire cosa vorrei fare “da grande”.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo

Era lì, tra le sue mani, in una foto di un articolo di giornale mezzo sbiadito e macchiato di caffè. Il corpo meno tonico, la postura leggermente incurvata dal peso del tempo e il volto più rugoso, ma lo stesso sguardo. Gli stessi occhi taglienti e lo stesso ghigno dell’uomo che aveva sancito la fine della sua vita e lo aveva spedito a marcire in quell’inferno, dove i minuti sembravano ore e i pensieri rimbombavano in testa come martelli pneumatici.

Si era da tempo rassegnato a quella dimensione di profondo oblio, arrivando perfino ad accettare la sua condizione, quasi impaurito all’ idea di dover rimettere piede fuori da quella sorta di limbo che lo proteggeva dalle insidie del mondo esterno. Un mondo dal quale mancava da troppo tempo e che non avrebbe avuto più niente da offrire a uno come lui.

Ma quella fotografia aveva cambiato tutto. Quel giornale stropicciato e casualmente capitatogli fra le mani gli aveva dato un nuovo proposito, demolendo in un istante tutte le sue stupide paure.

Lasciandosi trasportare da un’assuefacente immagine di possibile rinascita, adesso fremeva dalla voglia di uscire da quella prigionia. Adesso sapeva bene cosa il futuro avrebbe avuto in serbo per lui, e la sua furia non si sarebbe placata fino a che quello sguardo tagliente e quel ghigno spocchioso non fossero stati cancellati per sempre dalla faccia della Terra.

Era finalmente uscito dall’inferno, e si sarebbe assicurato che il posto da lui lasciato libero venisse presto occupato da qualcun altro.

1

L’aria di Roma era finalmente fresca e piacevole quella sera. Il temporale pomeridiano aveva spazzato via il clima torrido che da una settimana attanagliava la città e stava rendendo gli ultimi giorni di settembre a dir poco insopportabili. Giunto all’incirca a metà di Ponte Sisto, Oscar non poté non fermarsi a contemplare il meraviglioso scenario che gli si stagliava davanti: le ultime nuvole rimaste, di un blu profondo, cercavano invano di raggrupparsi per non disperdersi nell’immensità azzurro-giallastra che le circondava, mentre il Tevere, reso ancora più biondo dalle luci dorate delle lanterne disseminate lungo il suo corso, si trascinava dietro con la sua eterna corrente le parole e i fatti di cui le sue sponde erano state silenti testimoni. Era uno di quegli attimi per cui valeva la pena arrivare in fondo a una giornata, per quanto stressante e logorante potesse questa essere stata. Purtroppo per Oscar, però, di giornate stancanti e poco stimolanti ne stava vivendo fin troppe ultimamente. Aveva passato il pomeriggio a sviluppare le fotografie scattate per l’ultimo caso a cui stava lavorando: l’ennesima noiosissima indagine matrimoniale. Nel 1965, ormai, l’attività principale di un investigatore privato sembrava essere diventata quella di portare alla luce relazioni extraconiugali per salvaguardare la reputazione dei committenti, che, se non altro, erano in genere disposti a pagare profumatamente per quel tipo di servizio.

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Superato il ponte, decise di allungare la strada di casa e imboccare il lungotevere verso l’Isola Tiberina, prima di addentrarsi di nuovo nei più profondi meandri della sua mente. Avrebbe circumnavigato il quartiere e sarebbe tornato al suo appartamento in Piazza di Santa Maria in Trastevere solo quando quell’atmosfera incantata si fosse definitivamente dissolta. Dov’era rimasto? Ah, sì, era come suo solito pronto a usare come pretesto quel lieve stato di malessere per tuffarsi nel mare di nostalgia che custodiva i ricordi più intensi e felici della sua vita. Andando troppo in profondità, però, finiva spesso per rivivere anche i momenti più dolorosi.

Figlio di un investigatore privato e nipote di un ispettore del corpo degli agenti investigativi in congedo, la scelta di Oscar Calamita di entrare a far parte dell’agenzia di famiglia, per lui una vera e propria seconda casa, era stata fin troppo scontata. Con il fratello maggiore, Giulio, era solito trascorrere giornate intere nello sgabuzzino del locale a inscenare intricati e misteriosi casi di omicidio, viaggiando con la mente in luoghi lontani e spettrali e creando personaggi eccentrici e spesso poco verosimili. I giovani fratelli Calamita avevano sempre saputo che quello sarebbe stato il loro futuro, e che avrebbero fatto conoscere il loro nome – o, meglio dire, il cognome, che già di per sé era abbastanza peculiare – in tutto il mondo. Quel periodo dal sapore quasi idilliaco – senza alcun dubbio il più intenso e felice della vita del futuro investigatore – era però terminato troppo presto e nel peggior modo possibile, stroncato prima dalla prematura morte di Giulio, quando Oscar non aveva ancora dieci anni, e subito dopo dalla violenta crisi mentale che aveva afflitto la madre dei due bambini, e che aveva portato la donna, qualche mese più tardi, a togliersi la vita. Il padre dei ragazzi era un uomo perspicace e intelligente, ma emotivamente debole e passivo; non era stato in grado di dare alla moglie il conforto necessario dopo la tragedia, ed era così stato costretto ad assistere al crollo della sua famiglia con assoluta impotenza. Negli anni a venire, dopo essere ben presto diventato il vero punto di riferimento dell’agenzia, Oscar non aveva in ogni caso mai provato risentimento nei confronti del padre per la trascuratezza con la quale era sembrato avesse affrontato la doppia disgrazia. Al contrario, si era progressivamente fatto carico di lui e della sua sofferenza, permettendogli col tempo di lasciare sfumare alle sue spalle ogni tipo di rimorso e di scacciare i fantasmi che per decenni lo avevano perseguitato, rintanato in una sorta di sfera di cristallo dove era comodamente rimasto fino al giorno della sua morte.

«Buonasera, signor Calamita!» lo squillante saluto di un passante lo fece tornare alla realtà. «È proprio una serata magnifica, non trova?»

«Ah, è lei, Giuseppe, buonasera! Sì, finalmente un po’ di aria fresca… Roma era un vero inferno in questi giorni.»

«Vedrà che è solo l’inizio, ne sono sicuro. Arrivederci, signor Calamita, e che passi un felice fine settimana.»

Già, non ci aveva fatto caso, era venerdì sera! Giuseppe De Angelis, il pediatra che aveva lo studio al piano inferiore della sua palazzina, era sempre portatore di buone notizie.

«Grazie, dottore. Lo stesso per lei, arrivederci.» chiuse Oscar, quando i due avevano già incrociato i cammini e preso ciascuno la propria direzione.

Quella rapida conversazione, oltre a ricordargli che nei prossimi due giorni si sarebbe potuto godere un po’ di riposo senza sentirsi in colpa, gli fece anche notare che era praticamente arrivato a casa. Non si ricordava minimamente che strada avesse seguito dopo aver imboccato il lungofiume, ma era incuriosito e soddisfatto nel constatare che il suo subconscio lo guidasse ancora a dovere, nonostante il trascorrere degli anni.

L’appartamento di Oscar si trovava all’ultimo piano di un antico palazzo ristrutturato in uno degli angoli della piazza, dalla parte opposta alla chiesa: non avrebbe cambiato quella casa per nulla al mondo. Affrontò gli scalini a due a due con passo rapido e deciso, mentre tentava di ricordare se in cucina gli fosse rimasta qualche succulenta pietanza da potersi gustare in tutta tranquillità. Quella sera voleva solo pensare a rilassarsi, e, perché no, a godersi un giro per la sua meravigliosa città. Arrivato all’ultimo pianerottolo senza essere riuscito a sciogliere il suo dubbio, girò con mano salda la chiave all’interno della serratura e spinse il portone con foga. Era così ansioso di precipitarsi a spalancare il frigorifero che non badò nemmeno ad accendere l’interruttore della luce del corridoio; realizzò poco dopo che sarebbe stato meglio fare le cose con più calma.

«Ma che diavolo…» si lasciò sfuggire, dopo che qualcosa di liscio sul parquet di casa gli aveva fatto pericolosamente scivolare in avanti la gamba.

Decidendosi finalmente ad accendere la luce, vide che l’oggetto che aveva ostacolato la sua corsa era una busta bianca, che il postino doveva aver spinto dentro casa dalla fessura sotto la porta d’ingresso.

“Che strano, non ricordavo di aspettare qualcosa…” pensò, chinandosi per raccogliere la lettera dal suolo.

La busta si era leggermente spiegazzata, ma il nome del mittente, scritto in un corsivo ben curato, era ancora perfettamente leggibile: Aurelio De Benedetti.

Un misto di sorpresa e piacere dipinse il volto di Oscar, che si affrettò ad aprire il messaggio e a leggerne d’un fiato il contenuto:

Caro Oscar,

Provo un po’ di vergogna nel pensare che, appena leggerai il mio nome sulla busta, ti chiederai probabilmente quale possa essere il motivo del mio messaggio, visto da quanto tempo non ci vediamo né sentiamo. Mi chiedo spesso se non fossi dovuto starti più vicino dopo la morte di tuo padre, ma poi mi dico, forse per autoconvincermi, che il mio ragazzo non avesse in fondo bisogno di un vecchio come me fra i piedi. Sono sicuro che, come tuo solito, avrai preso la vita per le corna e sarai ancora una volta riuscito a girarla a tuo favore; in caso mi sbagliassi, però, potresti comunque prendere questo invito come la mia forma di chiederti scusa, e di cercare di recuperare, per quanto possibile, tutto il tempo perduto.

Ormai da qualche anno sento di essere entrato nella fase conclusiva del mio viaggio, e, forse per la prima volta nella mia esistenza, ho iniziato a provare una sensazione di vuoto, di insoddisfazione, di incompletezza. Non fraintendere le mie parole: il tuo vecchio amico gode ancora di ottima salute, ed Ernesto si prende come sempre cura di me, ma sento che è arrivato il momento di dare una svolta alla mia vita, di prenderla anche io per le corna e reindirizzarla come più mi soddisfi. Ho deciso quindi di farmi un “piccolo” regalo per rendere più piacevole la fine del mio cammino; un regalo che vorrei condividere con gli amici più cari che mi hanno sempre circondato e sostenuto.

Tutto quello di cui avrai bisogno per raggiungermi si trova nella busta, insieme alla lettera.

Chiaramente, amico mio, il rifiuto non è un’opzione valida. Sono sicuro che l’uomo nobile e premuroso che sei diventato non vorrà rovinare uno degli ultimi desideri di un povero vecchio.

A presto,

                                                                         Il tuo Aurelio

P.S: forse non sono stato troppo giusto nei confronti degli altri invitati, ma spero proprio di vederti in buona compagnia.

Nei due minuti scarsi di lettura della lettera, le espressioni sul volto di Oscar assunsero varie forme, l’ultima delle quali fu di assoluta perplessità. La stravaganza e il mistero avevano in una certa misura sempre caratterizzato il vecchio amico, ma questa volta si era proprio superato. Il senso generale del messaggio iniziò a essergli un po’ più chiaro solo dopo aver visto e aperto una busta interna più piccola, contenente a sua volta due biglietti aerei per Bucarest da Fiumicino e altri due di treno da Bucarest per Sinaia, tutti con ritorno. Sembrava proprio che il caro Aurelio gli avesse appena offerto una settimana di villeggiatura in Romania per l’ultima settimana di ottobre, e che, a giudicare dalla non proprio criptica frase di chiusura, si auspicasse di vederlo arrivare accompagnato da qualche presenza femminile. Quell’ultimo dettaglio fu l’unico a non stupire più di tanto l’investigatore, sapendo questi bene come Aurelio, per lui come un secondo padre, non avesse mai digerito il fatto che il suo figlioccio non fosse riuscito a costruirsi una famiglia. Al vecchio amico sembrava quasi inconcepibile, o almeno così era solito dire, che un uomo con la sua bontà d’animo, dai penetranti occhi verde smeraldo e la chioma castana ancora così folta e vigorosa non avesse mai trovato la sua anima gemella.

Accorgendosi di essere di nuovo sul punto di perdere il controllo dei propri pensieri, Oscar scrollò in maniera decisa la testa per liberarsi la mente e tornare al suo venerdì sera tanto meritato. Ripose quindi biglietti e lettera dentro la busta, con l’intenzione di appoggiarla in fretta insieme al cappotto nella stanza a lui più vicina e dedicarsi finalmente alla cena. L’inconsapevole scelta del locale, tuttavia, non fu particolarmente fortunata per l’investigatore, tenendo in considerazione la precaria situazione emotiva in cui versava. La foto incorniciata e appesa alla parete dove si era posato il suo sguardo, infatti, lo fece immediatamente riprecipitare nel mare nostalgico da cui, con molta fatica, era riuscito a uscire solo qualche minuto prima.

Nel quadro era raffigurato un Oscar poco più che ventenne, che posava con il padre davanti all’agenzia di famiglia. Quello scatto era una celebrazione per la risoluzione di un intricato caso di traffico di opere d’arte sull’asse Parigi-Roma avvenuto alla fine degli anni ‘30, il primo a dare al giovane investigatore una certa risonanza al di fuori dei confini cittadini. In quell’immagine – e in quella stanza in generale, piena di cimeli, lettere di ringraziamento, fotografie e articoli di giornale che riportavano i più grandi successi della sua carriera -, era presente tutto quello di cui Oscar sentiva più la mancanza, tutto quello di cui avrebbe avuto bisogno in quel momento. La sua vera identità. Non era mai riuscito a individuare l’istante preciso nel tempo in cui la corrente aveva iniziato a prendere un corso diverso – la morte del padre aveva sicuramente avuto un ruolo importante -, fatto sta che, con il passare degli anni, tutto si era drasticamente trasformato. Da un giorno all’altro, aveva iniziato a porsi domande esistenziali che mai prima avevano attraversato la sua mente. Era arrivato a realizzare che il suo tanto amato lavoro non gli faceva più sentire le farfalle nello stomaco; il mondo dell’investigazione si era adeguato allo scorrere del tempo, si era evoluto, e questo cambiamento gli aveva fatto perdere passione e motivazione. Si sentiva ormai fuori posto, prescindibile, quasi di troppo. L’inaspettata insoddisfazione professionale, poi, gli aveva suo malgrado iniziato a far conoscere anche gli effetti della solitudine. La mancanza di qualcuno con cui condividere le sue giornate, le sue idee, i suoi timori, di qualcuno da amare si stava facendo ogni giorno più grande e ingombrante. Tutto ciò non gli era mai sembrato veramente importante anni prima, quando ardeva ancora di quell’irrefrenabile passione investigativa che gli scorreva nelle vene e riempiva la sua esistenza, ma adesso le cose erano cambiate. Ciò che in passato gli aveva dato tutto ora se lo stava riprendendo, e con gli interessi, per giunta.

Quella raffica di immagini e pensieri lo aveva all’improvviso di nuovo sopraffatto, e gli fu da subito ben chiaro che, stavolta, non se ne sarebbe liberato a breve. Riprese quindi il cappotto e si incamminò verso la sua camera da letto per riporlo direttamente nell’armadio, chiudendo dietro di sé la porta della stanza dei ricordi.

Quella sera non sarebbe più uscito.

2022-05-10

Aggiornamento

Ciao a tutti! La campagna è terminata da un paio di mesi, ma il lavoro per la pubblicazione de "La notte più oscura" non si è mai fermato! Ebbene sì, di comune accordo con Bookabook abbiamo deciso di cambiare nome al libro: "Il teatro degli orrori" è diventato così "La notte più oscura", ed è proprio con questo nome che, ormai fra pochissimi mesi, ve lo ritroverete sullo scaffale di casa! La fase di Editing dell'opera è infatti quasi giunta al termine e a breve avranno inizio le ultime attività che porteranno finalmente alla pubblicazione (traguardo che, non mi stancherò mai di dirlo, è stato possibile raggiungere solo grazie a VOI!). Rimanete sintonizzati e abbiate ancora un po' di pazienza, sarà mia premura (e grande piacere) mantenervi aggiornati su tutte le prossime novità! Un caro saluto, Gregorio
2022-02-12

Aggiornamento

Qui sotto potete trovare il video integrale della fantastica intervista fatta ieri su IG con Miriam Messina, dove abbiamo parlato de "Il teatro degli orrori" e della mia passione per la scrittura in generale! https://www.instagram.com/tv/CZ2Rk_dDqrd/?utm_source=ig_web_copy_link NON PERDETEVELA! Aggiungo, inoltre, che fino a venerdì 18/02 sarà valida una promozione con SCONTI del 30% su tutti i pre-ordini del libro (eBook o cartacei). Basterà inserire il codice promozionale "TEATRO" al momento dell'acquisto.
2022-01-08

Aggiornamento

FINALMENTE CI SIAMO! Dopo appena poco più di un mese dall'inizio della campagna, vi annuncio che "IL TEATRO DEGLI ORRORI" ha raggiunto il numero di pre-ordini minimi per la PUBBLICAZIONE! Non so veramente come ringraziarvi per l'enorme supporto che mi avete dato giorno dopo giorno, che ha permesso di centrare un obiettivo quasi impensabile a inizio campagna, e che porterà alla realizzazione del mio sogno! Ricordo a tutti coloro che hanno già acquistato una copia che l'opera sarà loro recapitata in "esclusiva" qualche giorno prima della pubblicazione vera e propria agli indirizzi inseriti in fase di pre-ordine, e che nel frattempo è comunque possibile scaricare l'intera bozza non editata dal portale Bookabook. La prima grande battaglia è stata vinta, ma la sfida non finisce qui! Ci sono infatti altri 2 obiettivi extra da poter raggiungere da qui a fine campagna, che, se centrati, garantirebbero una maggiore visibilità all'opera una volta pubblicata! Anche se avete già fatto TANTISSIMO, vi chiedo quindi di continuare ad accompagnarmi fino alla fine di questo fantastico viaggio, perché ai sogni è bello non porre limiti!
2021-12-08

Aggiornamento

Vi annuncio con grande piacere che il primo "traguardo volante", quello che assicura la distribuzione del romanzo a chi lo ha pre-ordinato, è stato raggiunto, e in appena 48 ore! In attesa di ricevere l'opera al termine della campagna, avete nel frattempo la possibilità di scaricare la bozza del libro, leggerla, e, se vi va, di lasciare una recensione nella pagina. Le recensioni positive, insieme al passaparola, sono fondamentali per raggiungere l'obiettivo dei 200 pre-ordini e la conseguente pubblicazione del libro, che grazie al vostro supporto non sembra più una chimera. Vi ringrazio di cuore, Gregorio

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Gregorio Conti
Sono nato nel 1992 a Città di Castello, in Umbria, e vivo a Bologna. Ho trascorso gli anni più belli della mia vita a Perugia, dove mi sono laureato in Fisica, e attualmente lavoro in una società di consulenza digitale. Amo lo sport, entrare in simbiosi con la natura e viaggiare. Pur avendo sempre affrontato con la massima voglia e determinazione ogni tappa e sfida della mia vita, non ho mai provato la sensazione di poter dire “Sì, questa è la mia strada!” finché non ho scritto la prima pagina del mio romanzo. Spero che questo sia solo l’inizio di quello che al momento è senza dubbio il sogno più emozionante nel mio cassetto, e potrò ritenermi soddisfatto se riuscirò, anche solo in parte, a trasmettere con le mie parole ciò che provo ogni volta che mi diletto a fare lo scrittore.
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