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Olio di Argan

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Ventotto anni, italiana e il sogno di vivere a Miami. Dopo la laurea, complice un corso di lingua inglese e un lavoro part time in un’agenzia immobiliare, Eva si ritrova in Florida. È qui che incontra Naveen, un uomo ricco, affascinante e misterioso, a cui riesce inspiegabilmente a vendere una villa da quattro milioni di dollari. L’attrazione tra i due è immediata, ma presto il vortice di passione e olio di Argan lascia trapelare gli affari poco leciti dell’uomo ed Eva si ritrova a dover fare i conti con la sua coscienza. 

Incapace di rinunciare a questa relazione, la ragazza finisce per buttarcisi a capofitto, incurante dei pericoli che metteranno a repentaglio non solo la sua relazione, ma anche la sua stessa vita.

CAPITOLO 1

Ricordo quel pomeriggio di luglio come se fosse ieri. Certo, non avrei mai immaginato che la mia vita avrebbe preso una piega così diversa da quella che aveva avuto fino a quel giorno, così lontana dall’educazione che avevo ricevuto e da quella che credevo fosse la mia capacità di distinguere il bene dal male. Sono arrivata a Miami da due anni, quando a ventotto avevo deciso che il posto migliore per perfezionare il mio inglese erano gli Stati Uniti e, una volta ottenuta la mia laurea in Commercio Estero, ho organizzato il mio trasferimento in Florida. 

Gli anni dell’università non sono stati proprio semplici e spensierati come avrei creduto. Milano è una città che offre tantissimo, ma per poterci vivere devi darti un gran da fare e io non volevo assolutamente pesare sulla mia famiglia che viveva in un piccolo paese della provincia. All’università condividevo un appartamento con altri due inquilini: Sara, una ragazza spagnola di Barcellona giunta in Italia per un Erasmus e Kurt, interessante studente belga iscritto a un costosissimo master in Comunicazione delle Imprese Internazionali. La sera lavoravo in un locale molto vicino all’università come cameriera ai tavoli e di giorno, compatibilmente con le lezioni, lavoravo come hostess di fiera e talvolta anche come modella. L’agenzia per la quale lavoravo diceva che non era sempre necessario essere una modella professionista per avere alcuni lavori e devo dire che nel corso di questi anni sono riuscita a guadagnare delle somme discrete. Così il mio personale regalo di laurea è stato un soggiorno di sei mesi a Miami, di cui quattro di corso intensivo di inglese e il resto da passare in vacanza.

i e devo dire che nel corso di questi anni sono riuscita a guadagnare delle somme discrete. Così il mio personale regalo di laurea era un soggiorno di sei mesi a Miami, quattro mesi di corso intensivo di inglese ed il resto vacanza.

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La Florida mi ha sempre attirata e incuriosita, in realtà ho sempre amato viaggiare, vedere posti nuovi, conoscere gente diversa e parlare altre lingue. Forse avrei dovuto fare la viaggiatrice di mestiere, credo mi sarebbe venuto bene. 

A quei tempi non avevo ancora deciso che cosa fare del mio futuro e, in fondo, credevo di meritarmi una pausa di sei mesi dopo sei anni di fatica. Sara era già stata a Miami diverse volte, così mi mise in contatto con il proprietario dell’appartamento dove alloggiava lei e per la modica cifra di quattrocento dollari al mese avevo una camera, una cucina e un bagno con una graziosa terrazza proprio sulla Collins Avenue. La mattina mi alzavo e vedevo il mare facendo colazione seduta al bancone della cucina. Credo che Sara avesse un qualche legame speciale con il proprietario dell’appartamento, perché in realtà il prezzo pagato lo valeva solo quella vista mozzafiato. 

La mia intenzione era quella di trovarmi comunque un lavoretto part time, perché le lezioni duravano dalle nove alle tredici, da lunedì a venerdì, e avevo sia i pomeriggi che i fine settimana liberi. Lo stesso Mr. Sean, il proprietario di casa, aveva contatti con un’agenzia immobiliare che avrebbe volentieri assunto una ragazza tuttofare per sistemare i documenti, accompagnare i clienti a vedere le case e svolgere lavori di segretaria. Lo stipendio non era così alto, ma in questo modo avrei potuto mantenermi senza infierire troppo sui miei risparmi e perfezionare l’uso della lingua in un ambito diverso da quello scolastico. 

Le mie giornate trascorrevano tranquille e sentivo che stavo facendo esattamente tutto quello che volevo: studiavo l’inglese e parlavo tantissimo lo spagnolo, perché a Miami vivono tantissimi cubani ed è facile fare amicizia con loro, vivevo in una casa sulla spiaggia e il lavoro tutto sommato non mi dispiaceva; vedevo delle case pazzesche, enormi ville con giardini e piscine, attici superlusso e negozi per attività commerciali che potevano sembrare residenze di VIP. Sì, stavo bene, mia madre lo diceva sempre quando mi sentiva al telefono. “Hai una voce così serena e tranquilla” e io lo ero, fino a quel pomeriggio, quel dannato afoso pomeriggio di luglio. 

Il mio Io interiore mi aveva suggerito di restare a casa e sfruttare il tempo per un po’ di shopping a South Beach, ma non ho voluto dargli retta. In fondo, perché non passare quattro ore in un ufficio con l’aria condizionata rotta, il tasso di umidità al 90% e un mucchio di fascicoli di vendite concluse da registrare e archiviare? 

Per partire con il piede giusto, infilo un abitino davvero grazioso, una fantasia floreale sui toni dell’azzurro – la mia vicina di casa Emy dice che i miei occhi turchesi si specchiano in quei colori –, semplice ma dalle linee aderenti e una leggera scollatura. Amo gli abiti attillati che disegnano le linee del corpo, non eccedo nelle scollature perché ho una taglia di seno piuttosto generosa che a volte mi imbarazza, ma credo di saper essere abbastanza femminile e attraente se mi impegno. Gli anni da modella mi hanno insegnato qualcosa. Le scarpe alte sono un altro accessorio a cui non posso rinunciare, quindi abbino un bel sandalo bianco tacco otto, un trucco leggero e, con i capelli sciolti e fluenti, me ne vado in ufficio. Il mio mezzo di trasporto è una Smart blu gentilmente offerta dall’agenzia immobiliare come macchina da lavoro, del resto se devo accompagnare i clienti avrò pur bisogno di un mezzo. Dopo soli dieci minuti in ufficio, mi accorgo che i capelli non possono più rimanere sciolti, il caldo è soffocante. Li raccolgo in qualche maniera, ci infilo una matita per tenerli fermi e accendo il computer. Oggi sono sola, Miss Lima ha una serie di appuntamenti che la terranno occupata tutto il giorno e dovrò anche ricordarmi di chiudere l’ufficio. Il cielo è coperto e la temperatura sembra ancora più insopportabile. 

Sto per aprire il primo fascicolo, quando davanti all’agenzia si ferma una Mercedes nera con i vetri completamente oscurati. Con la sedia scivolo lungo la fine della mia scrivania per vedere meglio e noto due uomini con un completo nero e occhiali scuri che scendono rispettivamente dal posto guidatore e passeggero guardandosi attorno come per controllare che non ci sia nessuno nei paraggi. Abbozzo un sorriso e scuoto la testa, com’è possibile vestirsi in quella maniera in una giornata così? Poi mi ravvedo, è molto probabile che loro abbiano l’aria condizionata funzionante. L’uomo al posto passeggero apre la portiera dietro e ne scende un terzo uomo, che però sembra diverso, piacevolmente diverso. È scuro di pelle, quasi mulatto, potrebbe essere ispanico, alto e con un fisico prestante; indossa un completo di lino chiaro e una maglia nera, ha i capelli lunghi e ricci che gli arrivano alle spalle e, non so perché, danno l’idea di essere così morbidi; anche lui porta gli occhiali da sole neri come gli altri e ha un pizzetto sul mento. 

Si avvicinano verso l’ufficio e tra me dico Eh sì, Eva, vengono proprio qui, datti una svegliata e preparati ad accoglierli. Non riesco a distogliere lo sguardo dal terzo uomo: cammina in maniera così elegante, ha la giacca sbottonata e avvicinandosi mi accorgo che deve avere un fisico scolpito perché la maglia è molto aderente e sembra disegnare i contorni dei suoi addominali. Deglutisco e cerco di riprendere possesso del mio corpo e delle mie sensazioni, che sembrano inevitabilmente attirate come da una calamita verso questo sconosciuto. Entrano e la prima frase che mi esce è “Buenos Dias”. Immediatamente mi rendo conto della sciocchezza che ho appena detto, il fatto che lo veda scuro di pelle non significa che sia cubano o di lingua spagnola, bastava un semplice “Buongiorno”. I tre uomini si guardano tra loro, quello che ho definito “ispanico” si toglie gli occhiali e mi rendo immediatamente conto che non è spagnolo o cubano. I suoi tratti sono medio-orientali, gli occhi scuri, forse neri, e si presenta a me come Mr. Hassan. Certamente non è un cognome spagnolo. La sua stretta di mano è forte, sicura e il suo sguardo fisso penetra nei miei occhi gelandomi il sangue, ma non è un gelo di paura, sembra piuttosto una scarica di adrenalina, quasi di piacere. Mi accorgo di non aver ancora detto una parola e di essere rimasta lì in piedi come un’idiota con la mano ancora nella sua. 

«Sono Eva,» gli dico «in cosa posso esservi utile?»

«Vorrei comprare quella casa» mi dice lui, indicando una locandina pubblicitaria appesa in vetrina. 

Mi avvicino per leggere la locandina e mi rendo conto che sta parlando di una sontuosa villa da circa quattro milioni di dollari a meno di cinque chilometri dal porto. La casa è molto bella, ma mi sono sempre chiesta chi avrebbe voluto comprare una struttura di questo valore in una posizione così brutta. Be’, oggi ho avuto risposta alla mia domanda, perché è quest’uomo a volerla. 

Preoccupata di dover intraprendere una trattativa di quell’entità, inizio a chiedergli delle informazioni in merito a ciò che cerca esattamente, al motivo per il quale la voglia in quella posizione e ai modi con i quali potrebbe pagare quella cifra. Lui ascolta tutte le mie domande, mi fissa esattamente a ridosso della mia discreta scollatura e scosta lo sguardo solo quando si accorge che sto arrossendo. 

Si limita a rispondere: «Ho già fatto tutte le mie valutazioni, voglio quella casa e la pagherò in contanti a contratto concluso». 

Accidenti, adesso che faccio? Mi sembra opportuno rispondere: «Ok, allora mi lasci il suo numero di telefono e non appena la mia responsabile rientra la farò contattare per fissare un appuntamento e vedere la casa».

Senza togliermi gli occhi di dosso, risponde: «La casa voglio vederla adesso, altrimenti non se ne fa niente».

È quasi arrogante nel suo modo di rivolgersi a me, ma Dio solo sa perché lo trovo così sexy. Non mi rimane altro da fare che chiamare Miss Lima e sperare nella sua benevolenza, visto che odia essere disturbata mentre è fuori con i clienti. Compongo il numero e non appena mi risponde capisco dal tono di voce che è seccata.

«Cosa c’è Eva? Non ti avevo detto che ero occupata tutto il giorno?» 

«Mi scusi Miss Lima,» inizio in tono preoccupato «ma qui in ufficio c’è un certo…» Lo guardo nella speranza che mi ripeta il suo nome, perché purtroppo sono riuscita solo a memorizzare il suo viso, e anche qualche altro particolare.

Lui capisce al volo. «Mr. Naveen Hassan» mi dice abbozzando un lieve sorriso. 

«Naveen Hassan,» ripeto io al ricevitore «interessato a Villa Grace e avrebbe la necessità di vederla oggi. Gli ho spiegato che dovrebbe fissare un appuntamento con lei, ma sembra proprio impossibile aspettare. Cosa vuole che faccia?» 

Non riesco nemmeno a finire la domanda che quella impreca dall’altra parte: «Ma sei impazzita? Hai idea di chi sia la persona che è entrata in agenzia? È uno degli imprenditori più ricchi di Miami, proprietario di almeno due delle maggiori compagnie marittime adibite al trasporto merci e titolare di diverse catene di ristoranti e locali a Miami Beach. Apri la cassaforte, prendi le chiavi di Villa Grace e asseconda ogni sua richiesta… E mi raccomando, cerca di finire la trattativa o quantomeno di lasciare una porta aperta, sono stata chiara?». 

Diavolo, chiarissima, se urla ancora un pola sentono persino loro. Ok, Eva, facciamoci forza e vediamo di accompagnare queste persone a vedere la casa, penso tra me. 

Li informo della notizia, ma non sembrano assolutamente sorpresi. Prendo le chiavi, spengo il ventilatore e dico: «Andiamo?». 

«Dopo di lei» risponde Mr. Hassan, e ho la sensazione che fosse un modo gentile per scrutarmi da cima a fondo e soffermare il suo sguardo sul mio sedere senza che io possa notarlo. Non credo di sbagliarmi, ma la cosa non mi dispiace. Mi avvicino alla macchina e gli indico di seguirmi, ma lui non sembra essere d’accordo. 

«Salga con noi,» mi dice «conosco perfettamente la strada e nel frattempo potremmo approfondire i dettagli della vendita.» 

Certo, mia madre mi ha sempre insegnato a non avvicinarmi troppo agli sconosciuti, ma quest’uomo ha davvero una calamita che mi attira a lui solo con lo sguardo, e poi è un noto imprenditore, cosa potrebbe succedermi di così terribile? Quindi accetto, uno degli uomini con lui mi apre la portiera e mi siedo. All’interno l’auto profuma di nuovo, sedili di pelle, braccioli e poggiatesta regolabili, un videotelefono in bella vista e un PC con navigatore satellitare incorporato. Decisamente è molto ricco. 

«Lei è italiana, vero?» 

Oddio, penso, dopo due mesi di corso intensivo il mio inglese è ancora così scarso? 

«Sì, speravo di aver migliorato il mio accento, ma evidentemente non è così…» 

Lui sorride, sembra molto meno arrogante quando lo fa, e mi risponde: «Non mi riferivo al suo accento, il suo inglese è molto buono, a colpirmi sono stati il suo aspetto mediterraneo e il suo nome».

Mi chiedo come possa aver associato il mio nome e il mio aspetto all’Italia, ma mi viene subito in mente che sulla mia scrivania ho dei biglietti da visita con indicato “Eva Turati”, decisamente un nome italiano. Avrei voluto approfondire il discorso dell’aspetto mediterraneo, ma credo sarei stata inopportuna. 

A ogni modo, mi sento libera di soddisfare la mia curiosità e a mia volta gli chiedo: «E il suo nome che origini ha?». 

Lui si volta, quasi indispettito dalla domanda, mi scruta dal basso verso l’alto e risponde: «Mia madre era indiana e il mio nome in hindi significa “nuovo”, mentre mio padre è iraniano». 

Wow, un bel cocktail, mi verrebbe da dire, ma riesco a trattenermi e questa esclamazione rimane solo nei miei pensieri. Ecco spiegati i tratti medio-orientali, il colore della carnagione e il nome particolare. Meglio riportare la conversazione su argomenti più professionali. 

«Mi scusi, posso chiederle perché ha scelto proprio quella casa? Abbiamo diverse ville altrettanto grandi e lussuose in posizioni migliori e non così a ridosso del porto, ma mi è sembrato che fosse interessato solo a Villa Grace.» 

«È così,» risponde lui «è proprio la sua posizione che mi interessa, ho bisogno di un punto strategico dove vivere per seguire meglio i miei affari e quella casa è perfetta.» 

Magari avessi avuto la capacità di capire in anticipo di quali affari stesse parlando, mi sarei risparmiata un bel po’ di seccature, ma evidentemente questo era il mio destino. 

Arriviamo a Villa Grace in meno di dieci minuti, scendiamo e apro il cancello con il telecomando. La casa è un po’ in collina, ma la vista sulla baia di Biscayne non è il massimo: il porto commerciale e turistico di Miami, enormi navi da crociera ma anche mercantili e carroponti per lo scarico dei container, grandi edifici adibiti al ruolo di magazzini e un via vai di mezzi visibile anche dall’alto della collina. 

Un bel viale alberato conduce all’ingresso della casa. È una residenza di circa ottocento metri quadrati con almeno duemila metri di parco, all’interno del quale si trova una bella piscina e, a distanza di qualche decina di metri, almeno cinque rimesse per auto che sembrano piccoli appartamenti. Lo dicevo che la casa era bella, ma la posizione e la vista sono terribili. Apro la porta d’ingresso ed entriamo in un enorme atrio. Di fronte a noi una scalinata di marmo rosa conduce ai piani superiori, alla mia destra un salone con un camino, uno studio comunicante con il salone e un bagno immenso. Alla nostra sinistra la cucina, la sala da pranzo e un altro bagno. Ai piani superiori ci sono otto stanze da letto con altri tre bagni. 

Non abbiamo visto tutta la casa, una volta saliti al piano di sopra e mostrate le prime due stanze, Mr. Hassan mi dice: «Va bene così, la compro. Prepari il contratto di compravendita e domani passerò in ufficio con il mio consulente bancario che porterà i contanti». 

Oh mio Dio! Naturalmente mi spetta una provvigione su questa vendita e, visto il valore della casa, credo che potrei fermarmi a Miami ancora per qualche mese dopo la fine degli studi. Mi permetto solo di fargli notare che forse non è saggio venire in agenzia con quattro milioni di dollari in contanti, ma lui mi interrompe prima che io possa finire la frase. 

«Miss Eva, se mi conoscesse bene, saprebbe che sono abituato a ben altro che a correre rischi perché giro con tutto questo denaro in contanti.» 

La cattiva ragazza che c’è in me sta mormorando “Ti piacerebbe conoscerlo meglio, magari in una di queste stanze…”. 

Cerco di zittirla, ma temo di essere arrossita di nuovo. Lui mi sta osservando e mi chiede: «Va tutto bene? Crede ci siano problemi ad avere il contratto domani?». 

«Certo che no,» rispondo in modo avventato «farò in modo che tutto sia pronto per domani, me ne occuperò personalmente.» 

Tornando in agenzia, l’atmosfera è più rilassata, mi chiede da quanto tempo sono a Miami e cosa facevo in Italia. Mi racconta di essere stato a Milano diversi anni fa per affari, ma di non aver avuto la possibilità di vedere altro nel mio Paese. Improvvisamente il Blackberry suona. 

«Hassan,» risponde lui facendosi serio «noi siamo pronti per stasera, ho già predisposto gli uomini e i mezzi, alle undici iniziamo ed entro l’una devono essere già per strada. Ci vediamo da me a mezzanotte, beviamo qualcosa e aspettiamo che ci confermino il buon esito del viaggio. Lo so, devi fare un po’ di strada, ma entro la prossima settimana avrò una sistemazione più comoda.» A quel punto si gira verso di me e mi fa l’occhiolino, anche se in realtà non credo di aver contribuito in modo concreto alla sua decisione di acquistare la casa, è come se il desiderio di vederla fosse solo una formalità. 

Arriviamo di fronte all’agenzia, uno degli uomini scende ad aprirmi la portiera e Mr. Hassan scende dirigendosi verso di me. «Allora ci vediamo domani, qualora ci fossero problemi la prego di avvisarmi, questo è il mio biglietto da visita.» Me ne porge uno e le sue dita sfiorano le mie. Un brivido mi percorre la schiena. Ma che effetto ha quest’uomo su di me? Lo saluto ed entro in ufficio sfinita, come se fossi stata fuori da ore. 

Devo immediatamente chiamare Miss Lima, avvisarla dell’affare e farmi autorizzare a preparare il contratto, altrimenti non riusciremo a finire entro domani mattina. Lei è al settimo cielo e conferma la mia provvigione personale. Si raccomanda solo che io rediga il contratto secondo le procedure standard e mi autorizza a restare in ufficio fino a quando non avrò finito. Rimango fino alle otto, ma quando esco c’è ancora luce. Prendo la mia Smart e me ne torno a casa, esausta, sfinita, non per il lavoro, ma per quell’incontro di quel pomeriggio di luglio che ha segnato la mia vita.

2022-12-01

Aggiornamento

Sono lieta di annunciare che abbiamo raggiunto il primo obiettivo delle 200 copie in pre-ordine!!! Questo significa che CI VEDIAMO IN LIBRERIA!!!! Grazie di cuore a tutti per i pre-ordini, le condivisioni, e anche solo per i pensieri positivi!!! Continuerò a tenervi aggiornati.
2021-12-13

Aggiornamento

Grazie a Enrico Scebba per aver consigliato e proposto Olio di Argan sul suo profilo. https://www.instagram.com/p/CXOD69JsPo5/
2021-12-08

Aggiornamento

https://www.instagram.com/p/CXOD69JsPo5/ Grazie infinite allo scrittore Enrico Scebba per aver voluto condividere e consigliare "Olio di Argan" ai suoi followers direttamente sulla sua pagina Instagram! Ne sono davvero onorata

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Francesca Bolandrini
Nasce a Treviglio, in provincia di Bergamo, nel 1982. Consegue la laurea in Commercio Estero mentre lavora come impiegata commerciale, che è tuttora la sua professione. Nella vita fa la mamma e si dedica alle sue passioni: i suoi animali domestici, lo yoga e la scrittura. “Olio di Argan” è il suo romanzo d’esordio.
Francesca Bolandrini on Instagram
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