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Onda Bianca – La vera storia di Moby Dick

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Consegna prevista Novembre 2024

XXI secolo.
I racconti e le canzoni delle città costiere narrano di una creatura capace di suscitare terrore e sgomento anche nei cuori dei marinai più esperti e coraggiosi. Una Grande Balena, come se non se ne erano mai viste da quando il primo navigatore mise piede su una barca, pallida come una montagna di neve appena caduta, grande come una nave e con il dorso ricoperto di arpioni.
Il suo nome è Moby Dick… ma prima di essere conosciuta come tale, si chiamava semplicemente Onda Bianca, ed era un giovane Capodoglio desideroso di esplorare gli sconfinati oceani del mondo.
Questa è la sua storia. L’epico racconto di come quel singolo cetaceo diventerà la balena più famigerata di sempre, fino all’inevitabile battaglia con il suo più feroce avversario: il Capitano Achab!

Perché ho scritto questo libro?

“Moby Dick” è stato a lungo un elemento importante della mia vita. Quando ero ancora un bambino, proprio questo romanzo meraviglioso mi spinse a ricercare il più possibile sulle innumerevoli creature che popolano mari e oceani, e, in seguito, ad appassionarmi alla biologia marina.
In onore di quel romanzo che per primo mi spalancò le porte su questo mondo vasto e misterioso, ho scelto di riproporre una storia ben nota al grande pubblico, ma con un nuovo punto di vista: quello della balena.

ANTEPRIMA NON EDITATA

XIX secolo 

 

Dai porti del Massachusetts, lungo le coste degli Stati Uniti d’America, inizia a diffondersi la caccia alle balene.
Il prodotto principale ricavato da questa nuova e fiorente industria è il grasso dei cetacei, che viene convertito in un olio usato per illuminare case e città.
Richiamati dalla prospettiva di denaro e avventura, i balenieri si spingono sempre più lontano dalle acque ben navigate dell’Atlantico, verso il Pacifico, dove le balene continuano la loro esistenza indisturbate, convinte di essere le indiscusse padrone del mare… 
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L’isola delle nascite
 

Un sole rosso spunta all’indomani di una cupa tempesta, illuminando un’isola dalla vegetazione rigogliosa: l’Atollo di Bikini.
L’Oceano Pacifico diventa uno specchio di pallida luce e riprende a lambire le coste dell’Indonesia con la dolcezza di un neonato, incurante della recente sfuriata.
Come risultato dell’uragano, le sue onde hanno lasciato sulle spiagge bianche una distesa di alghe brune, pesci morti e migliaia di tronchi e semi trasportati da terre lontane. Il cielo sembra non essere mai stato più limpido.
Il silenzio del mattino lascia il posto allo starnazzare dei gabbiani, giunti da ogni dove per banchettare con le vittime della tempesta. Dapprima solo una decina, diventano presto un centinaio, poi migliaia, mentre si posano sul bagnasciuga come tante mosche bianche sulle carni di un cadavere.
Ma mentre sulla terra ferma si sta svolgendo questo macabro banchetto, nelle acque che circondano l’isola sta per avere luogo qualcosa di assai diverso.
A circa dieci miglia di distanza dalla spiaggia, nuota un gruppo di Capodogli.
Sono tra le balene più grandi al mondo, ben note tra le creature del mare per via del loro aspetto inconfondibile: testa grossa e tondeggiante, pinne pettorali molto piccole, un corpo ricoperto di protuberanze, una coda sottile e una mascella irta di grossi denti a forma di cono, unici tra tutte le balene.
Proprio per questo, i Capodogli sono anche gli animali dotati di denti più grandi al mondo… anche più grandi delle tanto temute Orche Assassine, il cui nome è presagio di pericolo per tutti gli abitanti degli Oceani.
Mentre scivolano rumorosamente tra le acque dell’atollo, la loro sola presenza è sufficiente ad allontanare la maggior parte dei predatori, siano essi squali o delfini.
Le loro gobbe grigie e lucenti emergono occasionalmente dalla piatta superficie del mare, a cui seguono spruzzi alti e maleodoranti che finiscono con l’attirare numerosi uccelli marini. Sono una visione a dir poco imponente.
Il loro arrivo era previsto come ogni anno, poiché tutti i Cetacei seguono sempre le stesse rotte per cercare cibo e trovare luoghi sicuri in cui potersi riposare durante un lungo viaggio.
Questo branco è giunto dalle coste lontane dell’Isola di Moby, a Sud-Est, dopo una traversata durata diversi mesi.
Tra loro, una femmina in particolare ha cominciato ad emettere dei dolorosi lamenti.
Il suo nome è Tsunami, unica reduce dell’accoppiamento avvenuto con un grande maschio circa tredici mesi prima.  
Si muove lentamente, a pelo d’acqua, ed è costretta a respirare molto più frequentemente rispetto a tutte le sue compagne. Molte di loro, già temprate da anni e anni di esperienza, sanno bene quello che sta per succedere, e così accorrono subito in aiuto della giovane femmina.
– Sembra che sia arrivato il momento – commenta Coda Mozza, la più anziana del gruppo – così chiamata per un pezzo mancante di pinna caudale – mentre si posiziona appena sotto il corpo di Tsunami per tenerla a galla. Sa che la giovane femmina avrà bisogno di tutto l’aiuto possibile per quello che verrà… e soprattutto di respirare, perché il parto è una delle esperienze più faticose a cui un qualsiasi mammifero marino può andare incontro!
– I-il momento per cosa? – chiede Tsunami, visibilmente spaventata.
In cuor suo, anche lei sa cosa sta per succedere, sua madre glie ne ha parlato molti anni orsono. Eppure, il pensiero di qualcosa di ignoto – qualcosa che non ha mai affrontato prima – non può che renderla nervosa.
Accanto a lei, un’altra balena annuisce con l’enorme testa.
– Ma sì, ma sì! – borbotta in accordo alle parole di Coda Mozza – Il cucciolo sta per nascere! Sangue di balena non mente, e tu ne hai già perso molto! –
Un altro gemito abbandona le fauci di Tsunami. E mentre qualcosa comincia a muoversi dentro di lei, il suo corpo viene percosso dal dolore più forte che abbia mai provato. È una sensazione straziante!
– Fa male…. –
– Ovvio che fa male, sciocca, o lo farebbero tutti. Pensi che per noi altre sia stato piacevole? – ribatte bruscamente una femmina piena di segni di morsi e cicatrici.
La vecchia Coda Mozza le sfiora il fianco con il muso.
– Sii gentile con lei, Prendimare – la ammonisce – In fondo è la sua prima volta. –
– Ma potrebbe essere anche l’ultima – osserva l’altra, poiché i Capodogli sono animali che molto spesso partoriscono una sola volta nella vita. In genere, una femmina può partorire ogni sei anni, ma anche in questi casi si tratta quasi sempre di circostanze eccezionali.
Gli occhi grigi di Coda Mozza, saggi più di quelli delle sue compagne nuotatrici, si soffermano brevemente sulla figura snella di Tsunami.
Dopo averla osservata per un po’, risponde: – Non credo. È giovane e forte, come lo ero io quando avevo la sua età. Sì, sì, i maschi continueranno a venirle appresso per un bel po’! –
– Lo facessero anche con me – geme la stessa femmina di prima, il cui nome è Serenella – Quante stagioni sono passate dal mio ultimo accoppiamento? Troppe per ricordare, e dubito che ne vedrò ancora molte. –
Prendimare sbuffa rabbiosamente, proiettando un’enorme spruzzo sopra il gruppo.
– Eccola che ricomincia, sempre la solita storia! Ormai non hai più l’età per certe cose, accettalo e il mare ti sorriderà… –
– Smettetela con queste sciocchezze – le interrompe Coda Mozza – Il piccolo sta per arrivare. Riesco a vedere la coda. –
Entrambe le femmine abbassano la testa, rapidamente imitate dal resto dei cetacei… e, in effetti, scorgono una piccola coda che sbuca dal ventre di Tsunami, pallida come le spiagge dell’atollo.
Segue un’altra nuvoletta di sangue, e subito le remore attaccate ai corpi dei leviatani convergono su quella macchia rossa, attirate dal suo invitante profumo.
È un richiamo per tutti i predatori della zona, e questo Coda Mozza lo sa bene. E sa anche quello che lei e gli altri Capodogli devono fare per aiutare la loro compagna.
– Prendimare, Serenella, aiutatela a respirare – ordina la vecchia femmina – Le altre si dispongano attorno a lei. Allontanate qualsiasi creatura che tenti di avvicinarsi.  –
I cetacei non se lo fanno ripetere due volte.
Mentre Prendimare e Serenella si posizionano sotto Tsunami per tenerla a galla, il resto delle femmine crea un cerchio attorno a lei. Una femmina sul punto di partorire è nel suo momento più vulnerabile, e ci sono molti predatori che non esiterebbero ad attaccare un cucciolo di Capodoglio appena nato.
Coda Mozza può già intravedere la sagoma di un Grande Squalo Bianco che nuota poco distante, attirato dall’odore del sangue e dagli inconfondibili movimenti di un animale in difficoltà.
Tra tutti gli squali esistenti, è sicuramente uno dei più grandi e pericolosi, ma nemmeno lui rischierebbe di attaccare un giovane cetaceo circondato da così tanti adulti.
Nel momento in cui si avvicina troppo, subito la vecchia balena muove la testa con aria minacciosa e il pesce si allontana con rapidi movimenti della coda. Nel frattempo, altri squali cominciano a radunarsi nella zona.
I loro corpi affusolati risplendono nel chiarore del mattino, creando giochi di luci e ombre sotto la superficie cristallina. Carcarini, Squali Pinna Nera, Verdesche… tutti loro sono giunti in quel tratto di mare seguendo l’istinto primordiale che spinge ogni predatore verso quegli odori che potrebbero condurlo ad un facile pasto.
Sfortunatamente per loro, i Capodogli sono animali tutt’altro che mansueti, quando si tratta di proteggere la prole.
Alcune delle femmine si fanno avanti per spaventarli, e i pesci non perdono tempo a contrattaccare. Basterebbe un colpo di coda o dell’enorme testa per uccidere uno squalo all’istante!
Quando il sole ha ormai raggiunto il mezzodì, il corpo del neonato è quasi completamente allo scoperto. In quell’ammasso di corpi grigi, Coda Mozza intravede la coda, i fianchi e le pinne pettorali. Ormai manca solo la testa.
L’anziana si posiziona di fronte a Tsunami.
– Coraggio, cara, ancora un’ultima spinta – la incita dolcemente – Dai che ce la fai! –
In tutta risposta, la giovane femmina rilascia un ultimo gemito sofferente.
All’improvviso, il ventre dell’animale scompare in una nuvola di sangue, e subito le altre balene si allontanano per permettere al cucciolo di scivolare senza problemi sotto il corpo della madre.
Quando la macchia rossa si disperde, il neonato diventa ben visibile a tutte loro.
Gli occhi di Prendimare si spalancano sorpresi.
– Per tutti i calamari! – esclama scioccata – è bianco! E una balena bianca non l’avevo mai vista! –
– Nemmeno io – borbotta un’altra femmina, allontanandosi un po’ – Che sia malato? –
Coda Mozza osserva il cucciolo con circospezione.
È proprio bianco, come la superficie di un ghiacciaio in piena estate. Mentre galleggia poco sotto la superficie, sembra quasi una pallida nuvola precipitata dal cielo.
Piroetta nell’acqua, agitando le pinnette e la coda come se non sapesse bene cosa farne. Un comportamento comune a tutti i balenotti appena usciti dal grembo, mentre si approcciano all’Oceano per la prima volta.
– A me sembra in buona salute – osserva Serenella – E anche bello grosso. Non mi sorprende che Tsunami fosse così stanca. Immagina portarselo dentro per tutto il viaggio! –
Coda Mozza non può che concordare.
È il cucciolo di Capodoglio più grande che abbia mai visto, quasi il doppio di un normale balenotto! Ed è sicuramente un maschio.
Lentamente, Tsunami si immerge e posiziona la testa sotto il corpo del nuovo nato, permettendogli di raggiungere la superficie. Gli ci vorranno alcuni giorni per imparare a farlo da solo, e fino ad allora sarà la madre ad occuparsi della sua respirazione.
Il piccolo ticchetta*1* sorpreso e tira la testa fuori dall’acqua.
La luce del sole sopraggiunge accecante e inaspettata, quindi la ributta subito sotto, ma presto il bisogno di aria si rivela troppo forte.
– Eccolo che prende la sua prima boccata! – dice Coda Mozza, gioendo alla vista – Benvenuto al mondo, giovanotto. Che la tua vita possa seguire correnti sicure, e che sia piena di calamari! –
Come se avesse compreso le sue parole, il piccolo cetaceo lancia un fischio e si esibisce in un’involontaria piroetta. Poi, i suoi occhietti neri individuano le altre balene.
Con rapidi e incerti movimenti della coda, abbandona la sicurezza della madre e comincia a nuotare goffamente tra i corpi delle femmine, tastandoli con la punta del muso.
Coda Mozza si gira verso Tsunami. 
– Sembra un tipetto curioso. Tu che ne pensi, cara? –
La giovane femmina rimane in silenzio e osserva il cucciolo che nuota felice tra i suoi simili.
Il dolore e la stanchezza lasciano il posto a qualcosa di diverso: un amore incondizionato verso questa nuova creatura, quel sentimento che solo un genitore può comprendere davvero.
Mai così chiaramente come adesso, tutti i discorsi che sua madre le faceva cominciano ad avere un senso. Capisce finalmente cosa vuol dire portare una nuova vita negli Oceani… e mentre lo vede nuotare verso di lei, si chiede come abbia fatto a vivere fino ad ora senza la costante presenza di questo meraviglioso balenotto.
– Penso che sia perfetto – sussurra, mentre lo aiuta ancora una volta a raggiungere la superficie. 
Il piccolo gioisce al contatto con la madre. Questa volta, conscio di ciò che lo aspetta oltre la superficie, piega la testa verso il basso e lascia che sia lo sfiatatoio sulla fronte a respirare per lui.
In quel momento, Tsunami decide che lo proteggerà con tutte le sue forze. Non permetterà che niente e nessuno possa fargli del male, dovesse affrontare anche lo stesso Nettuno, la prima Grande Balena che rigurgitò gli Oceani di tutto il Mondo.
– Hai già in mente un nome? – le domanda Coda Mozza, distogliendola dal suo rimuginare.
La giovane femmina ci pensa su.
I suoi occhi tornano a posarsi sul cucciolo e la sua pallida livrea.
– Onda Bianca – decide, mentre lo vede confondersi con la schiuma creata dal branco.
Coda Mozza ronza contemplativa, poi annuisce soddisfatta.
– Suppongo che sia appropriato – acconsente, senza mai distogliere lo sguardo dal giovane Capodoglio.
Non può ancora sapere cosa il futuro riserverà a questa strana balena bianca… eppure, la vecchia femmina è consapevole di una cosa: un capodoglio così unico, di certo non resterà sconosciuto tanto a lungo. 

 

 

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Giovanni Lanteri
Nato a Sanremo nel 1997, Giovanni Lanteri si è laureato in Biologia e Conservazione Marina all’Università di Aberdeen, in Scozia. Da allora ha partecipato a numerosi progetti editoriali per ragazzi e iniziative di divulgazione legate alla conservazione degli animali e dei biomi italiani, collaborando con il WWF Italia e con l’autrice Elisabetta Dami.
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