Quando scopre che sta per diventare padre, un uomo qualunque si ritrova catapultato in un mondo dominato da ecografie incomprensibili, corsi preparto improbabili, ginecologi misteriosi, suocere onnipresenti e leggi dell’universo femminile che nessuno si è mai preso la briga di spiegargli.
Con una comicità irriverente e irresistibile, Parto da papà racconta i nove mesi più lunghi e più veloci della vita di un futuro padre, dal test positivo fino ai primi giorni con il neonato.
Una guida tragicomica, piena di sarcasmo, equivoci e disavventure, che trasforma gravidanza, parto e genitorialità in un’avventura epica vista dalla prospettiva più trascurata di tutte: quella del papà.
Prefazione dell’autore
Due anni fa, quando il mio editore mi chiese di non scocciarlo più con i miei romanzi di spionaggio circense, decisi di sorprenderlo con un’opera nuova.
Dovevo solo trovare l’argomento giusto, due o tre ore al giorno da dedicare al progetto e un ragazzino di sedici anni a cui fregare la prima bozza di romanzo nel cassetto: il mondo è pieno di sedicenni con prime bozze di romanzi nel cassetto.
Ottime prime bozze di romanzi.
E così fu.
Stavo già cambiando il nome del sedicenne con il mio in prima pagina, quando mia moglie rimase incinta. In quei nove mesi non riuscii a terminare la mia opera…
(arrivai a “di Federico Piras Lorenzo Piscop”)
… perché, rimanendo al fianco di mia moglie, cominciai a vivere l’esperienza del giovane padre sulla mia pelle e, per non impazzire, iniziai ad appuntare tutto quello che vivevo, giorno per giorno. Dopo nove mesi avevo in mano un saggio-bomba e l’editore non poté far altro che chiedermi un romanzo di spionaggio circense.
Ora è doveroso fare delle precisazioni perché il libro che avete fra le mani non è destinato a tutti (ad ogni modo ormai è tardi per restituirlo).
Innanzitutto la sua lettura è severamente vietata alle donne accompagnate dal proprio avvocato (soprattutto se l’avvocato è donna anch’essa). Non ti interessa sapere il perché, fidati. Girare al largo, grazie.
La lettura è consigliata unicamente ai giovani padri.
Il “giovane padre” a cui questo libro è destinato presenta le seguenti e inconfondibili caratteristiche: confuso, pasticcione, assente, insicuro, curioso, irresponsabile, non all’altezza della situazione, psicolabile e dannatamente pericoloso quando dà retta a quelle strane vocine nella testa. Se ti riconosci in questa descrizione, benvenuto nel tuo mondo!
Se invece hai preso questo libro per regalarlo a un giovane padre alla sua prima esperienza, completamente ignaro di quel vastissimo inferno che lo attende, ecco l’unico modo corretto di usare questo tuo dono: impacchetta il libro in una bella carta colorata, mettici un bel fiocco dorato e, approfittando dell’oscurità, raggiungi casa sua in piena notte, quando tutti dormono; infilati dei guanti in lattice, entra dalla porta sul retro e percuoti violentemente il tuo amico sulla testa, utilizzando la costa del prodotto (appositamente rinforzata) fino a quando il giovane padre non resterà a terra immobile.
Gli hai fatto un gran favore e non ti ringrazierà mai abbastanza, anche per un’effettiva mancanza di occasione a questo punto…
Ciò detto, tale libro NON è comunque destinato alle seguenti categorie di “giovani padri”:
- sacerdoti delle più diverse confessioni religiose appena usciti dal percorso di formazione teologica: Dio scampi ogni giovane partoriente dall’averne un esemplare al proprio fianco perché, se non si trova lì per uno scandalo difficilmente insabbiabile, è lì per un’estrema unzione;
- i giovani padri fondatori di giovani istituzioni politiche (per esempio la “Giovane America”): Dio scampi ogni giovane partoriente dall’averne un esemplare al proprio fianco perché si potrebbe parlare a tutti gli effetti di un incontro ravvicinato con uno zombie;
- i giovani padri del regno animale in genere, come mammiferi non umani, rettili, insetti… e non perché avrebbero qualche difficoltà nella lettura (a te non va certo meglio, no?) bensì perché non hanno proprio bisogno di questa guida: sono per natura compagni amorevoli e padri giusti; Dio scampi ogni giovane madre dall’averne un esemplare al proprio fianco durante il parto, più che altro per l’odore.
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Se fai parte di una di queste categorie ma hai già pagato il libro, ciccia: la politica della casa editrice prevede di scappare col bottino. Troppo tardi…
Dunque, selezionato “giovane padre di origine controllata” (o rara donna senza avvocato) (o frequente donna con avvocatessa al proprio fianco), ecco qualche veloce e necessaria indicazione prima di poterti sprofondare in questa appassionante lettura.
Dovendo riferirmi a una generica coppia in attesa di un figlio, ho optato per la seguente situazione tipica: due giovani fidanzati al loro primo figlio e in procinto di andare a convivere; per questo motivo troverete il più generico termine “compagna” invece dei più familiari “moglie” o “quella stronza”.
Dovendo riferirmi a un bebè in arrivo, ho scelto come soggetto un ipotetico maschietto; non si offendano le lettrici in incognito dietro quei folti baffi finti: c’è ben altro per cui adirarvi in queste pagine! Come? Non sono finti?!?
A questo punto non mi resta altro da fare che salutarti per poter scrivere il resto dell’opera e ricordati: sarai il supereroe figo di tuo figlio!
Prologo.
The end
Chissà perché quando a un uomo si chiede cos’è un “parto”, questi risponderà senza esitazioni che è un antico popolo iranico stanziatosi nel territorio tra l’Elburz e l’Amu Darya, che nel III secolo a.C. fondò l’Impero Arsacidico.
E chissà perché quando chiedi a una donna se gradisce il parmigiano sui maccheroni, lei ti risponderà che si sente pronta per un figlio e che opterà per il parto in acqua.
Già: il parto. Che miracolo della natura, che portento: comincia con la parte centrale del corpo che comincia a gonfiarsi prima lentamente e poi sempre più generosamente; sono le tue gonadi e la trasformazione sopraggiunge puntualmente nell’udire la frase: “Amore, sono incinta”.
Non sta mai bene, però, piangere sul latte tirato: meglio affrontare positivamente il tutto, partendo dal farsi una doverosa conoscenza sull’argomento. Alla tua compagna e al vostro bimbo provvederanno, in questi nove interminabili mesi, un esercito di “so tutto io, lei si limiti a obbedire”: dai ginecologi che parlano sempre e solo con la tua compagna, all’ostetrica sovrappeso che però è la più simpatica; dalle donne ficcanaso che si nascondono dietro ogni angolo (pronte a saltar fuori per giudicarti un incapace), alla suocera rediviva che si è trasferita nel tuo salotto; da centinaia di riviste di settore destinate a un pubblico unicamente femminile, a quel conoscente bisex che non vedevi da anni e che ora incontri ogni due ore.
A te, invece, sembra proprio che nessuno pensi e, dopo pochi giorni di vane speranze, comincerai a capire di dovertela cavare da solo in questa avventura tutta al femminile.
Riporto di seguito alcune frasi che mi sono state segnalate da conoscenti o che ho sentito io personalmente (!), giusto per farti capire quanto il mondo per un giovane padre diventi ben presto un inferno.
«L’idiota di fianco a lei è suo marito, vero?» (Sandro G., ginecologo, durante ogni visita.)
«Signora, stringa la mano all’incapace di fianco a lei.» (Erika L., capo ostetrica, durante un parto naturale.)
«Hai fatto un bel guaio a fare un figlio con quel cretino. Certo, sempre meglio di quell’idiota di mio marito.» (Donna ficcanaso, calandosi da un albero alle tue spalle.)
«!» (Tua suocera.)
«Ogni donna vive la propria gravidanza in maniera del tutto personale, secondo l’educazione che ha ricevuto, le esperienze fatte, le condizioni di salute, il suo grado di emotività e le caratteristiche del rapporto che la lega a quel fesso del marito.» (Introduzione di un libro sul tema della gravidanza.)
«Ciao Lorenzo, ti trovo benissimo ora che stai per diventare papà: perché non vieni a parlare a casa mia di questo durissimo argomento?» (Quel conoscente bisex che non vedevi da anni e che con la locuzione “durissimo argomento” non si riferisce di certo alla tua condizione…)
Ricorda: per quanto ti impegnerai in questi nove lunghissimi mesi a condividere l’esperienza con la tua compagna, per quanto ti sforzerai nel memorizzare il significato di parole inimmaginabili come “ossitocina” o “test di Coombs”, per quanto correrai a destra e sinistra per partecipare attivamente alla nascita di tuo figlio… non servirà assolutamente a nulla! Da subito, infatti, le donne gravide vengono spinte dal sistema a non fidarsi più del loro compagno, a ignorarlo, a metterlo in un angolo sperando che non faccia troppi danni perché ogni giovane papà è, per una curiosa credenza che si tramanda da millenni, un immaturo cronico, incapace di dare anche solo il minimo contributo durante il parto: insomma, uno che potrebbe addirittura leggere questo libro.
Durante tutta la gravidanza l’intero mondo femminile tratta quello maschile con la stessa sufficienza con cui gli uomini trattano in ferramenta le donne che azzardino pareri sulle caratteristiche tecniche dei trapani in esposizione. Questa tendenza della società partoriente a ignorare l’uomo e a concentrare tutte le attenzioni sulla sola donna ha come unica conseguenza quella di rendere il giovane padre molto insicuro.
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