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Per tutti i giorni che vorrai

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Consegna prevista Febbraio 2025

Sara, bella, solare e un po’ timida, ha sedici anni e frequenta il terzo anno di liceo scientifico.
Matteo, il classico ragazzo che fa perdere la testa a tutte, ha ventisei anni, è architetto e tratta ragazze nuove appena ne ha l’occasione.
Un giorno, Sara e Matteo, si incontrano per caso al tennis club dove giocano entrambi e l’attrazione tra loro è subito fortissima.
Sara, però, per paura che il ragazzo non la consideri per la sua giovane età, inventa di essere più grande.
Iniziano a frequentarsi ma, per Sara, diventa sempre più difficile sostenere questa bugia.
Dopo circa un mese, sommersa dai sensi di colpa per mentire a Matteo e non essendo più in grado di gestire la situazione, si confida con le amiche, le quali la convincono a dire la verità.
Il giorno stesso, non appena si vedono, Sara gli confessa tutto. Come la prenderà Matteo? Riuscirà a perdonarla o sarà la fine della loro storia?

Perché ho scritto questo libro?

Ho sempre adorato scrivere e ho pensato che sarebbe bello che anche gli altri possano leggere i miei racconti.
La storia di Sara e Matteo è nata dall’incontro tra un episodio della mia adolescenza e tanta fantasia. Spero che i lettori si possano appassionare a questa storia d’amore e desiderino scoprire pagina dopo pagina cosa succederà.
Un grazie enorme a chi mi aiuterà a realizzare questo sogno.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Matteo sorseggiava la sua birra. Anche lui era nervoso. Non sapeva come Sara avrebbe

reagito nel vederlo di nuovo. Ovviamente non sapeva che Andrea l’aveva informata della

sua presenza. Aveva avuto la sensazione di piacergli anche lui, certo, però, dopo quello che

era successo con la sua ex, non aveva mai grandi certezze.

Fissava l'orologio del bar. I dieci minuti più lunghi della sua vita.

Sara, nel frattempo, aveva finito la lezione. Anche a lei era sembrata eterna. Uscita dal

campo andò in bagno per sistemarsi un po'. Si era portata spazzola e trucchi e anche un

cambio. Si sciolse i capelli e li pettinò. Si mise la cipria, un filo di matita nella parte sotto

dell'occhio e una passata di lucidalabbra. Decise però di non cambiarsi. Matteo avrebbe

potuto domandarsi come mai, la volta precedente, era rimasta vestita da tennis e quel

giorno no. Sapeva che lei e Andrea erano amici e avrebbe potuto sospettare che lui le avesse

detto qualcosa del suo arrivo. Indossava un completino simile a quello della settimana

passata però blu e una felpa dello stesso colore e della stessa marca. Si spruzzò del

deodorante e si guardò allo specchio. Era pronta o forse no.

Si diresse verso il bar e, attraverso la porta a vetri, lo vide, seduto al tavolino con la birra in

mano. Non era vestito da tennis. Aveva un paio di jeans e scarpe Nike ultimo modello,

giubbotto di pelle slacciato che faceva intravedere una maglietta bianca con disegni. Era

proprio figo pensò.
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Il cuore iniziò a batterle forte e le tremavano le gambe. Entrò nel bar

e i loro sguardi si incrociarono. Senza volerlo gli sorrise e si avvicinò al tavolo dove era

seduto e lui si alzò.

“Ciao” disse Matteo sorridendo. Finalmente era arrivata ed era bellissima come se la

ricordava. Quegli occhi grandi e quel sorriso gli trasmettevano una tranquillità assoluta e

una voglia pazzesca di conoscere quella ragazza. Sentiva un nodo allo stomaco, qualcosa

che non provava da tempo o che forse non aveva mai provato. Negli ultimi tempi era stato

con molte ragazze ma nessuna lo aveva intrigato così.

“Ciao” gli rispose Sara arrossendo un poco.

“Come è andata la lezione?” chiese lui cercando di sciogliere il ghiaccio.

“Bene grazie” fece una pausa ” Anche tu giochi oggi? Ma non sei vestito da tennis” commentò

facendo la finta tonta.

“No oggi no”

“E come mai sei qui?” domandò sapendo già la risposta.

Lui rimase in silenzio alcuni secondi.

“Non ti mentirò…volevo rivederti” le disse fissandola negli occhi. Non la conosceva, non

sapeva niente di lei, solo che avrebbe voluto baciarla in quel preciso momento.

Sara diventò rossa e sorrise abbassando la testa. Era difficile sostenere quello sguardo, la

metteva un po’ in soggezione, forse per il fatto che era più grande di lei o forse perchè

diceva quello che pensava.

“Vado a prendere una bottiglia d'acqua e arrivo” disse andando verso il bancone. Aveva

bisogno di alcuni secondi per riprendersi. Sentiva la testa vuota e aveva paura di svenire da

un momento all’altro. Sapeva che era venuto per lei ma, sentirselo dire mentre la guardava

in quel modo, era tutta un’altra cosa.

Matteo si sedette al tavolo senza smettere di guardarla.

“Penso che sto per svenire” disse Sara ad Andrea.

“Tieni l'acqua. E meno male che ti ho avvisata che c'era. Immagina se te lo ritrovavi qui” le

disse a bassa voce ridendo.

“Sarei morta sicuro” aggiunse facendo lunghi respiri.

“Voglio proprio vedere cosa ti inventi adesso”

“Non mi mettere ansia” disse irritata. Non voleva che le rovinasse il momento, per qualche

minuto aveva dimenticato la bugia che gli aveva detto ma, le parole di Andrea, avevano

riacceso il lei il senso di colpa per avergli mentito.

“E' un bravo ragazzo Sara e ha già sofferto per colpa della sua ex… non fare la stronza pure tu”

“Perchè cosa è successo con la sua ex?” domandò incuriosita. Quella parola “ex” le aveva

fatto provare una certa gelosia.

“Questo te lo racconterà lui se vorrà” rispose serio. Le aveva raccontato fin troppo.

“Non puoi dirmi una cosa e lasciarla a metà” si indispettì.

“Vai va che ci sta fissando”

Prese la bottiglia d'acqua e, arrivata al tavolo, si sedette di fronte a lui.

“Quindi sei venuto apposta per vedere me” disse con sguardo malizioso cercando di non

diventare nuovamente rossa come un pomodoro.

“Si” rispose lui ” Ti fa piacere?” le domandò guardandola intensamente negli occhi.

“Tu cosa credi?” chiese cercando di sostenere il suo sguardo.

“Credo di si”

“E cosa te lo fa pensare?” gli domandò nuovamente. Quel gioco le stava iniziando a piacere.

“Che quando mi hai visto hai sorriso e sei seduta qui con me” disse appoggiandosi al tavolo

e avvicinandosi a lei. Voleva fare la dura ma sapeva che, in realtà, si stava sciogliendo per

il solo fatto che lui la guardasse. Era diversa dalle altre ragazze ma aveva capito che anche

a lei i suoi occhi la facevano impazzire.

Sara sentì un groppo allo stomaco e il cuore iniziò a batterle forte.

“In verità avevo solo sete e devo aspettare che mi vengano a prendere” disse ridendo e

distogliendo lo sguardo.

“Non ci credi nemmeno tu” rispose lui sapendo che l’aveva già conquistata.

Rimasero un attimo in silenzio ciascuno sorseggiando la bottiglia che aveva in mano.

“Perchè ti vengono a prendere? Non hai la macchina?” domandò incuriosito. Voleva sapere

ogni cosa di lei.

Ecco. Primo problema. Cosa gli avrebbe risposto? Mannaggia a lei e al perchè gli aveva

detto quella bugia.

“No non ho la macchina…non mi piace guidare” era la cosa più semplice da dire.

“Però è comodo non devi dipendere da nessuno” aggunse lui, stupito dal fatto che potesse

ancora esistere una ragazza che non guidasse. In fondo anche quello la rendeva diversa

dalle altre.

“Si quello è vero…” voleva sprofondare. ” In verità non ho neanche la patente” disse quasi

vergognandosi. Maledetto Andrea, anche questa volta aveva ragione. Cosa si sarebbe

inventata?

“Davvero? Sei la prima persona che conosco che non guida” disse lui stupito ma vedendo

la sua espressione aggiunse “Ma non è fondamentale guidare. Poi così posso accompagnarti

io dove vuoi”

Lei sorrise. Era davvero troppo carino. Poteva essere l'occasione per dire la verità. Avrebbe

voluto dirgli che non aveva la patente perchè non aveva neanche diciotto anni. Ma le cose

stavano andando bene e non voleva rovinare tutto. Sicuramente si sarebbe alzato e se ne

sarebbe andato, lasciandola li, seduta da sola a quel tavolino, maledicendo il momento in

cui aveva deciso di confessare.

“Chi ti viene a prendere? Il tuo fidanzato?” le domandò Matteo, immaginando la risposta

solo per il fatto che fosse li con lui. Però voleva sentirlo dalla sua bocca.

“Non ho il fidanzato…viene mia mamma”

“E se dici a tua mamma di non venire e ti accompagno io?” disse guardandola nuovamente

con quegli occhi paradisiaci.

Come avrebbe potuto dirgli di no? Stare con lui, conoscerlo, era quello che desiderava da

una settimana, dal venerdì precedente in cui si erano visti per la prima volta.

“Mmm ci sta” non ci pensò due volte e si alzò, allontanandosi per chiamare la mamma.

“Sara amore, massimo dieci minuti sono li” le rispose.

“No mamma non preoccuparti. Ha detto Andrea che mi accompagna lui, oggi finisce

prima di lavorare. Torno un po' più tardi perché devo accompagnarlo a comprare una cosa”

mentì. Stava diventando una professionista delle bugie, lei che fino a poco fa non riusciva

a nascondere niente. Ma non avrebbe mai potuto dire a sua mamma che l’avrebbe

riaccompagnata un ragazzo che aveva appena conosciuto, sarebbe piombata al club in un

nano secondo.

“Va bene. Ringrazia Andrea da parte mia”

“Certo” e riattaccò tirando un lungo sospiro.

“Tutto ok” disse sedendosi.

“Cosa le hai detto?” domandò Matteo immaginando che non le avesse parlato di lui.

“Che mi riaccompagna Andrea” disse ridendo.

“Diciamo le bugie?” la guardò lui maliziosamente.

“Si chiamano bugie a fin di bene”

“Se lo dici tu…Andiamo?” le chiese iniziando ad alzarsi.

“Si…vado a salutare Andrea”. Rispose Sara, senza riuscire a non fissarlo. Cazzo quanto era

bello! Stando in piedi si notava il suo fisico perfetto. E stava per uscire con lui!

Il barista non aveva perso un istante della conversazione.

“Non hai la patente perchè non ti piace guidare eh? Stai giocando col fuoco” era

preoccupato, li vedeva entrambi presi l’uno per l’altra ed era felice per loro, però Sara aveva

iniziato con il piede sbagliato.

“Ma smettila…Ho detto a mia mamma che mi riaccompagni tu, giusto se un giorno ti

chiedesse”

“Non mettermi in mezzo Sara” le disse seriamente.

“Dopo ti scrivo” disse mandandogli un bacio. Era felice ma allo stesso tempo nervosa,

peggio di un’interrogazione.

“Sei terribile” le disse lui sorridendo.

Andò verso Matteo che la stava aspettando e uscirno.

“La macchina è li” disse indicando una bellissima BMW serie 1 azzurra.

Architetto con il macchinone: doveva essere pieno di soldi, pensò.

“Che bella macchina” gli disse. Non era un’esperta in fatto di motori, però quell’auto le

piaceva davvero.

“Ti piace?” le domandò prendendo il telecomando dalla tasca e aprendo.

“Molto” disse aprendo la portiera e sedendosi.

“Hai impegni dopo?” le chiese Matteo mettendo in moto e abbassando il volume della

musica affinchè potessero parlare.

“No perché?”

“Ti va di andare a fare un giro?” domandò girandosi rapidamente verso di lei.

“Certo!” Era felice che glielo avesse chiesto. Non voleva andare subito a casa, voleva stare

con lui, conoscerlo. Era venerdì e il giorno dopo non avrebbe avuto scuola. Sarebbe uscita

con i suoi amici verso sera ma non le sarebbe dispiaciuto annullare ogni impegno per stare

con lui. Inoltre con sua mamma non ci sarebbero stati problemi: aveva messo le mani avanti

dicendo che sarebbe tornata più tardi perchè il barista del tennis club le aveva chiesto di

accompagnarlo non si sapeva bene dove.

Matteo sapeva che avrebbe accettato. Uscì dal parcheggio del tennis club e imboccò un

grande viale alberato. Dove poteva portarla? Fosse stata una delle ultime ragazze che aveva

frequentato, conosciuta sui siti di incontri, sarebbe andato diretto a casa sua. L'obiettivo di

quelle frequentazioni era solo uno e sempre lo stesso. Ma con lei era diverso, gli piaceva

davvero. E lei stessa era diversa, non ce la vedeva ad andare a letto con il primo sconosciuto

che le avesse fatto due moine. Sembrava timida, da come arrossiva ogni volta che la

guardava e questo lo faceva impazzire. Voleva chiacchierare con lei, sapere tutto della sua

vita, sapere cosa le piaceva, chi era questa Sara che tanto lo aveva colpito con solo uno

sguardo.

“Dove andiamo?” gli domandò lei distogliendolo dai propri pensieri. Andrea le aveva

ripetuto più volte che era un bravo ragazzo. Poteva stare tranquilla che non fosse nessun

assassino seriale. Poi c’era lui come testimone che li aveva visti uscire insieme, se fosse

scomparsa o chissà cosa, avrebbero saputo chi fosse il colpevole. Ma cosa stava pensando!

“Passeggiata al parco?” propose lui. Avrebbero potuto fare una passeggiata, parlare, poter

stare da soli, senza troppa gente intorno.

“Bella idea! Oggi si sta benissimo” esclamò entusiasta.

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Francesca Casati
Francesca è nata a Milano il 20 maggio 1988.
Laureata in psicologia nel 2012, lavora per qualche anno nelle scuole come supporto alle insegnanti di sostegno.
Nello stesso periodo frequenta un corso di pet therapy grazie al quale svolgerà progetti con i bambini ricoverati in ospedale, nelle scuole, in centri diurni per adulti.
Nel 2017, per seguire l'amore, si trasferisce a Valencia, in Spagna, dove attualmente gestisce un Bed&Breakfast nel centro della città.
Le piace molto viaggiare, la musica, il cinema e adora gli animali.
Fin da piccola ha avuto la passione per la scrittura. Ha scritto alcuni racconti per bambini e questo è il suo primo libro.
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