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Perfetta

Perfetta
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Consegna prevista Agosto 2023

“Perfetta” è la storia di Elena, una ragazza che decide di scappare dalla sua vita fatta di superficialità e apparenza per trovare la sua vera natura. In questo viaggio – più interiore che esteriore- conoscerà persone che la porteranno a cambiare per sempre il corso della sua esistenza. Gli amici incontrati la vedranno finalmente per quello che è e riusciranno a farle capire quali sono le cose veramente importanti. Tra di loro ci sarà anche Ivan, ragazzo introverso segnato da un difficile passato, che provoca in lei sentimenti nuovi e contrastanti.
Elena sarà costretta ad affrontare i suoi demoni e a continuare a mettersi in gioco per riuscire a fuggire da quella prigione dorata che continua a rincorrerla, trovandosi a combattere con chi la vuole intrappolare ma soprattutto con il peggiore dei nemici: se stessa. Riuscirà a trovare finalmente il suo equilibrio e la felicità?

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché ho sempre pensato che la costruzione di una propria personalità sia l’obiettivo principale di ciascuno di noi. Nel mondo in cui viviamo l’apparenza continua ad essere una parte molto importante della nostra vita, da qui nasce l’idea di questo viaggio alla scoperta di se stessi, ad una nuova possibilità. Ho scritto la storia di Elena per rappresentare quella di ciascuno di noi, intrappolati in una società che ci richiede di essere sempre “perfetti”.

ANTEPRIMA NON EDITATA

1

Tutte le persone che ci circondano si occupano solamente di giudicarci. Troppo magra, troppo grassa, troppo brutta, troppo stupida, troppo lenta. Troppo diversa dai canoni. Qualche anno fa, esattamente il giorno del mio quindicesimo compleanno, un ragazzo – Michele, non scorderò mai il suo nome- mi disse che ero troppo grassa e brutta per potergli interessare in qualche modo. Quel giorno decisi che sarei diventata perfetta. La ragazza più inattaccabile sulla faccia della terra.

A diciotto anni mi ritrovai magra al punto giusto, bella come le ragazze da copertina, intelligente, amata dai professori, dai miei genitori, da tutta la scuola. Sembrerebbe il lieto fine di una bella storia, ma in realtà è proprio qui che ebbe inizio il mio incubo.

Successe un pomeriggio, credo. Ma cominciamo dall’inizio.

Mi chiamo Elena, avevo appena compiuto diciannove anni e frequentavo un liceo classico privato, che mi avrebbe permesso di accedere alle università migliori in Europa dopo la maturità.

Facevo parte della redazione del giornale scolastico, mi occupavo della raccolta di fondi per le adozioni a distanza e giocavo come libero nella squadra di pallavolo della scuola.

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Non si può certo dire che la mia vita fosse priva di impegni!

Vivevo con mia madre e mio padre, le persone più straordinarie del pianeta, mio padre faceva parte del consiglio di amministrazione di una corporate americana, mia madre era invece docente di letteratura inglese all’università. Non mi hanno mai negato nulla e avevo con loro un rapporto limpidissimo, non c’era niente che non sapessero di me.

La mia migliore amica, Claudia, seguiva le mie stesse attività, eravamo amiche dal primo anno di liceo, non c’era nulla che una non sapesse dell’altra, adoravamo passare il sabato sera a parlare dei nostri progetti, di quello che avremmo voluto fare in futuro.

Circa un anno prima avevo cominciato a frequentare un ragazzo splendido, Daniele, con cui ormai facevo coppia fissa. Daniele era perfetto: alto, slanciato, ricordava un po’ quelle statue greche, quei famosi bronzi di Riace, associati ad un viso simmetrico, curato e solare, completato da un sorriso smagliante. Non discutevamo mai, tutto andava sempre bene ad entrambi. Sapevamo tutto l’uno dell’altra e tutta la scuola invidiava il nostro splendido rapporto, nessuno avrebbe potuto pensare a niente di meglio.

Una mattina, dopo scuola, Claudia venne come di consueto a studiare da me. Mangiammo un pranzo veloce, preparato da Livia, la cuoca diplomata che mia madre aveva voluto assumere per bilanciare meglio i nostri pasti.

Dopo che ci sistemammo nello studio, prima di aprire i libri, come sempre, ci concedemmo una piccola pausa per parlare un po’ delle nostre vite. La maturità era alle porte ma non ci spaventava più di tanto, l’unica cosa che realmente ci elettrizzava era il dopo. La vita che ci aspettava una volta uscite dal liceo, quando finalmente saremmo state libere di essere le persone che volevamo essere.

Io e Claudia avevamo un rapporto quasi morboso, amiche da anni, sempre vicine di banco, ci scambiavamo gli appunti, i vestiti, i segreti. Avevamo sempre avuto le stesse opinioni su tutto, non c’era mai stato nemmeno un attrito tra di noi.

«Allora come vanno le cose con Daniele? È un po’ che non me ne parli» mi chiese la mia amica, controllandosi le doppie punte.

«Tutto bene, come al solito» tagliai corto io. Non so perché ma ero in una di quelle giornate, che in quel periodo erano cominciate a diventare sempre più frequenti, in cui quello che mi circondava mi lasciava del tutto indifferente. La mia vita era totalmente priva di sfaccettature. Tutto era esattamente ciò che sembrava. Non ero così convinta che fosse quello che realmente volevo. Ne parlai a Claudia, o almeno tentai, ma non fu per niente facile. Sembrava che non mi conoscesse realmente, o che perlomeno non le piacesse molto il mio discorso così strano

«Ma El, sembra quasi che non ti piaccia la vita che fai!» Mi disse, dopo che avevo cercato di esporle i miei pensieri.

Sospirai. Almeno aveva capito il punto centrale della discussione.

«Non è che non mi piaccia, solo che non mi soddisfa completamente. So già tutto quello che mi succederà. Non vedo l’ora che la scuola finisca, così potremo finalmente dedicarci a.… non lo so, a qualcos’altro»

La mia amica mi guardava perplessa. Era assolutamente inutile, non riusciva a capire. Cercai di spiegarmi meglio

«Cla, non hai mai voglia di fare qualcos’altro? Cosa c’è oltre a questo?» indicai i fogli sparsi davanti a noi, appunti, test d’ingresso per l’università.

Claudia alzò finalmente gli occhi dalla ciocca che stava torturando.

«Cosa vorresti che ci fosse? Hai tutto quello che una persona può volere, una bella vita, l’ingresso all’università assicurato, una famiglia che ti tratta come se fossi una dea e Daniele che… be’ è Daniele»

Mi soffermai sulla risposta di Claudia. Sembrava quasi che ci fosse del risentimento in quello che mi stava dicendo. Cominciai ad innervosirmi, non avevo mai discusso o alzato la voce con lei per tutti gli anni in cui eravamo state amiche.

«Non ho detto che vorrei qualcosa di meglio, so che sono fortunata, ma vorrei che tutto non fosse sempre così stabilito. Ci dev’essere qualcos’altro»

Claudia scosse la testa. Non avrei saputo decifrare quel suo atteggiamento. Probabilmente credeva che fossi diventata matta. Abbandonai così la mia idea di renderla partecipe, e cominciammo a ripassare matematica, lasciando che le mie strane elucubrazioni cadessero nell’oblio.

«Dani, dici che c’è qualcosa oltre a tutto questo?»

«Cosa? Oltre a cosa dici?» Daniele camminava proprio al mio fianco, lasciando cadere il braccio sopra le mie spalle.

«Oltre alla scuola, oltre a tutto quello che è stato progettato per noi… Il mondo finisce davvero qui?»

«Amore ma cosa dici? Puoi fare quello che vuoi. Che ne dici di andare all’estero per le vacanze? Con Claudia stavamo parlando di organizzare l’estate ad Ibiza, mio padre ha già detto che ha un amico che riuscirebbe tranquillamente a farci avere una barca. Ti immagini che bello?»

Non capiva nemmeno lui. Non volevo andare a Ibiza, volevo capire chi fossi e cosa avrei dovuto fare per essere felice, per scuotere quel mondo che rimaneva sempre così saldo sotto ai miei piedi.

Mi costrinsi a guardare in faccia la realtà. Io mi odiavo. Ero tremendamente perfetta. Volevo provare emozioni forti, volevo dare uno scossone alla mia vita.

«Ancora con queste storie? El, cavolo, dai! Non puoi mica prendere e cambiare vita così, da un giorno all’altro!» Claudia si era avvicinata a noi «Hai una vita stupenda, un ragazzo che ti vuole bene…» Sorrise nella direzione di Daniele. Uno sguardo un po’ troppo lungo, in effetti, ma non me ne curai più del dovuto.

«Non sto dicendo niente su di voi, ragazzi, è ovvio. Era un discorso in generale. Non vi disturba mai non avere il controllo su niente?»

Si scambiarono un’occhiata tra loro. No, evidentemente quella strana ero io.

Qualche settimana più tardi avevamo finalmente finito le lezioni, era arrivato il caldo torrido in città e tutti i maturandi erano rimasti in casa a studiare. Io e Daniele stavamo risistemando le nostre tesine in attesa del nostro ultimo esame orale, la settimana seguente.

«Non è possibile studiare così» disse Daniele, girandosi sulla schiena mentre eravamo entrambi sul mio letto cosparso di foglietti ed appunti «Fa davvero troppo caldo».

Ero talmente concentrata su quello che stavo facendo che non gli badai molto, fino a che non mi afferrò per le spalle facendomi rotolare accanto a lui, scombinando tutti gli appunti che avevo rigorosamente impilato per fare un po’ di ordine mentale.

«Dani, no! Ci avevo messo un’ora a sistemare!» Sorrisi io, dandogli un lungo bacio sulle labbra.

«Forse sarebbe ora di fare una pausa, cosa ne dici?» Mi disse, togliendosi la maglietta.

Daniele aveva un fisico incredibile, e ne era pienamente consapevole considerando tutte le ore che passava in palestra a perfezionarlo. Scossi la testa, mettendomi a sedere. Nonostante quello che si dice su tutte le adolescenti, che hanno ormoni impazziti e che non riescono a controllarsi, io non ero per niente una di quelle. A me il sesso era sempre sembrato sopravvalutato, sinceramente. Avevo provato a parlarne con Claudia ma anche in questo caso lei sembrava di tutt’altra opinione.

«Dani, dobbiamo studiare, lunedì abbiamo l’orale e poi finalmente saremo in vacanza»

Lui sbuffò ma si mise a ripetere la sua parte, come da copione.

Quella sera eravamo stati invitati ad una festa, ci sarebbe stata ovviamente anche Claudia e tutti i nostri compagni di classe. L’ultima bevuta da liceali.

«Avanti El, tu sei già matematicamente promossa» mi urlò nell’orecchio Claudia, agitandomi davanti una birra che avevo prontamente rifiutato «di cosa ti devi preoccupare? Bevi un po’, rilassati» mi disse, stringendomi in un abbraccio. Afferrai la birra e brindai con lei, dopotutto me l’ero meritata.

Mi sedetti in un angolo del giardino di quella casa stupenda. Tutti i nostri compagni di classe erano figli di gente ricca, avevamo tutti case enormi, quasi sempre vuote, esattamente come le nostre vite. Avremmo potuto dirigere aziende, possedere imperi milionari ma nessuno di noi si era mai cucinato una colazione da solo in vita sua.

«Allora vamos a Ibiza mi amor?» Mi raggiunse Dani, visibilmente alterato dall’alcol. Era fissato con il suo fisico, ma quando si trattava di bere non lo batteva nessuno.

« Non ho ancora deciso, vorrei dedicarmi a qualcos’altro quest’estate, vorrei capire cosa fare della mia vita, sono stufa di avere tutto pronto per me»

«Oddio El sei davvero pesante però, sembra che tu non possa mai goderti niente» Dani sbottò, doveva proprio tenerci parecchio a questa cosa di Ibiza.

Mi alzai, innervosita. Forse Daniele aveva ragione e dovevo soltanto rilassarmi un po’ senza avere sempre questa voglia di trovare un significato in tutto.

Tornando in casa mi fermai davanti allo specchio dell’ingresso, guardandomi attentamente. Avevo imparato ad osservare ogni minimo dettaglio di me da tanto, troppo tempo. Sempre truccata perfettamente, pelle senza imperfezioni, capelli in ordine. Vestito rigorosamente nuovo, non sia mai che qualcuno potesse vedermi due volte con gli stessi abiti. Ero, a tutti gli effetti, perfetta. Ma dentro di me, io mi sentivo completamente persa, nera e vuota.

Si fece un po’ tardi, così cercai di trovare Claudia e Daniele per tornare a casa ma non riuscivo ad individuarli in quella folla di persone. Rinunciai, scrissi ad entrambi che sarei tornata a casa in taxi e così feci. Le luci della città erano ormai poche, il nero della notte aveva preso possesso delle strade. Lì, in quel momento, mi sentii finalmente serena con me stessa. Nel buio potevo essere quello che volevo, nessuno era pronto a guardarmi, giudicarmi e a dirmi quello che dovevo essere, apparire e pensare.

La mattina seguente mi svegliai come sempre molto presto, feci una sessione di Pilates, come mia madre mi aveva obbligata a fare negli ultimi cinque anni e mi buttai sotto alla doccia, sperando che lavasse via quelle brutte sensazioni che ormai prendevano sempre di più posto nella mia testa.

Dovevo solo arrivare alla giornata di domani, decisi, e poi me ne sarei andata. Avevo tre mesi per trovare cosa fare di me e della mia vita. Mi spezzava il cuore dover lasciare Claudia e Daniele senza una spiegazione, ma era l’unica soluzione disponibile, loro non capivano e non avrebbero mai capito.

«Tesoro mio, buongiorno, com’è andata ieri sera? Ti sei divertita?» mia madre, con il solito tailleur anche di domenica, mi baciò a distanza sulla testa. Non poteva certamente rovinarsi il rossetto.

«Ciao mamma, si tutto bene grazie» risposi, mangiando velocemente il mio yogurt. Lei mi osservò, stringendo gli occhi.

«E’ quello biologico senza grassi vero? Non sia mai che tu possa mangiare quelle porcherie iperproteiche che lascia Daniele qui in frigorifero»

La guardai, impotente.

«E’ davvero così importante?» sospirai.

Mi guardò rossa in viso

«Elena! Ovvio che è importante. Tutto è importante. Tu devi prestare attenzione a tutto, al tuo aspetto, al tuo corpo, alla tua mente. Bambina mia, tu hai davanti un futuro incredibile e devi esserne all’altezza, non puoi distrarti nemmeno un secondo. A proposito, vai a controllarti allo specchio, hai il trucco tutto sbavato»

Mi voltai a guardarmi nello specchio, la matita mi era colata leggermente sulla guancia sinistra. Mi bloccai con la mano a mezz’aria. Non ero perfetta. Non volevo essere perfetta.

Passai il mio esame di maturità in trance, non ricordo cosa mi chiesero e che cosa risposi. Non ero lì, nella mia testa avevo già deciso tutto, dovevo andarmene, dovevo assolutamente uscire da quel mondo che non mi apparteneva più e dovevo farlo il prima possibile.

Strinsi la mano ai professori, abbracciai gli amici. Decisi che sarebbe stata l’ultima finzione della mia vita. Da quel giorno sarei stata solo ciò che volevo essere, la El che era rimasta nascosta nel buio troppo a lungo.

«Oddio tesoro sei stata pazzesca! Non ti sei agitata nemmeno un po’!» mi disse Claudia, abbracciandomi forte.

«Domani partiamo per Ibiza! Ho preso il biglietto anche per te, ci viene tutta la classe!»

Sussultai. Ibiza. Dovevo inventarmi qualcosa, ed anche in fretta.

«Cla ascolta io non… non posso venire, ho detto a mia madre che avrei fatto una vacanza studio in preparazione all’università. Non durerà tutta l’estate, ma devo partire per forza domani, quindi vi posso raggiungere dopo!» cercai di chiarire, con un tono deluso.

Claudia mi parve reagire meglio del previsto e dopo un paio di minuti di cordiale dispiacere continuò a fare piani con gli altri, su dove mangiare e dove andare a ballare.

Dani era rimasto a bocca aperta.

«Cosa vuol dire che non vieni?» mi prese da parte «Era la nostra prima vacanza insieme»

Gli volevo bene, davvero, ma non riusciva a capirmi, non c’era modo di dirglielo. Con il cuore spezzato, cercai di convincerlo ad andare con gli altri, io li avrei raggiunti più tardi «Davvero Dani, ti assicuro che vi annoierei con le mie paranoie, preferisco farmele passare e poi raggiungervi, ok?».

Annuì. Sapeva anche lui che non li avrei mai raggiunti.

Tornai a casa e attuai la seconda parte del mio piano. Dissi a mia madre che sarei partita con Dani e con Claudia per Ibiza e stando per mare sulla barca dell’amico dei genitori di Claudia, non ci saremmo potuti sentire fino almeno alla fine di agosto.

Mi fece un cenno con la mano, come a dire che per lei non c’erano problemi. Prese dal portafogli quattrocento euro in contanti e mi disse di tenerli per le emergenze. Sorrisi e dissi che andavo a fare i bagagli.

«Elena» mi chiamò mia madre, appena uscii dalla stanza «sei proprio una ragazza perfetta»

Proprio la mattina successiva, messe due cose in una borsa, uscii prendendo i soldi che mia madre mi aveva lasciato sul tavolo. Potevano cominciare a bastarmi.

Appena trovai un bancomat prelevai il massimo, e poi gettai la carta nel primo bidone. Dovevo fuggire nel mio stile, sarebbe stato il perfetto addio della ragazza-bambolina.

Presi il primo autobus per la stazione, e poi il primo treno. Portava in quella zona della periferia sud da cui mia madre mi aveva sempre detto di stare alla larga. Non ci ero mai stata e sorrisi pensando a alla sua faccia se avesse saputo che ero lì. Non riuscivo a ragionare, sentivo la testa che rimbombava, il cuore che pulsava fino alle tempie.

Appena superata l’ultima rimanenza di quello che era considerato il quartiere per bene, trovai il modo per liberarmi almeno un po’ dalla mia perfezione.

Uscita dalla stazione entrai in un negozio di dubbia fama, dove come sempre tutti mi stavano osservando. Aveva un’insegna scura, il nome era scrostato e non si leggeva più, la vetrina era dipinta di nero, solo un oblò faceva vedere all’interno il locale, decorato con poster e foto macabre. Mi avvicinai sicura come sempre al bancone, dove un ragazzo stava lucidando una serie di collane, se così si possono chiamare. Non mi feci intimorire più del dovuto dal grosso teschio tatuato sul suo collo.

«Io vorrei fare un tatuaggio» dissi tutto d’un fiato, forse a voce un po’ troppo alta, tanto che tutti si voltarono.

Il ragazzo mi sorrise. «Una farfallina? Un fiorellino? Una stellina?».

Seria come poche volte in vita mia, mi avvicinai a lui, e guardandolo dritto nei suoi piccoli occhi, sussurrai, stavolta con voce ferma «Intanto, niente che finisca con –ina o –ino. Ho un’idea abbastanza precisa di quello che vorrei».

Rimasto abbastanza basito dalla reazione di una creatura all’apparenza così fragile e delicata, annuì e mi fece segno di accomodarmi nella saletta.

Venti minuti dopo, con un cerotto sotto l’orecchio uscivo felice di quella mia prima scelta.

Una X avrebbe per sempre deturpato quel mio bel viso. Iniziava così il saluto alla ragazza perfetta.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Monica Maggio
Mi chiamo Monica e sono nata a Milano nel 1989. Già da bambina avevo una grande passione per la lettura, passavo infatti le notti sveglia a leggere ogni libro che riuscivo a trovare. La vita nella grande città ha sempre scatenato la mia fantasia, passavo tutto il tempo ad osservare le persone sul tram, sconosciuti in attesa dal medico, chiunque mi passasse di fianco per trovare i protagonisti delle mie narrazioni. Ho deciso così di scrivere qualche racconto, incanalando quelle storie in vere e proprie avventure. Dopo la maturità ho proseguito i miei studi in Psicologia per poter capire la mente umana e le sue sfumature analizzando meglio le persone e i loro comportamenti. Assorbita dal lavoro ho abbandonato per qualche anno la mia passione ma nel 2022 ho deciso finalmente di riprendere in mano la “penna” e di darmi una nuova possibilità: nasce così “Perfetta”, il mio primo romanzo.
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