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Petali e pietre

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Consegna prevista Ottobre 2024

Si può soffocare sommersi da profumati petali di rosa. Le pietre invece possono trasformarsi in doni preziosi. Il libro è suddiviso in cinque trilogie, composte da tre racconti ciascuna. “Trilogia dell’infanzia” contiene sogni, visioni, pensieri astratti di una bambina immaginaria ma molto reale. “Trilogia del respiro” è un viaggio metafisico attraverso l’esperienza del Covid-19 che si intreccia con tematiche bibliche e mitologiche. “Trilogia senza giustizia” è un disperato ma quieto appello a fare chiarezza, a concentrare l’attenzione sulla vittima invece che sul carnefice. “Trilogia del viaggio” è un itinerario in città fantastiche, a cui affezionarsi come se fossero esseri umani. “Trilogia del dialogo” è un inno alle relazioni, di qualsiasi tipologia, una conversazione tra chi non vuole nascere e chi non vuole morire, per lo stesso identico motivo: la paura di non sapere dove si andrà.

Perché ho scritto questo libro?

Ti è mai successo di ritagliare e raccogliere immagini che ti piacevano e poi, a un certo punto, scoprire che avresti potuto realizzare un armonico collage? Ho scritto questo libro nello stesso modo. Mi sono lasciata ispirare da luoghi, emozioni, sogni e tanta fantasia. A un certo punto, riordinando la stanza, ho trovato i fogli sparsi, come tasselli di un puzzle, e ho provato a comporlo: così è nato questo collage di tante piccole opere, legate tra loro da un filo sottile e tenace.

Illustrazione per la campagna realizzata da Giada Scarsetto

ANTEPRIMA

Tratto da: Visione, Trilogia dell’infanzia

Ecco, prova a pensare come sarebbe se, alla fine del mondo, i nostri morti, che dico, i nostri vivi, tornassero tutti indietro, tornassero da noi e, alla straziante domanda, all’angosciosa terrificante questione, che gli poniamo: «dove sei stato tutto questo tempo?», rispondessero semplicemente «poco lontano da qui», assentati solamente chi per prendere il giornale, chi per portare fuori il cane, chi per visitare un amico. Se ritornassero da noi improvvisamente e la morte si rivelasse un brutto sogno, un’illusione dalla quale ci siamo fatti tutti investire, un inganno così potente da sembrare inequivocabilmente reale?

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Tratto da: La caduta del prefisso, Trilogia dell’infanzia

Non sempre l’Everest è una montagna e non sempre la luna è un astro lontano da raggiungere con astronavi pressurizzate. Ci sono tanti everest verso cui incamminarsi e tante lune da sognare in una vita. Quello che la bambina avrebbe realizzato da adulta, nel suo studio, nel suo impegno lavorativo, nel suo amore per gli esseri umani e per la vita, nacque il giorno in cui comprese che custodire la bellezza non è un desiderio impossibile e che, a inseguire l’impossibile, a girare e rigirare la scatoletta ermeticamente chiusa dell’impossibile, prima o poi va a finire che si apre e, aprendosi, cade il prefisso negativo «im-», sbriciolandosi per terra.

Tratto da: L’ingiustificabilità del male, Trilogia senza giustizia

Ho bisogno di raccontare che una persona mi ha amato fino a farmi dimenticare il male, che il corpo e l’anima sono rinati tra le sue braccia, che a rinnovare tutte le cose è l’amore che sconfigge la violenza e non la misericordia che diluisce il vino della giustizia. Il mistero dell’amore è più grande e fiammeggiante di quello della misericordia, anche se a tanti piace pensare che la misericordia sia una forma di amore. Secondo me, è una forma di autodifesa.

Tratto da: Inno alla dignità, Trilogia senza giustizia

Adesso osservi la Vita con occhi parziali, e quindi velati, con le tue ottuse pretese di oggettività e saresti ben più umile e più sincero a riconoscere la tua imprescindibile, inestirpabile e gloriosa soggettività. Vedi uno specchio che ti riflette, ma non sai descrivere le tue fattezze, non sai se sei bello o brutto e se la dignità è la cornice e tu sei il quadro o se, viceversa, la dignità è il quadro di cui tu sei cornice. Sei frammento di un Tutto che ti meraviglia e nella meraviglia rinasci infinite volte.

Tratto da: Venezia, Trilogia del viaggio

Venezia con l’acqua alta è una Venezia collerica, arrabbiata o, forse, solamente annoiata. È una Venezia a cui piace scuotere via l’acqua, bersela tutta, per poi risputartela addosso, come un bambino dispettoso. Venezia è la marea che sommerge, che ferma tutto, che vuole toccare i piedi degli avventurieri che l’attraversano, che, dimenticata l’innocenza dell’infanzia, celebra un’orgia di acqua dove galleggia ogni oggetto, rifiuto, animale vivo o morto. In quell’odore di salsedine verdastra, tra le alghe e le sigarette che, talvolta, ti trovi negli stivali, Venezia, forse, si sta prendendo gioco di te, dei tuoi impegni, della tua accigliata serietà e della tua umana comodità. Venezia non è pietosa, però, è premurosa e, se la ami, ti resta riconoscente, ti prende per mano e ti conduce nei luoghi impensati, ti regala dei colori mozzafiato.

Tratto da: Dialogo tra l’anima che non voleva nascere e l’anima che non voleva morire, Trilogia del dialogo

«Pazienza, ti ringrazio lo stesso. Ma piuttosto dimmi, che cosa si può fare una volta vivi?», domandò Sante con insistenza.

«Tante cose, per esempio, conoscere gente, giocare, imparare cose nuove, fare amicizia, amare, portare a passeggio il cane, imparare un lavoro, appassionarsi, scrivere e dipingere, avere figli, piangere e ballare, insegnare a propria volta quello che si è imparato», rispose, con nostalgia, Arnaldo.

«Forte. Quasi, quasi mi lascio andare e… nasco», espresse, risoluta, l’anima che poco prima non voleva nascere.

«Sante, aspetta. Una domanda», implorò Arnaldo.

«Dimmi, rapido, dato che adesso ho fretta di vivere, mi hai convinto», lo incalzò Sante, desideroso di nascere.

«Che cosa significa morire? Che cosa si può fare una volta morti?», domandò Arnaldo, scandendo parola per parola.

«Praticamente le stesse cose che mi hai descritto, ma, suppongo, in una dimensione diversa».

«E allora, la morte e la vita che cosa sono? Qual è la differenza?», replicò, meravigliato, Arnaldo.

«Non ne ho idea, ma ho come l’impressione che qualcuno si stia burlando di noi», ipotizzò Sante.

Arnaldo sentì, improvvisamente, un senso di pace profondissima invadergli l’anima. Forse una coronaria sia era irrimediabilmente spezzata, ma non provava dolore. Percepiva un liquido caldo diffondersi in ogni anfratto del suo corpo, come un sangue metafisico, che lo avvolgeva e, al medesimo tempo, lo faceva sentire leggero. Stava inabissandosi nella morte e non provava timore, ma solamente dolcezza.

Tratto da: L’arte, il sesso, la preghiera, Trilogia del dialogo

«È proprio questo che speravo di riuscire a comunicarti» – proseguì Madeline con un sospiro di soddisfazione – «L’importante, nella vita, è cogliere la meraviglia. La preghiera può essere anche più intensa di un atto sessuale. La contemplazione di un’opera d’arte può essere più estatica di una preghiera. E il sesso può rivelarsi più spirituale di un dipinto o di una litania. Un paniere di metafore irrisolte».

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Aurora Ghiroldi
Aurora Ghiroldi, nata a Brescia nel 1994. Non dimentica le origini milanesi e qualche rimembranza ferrarese, ma il cuore è cosmopolita. Laureata in Scienze Filosofiche, ha trascorso gli anni universitari tra Venezia, Tübingen e Grenoble, spaziando da ricerche sulla mistica medievale alla storia della medicina. Collabora con alcune testate giornalistiche e con istituti ospedalieri per progetti di comunicazione e bioetica. È convinta che lo spettro del principio di non contraddizione abbia portato a vivere infelicemente. Molte realtà sono perfettamente compatibili tra loro: anima e corpo, luce e materia, vita e morte, umanesimo e tecnologia. È fermamente convinta che tra lettore e scrittore nasca un inscindibile e infinito, talvolta silenzioso, dialogo, che procede ben oltre le pagine del libro, nella vita quotidiana.
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