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Portami nel cuore

Portami nel cuore
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Consegna prevista Agosto 2023

Chris Sells è il capitano della nazionale di pallavolo degli Stati Uniti, fisico scolpito, forgiato da disciplina e costante impegno e un sorriso da pubblicità, bravo a nascondere il dolore e a farsi carico di quello altrui.
Orfano di genitori insieme alla sorella Stacy, dieci anni compiuti e una parlantina senza freni, vive con la nonna paterna Abbey, dividendosi tra Filadelfia e l’isola di Nantucket, un angolo di mondo dove perdersi e ritrovarsi, solito trascorrervi l’estate.
In un giorno come tanti, di un’estate altrettanto anonima, finisce per imbattersi nella figura di Emily, di Boston, due occhi da cerbiatto e opposta quanto a carattere ma, ciò nonostante, entrambi impareranno a scoprirsi e a riconoscersi, la promessa di scriversi quando saranno tornati alla vita di sempre e di darsi appuntamento una sera di dicembre, ignari di come il destino sia un uragano dalle intenzioni imprevedibili, abile a cambiare le regole del gioco così da condurre a un futuro impossibile a ignorarsi

Perché ho scritto questo libro?

Là dove la voce non arriva, interviene la scrittura, dolce sollievo per il cuore e per l’anima, abile a far sognare e ad avvicinare gli animi, nonché a infondere speranze e a risvegliare desideri sopiti.
Questo è ciò che più mi spinge ad impugnare carta e penna, giorno dopo giorno.
Perciò, perché dare una possibilità a questa storia?
Perché avrebbe potuto essere la tua.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Anguste viuzze acciottolate, mare impetuoso e turbolento, distese sabbiose e fari solitari, giardini signorili e storiche dimore ma, più di tutto, una leggendaria storia piratesca legata alla caccia alle balene.

Un angolo di mondo dove perdersi e ritrovarsi, dove abbandonarsi alle riflessioni più intime, il dondolio delle barche attraccate al molo e il tepore del sole mattutino in volto a fare da cornice.

L’isola di Nantucket, una delle mete più pittoresche di tutto il New England, non era mai stata tanto affollata come quell’anno; l’estate aveva scacciato con indubbia prepotenza e scarso preavviso la stagione del dolce risveglio e del rinnovato entusiasmo, riducendo la primavera a un mero ricordo nostalgico.

Auto in corsa sfrecciavano lungo i viali folcloristici, numerose biciclette vagavano scattanti e il vociferare dei passanti, divisi tra residenti e vacanzieri entusiasti, perseverava nel soffocare l’infrangersi monotono delle onde a riva.

Una figura in particolare spiccava per indubbia originalità in mezzo a quella baraonda; sandali sberluccicanti, una frangetta color del grano, occhi grigiastri, tra i più rari a vedersi e dieci anni compiuti.

“Stacy!”

La piccola si voltò, tamburellando il piede contro l’asfalto rovente, mentre osservava il fratello raggiungerla, lieta di essersi lasciata alle spalle il caos dell’aeroporto.

“Ma dov’eri finito? Iniziavo a preoccuparmi…”

Chris rise.

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“Ho recuperato i bagagli e comunque mi sono assentato per poco.”

“A me sembrava più che poco.”

“Non temere, non ti ho mai persa di vista.”

Stacy aveva ingrossato le guance, facendo vacillare la volontà, non poi così ferrea, di Chris di restare serio; lui non l’avrebbe mai ammesso ma quel “piccolo uragano” gli aveva riempito la vita, movimentando, a volte anche troppo, le sue giornate di atleta e Casanova, tra studio, allenamenti e conquiste amorose.

Fisico scolpito, forgiato da disciplina e costante impegno, sguardo accattivante e un sorriso da pubblicità; se a tutto ciò si aggiungevano la maglia e il titolo di capitano della nazionale americana di pallavolo non era difficile immaginare perché fosse tanto gettonato tra il pubblico femminile.

Tuttavia, malgrado il successo e la fama precoci, Chris era riuscito a non lasciarsi travolgere da quella popolarità dirompente, effimera, inebriante quanto insidiosa, abile a travolgere e a sconvolgere se mal gestita, a cominciare dalle relazioni interpersonali.

“Hai noleggiato un’auto?”

Stacy l’aveva chiesto supplichevole, tanto che lui la avvicinò, cingendole le spalle; faceva male vederla impaurita, lei che era sempre stata intrepida.

“Non possiamo andare a piedi, lo sai, siamo troppo lontani dal centro…”

La verità era che a entrambi era stato chiesto di crescere molto prima del dovuto.

Dopo aver perso i genitori in un incidente, qualche anno addietro, Stacy aveva iniziato ad avere il terrore delle quattro ruote; si irrigidiva al solo pensiero, dando spettacolo, il più delle volte, con attacchi di panico incontrollati, impensabili nellimmaginario collettivo per una bambina di quell’età.

E lui che all’epoca, poco più che ventenne, si era ritrovato a farle sia da padre che da madre, aveva deciso di insegnarle ad amare la vita, nonostante tutto; la scrutò con tenerezza.

“Ti fidi di me?”

Uno sguardo che di parole ne valeva mille, un dialogo incomprensibile ai più, ma non a loro.

Lei sospirò prima di nascondersi contro la sua maglia e biascicare un tribolato “sì”; malgrado la tentazione di scappare e correre lontano sapeva non avere altra scelta.

Prima o poi avrebbe vinto quella paura tanto combattuta, confidava in questo; mamma e papà le mancavano immensamente, tuttavia Chris era riuscito, per quanto possibile, a sopperire al vuoto creatosi.

A proposito, quel ragazzo pacato e riflessivo doveva aver noleggiato una gran bella macchina a giudicare dalla contentezza; non faceva che sorridere, ragione più che sufficiente per Stacy, intrigata e impensierita da tutto quel mistero, per fissarlo insistente.

“Quella sarebbe la nostra auto?”

Metallica e scattante, lucente e rombante, pronta per essere guidata.

“Una cabriolet?”

“Non ti piace?”

Lei gli aveva appena stritolato la clavicola, contrariata.

“Andiamo a piedi, ti prego…”

“D’accordo.”

Chris lo disse arrendevole e la cosa la turbò alquanto; non era da lui desistere.

“D’accordo, se non sali in auto niente allenamenti per i prossimi due mesi.”

Ovvero per tutta l’estate.

“Cosa?”

“Hai sentito bene.”

Gli occhioni iniziarono a farsi lucidi e le labbra sempre più arricciate; Stacy trattenne il respiro, indecisa se iniziare a dimenarsi e prorompere in pianto nel disperato tentativo di impietosirlo oppure comportarsi da persona adulta e ragionevole, come lei stessa era solita definirsi, e assumersi le responsabilità delle proprie scelte.

“Questo è ricatto.”

“Persuasione.”

Inutile dire che l’aveva già fulminato con un’occhiataccia.

“Persuasione?”

“Proprio così.”

“Va bene…”

Chris si ritrovò ad abbassare lo sguardo, intenerito nel vederla rigida e tesa, ancorata al sedile, gli occhi chiusi e il respiro galoppante, specie nell’istante in cui ingranò la prima.

“Persuasione, Stacy.”

Il vento tra i capelli e laria soddisfatta, di chi la sa lunga, con grande disappunto di lei.

“Persuasione…”

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Francesca Riva
Mi chiamo Francesca, ho una laurea in Economia e Commercio, una seconda in Finanza e, attualmente, ricopro un ruolo da analista finanziario.
Nonostante l’amore per i numeri e la matematica, ho sempre avuto la passione per la scrittura, fin dai tempi del liceo classico, un interesse rafforzatosi ancor di più nel corso di questi ultimi anni.
Ma non sono tutta libri e studio. Suono il pianoforte e amo la fotografia, nonché la danza classica che ho praticato per più di vent’anni e grazie alla quale ho sviluppato disciplina, pazienza, combattività e spirito di sacrificio.
C’è una massima che mi ha sempre affascinata: “Se puoi sognarlo, puoi farlo”.
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