Berlino, 2060.
Dopo il collasso economico e sociale, la sopravvivenza passa attraverso un nuovo patto: il debito può essere estinto cedendo temporaneamente il proprio corpo. Il programma Nexum, gestito dalla potente DÆVO Corporation, permette ai più ricchi di abitare per qualche ora i corpi altrui, mentre i Donatori si risvegliano senza memoria di ciò che è avvenuto.
Elias Thorne è uno di loro. Ha accettato Nexum per amore, per salvare la donna con cui ha costruito la propria vita. Ma Elias è un’anomalia: la sua coscienza non si spegne del tutto durante le sessioni. Frammenti di esperienze, emozioni estranee e sensazioni inspiegabili continuano ad affiorare, contro ogni protocollo.
Quando uno dei fondatori della DÆVO muore in circostanze ambigue, Elias intuisce che quelle tracce nella sua mente non sono semplici errori di sistema. Seguendo un percorso sempre più pericoloso, si ritrova a scoprire un progetto segreto che mette in discussione il confine stesso tra identità, memoria e corpo umano.
Progetto Nexum è un romanzo distopico intenso profondamente umano, che interroga il lettore su cosa significhi restare sé stessi in un mondo in cui anche la coscienza può diventare merce. Una storia di controllo e resistenza, di perdita e amore, dove ricordare non è più un diritto, ma un atto di disobbedienza.
Perché ho scritto questo libro?
Perché viviamo in un’epoca in cui abbiamo imparato a dare un prezzo a tutto, tranne forse al silenzio della nostra mente. Volevo esplorare il terrore di un futuro in cui il confine tra ciò che possediamo e ciò che siamo è diventato pericolosamente sottile. Mi spaventa l’idea che la tecnologia, invece di liberarci, possa diventare il guinzaglio perfetto per trasformare la nostra disperazione in un asset finanziario.
L‘ho scritto per Elias, uno dei personaggi del mio libro, che vive dentro ciascuno di noi. Volevo raccontare che anche quando ci si sente svuotati, un “Guscio” come lo definisco nel libro, anche quando il mondo ci dice che siamo solo un numero o un debito da ammortizzare, esiste un nucleo di umanità — un glitch, un ricordo, un amore perduto — che nessuna macchina può resettare e su quello possiamo trovare la forza per risollevarci e andare avanti.
L’ho scritto infine per ricordare a me stesso e a chi (spero tanti) lo leggerà che la nostra individualità, con tutto il suo dolore e le sue imperfezioni, è l’unica vera forma di resistenza rimasta. E se smettiamo di sentire il peso dei nostri sogni, allora la Moltitudine ha già vinto.


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