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Quattro lati, è cominciato! – Il mistero di Lady Flora

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Consegna prevista Agosto 2027
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Londra vittoriana. Un delitto irrisolto. Un mistero da svelare.

Dieci anni dopo la misteriosa morte di Lady Flora Clevering, Mr. Clevering affida a Leyla, una giovane detective, il compito di scoprire la verità.

Tra segreti di famiglia, sospetti e intrighi, Leyla si addentra in un’indagine in cui ogni indizio nasconde nuove domande.

Che cosa significano le ultime parole di Flora: «Quattro lati, è cominciato»? E quali segreti si celano dietro quella morte?

A volte, una frase è l’inizio di un mistero.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per riportare in vita la realtà dell’epoca vittoriana, un periodo che mi affascina per la sua eleganza, i suoi contrasti sociali e le sue profonde contraddizioni. Volevo accompagnare i lettori tra le strade della Londra ottocentesca, le sue dimore e i suoi segreti, dando voce a personaggi che si muovono tra mistero, sentimenti e verità nascoste. Attraverso la storia di Leyla, ho voluto unire la mia passione per la ricerca storica al fascino degli enigmi e delle indagini.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Era un lunedì mattina come tanti altri, il sole cominciava a fare capolino tra la nebbia mattutina che avvolgeva Londra. I primi suoni della giornata si facevano udire: i commercianti, con voci squillanti, cercavano di vendere frutta, verdura, carne, tessuti e molto altro. Le carrozze, trainate da cavalli instancabili, percorrevano le strade del quartiere senza sosta; alcuni bambini vendevano i giornali gridando a gran voce le ultime novità. Leyla, come ogni mattina della settimana, si trovava ancora a letto, avvolta nelle calde coperte.

Le piaceva essere svegliata dolcemente dai raggi del sole che entravano dalla finestra e illuminavano delicatamente la tazza di tè posta sull’angolo del mobile toilette. Su tale mobile c’era un piccolo specchio e molti fogli sparsi qua e là e, di fronte ad esso, era posta una poltroncina dove potersi accomodare per i personali trattamenti di bellezza. Ai piedi del letto giaceva un foglio, come se fosse caduto durante la notte.

I raggi del sole attraversavano la camera, raggiungendo il viso ancora addormentato di Leyla, che si svegliò aprendo gli occhi a fatica. Sfregandoli, iniziò a osservare la stanza. Le pareti erano dipinte di un rosa acceso e il letto a baldacchino, di legno scuro, era situato di fronte alla finestra. Vicino ad esso, si trovava un piccolo comodino su cui era posta una candela. Un camino, ancora acceso, era situato a destra della finestra vicino alla porta e, sulla mensola sopra ad esso, erano disposti alcuni libri in ordine alfabetico. Su un mobile rotondo vi erano una ciotolina piena d’acqua per le mani e una spazzola per i capelli. Infine, una piccola tinozza per il bagno settimanale e un vaso da notte completavano l’arredo.

“È un altro giorno, un lunedì come tanti altri”, mormorò Leyla tra sé e sé, alzandosi dal letto. Si avvicinò allo specchio e, con tono scherzoso, disse a se stessa: “Questo indumento da notte non si addice a una donna del mio calibro sociale”. Sapeva perfettamente di non essere nobile e di non poter mai diventare qualcuno se la società in cui viveva, nonostante si stesse attraversando un periodo di fioritura economica e di forte espansione coloniale, non avesse cambiato mentalità.

“Questo vestito credo mi osservi con amore”, disse guardando il vestito di un blu pallido posto sulla poltroncina. Osservò la tinozza quasi vuota e sapeva di dover andare a prendere l’acqua al pozzo comune del quartiere ma, considerando il tempo soleggiato, preferì procrastinare e scelse di andare a fare una passeggiata.

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Senza perdere tempo, iniziò a prepararsi. Prese il vestito, si pose davanti allo specchio e, muovendo qualche passo di danza, pensò: “Potrei davvero sembrare una lady con questo bellissimo vestito”. Il vestito andava indossato per ultimo, così cominciò con i primi indumenti intimi: sottogonna, corsetto e camicia. Il corsetto, sebbene difficile da indossare a causa dei vari bottoni sul davanti, le delineava il vitino, rendendolo più snello. Indossatolo, corse a prendere la crinolina, una struttura rigida e pesante usata per gonfiare la gonna.

Indossata la crinolina, prese il vestito e, con molta goffaggine, lentezza e prudenza, lo indossò. Il vestito le cadeva magnificamente, delineando i suoi punti femminili di rilievo tra cui fianchi, vita e scollatura. Guardandosi intorno pensò perplessa a cos’altro indossare.

Si avvicinò così al camino dove si trovava una piccola scatola bianca ovale contenente guanti bianchi di pizzo. Li prese e li indossò. “Adesso sembra che io abbia un aspetto da rispettare, una vera lady!”, affermò osservandosi allo specchio.

Si recò poi ai piedi del letto per indossare gli stivali e notò il foglio caduto durante la notte. Lo afferrò e riconobbe l’invito a un ballo ricevuto tre giorni dopo il suo arrivo a Londra. Sul foglio c’era scritto:

Signora Leyla, è invitata ad intervenire al Ballo “Clevering” che si terrà la sera del 27 Settembre alle ore 20:00 nella Sala Massima di Kegnistom Palace.

Leyla si intristì poiché, sebbene desiderasse fortemente andare a un ballo di corte, sapeva di non dover perdere di vista il suo obiettivo. Senza indugiare, prese cappello e stivali, li indossò ed uscì dalla stanza.

La sua stanza era solo una tra le altre sei del palazzo. Sullo stesso piano c’erano altre tre stanze: in una abitava una coppia felicemente sposata e in dolce attesa, in un’altra una vecchia e dolce signora con il nipote appena rientrato dalle Indie e nell’ultima una giovane ragazza proveniente da un piccolo villaggio nei pressi di Londra.

“Buongiorno Miss Puri”, salutò Leyla. “Buongiorno Miss Leyla. Oggi è proprio una bella giornata!”, rispose sorridendo la dolce signora. “Sì, senza dubbio una giornata eccellente per una splendida passeggiata”, rispose Leyla avvicinandosi alla signora Puri.

“Oh cara, allora non ti trattengo!”, concluse Miss Puri dirigendosi verso la porta della sua stanza. “Nessun problema. Anzi, volevo chiedervi se vi farebbe piacere prendere una tazza di tè insieme al piano di sotto”.

“Mi spiace, giovane Leyla, ma sono salita da poco e devo aspettare l’arrivo di mio nipote, che in realtà dovrebbe essere già di ritorno”, rispose Miss Puri osservandosi intorno. “Non preoccupatevi, vedrete che sarà di ritorno a momenti”. “Sei sempre molto cara”, sospirò Miss Puri. “Adesso devo proprio andare. È stato delizioso poter parlare con voi, Miss Puri. Vi auguro una buona giornata!”, disse Leyla dirigendosi verso le scale.

“Buona giornata, Miss Leyla”. Leyla si affrettò a scendere le scale e cominciò a sentire il profumo di biscotti appena sfornati.

Arrivata al piano inferiore, aprì la porta alla sua destra ed entrò nella sala da pranzo comune, chiamata anche “salotto”. Era una stanza colorata e luminosa, con pareti dipinte a fantasia floreale, diversi quadri e specchi appesi, tavoli rotondi con al centro vasi di rose e finestre con piccole tende per far entrare più luce. Leyla sapeva che, entrando in salotto, avrebbe potuto ricevere sia informazioni interessanti che pettegolezzi giornalieri.

A un tavolo in particolare vi erano sedute due giovani donne che sorseggiavano il tè e ridevano raccontandosi argomenti del tutto estranei alle sue orecchie.

“Mr. Clevering passerà in città questa mattina”, affermò la giovane donna dai capelli biondi e ricci e acconciati in una semplice treccia. “Esattamente. Ho sentito anche io così”, puntualizzò l’altra giovane donna posando la tazza di tè sul piattino. “Si mormora che resterà in città per qualche giorno nella vecchia casa di famiglia”. “Strano, sono anni che in quella casa non vive più nessuno, neanche i servitori”. “Mi chiedo come mai e cosa avrà da fare di tanto urgente in città dopo così tanti anni di assenza”.

Leyla distolse l’attenzione da quella conversazione. D’altronde, al momento, non erano argomenti che le interessavano. Si concentrò invece sulla presenza di una figura vestita con abiti scuri, seduta all’ultimo tavolo della sala. Era un uomo dall’aspetto tenebroso, con baffi castano scuro e una pipa in bocca. Indossava un vestito grigio scuro elegante ed un cappello ed era impegnato a leggere il giornale quotidiano.

Leyla si diresse verso l’ultimo tavolo disponibile della sala, proprio vicino all’uomo del mistero. Avvicinandosi un po’ all’uomo, notò che la prima pagina del giornale riguardava la presenza in città di Mr. Clevering, argomento di cui le due giovani donne stavano discutendo. “Deve essere un uomo davvero importante”, pensò Leyla. Sistematasi al tavolo, notò anche che il signore aveva sulla mano destra uno strano segno simile ad una cicatrice, a forma di X.

Nel frattempo la signora che serviva ai tavoli si avvicinò a Leyla portandole una tazza di tè. “È possibile avere anche dei biscotti, preferibilmente quelli deliziosi appena sfornati? Si sente il profumo a distanza”, domandò Leyla gentilmente. “Certo, sono ancora caldi. È una ricetta della signora Puri, Miss Leyla”. “Non ne dubitavo, saranno di sicuro buoni a giudicare al buon profumo”.

Detto ciò, la signora si allontanò e Leyla cominciò a osservare la sala. Volgendo lo sguardo fuori dalla finestra, notò una carrozza nera dalla quale scese una lady che indossava un vestito rosa pallido con guanti di pizzo e un cappello rosa piegato verso il lato destro della testa. Stava scendendo dalla carrozza e osservava il paesaggio circostante con aria perplessa, come se cercasse di capire se si trovasse nel posto giusto. Parlò con il cocchiere, probabilmente chiedendogli di posare i bagagli vicino alla porta. Poi, con passi spediti, entrò nel palazzo e si diresse direttamente nel “salotto”.

“Vorrei sapere a chi devo rivolgermi per avere una stanza in questo palazzo”, domandò la lady, scrutando la sala con aria disgustata. Le ragazze si voltarono verso di lei, probabilmente impaurite dal suo tono formale e rigido, e risposero quasi in coro: “Dovete chiedere a Miss Marigold. La trovate in cucina”, conclusero indicando la porta della cucina.

“In cucina!”, sbraitò la lady. “Quello è il posto della servitù!”, concluse dirigendosi verso la porta della cucina. Leyla non rimase sconvolta dal comportamento decisamente altezzoso della lady; in fin dei conti, era un comportamento normale tra i componenti della classe sociale elevata.

Proprio in quel momento dalla cucina uscì la signora con un piccolo piatto contenente dei biscotti, probabilmente per Leyla. Infatti, la signora si diresse verso di lei e li posò sul tavolo vicino alla tazza di tè. Sorseggiando il tè e mangiando i biscotti Leyla si rilassò un po’ e rivisse qualche momento del passato, poiché i biscotti avevano lo stesso sapore di quelli che le preparava la nonna.

Finito di bere il tè, Leyla decise di andare in cucina a fare i complimenti a Miss Marigold per aver preparato quei deliziosi biscotti. Si alzò quindi dalla sedia e si diresse verso la cucina. Entrando, notò che la lady riceveva da Miss Marigold una chiave: “La stanza è al secondo piano, l’ultima a destra. Spero che sia di vostro gradimento”, affermò quest’ultima. La lady, senza rispondere, prese la chiave ed uscì dalla cucina.

“Oh, Leyla cara, non sapevo fossi qui. Buongiorno”, sorrise Miss Marigold avvicinandosi a Leyla. “Buongiorno anche a voi. Volevo farvi i complimenti per i biscotti, sono davvero gustosi”. “Oh, sono lusingata, mia cara”, rispose Miss Marigold sistemandosi il grembiule bianco sporco di farina.

“Non vorrei sembrarvi indiscreta”, affermò Leyla, “ma non ho potuto fare a meno di notare che avete dato una chiave alla lady appena uscita. Alla fine le avete dato la stanza”. “Esatto cara”, replicò Miss Marigold. “Credimi, non avrei voluto, ma è Lady Caroline Fixef di Birmingham. È venuta ad alloggiare qui per il ballo di corte che avrà luogo questo sabato nella corte di Mr. Clevering. Credo che lei abbia qualche interesse verso tale Mr.!”, puntualizzò spettegolando Miss Marigold.

Leyla, per non sembrare stupita, poiché l’invito lo aveva ricevuto anche lei, affermò mentendo: “Come mi piacerebbe andare a un ballo di corte!”. “Oh, Leyla, non è un problema, riceverai un invito per un altro ballo”, rispose Miss Marigold stringendole le mani.

Osservando Miss Marigold, Leyla ricordò sua madre, poiché le somigliava molto. I capelli ancora di un nero lucente raccolti in una treccia laterale, sul viso il nascere di qualche piccola ruga, segno dell’avanzare degli anni, una signora umile e di buon cuore, proprio come sua madre.

Ritornando al presente, Leyla concluse dicendo: “È il momento di andare per me, Miss Marigold. È stato splendido parlare con voi. Vi auguro una buona giornata!”. “Una buona giornata anche a te cara”, rispose Miss Marigold ritornando vicino al banco della farina.

Leyla uscì dalla cucina e, attraversando il “salotto”, notò che il signore misterioso non era più al tavolo e che non vi era nessuna servitù a trasportare i bagagli della lady nelle sue stanze. Notando ciò, uscì dalla stanza e si recò frettolosamente fuori dal palazzo.

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