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Quelle domeniche al Bilicoe

Quelle domeniche al Bilicoe

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Dicembre 2022

Un giorno Zico ha detto che un calciatore muore sempre due volte; la prima è quando smette di giocare. Questa è la storia della vita di un calciatore dilettante e ripercorre, in una carrellata di aneddoti e personaggi, circa vent’anni trascorsi a inseguire un pallone la domenica, nei classici campetti polverosi sparsi per la Sardegna.
Luoghi, fatti e persone sono reali, come anche i nomi. L’autore ha scritto ciò che ricordava, senza ricerche d’archivio, dati, statistiche o classifiche precise. È narrato in prima persona, ma tante cose che riguardano l’autore son rimaste fuori, perché il libro nasce dall’esigenza di raccontare le persone che hanno vissuto con lui l’esperienza di calci d’inizio alle tre del pomeriggio, di novanta minuti passati a tirar calci e prenderne, di birre fresche tracannate in compagnia. Questo è il libro: ma solo in parte, perché la memoria è labile e perché i libri tratti dalla vita reale non sono che esili barlumi e schegge di quanto abbiamo visto e udito.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per lo stesso motivo per il quale ho scritto gli altri cinque: perché nella mia testa, per anni, si sono agitati in continuazione i personaggi e le storie in esso contenuti. Mi chiedevano di farli venir fuori, altrimenti avrebbero continuato chissà per quanto tempo a ronzarmi nella testa. Alla fine, come sempre, ho ceduto e li ho liberati.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Nessuno ci ha avvisato che la nostalgia è il prezzo da pagare per i bei momenti.

(Mario Benedetti)

Intorno alla fine degli anni ’80, a Villagrande Strisaili, paese dell’alta Ogliastra che ha dato i natali ai miei genitori, ci stava una squadra di calcio composta da giocatori tostissimi. Io a quell’epoca facevo i primi anni del liceo, vivevo a più di cento chilometri dall’Ogliastra e seguivo le gesta di quella gloriosa compagine dalle pagine sportive dell’Unione Sarda.

Quando scrivo che si trattava di squadra tosta, basti pensare che fu proprio in quegli anni che la Polisportiva Villagrande conquistò, per la prima volta nella sua storia, la promozione in prima categoria, sotto la guida di un giovane Antonello Staffa nella duplice veste di allenatore-giocatore. E fu in una di quelle stagioni che inanellò una fantastica serie di ben diciassette risultati utili consecutivi.

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Erano ancora i tempi di quando la vittoria garantiva solamente due punti e la più parte di quelle diciassette giornate senza sconfitte si concluse certamente con dei pareggi, ma questo dato la diceva lunga su quanto fosse difficile avere la meglio su quella squadra, che ai miei occhi di ragazzino pareva composta da veri e propri gladiatori.

Oltre al fatto di annoverare tra le sue file un serie di elementi dotati di fisico imponente, la caratteristica che più contraddistingueva quel Villagrande era il suo incredibile spirito competitivo, una garra da fare invidia agli uruguaiani più agguerriti.

Avevo potuto ammirare dei piccoli assaggi di quella garra nelle vacanze estive, nel corso dei tornei di calcetto che a quel tempo si tenevano nella piazza Sennorigàu e in Pùsti Crèsia.

Come già scritto, erano gli anni ’80, gli anni delle vasche su e giù per il corso a cercare di incrociare lo sguardo della ragazzina che ti piaceva, gli anni di Raf che si chiedeva cosa sarebbe stato di quegli anni, gli anni in cui Vasco faceva ancora canzoni decenti, gli anni dell’esplosione dei Tazenda, gli anni in cui nella panchina del Cagliari sedeva Claudio Ranieri, gli anni delle pizzette al taglio di Cinto, dei formidabili fratelli Carruana che facevano rientro dal Belgio e davan spettacolo con le loro giocate d’alta classe (correva voce che Gianpaolo giocasse addirittura nella serie A belga di calcetto). Erano gli anni di Toto Murru presidente di qualsivoglia associazione presente in paese.

Io trascorrevo a Villagrande solo i mesi estivi, nei quali quei rettangoli di gioco si trasformavano in vere e proprie arene da combattimento. La piazza Sennorigàu in quelle occasioni veniva avvolta da una rete altissima, che aveva il duplice scopo di preservare l’integrità delle finestre circostanti dalle pallonate e quello di evitare di perdere troppi palloni negli orti o nelle fitte sterpaglie che si sviluppavano nella zona sottostante, sul lato che si affaccia verso il mare.

Sul far della sera i gladiatori della Pol. Villagrande si davano battaglia a pochi passi da me, bastava sedersi sulla ringhiera che stava ai bordi del campetto per godersi quello spettacolo. La squadra che andava per la maggiore era l’A.R.C.I., nella quale militava lo zoccolo duro della Polisportiva, con i fratelli Mariano e Ale Orrù, Sergio e Fernando Mereu, Sandro Scudu, Gianpietro Melis e sopratutto il bomber Tore Peddiu, colui che con ben ventinove reti aveva dato un decisivo contribuito alla storica promozione in prima categoria nella stagione 1987/88.

Ricordo che nell’estate del 1988 fu proiettato, proprio in piazza Sennorigàu, un nebuloso filmato che riportava le fasi salienti della vittoriosa trasferta a Castiadas, nell’ultima giornata di quel campionato. Ricordo che in quelle notti estive le strade e le piazze era sempre gremite di gente, che si respirava aria di festa anche per piccole cose. Quel giorno guardai il filmato della partita mentre mangiavo delle patatine fritte comprate in una bancarella. Quelle patatine affogate nel ketchup erano saporitissime, come difficilmente lo sono dopo che hai passato i quindici anni.

Nel corso degli anni a venire avrei ascoltato innumerevoli volte i racconti di quella celebre trasferta di Castiadas, alla quale si diceva avessero preso parte almeno duecento villagrandesi, stipati in svariate decine di automobili e in un pullman noleggiato per l’occasione, a formare un serpentone gioioso e festante, diretto cento chilometri a sud. A mano a mano che il tempo passava, ogni volta che ascoltavo il racconto, il numero dei tifosi presenti aumentava di qualche centinaio.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Maurizio Lepori
Maurizio Lepori è nato nel 1974 a Bitti, paese del centro Sardegna. Fa il
suo esordio letterario nel 2007 con il romanzo L’estate che leggevo Kafka,
sviluppo di un racconto vincitore di due concorsi letterari a Lucca nel 2004 e a Firenze nel 2005.
Dopo "L'estate che leggevo Kafka" ha scritto altri cinque libri: "Noie al motore", "Palloni smarriti nei
cespugli", "Ciao Za’" e "Correcaminos", quest'ultimo pubblicato per Bookabook. Ogni volta che ne scrive uno promette a se stesso che sarà l’ultimo, ma non è molto bravo a mantenere le promesse. "Quelle domeniche al Bilicoe" è l'ennesima prova della sua scarsa capacità nel mantenere la parola data.
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