Venezia non è solo una città di magia. È un confine sottile tra luce e oscurità.
Dopo anni di equilibrio precario, l’Accademia di arti magiche e oscure si trova al centro di un disegno molto più grande e pericoloso. Antiche rivalità tornano a galla, nuove alleanze nascono nell’ombra e il passato, che si credeva sepolto, riemerge con una forza devastante.
Tra duelli, segreti e prove estreme, il destino dell’Accademia – e del mondo magico – si gioca su un filo sottile. E solo chi saprà fidarsi davvero… potrà sopravvivere.
Il mago venuto dal nulla
Fuori, al freddo di un inverno più rigido del solito, nella nebbia fitta di un luogo sconosciuto e solitario, vagava una figura oscura.
Da troppo tempo non sentiva più nominare il suo nome, da troppo tempo non tornava ai luoghi natali per sconvolgere le quotidianità di chi lo temeva.
Quella notte, però, era diversa dalle altre, la più dannata di tutte.
Qualcosa nell’aria si stava muovendo, un presagio lontano, una sensazione di richiamo lo scosse da capo a piedi.
La figura oscura si sforzò di mantenere la calma nonostante le mani tremanti. Il richiamo nell’aria si faceva sempre più forte, insinuandosi nel suo cuore e nella sua mente.
Ogni passo era uno spostamento verso l’ignoto, verso una direzione che avrebbe potuto cambiare di nuovo il corso della sua vita.
Finalmente, la chiave si incastrò nel buco della serratura e il portone si aprì. Non era il momento di perdere il controllo, già altre volte aveva sperato in una chiamata, ma era rimasto deluso.
L’uomo cominciò a salire la lunga scala, un gradino alla volta, lento come se sulle spalle reggesse tutte le disgrazie del mondo. Ogni scalino portava fatica e pensieri, ogni scalino sembrava ripercorrere attimi già vissuti, immagini di una vita triste, visi che non vedeva da molto tempo, parole che non pronunciava più.
La camera da letto era ancora in disordine, fredda, buia come il suo umore.
Si buttò sul letto tutto vestito. Non aveva voglia di spogliarsi, preferiva stare lì accartocciato su se stesso, come faceva quando era bambino e il padre non lo capiva, non lo apprezzava, non lo accettava.
Iniziò a sentire la voglia di vendetta salire dentro di sé, quel desiderio di superiorità e riscossa che aveva forgiato il suo carattere.
L’uomo aveva un tatuaggio sul braccio, un segno che si era fatto da solo, con la magia e con la rabbia, un milione di anni prima, quando si preparava a combattere contro il bene. Una frase in latino che gli avrebbe fatto ricordare i momenti bui che non avrebbe mai più voluto vivere.
Si vis pacem para bellum. Se vuoi la pace, preparati alla guerra.
Prepararsi di nuovo alla guerra, questo doveva fare, per poter finalmente respirare a pieni polmoni.
La notte, che porta con sé consiglio e ragione, lo spinse a chiudere gli occhi e lasciarsi i pensieri della giornata alle spalle. Se quella premonizione fosse stata reale, si sarebbe ripresentata puntuale anche la mattina seguente.
Le palpebre cominciarono a essere pesanti, un senso di vuoto e pace lo abbracciò e lui cedette il passo al buio e alla quiete del sonno.
Due fratelli, due mondi
Era il 1965. Una giovane coppia di maghi, Garimberto e Ifigenia, era in attesa dei loro primi figli. La natura aveva dato loro una doppia gioia: in grembo c’erano due bimbi, due gemellini eterozigoti. I mesi di gravidanza erano stati un periodo di connessione profonda tra Ifigenia e i suoi due bambini. Un amore incondizionato, che si ampliava di giorno in giorno, la riempiva, creando un’intesa senza confini con loro. Ifigenia poteva sentire i battiti dei loro cuoricini come una melodia d’amore, poteva percepire i loro movimenti, sentiva le loro energie vibranti dentro di sé. Conosceva ogni minima variazione e sapeva che ognuno di loro portava con sé un’essenza unica. Le sembrava di conoscere le loro personalità ancora prima di venire al mondo.
Quando finalmente nacquero, Garimberto e Ifigenia accolsero i loro gemelli con meraviglia e gratitudine. Ogni giorno che passava, i due bambini crescevano e sviluppavano la loro identità unica: i due piccoli mostravano fin da subito grandi differenze, non solo fisiche. La loro indole, il loro carattere, lo stesso loro cuoricino era diverso…
I nomi scelti per i due pargoli furono quelli dei loro nonni: Leonardo e Marzio.
Marzio era vivace, avventuroso, forte e combattivo, mentre Leonardo era calmo, riflessivo, accomodante, ma fermo. La sua forza era interiore.
Con gli amici i due fratelli intrattenevano sempre giochi divertenti, riuscivano a farsi voler bene da tutti. A volte però succedeva che Marzio portasse i bambini a litigare tra di loro. Con la sua voglia di vincere e la competitività, talvolta si lasciava trasportare dall’entusiasmo e cercava di dimostrare la sua abilità in ogni sfida.
Fortunatamente, Leonardo, con il suo temperamento pacifico e la sua saggezza, si metteva in mezzo per riportare l’equilibrio e la serenità nel gruppo.
La loro era una famiglia felice, con poche preoccupazioni. Il papà rivestiva un’alta carica al Ministero della Magia, la mamma era insegnante all’Accademia di arti magiche e oscure di Venezia, e i figli crescevano forti e sani.
Purtroppo anche le cose belle non sono eterne.
Un giorno d’autunno, mentre fuori pioveva, Ifigenia attendeva l’arrivo degli alunni nel laboratorio di alchimia e pozioni dell’Accademia. Si preparava, come ogni volta, alla lezione, sistemando l’occorrente e ripassando i passaggi che avrebbe spiegato ai giovani.
Quella volta però era arrivata con un po’ di anticipo, così aveva deciso di provare una nuova formula. Qualcosa andò storto: il rito magico e il dosaggio nelle ampolle non era esatto… i muri cominciarono a tremare, fiamme e scoppi invasero l’aula, l’aria divenne irrespirabile, e nulla fu possibile fare per salvare la professoressa.
Quando i colleghi maghi giunsero sul posto fu troppo tardi. Nessuna magia avrebbe potuto evitare quella tragica morte.
Garimberto fu avvertito immediatamente del fatto, si precipitò quindi in Accademia, ma non gli restò altro che riconoscere il corpo quasi totalmente carbonizzato della moglie. La sua vita sembrava finita, il dolore lo aveva schiacciato completamente, una vita e un futuro felici distrutti dal fuoco.
Era come se una parte di lui fosse stata strappata via.
Svuotato dal dolore e dall’incredulità per l’accaduto, Garimberto cercò le ultime forze per tornare a casa, prese in braccio i suoi due piccoli, che al tempo avevano solamente quattro anni, ringraziò la vicina e la congedò.
Come poteva ora continuare senza la sua compagna di vita? Cosa sarebbe stato dei due piccoli senza la loro mamma?
Il dolore non fa distinzione tra maghi e non magici. Gli uomini sono raggiunti dalla follia quando il dolore è insopportabile, qualsiasi sia la loro natura.
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