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Riconoscersi - Storia d'amore e di mare

Riconoscersi - Storia d'amore e di mare

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Gennaio 2023

Andrea è un giovane e brillante professionista ingabbiato in una relazione sentimentale esausta dalla quale non trova il coraggio e la forza di affrancarsi.
Virginia, prossima alla laurea, sta fuggendo da un rapporto asfissiante che l’ha gettata in uno stato di prostrazione e disillusione ai limiti della depressione.
Sognano entrambi un amore ideale, lungamente cercato e non trovato, al quale non hanno mai intimamente rinunziato.
I loro occhi si incrociano casualmente sulla spiaggia di un’isola greca e quello scambio di sguardi accende una scintilla di speranza, apparentemente senza futuro. È solo un attimo, il bagliore effimero di una stella cadente.
Ma il destino li fa nuovamente incontrare. Si riconoscono all’istante e si muovono, palpitanti ed increduli, all’unisono, immediatamente consapevoli di trovarsi di fronte alla loro grande occasione e di non poterla sprecare, seguendo, contro ogni logica e convenzione, la strada che una forza superiore pare avere nitidamente tracciato.

Perché ho scritto questo libro?

Il libro è il frutto del tempo libero imprevedibilmente goduto durante il lockdown della primavera del 2020.
Scrivere questo romanzo mi ha aiutato a sconfiggere le cupe suggestioni e l’incertezza del futuro che mi opprimevano in quel periodo, attingendo ad un’ispirazione feconda e positiva.
Ma la scrittura è stata anche la mia momentanea via di fuga dall’aridità degli scritti giudiziari, da tempo meditata e mai, in nome di altre ritenute priorità, prima d’allora concretamente assecondata.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO 1

Quel giorno il profilo di Despotiko si stagliava nel cielo azzurro come se fosse stato tratteggiato con mano decisa da un bambino su un cartoncino colorato.

Andrea ne conosceva a memoria ogni curva, rilievo, declivio, che ripercorreva più e più volte con lo sguardo senza mai saziarsi di tanta bellezza ed armonia di forme e di colori.

Steso sul lettino sotto uno degli ombrelloni collocati sulla spiaggia attrezzata di Agios Georgios, continuava a leggere distrattamente il suo libro per avere il pretesto di contemplare in pace il mare azzurro ed il paesaggio circostante, spesso cercando di mettere a fuoco i contorni del santuario di Apollo sull’isoletta di fronte e di immaginarlo nel suo massimo splendore, brulicante di vita e pervaso di sacralità.

Quell’ozio contemplativo era forse la parte più appagante della sua vacanza estiva ad Antiparos, che ormai da qualche anno era divenuta un appuntamento irrinunciabile, cui aderiva incondizionatamente, nonostante tutto, al culmine di una sorta di religiosa attesa che lo accompagnava per tutto il resto dell’anno.

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Anche quel giorno della seconda metà di luglio il cielo terso, il sole caldo, mitigato da una brezza moderata che aveva preso il posto del meltemi furioso dei giorni precedenti, il mare calmo dalle mille sfumature di blu ed i colori riposanti del paesaggio circostante gli avevano consentito di perdersi nei suoi pensieri e di estraniarsi dal chiacchiericcio incessante e fastidioso di Letizia, di sua sorella e della loro madre, che ogni estate parevano scorrere sotto l’ombrellone la rubrica delle loro amicizie e conoscenze, riservando a tutte aggiornamenti e commenti spesso impietosi.

Non riusciva più a nascondere a se stesso la stanchezza del rapporto con Letizia, che ormai emergeva con sempre maggiore intensità all’inizio di ogni estate, quando la voglia di libertà e spensieratezza gli risvegliavano istinti quasi adolescenziali, poco compatibili con la sua età e con l’evoluzione di quella relazione della quale tutti attendevano una svolta.

A Letizia lo legava un profondo affetto, nel quale, tuttavia, suo malgrado, non riusciva più a riconoscere i contorni dell’amore.

Nei suoi sogni, più o meno inconsapevolmente, c’era una donna completamente diversa e l’accentuarsi negli anni delle spigolosità caratteriali di Letizia avevano maturato in lui una certa insofferenza, che sempre più frequentemente faticava a contenere.

Quando cercava di immaginare una ipotetica vita matrimoniale con lei si sentiva mancare l’aria e questo lo aveva portato da tempo, seppur inconsciamente, ad escludere di poter mai fare il grande passo, anche se non poteva sottrarsi a qualche ragionamento con chi – parenti ed amici – talvolta lo incalzava a riguardo.

I pretesti e le motivazioni per temporeggiare e rinviare una decisione, tuttavia, cominciavano a scarseggiare od a perdere credibilità e questo ultimamente gli creava frequenti imbarazzi, nonostante Letizia, a dire il vero, non lo pressasse in alcun modo ed, anzi, ostentasse un atteggiamento di apparente indifferenza sul tema.

Immerso in questi pensieri, che incrinavano in qualche misura il senso di benessere indotto dalla contemplazione del paesaggio, si era turbato ancor più profondamente, nella sua integrità morale ed intellettuale, di fronte ad un poco edificante interrogativo improvvisamente insinuatosi nella sua mente. Si era chiesto se il superamento delle sue ormai reiterate crisi ‘adolescenziali’ di inizio estate non fosse meschinamente riconducibile al miraggio della vacanza ad Antiparos, cui non poteva pensare di rinunciare.

La vacanza era un rituale che si ripeteva da qualche anno, da quando i genitori di Letizia avevano cominciato a prendere in affitto una spaziosa casa sul mare ad Agios Georgios e l’avevano subito invitato a raggiungerli.

L’isola lo aveva letteralmente e permanentemente stregato, dopo un colpo di fulmine iniziale dal quale non si era mai ripreso.

Di Antiparos amava tutto incondizionatamente, trovandovi concentrate tutte le peculiarità della Grecia e del popolo greco che gli erano più congeniali e che lo avevano spinto, da tempo risalente, a trascorrere le proprie vacanze estive in terra ellenica.

La bellezza del mare, l’accoglienza della gente ed i rapporti di sincera amicizia costruiti con tante persone, il buon cibo gustato nelle numerose genuine taverne, la chora ridente ed animata nelle ore serali, i ritmi rilassati di quella vacanza e l’atmosfera informale del luogo costituivano un richiamo irresistibile, che di norma assecondava senza discutere, temporaneamente accantonando il pur incipiente malessere che affliggeva la sua vita sentimentale.

Cercando di allontanare dalla mente quella scomoda riflessione ed autoconvincendosi che non potesse essere così, il suo sguardo, che spaziava da un’estremità all’altra dell’orizzonte con la regolarità di una telecamera di sorveglianza, si era stranamente ed inconsapevolmente soffermato su una figura che avanzava lungo il bagnasciuga provenendo dal vertice più lontano della spiaggia, quello verso Captain Pipino’s e le altre taverne.

Immerso com’era nei suoi foschi pensieri, alimentati dall’incessante quanto molesto e – purtroppo – familiare flusso di gossip nostrano che proveniva dall’ombrellone vicino, impiegò qualche minuto prima di realizzare cosa o chi stesse fissando ed il motivo di tanta inconsapevole attenzione.

La graduale acquisizione di tale consapevolezza sembrò inspiegabilmente risvegliarlo dallo stato di torpore fisico e mentale nel quale quella mattina si trovava, spazzando via in un attimo, come per un improvviso rigurgito di meltemi, i cupi pensieri che lo angustiavano.

In quella prima reazione istintiva Andrea avrebbe tempo dopo riconosciuto l’embrione e la premessa della svolta inaspettata che la sua vita di lì a breve avrebbe avuto.

Quella figura si armonizzava perfettamente con la bellezza del paesaggio che la circondava, restituendo a forme, colori, suoni e profumi del luogo quel potere taumaturgico che avevano sempre esercitato su di lui e che quella mattina non riuscivano a lenire i suoi tormenti.

Più la figura si avvicinava, meglio riusciva a metterne a fuoco i contorni ed a decifrare la singolarità ed incontrollabilità dell’interesse che in lui stava destando.

Si rese presto conto che ad attirare la sua attenzione non erano tanto e solo le forme esplosive della ragazza – cui non era certo insensibile, al pari, come stava constatando con fastidio, di altri maschi presenti in spiaggia – ma la grazia del suo incedere, la tenerezza con cui interagiva con i due bimbetti che la accompagnavano, la delicatezza con cui si chinava per raccogliere con loro invisibili conchiglie ed il sorriso che illuminava il suo volto alle esclamazioni di gioia dei bimbi di fronte al rapido incremento del loro bottino.

Rapito da tale visione, si lasciò cadere in grembo il libro e si augurò che nessuno avesse colto il suo turbamento, incapace di distogliere lo sguardo da lei, anche solo per controllare prudentemente la situazione alla sua destra, confortato, tuttavia, dal ritmo incessante dei pettegolezzi di famiglia.

Quando la ragazza ed i due bimbi – un maschietto ed una femminuccia – furono a pochi metri, tentò vanamente di ostentare indifferenza e noncuranza, ma il cuore gli batteva all’impazzata senza che ne capisse il motivo ed il suo sguardo, dopo una rapida e fortunatamente rassicurante incursione sotto l’ombrellone vicino, tornò a posarsi sfacciatamente sulla sconosciuta, cui il vento scompigliava i lunghi capelli castani.

Andrea si aspettava e temeva che il terzetto sfilasse velocemente davanti al suo ombrellone e che quel lampo di luce si dileguasse in un attimo, quando un inaspettato colpo di fortuna fece sì che i due bambini trovassero un giacimento di conchiglie quasi di fronte alla sua postazione, costringendo la ragazza ad una sosta prolungata.

Paralizzato dall’emozione ed incredulo di fronte alla propria reazione, cercò di darsi un contegno aggiustando la sua posizione scomposta sul lettino e, dopo un’altra rapida occhiata sulla destra, tornò a posare lo sguardo sulla ragazza, cogliendone la bellezza fuori dal comune, l’abbronzatura dorata ed una sensualità quasi inconsapevole ed innocente.

A quel punto accadde ciò che non aveva previsto e che lo colse del tutto impreparato.

La ragazza improvvisamente si girò nella sua direzione, forse sentendosi osservata, ed incrociò una prima volta il suo sguardo, soffermandosi brevemente a fissarlo con evidente sorpresa prima di riabbassare imbarazzata gli occhi verso il bagnasciuga e rivolgersi con voce delicata – in italiano – ai bambini.

Incapace anche di respirare, Andrea aveva visto una luce in quegli occhi scuri e profondi che aveva ulteriormente accresciuto la sua emozione ed il suo turbamento, elevandoli a livelli che non riusciva a giustificare.

Quando, poi, quello sguardo si era rialzato timidamente verso di lui ancora un paio di volte e quegli occhi lo avevano cercato e scrutato con apparente interesse, credette che il cuore gli si fermasse e, senza intenzione, abbozzò spontaneamente un sorriso, che la ragazza ricambiò prima di proseguire la ricerca di tesori con i due bimbetti cinguettanti che la strattonavano.

Qualche goccia di sudore gli scese dalla fronte e pregò Dio che la scena fosse passata inosservata a Letizia ed a sua sorella, che, quando voleva, sapeva essere particolarmente caustica e sgradevole.

Appurato che nessuno si era accorto di niente, poté seguire ancora per qualche minuto il terzetto che si allontanava, coccolandosi quello scambio di sguardi e di sorrisi come un tesoro di valore inestimabile, che aveva risvegliato in lui emozioni e sensazioni di intensità addirittura sconosciuta.

Si stava già pregustando il passaggio di ritorno dei cercatori di conchiglie, quando la voce di Letizia spezzò l’incantesimo e lo ricondusse bruscamente alla realtà.

Con funesta intempestività gli comunicava che tutte erano affamate ed assetate e gli chiedeva la cortesia di accompagnarla al Despotiko Cafè a prendere dell’acqua e dei panini.

Andrea cercò disperatamente con gli occhi il fratello quindicenne di Letizia per ribaltare su di lui la richiesta e trasferirgli l’incombenza, ma il poveretto, comprensibilmente, si era defilato non appena le donne della famiglia avevano iniziato il loro fastidioso chiacchiericcio e pareva purtroppo irrintracciabile.

Pur appellandosi a tutta la sua fantasia e diplomazia, dunque, non riuscì a trovare un pretesto od una scusa credibile per non assecondare la richiesta o per temporeggiare, anche perché, ormai, gli occhi della famiglia erano tutti puntati su di lui e non avrebbe potuto, quindi, attendere il ritorno della ragazza e creare un diversivo per incrociare nuovamente il suo sguardo.

Riuscì solo ad ottenere di andare da solo, senza che Letizia lo accompagnasse, così evitando domande sull’origine del suo improvviso malumore – che, all’evidenza, lei aveva già percepito – e garantendosi di poter metabolizzare in silenzio il rimpianto per la fine di quel fugace sogno ad occhi aperti, verosimilmente prodotto – pensava tra sé e sé per consolarsi – dalla sua fantasia e dal desiderio di evadere dalla sua insoddisfazione.

Si avviò quindi mestamente verso il bar, distante poco più di un centinaio di metri, senza neppure avere il coraggio di voltarsi a guardare se la ragazza sconosciuta stesse tornando indietro, sentendosi incollati alla schiena gli occhi indagatori di Letizia, che, dopo tanti anni, sapeva ben riconoscere ed interpretare i suoi sbalzi d’umore.

Stava sfilando di fronte ai tavolini della taverna Captain Pipino’s per raggiungere il Despotiko Cafè, quando si sentì con sorpresa apostrofare da una voce conosciuta, allegra e squillante: “Kalimera Andrea!”

Si voltò di scatto e rispose al saluto con pari entusiasmo: “Kalimera Dimitris, tikanis?”

Era l’architetto ateniese, con studio anche a Paros, che aveva conosciuto l’anno prima a Padova a casa di un comune amico, del quale era stato ospite per un lungo periodo per lavorare ad un progetto comune.

Si erano trovati reciprocamente simpatici e frequentati assiduamente durante la sua permanenza in Italia, ripromettendosi di vedersi a Paros l’estate successiva.

Non era ancora riuscito a chiamarlo per organizzare qualcosa, quindi quell’incontro fortuito gli fece particolarmente piacere e gli restituì il buonumore.

Dimitris gli presentò le persone che erano con lui: oltre a sua moglie Katerina, un amico e collega di Ancona, Roberto, con i genitori e la moglie Giulia, tutti in vacanza a Paros.

Avevano pranzato da Pipino’s e stavano aspettando il ritorno della sorella minore dell’amico che era andata a fare due passi – affascinata, dissero, dalla bellezza del luogo – prima di rientrare a Paros.

Dimitris invitò Andrea all’inaugurazione di una mostra d’arte che si sarebbe tenuta un paio di sere dopo negli spazi del suo studio di Paros, prevedendo poi di andare tutti insieme a cenare in una taverna di Alyki che voleva far provare agli amici marchigiani prima della loro partenza, che sarebbe avvenuta il giorno successivo.

(OMISSIS)

“Sei venuto da solo? In realtà avevo pochi dubbi a riguardo …”, gli disse Dimitris con aria sorniona accogliendolo con calore e trascinandolo subito in un vortice di presentazioni che gli fece girare la testa, al punto da non ricordare uno solo dei nomi delle tante persone cui aveva stretto la mano.

Gli vennero incontro fortunatamente Roberto e Giulia, gli amici marchigiani di Dimitris, che gli consentirono di riprendere fiato.

Si avvicinarono anche i genitori di lui, di cui non ricordava i nomi, ma con i quali iniziò a conversare amabilmente.

Poco dopo si sentì chiamare da Roberto e Dimitris, che, porgendogli un calice di vino, lo invitavano ad avvicinarsi al buffet con loro.

Incidentalmente Roberto, indicando una figura femminile di spalle già alle prese con il finger food, gli disse: “Vieni Andrea, ti presento la mia sorellina, che l’altro giorno non hai potuto conoscere.”

Andrea si stava avvicinando al tavolo già con la mano protesa quando lei si girò …

Non poteva crederci: era lei, di nuovo quegli occhi, quel sorriso, quella bellezza particolare e radiosa, che trasudava sensualità e contemporaneamente ingenuità ed innocenza.

Il cuore gli si fermò per un attimo, il bicchiere stava per scivolargli di mano, la sua lingua sembrava paralizzata.

Lei lo guardò con curiosità per un istante, poi lo riconobbe ed il sorriso aggraziato di circostanza si trasformò repentinamente in un raggio di sole caldo ed avvolgente.

Riuscì a ricambiare il sorriso ed a riordinare le idee: i bambini … la sorella che due giorni prima non aveva conosciuto perché era andata a passeggiare … i cercatori di conchiglie. Ora tutto gli era chiaro.

Rimasero così a fissarsi per qualche interminabile secondo, sotto lo sguardo interrogativo di Roberto e Dimitris.

“Ooooooo, ci siete? ci siamo persi qualcosa?!” chiese Dimitris.

Scoppiarono a ridere, si strinsero la mano e si presentarono.

Si chiamava Virginia, aveva ventitré anni e sembrava un angelo disceso dal cielo.

2022-07-18

Aggiornamento

Che dirvi, se non un enorme GRAZIE! Oggi ho raggiunto il goal delle 200 copie preordinate e ne sono felice e sollevato al tempo stesso: felice perché è un sogno che si è realizzato, sollevato perché non andranno deluse le aspettative delle tante persone che mi hanno dato fiducia. Grazie, in particolare, a questa nutrita categoria di lettori, a chi, senza alcun ritorno, ha creduto incondizionatamente alla bontà dell'iniziativa e mi ha accompagnato ed affiancato con entusiasmo in questa avventura. Grazie anche ai tanti nominativi sconosciuti che hanno prenotato il libro, a cui invio un forte abbraccio virtuale. Grazie, infine, anche a chi, nonostante grandi proclami, non mi ha dato fiducia ed è rimasto solo ad osservare passivamente: l'importante è ... riconoscersi, anzi, riconoscerli!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Un primo capitolo intrigante! Spero che il crowdfunding vada in porto perché la curiosità è molta

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Alberto Gyulai
Sono nato a Treviso nel 1962.
Avvocato, esercito la professione forense a Treviso e vivo nella campagna trevigiana con mia moglie Alessandra e le nostre figlie Costanza ed Elisabetta.
Con loro condivido nel tempo libero la passione per la casa, il giardino, i nostri animali ed il mare.
“Riconoscersi – Storia d’amore e di mare” è la mia prima esperienza di scrittura, originata da un’ispirazione tanto inaspettata quanto inconsapevole ed appagante.
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