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Riportando tutto a casa

Riportando tutto a casa

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Settembre 2022
Bozze disponibili

“Riportando tutto a casa” è un omaggio alla musica dei Modena City Ramblers ma è soprattutto un viaggio nel mondo dell’educazione. Quindici anni di incontri e storie con cui confrontarsi e da raccontare. Ci sono le vite di adolescenti e giovani, molti dei quali cresciuti in comunità o in affido: il loro coraggio e la loro tenerezza, le tante difficoltà affrontate ma anche la loro speciale resilienza. Con queste storie dialogano idealmente una serie di articoli pubblicati sul blog omonimo, frutto di anni di lavoro nel mondo del sociale, nati da esperienze concrete e dall’incontro con professionisti e volontari, preziosi compagni di strada.
Un libro che vuole in realtà essere un ideale atto di restituzione perché, con le parole di Daniele Mencarelli, “scrivere è un dovere”, soprattutto se si ha il privilegio di incontrare anime e vite così profonde e vere.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro tratta temi che hanno poco spazio nella narrazione mainstream e vengono spesso affrontati in modo impreciso o distorto. Esiste, come scrive l’attivista Chimamanda Ngozi Adichie, il “pericolo di una storia unica”. Penso invece che i protagonisti e le protagoniste di queste storie meritino di essere raccontati e di potersi raccontare. Un modo per sentirsi visti e riconosciuti e scoprirsi, magari inaspettatamente, risorsa anche per altri.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Introduzione

“Le parole con me si sono sempre fatte avanti,

lasciandomi l’idea che il dolore può essere compreso”.

(Pierluigi Cappello)

Facendo sommariamente i conti, mi sono accorta che nel 2020 ho celebrato quindici anni di lavoro nell’ambito dell’educazione. Certo, le prime esperienze di volontariato erano iniziate molto prima, in parrocchia, a scuola o in casa-famiglia.
Ma era il 2005 quando, per la prima volta, un coordinatore riminese ha visto una luce nel mio sguardo e mi ha permesso di varcare per la prima volta la porta di un centro giovani della mia città.

C’erano due educatori, Wolli e Andrea, ad accogliermi: erano le tre del pomeriggio ma avevano lo sguardo di chi si era appena alzato dal letto e aveva bisogno di una gigantesca dose di caffè. Intanto indaffarati Vam e Stefano, due frequentatori assidui del centro, sostituivano un cavo elettrico in sala prove.

È stato quello lo stesso giorno in cui proprio quel coordinatore, Guido Fontana, mi ha insegnato che per educare basta anche “un vecchio biliardino”, ossia un mediatore, uno strumento di relazione.

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Questa raccolta di articoli e racconti allora non è altro che una forma di restituzione.

È fissare su carta le storie e le esperienze che ho avuto il privilegio e la responsabilità di accogliere, tutte le cose che ho cercato di apprendere.

Troverete le vite di adolescenti e giovani con esperienze familiari complesse, in certi casi costretti a crescere in una comunità di accoglienza, in affido o in una casa-famiglia. Alcuni tra loro sono giovani migranti, giunti in Italia soli quando erano ancora minorenni.

Dialogano con queste storie articoli, riflessioni, recensioni che in questi anni hanno accompagnato il mio lavoro in ambito educativo e sociale.

Alcuni brani nascono da lunghi dialoghi con i ragazzi e le ragazze protagonisti a cui ho dato semplicemente un’opportunità per fare ascoltare la loro voce in modo più forte e cercando di uscire dai soliti clichè. In altri casi i nomi sono di fantasia ma raccontano vite incredibilmente reali.

La scrittura e la lettura sono sempre state per me strumenti per affrontare la solitudine e la marginalità, per ricomporre ferite che mi sembravano troppo profonde per essere curate.

Se queste parole potranno in qualche modo risuonare nel cuore di altri e trovare corrispondenza nei pensieri e nelle vite di chi le legge, sarà per me un grande regalo.

Ogni pagina nasce da una confidenza ricevuta, da un segreto condiviso, da lunghe chiacchierate al tavolino di un bar davanti a un caffè, in riva al mare o mangiando un piatto di riso cucinato con mille spezie, dall’ascolto e dalla condivisione con educatori e educatrici, insegnanti, assistenti sociali, psicologi, volontari.

Sono il frutto di 15 anni di incontri, di viaggi ed esperienze che hanno profondamente influenzato la mia visione del mondo.

Come perle di uno scrigno che per tanto tempo ho custodito le riconsegno a nuovi lettori e lettrici, perché possano riflettere nuova luce.

Dietro ad ogni racconto ci sono volti, nomi e ricordi per i quali non smetterò mai di ringraziare.

“Vivere sulla strada a Rimini”

Elisa ha 18 anni, gli occhi spenti, trascina a fatica i passi. Dorme per strada, a volte alla stazione, qualche volta quando è più fortunata alla Caritas o alla Capanna di Betlemme.
Ha molti uomini intorno.

Spesso in cambio del sesso riceve qualcosa da mangiare o delle sigarette. Un anno fa è rimasta incinta, ma il suo bambino non l’ha mai conosciuto. È stato subito dato in affido a una famiglia. Anche lei qualche anno fa è stata ospite di una famiglia affidataria, e poi di una comunità… ma giorno dopo giorno si sentiva mancare il fiato. La sua disperazione si è trasformata presto in fughe, bugie, tossicodipendenza.

E se la tua famiglia di origine ti ha insegnato solo insulti e violenza è difficile fidarsi di nuovo degli adulti o delle persone che incontri.

A 18 anni i pensieri di una ragazza di solito sono legati agli affetti, alla scuola o al lavoro, ai viaggi da fare, ai sogni in cui credere.

I pensieri di Chiara sono tutti rivolti alla strada: come evitare l’ennesima rissa, come trovare un garage da occupare o una grata da cui proviene aria calda per riscaldarsi un po’ prima che la scopra qualcun altro, come rimediare qualcosa da mangiare o da bere.

A Rimini ci sono 967 persone che vivono in strada.

Quasi mille uomini e donne, e tra questi anche bambini e adolescenti, che la notte non hanno una casa a cui tornare. Alcuni fastidiosi, addirittura molesti… altre volte invisibili.
E questo accade a Rimini, nella città del turismo e dell’accoglienza, ma accade allo stesso modo in ognuna delle nostre città.
Ti guardi intorno e vedi chilometri di costa e decine su decine di alberghi. Leggi i giornali e scopri che a Rimini ci sono 28.000 appartamenti vuoti o poco utilizzati. Per non parlare di strutture enormi abbandonate.

L’emergenza abitativa è una questione impellente e soluzioni semplicistiche non esistono. Spesso chi vive in strada è portato a rifiutare ogni forma di aiuto. Ma questo non ci deve autoassolvere.

E ogni volta che incrocio lo sguardo di Elisa non posso fare a meno di ricordarmene.

“L’integrazione? Tanta pazienza e la fortuna di incontrare le persone giuste”

Mi chiamo Ahmed, per tutti Momo, ho 23 anni. Ho lasciato la scuola in Egitto a 11 anni per andare a lavorare. Un giorno la mia famiglia mi ha chiesto di lasciare tutto e partire per l’Italia, per accompagnare mio fratello più piccolo. Ho raccontato tante volte il mio viaggio. Un viaggio terribile, attraverso il deserto, e su una barca per dieci giorni nel mare agitato prima di raggiungere Lampedusa.

Ma oggi voglio raccontare soprattutto cosa succede a noi ragazzi stranieri dopo l’arrivo in Italia.

Io e mio fratello siamo stati inseriti prima in una Casa di pronta accoglienza, che si chiama Amarkord, e poi a Casa Clementini, entrambe a Rimini.

È molto faticoso all’inizio: sei un ragazzo solo, straniero, non conosci la lingua italiana. Ti trovi in un paese nuovo senza la tua famiglia, devi conoscere una nuova cultura e adattarti.

Gli educatori mi hanno aiutato tanto.

Ci sono tante realtà che aiutano i ragazzi quando arrivano in Italia e il loro compito è fondamentale. Le persone che lavorano in queste associazioni sono molto importanti.

Gli educatori fanno un lavoro pagato troppo poco, ma davvero bello. Donano una parte della loro vita e del loro tempo per aiutare ragazzi come noi.

Ricordo tutti gli educatori che all’inizio ci hanno accolto. Hanno avuto la pazienza di conoscerci, un poco alla volta, dedicandosi a noi. Mi hanno dato un grande sostegno morale, prima che pratico. Ci hanno dato il tempo giusto per conoscerci, senza urlare o arrabbiarsi, e ci hanno insegnato tante cose che era importante sapere.

Ricordo Nikka, un’educatrice, la prima volta che mi ha accompagnato a prendere l’autobus. Sono piccole cose ma per noi importantissime per imparare come vivere qui in Italia.

Mi piace informarmi e seguire la politica italiana, e per questo sono molto preoccupato in questo periodo.

Io sono qui da tanto tempo, ho fatto tanti lavori per mantenermi. Ma se ai ragazzi come me non viene offerto un aiuto e una possibilità, come faremo?

Dopo che ho compiuto 18 anni la cosa più importante per me era trovare un lavoro.

Senza un contratto non potevo avere il permesso di soggiorno o trovare una casa.

Penso che sia molto importante avvicinarsi al lavoro attraverso tirocini e stage. Ci serve per imparare a conoscere il mondo del lavoro e mettere da parte un po’di soldi.


Ci tengo a raccontare un’altra cosa.

Io ho sempre vissuto insieme ad altri ragazzi che, come me, erano stati in comunità. Eravamo nella stessa situazione e, certo, abbiamo litigato e avuto problemi, ma ci siamo sempre aiutati e voluti bene. Quando uno ha bisogno dell’altro continuiamo ad aiutarci. Abbiamo creato una rete.

Il mio migliore amico è sudamericano. La mia padrona di casa che mi ha aiutato tanto è italiana. Ho avuto inquilini egiziani, albanesi, bengalesi, colombiani… adesso arriverà un ragazzo somalo a vivere con me.

Integrarsi è fondamentale! Conoscersi e conoscere. Non possiamo stare sempre nello stesso punto e frequentare solo i nostri connazionali. Altrimenti rimarremo sempre al punto di partenza.

Bisogna voler bene alle proprie origini ma anche aprirsi a nuove cose. Io dico sempre che mi sento cittadino del mondo.

Niente di tutto questo è facile. Ho visto tanti ragazzi come me perdersi.

Serve tanta pazienza, saper aspettare e avere la fortuna di incontrare le persone giuste.

2022-03-13

Aggiornamento

Dopo 100 giorni, 294 copie pre-ordinate e 12 copie "sospese" donate... oggi si conclude la campagna di crowdfunding per il mio libro "Riportando tutto a casa"! Oggi sarà l'ultima giornata per prenotare o donare la vostra copia e ancora per oggi potete usufruire del 30% di sconto con il codice CASA: https://bookabook.it/libro/riportando-tutto-a-casa/ Spero di non essere stata troppo pesante e ripetitiva in questi mesi (nel caso perdonatemi!) ma siamo giusto a metà dell'opera e spero continuerete ad accompagnarmi con il vostro affetto e sostegno! GRAZIE!
2022-01-04

Aggiornamento

... ebbene sì: abbiamo raggiunto quota 200 pre-ordini! Questo significa che: SI VA IN LIBRERIA! Un sogno che diventa realtà! Il mio libro "Riportando tutto a casa", grazie a voi, non solo sarà editato e stampato ma verrà diffuso ufficialmente anche nelle librerie e negli store online. Grazie per ciascun pre-ordine che per me corrisponde a un atto di fiducia e affetto impagabile! La raccolta di ordini comunque, prosegue. Prossimo obiettivo: 250 copie. Potete continuare a consigliare o pre-ordinare il libro sempre allo stesso link >> https://bookabook.it/libri/riportando-tutto-a-casa/ Mi piacerebbe tantissimo che il libro potesse raggiungere anche contesti inusuali, come il carcere o le case-famiglia...arrivando anche a persone che per diversi motivi non potrebbero permettersi di acquistarlo. Per questo insieme ad alcuni amici e amiche abbiamo pensato di promuovere l'iniziativa: "𝗨𝗡 𝗟𝗜𝗕𝗥𝗢 𝗦𝗢𝗦𝗣𝗘𝗦𝗢". Se vorrete quindi pre-ordinare una copia in più di "Riportando tutto a casa" da donare a un giovane lettore o lettrice potete scrivermi e vi farò avere un indirizzo (estratto a caso!) di qualcuno che vorrebbe ricevere il libro e a cui farete - spero - un bel regalo. Molti di voi lo hanno già fatto e l'aspetto più bello è la possibilità di mettere in contatto persone che non si conoscono, unite da un gesto gratuito di gentilezza. I libri creano legami. A presto con nuovi aggiornamenti!
2021-12-21

Radio Icaro e Icaro TV

È possibile riascoltare e rivedere (GULP!) su Icaro play l'intervista di ieri mattina in cui mi ha gentilmente coinvolta e ospitata Stefano Rossini per parlare del mio libro "Riportando tutto a casa". Approfitto di questa occasione per ringraziare tutti gli amici di Radio Icaro, Icaro TV, Newsrimini e Settimanale il Ponte che in questi anni hanno sempre dato ascolto e spazio alle mie storie e grazie ai quali ho potuto "portare a casa" un sacco di insegnamenti preziosi! Grazie davvero per il vostro lavoro e per questo spazio. https://youtu.be/T_IBPtoX0zY
2021-12-21

Aggiornamento

Stiamo compiendo una grande impresa! In soli 5 giorni il crowdfunding per il mio libro “Riportando tutto a casa” ha preso il volo: sono già più di 150 i pre-ordini! Grazie a chi ne ha acquistata una copia o molte di più! Sto pensando a un modo carino per ringraziarvi tutti/e e, soprattutto, sto immaginando alcune iniziative di solidarietà e condivisione collegate al libro. Ogni vostra idea o proposta, consiglio o critica sarà prezioso! Intanto mi concedo di essere grata e felice Silvia

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Silvia Sanchini
Silvia Sanchini è nata a Rimini nel 1983 e ha vissuto tra Rimini, Bologna e Roma. Da sempre impegnata nel volontariato, ha svolto anche esperienze all’estero (in Albania e Brasile), è stata presidente nazionale della Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) e ha collaborato con diverse organizzazioni del terzo settore. Negli ultimi anni ha lavorato nell’ambito della comunicazione sociale e si è appassionata allo storytelling. Dal 2013 cura il blog “Riportando tutto a casa”. Oltre alla passione per l’educazione e la pedagogia e ad una laurea magistrale in Formazione e cooperazione, da sempre divora libri e usa la scrittura come luogo, parafrasando David Grossman, in cui “sentirsi a casa”. È affascinata dalle storie di chi non ha paura di mostrare la propria fragilità, dai fiori che crescono tra l’asfalto e da chi sa trarre anche dalle proprie ferite una nuova luce.
Silvia Sanchini on FacebookSilvia Sanchini on InstagramSilvia Sanchini on Wordpress
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