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Risalire sulla giostra

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Consegna prevista Novembre 2022
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Francesco Mattioli nasce nel 1951 da umili contadini del modenese. Studente modello, si laurea in Economia con il massimo dei voti. Determinato, capace e lungimirante, sale rapidamente i vertici di una grande azienda. Negli anni ’90, con il declino dell’economia e l’avvio della globalizzazione, l’azienda in cui si è affermato viene ceduta a una multinazionale inglese.
Charel è un giovane immigrato fuggito dal Congo in guerra, innamorato della vita e pieno di aspettative. Le loro vite s’incrociano quando la parabola di Francesco sta per precipitare e quella di Charel è proiettata verso un futuro di speranza. Si sosterranno a vicenda, ma uno dei due darà il contributo maggiore alla crescita umana e civile dell’altro. Un libro sul valore dell’umanità, degli affetti familiari e della condivisione, cui fa da sfondo un sistema economico che non riconosce e soffoca i bisogni essenziali dell’essere umano.

Perché ho scritto questo libro?

Amo indagare sentimenti e passioni che favoriscono il benessere del singolo e della società.
In questo romanzo, fra i momenti esaltanti e le criticità della vita dei personaggi, pongo l’accento sull’importanza del lavoro come strumento per realizzare se stessi.
Il confronto fra i due protagonisti con la propria condizione lavorativa offre l’occasione per riflettere su ciò che potrà esplodere nella società reale se rimarrà immutato un sistema economico che non vede altro al di là del profitto.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Il giovane Francesco Mattioli

Al calare del sole la pioggia insistente della giornata era cessata. La piccola fattoria era immersa in una nebbia bianca e fitta. Dalla campagna piatta saliva l’odore della terra umida.

   Nella penombra della sera Cesare Mattioli, dopo aver sistemato la stalla per la notte, si muoveva stanco pensando al figlio che stava per nascere. Da qualche giorno si tormentava la mente temendo che la moglie Maria non lo avvisasse in tempo per avvertire la levatrice.

   La giovane donna aveva portato il figlio in grembo con naturalezza e aveva continuato a faticare nei campi per aiutare il marito. Non parlava mai del suo stato, era una condizione naturale, quella che una donna sposata attraversa in una fase della propria vita. Vi era poi un aspetto della sua educazione che la induceva a non manifestare le emozioni, né, tanto meno, le proprie preoccupazioni.

   Cesare e Maria erano andati ad abitare in quel luogo sperduto della campagna modenese subito dopo il matrimonio, quando Cesare, appena venticinquenne, aveva ereditato dal padre un modesto appezzamento di terra coltivato in parte a frutteto, in parte a orto.

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   Nella distesa dei campi, sul lato a est, spuntava una casupola bassa il cui unico pregio erano i mattoncini a vista di un colore rosato che ne coprivano il perimetro fondendosi in armonia con le tegole del tetto spiovente. La casa era piccola e fredda, ma le mura spesse e i serramenti di legno massiccio la proteggevano dalla pungente umidità che saliva dalla pianura nebbiosa e dal fiume che scorreva calmo a poca distanza. Una stalla di legno, non lontana dalla casa, accoglieva qualche animale da latte, insieme all’ammasso confuso degli attrezzi che servivano per il lavoro dei campi.

   I due giovani non conoscevano il mondo al di là da quella campagna, non avevano pretese ed entrarono in quel casolare spoglio con animo sereno. Comprarono una stufa a legna per riscaldare la cucina, un letto di ferro battuto, un solido materasso e poche altre suppellettili. Il gabinetto, stretto e lungo, era usato solo per i servizi igienici.

   Nelle mattine d’inverno, Maria lasciava a passo rapido la fredda camera da letto con le spalle strette nello scialle di lana e si precipitava in cucina per riattizzare il fuoco nella stufa prima che Cesare si svegliasse. Si lavava nell’acquaio di pietra dopo avervi rovesciato il pentolone d’acqua che la sera prima aveva messo sul fuoco. Nella notte la legna si era spenta, ma l’acqua aveva mantenuto un po’ di tepore.

   “Maria, come stai?”

   “Sto bene, perché me lo chiedi di continuo? Quando sarà il momento, te lo dirò…”.

   La cena era pronta. Si sedettero a tavola e mangiarono in silenzio. Cesare la guardava per cogliere nel suo sguardo o nei gesti qualche segno di mutamento. Si allontanava di rado dal casolare e l’idea di trovarsi a organizzare in fretta quello che c’era da fare per il parto non lo faceva stare tranquillo.

   La preoccupazione lo assaliva soprattutto alla sera. Se le doglie si presentavano durante la notte, tutto sarebbe stato più complicato. Nel buio della campagna avrebbe dovuto avventurarsi in bicicletta verso il bar del paese, dal telefono pubblico avrebbe chiamato un parente per andare con la macchina a casa della levatrice che abitava a qualche chilometro di distanza.

   Avvenne come aveva previsto, per fortuna, senza conseguenze. Quella stessa notte Maria iniziò ad avvertire i primi dolori che anticipano il parto, richiamò alla mente i consigli della madre. Risparmia il fiato, non gridare, respira con calma e andrà tutto bene. Quando non ebbe più dubbi sulla natura dei segnali del proprio corpo, si decise a svegliare Cesare. Dopo due ore arrivò la levatrice e si prese cura di Maria. Alle 11.30 del 25 novembre del 1951 nacque Francesco.

La nascita del bambino agì sull’animo dei genitori come un vento di primavera. La tenerezza che provavano verso di lui liberò i loro gesti da quella ritrosia contadina che fino ad allora li aveva bloccati persino nei momenti di intimità. Il bambino era gioioso e vivace; entrambi impararono a ricambiare i suoi segnali di affetto con parole dolci, sguardi e gesti amorevoli. Maria si lasciò andare per prima e aiutò Cesare a fare altrettanto.

   Anche la piccola casa, piuttosto buia e spoglia, assunse un aspetto vivace. Cesare tinteggiò le pareti di bianco, Maria cucì delle tende colorate che montò alle finestre. Nelle belle giornate, traspariva una luce flebile, ma calda. Acquistarono una culla di vimini che durante il giorno spostavano nella parte più luminosa della cucina.

   Francesco dimostrò presto le sue doti. Nonostante l’ambiente familiare gli fornisse modeste sollecitazioni, ancora prima di compiere l’anno aveva imparato diverse parole.

   Fu la scuola a confermare che il bambino era precoce e intuitivo. Già alle elementari emersero le capacità ricettive e la sua curiosità; era un bambino socievole, logico e al tempo stesso creativo. A queste doti associava un impegno pari a quello che metteva nell’aiutare i genitori in piccoli lavori della campagna. Al mattino si svegliava con loro attorno alle sei; dopo aver fatto colazione, prima di avviarsi a piedi sulla strada polverosa verso la scuola del paese, si dedicava a piccole incombenze della fattoria.

   Alcuni compagni erano come lui figli di contadini, altri di commercianti. Nella sua classe c’era anche la figlia di un industriale della ceramica.

   I genitori avevano frequentato solo fino alla terza elementare, ma seguivano con stupore e orgoglio i progressi scolastici del figlio e iniziarono molto presto a prefigurare per lui un futuro diverso da quello che a loro era toccato per tradizione.

   Maria ripeteva a Francesco che da grande avrebbe dovuto lasciare quella campagna nebbiosa che li separava dal resto del mondo, avrebbe abitato in una casa riscaldata con una bella vasca da bagno. Per la verità non ne aveva mai viste, ma quando, alla fine degli anni sessanta, Cesare acquistò a rate il televisore, si fece un’idea più chiara su come il figlio avrebbe potuto sistemarsi e fare una vita agiata.

I professori delle medie suggerirono di iscrivere Francesco al Liceo scientifico. Fu scelto il Collegio San Giuseppe di Modena dove il ragazzo rimase a convitto per cinque anni. La famiglia affrontò un impegno gravoso, ma Cesare e Maria erano convinti che farlo studiare era il loro dovere, i sacrifici sarebbero stati ripagati.

   Nel fine settimana Francesco saliva sulla corriera che lo lasciava nei pressi di un paese vicino, percorreva un lungo tratto a piedi e passava la domenica con i genitori.

   Verso i sedici anni iniziò a diradare le visite a casa preferendo la compagnia degli amici, più tardi, di qualche ragazza di cui iniziò a interessarsi.

Com’era nelle aspettative, concluse gli studi superiori con risultati brillanti. Trascorse l’estate del diploma dividendo il tempo fra il lavoro nei campi e la biblioteca del paese dove cercava informazioni sulle Facoltà universitarie e sulle opportunità di lavoro.

   Cesare avrebbe avuto piacere che Francesco diventasse un medico, il dottore per eccellenza era quello che conosce i segreti per curare la gente. Immaginarlo con un camice bianco, le mani pulite e curate lo riempiva di orgoglio.

   Maria non si esprimeva, desiderava soltanto che facesse la sua scelta, non dubitava che avrebbe avuto un futuro pieno di soddisfazioni.

In quell’estate Francesco trovò anche il tempo per guadagnare un po’ di soldi: gli capitò di dare lezioni private di matematica e di latino. La voce si sparse e in poco tempo arrivarono richieste da genitori di ragazzi che conoscevano Margherita Ferrari, una compagna delle elementari con cui era rimasto in contatto. Erano giovani un po’ svogliati e indolenti, figli di quella ricca borghesia del modenese che negli anni sessanta aveva fatto fortuna nel settore della ceramica.

   Siamo negli anni del boom economico. Il settore edilizio se ne avvantaggiò e la produzione delle piastrelle, caratteristica della zona, ebbe un forte incremento.

   Francesco ridusse il tempo che dedicava al lavoro per aiutare i genitori e si organizzò spostandosi da un’abitazione all’altra dei giovani allievi con il motorino che Cesare gli aveva regalato dopo il diploma. Passava diverse ore della giornata in compagnia di questi ragazzi e ragazze della “buona società” che abitavano in ville spaziose e eleganti. In alcune case si esibiva un lusso sfacciato e pacchiano. Francesco non si sentiva a proprio agio. Imparò così a osservare quei luoghi tanto diversi dal suo mondo e iniziò a farsi una propria opinione su ciò che per lui era espressione di armonia. Gli capitava di ricordare i discorsi di Maria quando da piccolo gli parlava del suo futuro, discorsi che allora gli sembravano favole. Ora si ritrovava invece a pensare che la madre aveva ragione: dopo la laurea avrebbe trovato un buon lavoro, sarebbe riuscito a dare una svolta alla sua vita e avrebbe abitato in una casa di cui anche Maria sarebbe stata orgogliosa.

Frequentò l’università nei turbolenti anni ’70. Bologna era una città vivace, molti giovani partecipavano ai movimenti politici di quegli anni. Anche Francesco vi aderì pur rifuggendo da ogni forma di azione violenta. Osservava con occhio critico gl’interventi di certi suoi compagni borghesi, nella loro enfasi estremistica notava qualcosa di opaco ed era portato istintivamente a prenderne le distanze. Al primo posto rimase comunque l’impegno nello studio che affrontò con l’obiettivo di laurearsi in tempi rapidi.

   Si laureò a pieni voti con lode in Economia e Commercio.

   A distanza di poco più di un mese, una mattina del 1976 nel casolare squillò il telefono. Cesare l’aveva fatto installare quando Francesco frequentava l’università. Fatta eccezione per le chiamate che i genitori facevano al figlio una volta la settimana, l’apparecchio rimaneva pressoché muto.

   Maria sussultò. Non si era mai abituata a quel suono invadente. Era sola in casa e si decise a rispondere:

   “Pronto… sono Maria, chi voleva?”

   “Buongiorno signora, vorrei parlare con il dottor Mattioli”.

   “Scusi… intende mio figlio Francesco… no, non c’è. Chi devo dire che l’ha cercato?”

   “Sono Marco Barbieri, direttore della ceramica Delta di Sassuolo. Può dire a suo figlio di mettersi in contatto con me? Avrei bisogno di parlargli”.

    “Va bene, quando rientra l’avverto subito. Buongiorno e grazie”.

   A parte le conversazioni con Francesco, Maria aveva parlato raramente al telefono. Rimase qualche attimo ancora in ascolto, poi appoggiò la cornetta e si ritrovò assorta a pensare con le mani incrociate sul grembo.

   Che cosa vorrà questo signore, sarà per un’offerta di lavoro? La ceramica Delta…, credo che sia fra le più grandi di Sassuolo, non vedo l’ora che rientri.

   Rimase in agitazione fino a che, finalmente, Francesco, entrò in casa sorridente.

   “Mamma, dove sei, oggi non si mangia? Perché sei così rossa in viso?”

   “Siediti, dopo preparo, prima ti devo dire una cosa importante. Ti ha cercato al telefono un certo Barbieri della ceramica Delta, dice che vuole parlarti e che lo devi richiamare”.

    “Barbieri… e di nome?”

    “Mi pare Matteo, ma non sono sicura, comunque dice che è il direttore”.

    “Va bene, non importa, cercherò questo direttore, ma perché ti agiti così tanto?”

    “Sento che la tua vita sta per cambiare… non so, ho atteso tanto questo momento e ora mi sento in confusione”.

   “Perché? Se sarà un’offerta di lavoro, la valuterò, prima mangiamo e poi telefono, sapremo presto che cosa mi vuole dire”.

   Di fronte alla madre Francesco nascondeva il suo stato d’animo. Non si aspettava che qualcuno potesse cercarlo, s’immaginava piuttosto di doversi presentare a destra e a sinistra o inviare lettere di presentazione. La notizia della telefonata lo aveva colto di sorpresa e gli stava procurando una certa tensione. Mentre mandava giù a fatica la pasta che aveva nel piatto, pensava che in breve tempo si sarebbe trovato a dover fare una scelta importante.

Il colloquio si tenne una settimana dopo.

   Maria avrebbe voluto che Francesco indossasse un vestito adatto all’occasione, voleva acquistare un completo grigio e una camicia bianca, ma Francesco non intese ragioni, si sentiva a proprio agio nel suo stile sportivo. Per farla tacere, accettò di comprare un maglione blu e un paio di mocassini che avrebbe indossato con una camicia celeste e i soliti jeans.

   Maria insistette perché si tagliasse un po’ i capelli, ma su quella questione non si fece convincere. Aveva una bella capigliatura castano scuro che fin da ragazzo portava con disinvoltura in modo scomposto: la divisa si muoveva da destra a sinistra con il tocco veloce della mano che per abitudine portava fra i capelli, specie quando nella mente gli balenava un pensiero nuovo. Il gesto gli faceva assumere un certo fascino.

   L’appuntamento era per le 10.00 nei locali della Delta.

   Marco Barbieri accolse il giovane con un sorriso aperto, si presentò con un’energica stretta di mano guardandolo dritto negli occhi. Francesco ricambiò il saluto con altrettanto vigore.

   “Veniamo subito al dunque: ci hanno parlato di lei i signori Ferrari. So che è stato a scuola con Margherita e ha seguito negli studi i figli di amici comuni. Non le nascondo che i giudizi sono stati molto buoni…”.

   “Mi fa piacere, ma…, è tanto tempo che non vedo Margherita, abbiamo fatto insieme le elementari, ci siamo frequentati durante il Liceo, negli ultimi tempi però ci siamo persi di vista, io ho studiato a Bologna e…”.

   “Guardi, so tutto. Abbiamo preso informazioni all’ateneo di Bologna dove ho alcuni amici professori e le referenze sono positive”.

   Francesco non riusciva a tradire il suo stupore. D’un tratto ebbe come l’impressione di essere stato spiato. Poi ritornò alla sostanza della conversazione e si concentrò sulla proposta che di lì a poco Barbieri gli formulò.

   “La Delta è in espansione. Negli ultimi cinque anni il fatturato è cresciuto di quasi il 40%; stiamo ristrutturando l’intera organizzazione e intendiamo investire in giovani come lei. Se sarà bravo, come dicono, da noi avrà una carriera aperta, in pochi anni si potrà fare una buona posizione”.

   Mentre diceva così, Barbieri osservava attentamente le reazioni del giovane che aveva di fronte.

   Seduto sulla poltroncina davanti alla scrivania, Francesco mantenne la postura eretta, le mani rimasero appoggiate sui braccioli, lo sguardo, per qualche istante incredulo, si fece vivido e sicuro. Quando Barbieri lo sollecitò a esprimere una opinione, si passò velocemente la mano destra fra i capelli e rispose con tono sicuro:

   “La ringrazio per l’opportunità che mi sta offrendo. Non ho avuto neanche il tempo di pensare in quale settore vorrei iniziare a lavorare. So bene che gli studi sono una cosa molto diversa dal lavoro. Ho tutto da imparare. Quello che mi viene da dire è che sono disponibile a farlo dove avete necessità”.

   “Bene, giovanotto…, mi scusi, ma è così giovane; era quello che mi aspettavo di sentirle dire. Dunque, da lunedì della prossima settimana inizierà a lavorare con noi. Sarà sotto la mia direzione, si occuperà di Amministrazione e Finanza”.

2022-05-09

Aggiornamento

Ricevute 200 adesioni, sali sulla nuova giostra per raggiungere 250! Dal 14 al 21 maggio sconto speciale del 30% Codice sconto: GIOSTRA
2022-04-28

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Partecipa alla Campagna di lettura per raggiungere 250 copie!
2022-04-02

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Aderisci alla Campagna di lettura con lo sconto del 15%
2022-03-19

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Grazie a tutti gli amici che hanno aderito alla Campagna di lettura, siamo a 158! Mancano 42 adesioni per fare CENTRO! Un piccolo brano per i nuovi lettori...
2022-03-11

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Nei giorni: 11, 12, 13 MARZO puoi usufruire dello sconto del 15% con il Codice sconto; PRIMAVERA22. Se ti piace leggere partecipa alla Campagna di lettura del mio nuovo Romanzo
2022-03-08

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A due settimane dall'inizio della Campagna di lettura 144 adesioni! Ne mancano 56 per fare CENTRO e pubblicare il Romanzo. Gli AMICI che vogliono aderire possono cliccare il link: https://bookabook.it/libri/risalire-sulla-giostra/ GRAZIE!!!
2022-03-02

Aggiornamento

CAMPAGNA DI LETTURA DEL ROMANZO: RISALIRE SULLA GIOSTRA. Al decimo giorno, 135 adesioni, ne mancano 65 per la pubblicazione! ADERISCI! Clicca il link: https://bookabook.it/libri/risalire-sulla-giostra/
2022-02-24

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test post F.B. CAMPAGNA DI LETTURA BOOKABOOK romanzo. In due giorni e mezzo 115 copie pre-ordinate, mancano 85 al traguardo!!! Grazie a chi aderisce!
2022-02-23

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Sandra Ragionieri Scotti
Laureata in Economia con 110/110 con lode.
Sono stata insegnante di Discipline economiche, poi Dirigente scolastico. Ho contribuito a costituire la Fondazione I.T.S. MITA di cui sono stata Presidente dal 2010 al 2012. Quando ho lasciato la Scuola mi sono dedicata alla scrittura per passione. La mia prima opera è un saggio, ma prediligo la scrittura di romanzi in cui amo affrontare temi etici e problematiche sociali, cercando di emozionare il lettore.
Nel 2015 pubblico il Saggio: La scuola di Renzi è davvero buona? Ed. Dissensi.
Nel 2017 ho scritto il romanzo: IL FALSO pubblicato a giugno 2020 Ed. PortoSeguro.
Nel 2019 ho iniziato il romanzo RISALIRE SULLA GIOSTRA: la storia di un uomo, della sua ascesa, della sua rovina e della sua sofferta rinascita.
Amo leggere narrativa italiana e straniera e saggi sui temi: educativo, politico, sociale, storico.
Sandra Ragionieri Scotti on FacebookSandra Ragionieri Scotti on Instagram
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