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Il ritorno del Troop. 42 il giardino che parla - brevi racconti dal divano

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Tutto inizia quando i due consorti alieni Ociridef e Attebasile decidono di espellere materia organica dalla loro navicella spaziale, fino a farla atterrare in Cina, precisamente nella provincia di Wuhan: è così che la pandemia del virus Covid-19 ha avuto inizio. Questi racconti nascono dalla trascrizione accurata dei due alieni del cervello di Paolo, il nostro protagonista e Troop, costretto a trasformare la sua casa – e il suo condominio – in un nuovo spazio che lo ospiterà per tutti i mesi del lockdown.

Racconti originali e divertenti, pensieri profondi capaci di regalare attimi di svago e riflessione sul senso della vita, di ricordarci l’importanza di tutte quelle cose ormai date per scontate in una società sempre connessa e in movimento: una stretta di mano, un abbraccio o un bacio alle persone a cui vogliamo bene.

I N C I P I T

Trentuno dicembre duemiladiciannove, ore ventiquattro.Una strisciata luminosa graffia il cielo stellato di Wuhan, confondendosi tra i botti del nuovo anno. Un piccolo meteorite alieno punta diretto al mercato del pesce lungo il fiume Azzurro, un luogo tutt’altro che ameno. A causa dell’intensa attività industriale, infatti, tutta la zona ha perso quella sua particolare atmosfera legata alla tonalità del candido color azzurro.

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Si tratta di un semplice meteorite di piccole dimensioni, polverizzato sul suolo terrestre a causa della grande velocità acquisita nell’atmosfera. Un ulteriore contributo all’ampliamento del noto e conosciuto “buco”, così pare: questa è la risposta scientificamente certificata dagli astrologhi o, se non altro, la più logica.

Gli studiosi non avevano previsto nessun impatto per la notte di Capodanno nel quadrante cinese. Nella confusione del cenone e sotto l’effetto delle bollicine, avevano deciso di assegnare a quel banale meteorite di dimensioni irrisorie il nome “19HNY2020”. In apparenza un professionale codice scientifico ma, se decodificato, un puerile, per non dire assolutamente scontato, gioco di parole criptate: “Happy New Year”. Un banalissimo augurio travestito da una sequenza alfanumerica.

Il vecchio professore Mao, per la società civile uno svitato schizofrenico, da decenni rinchiuso nell’ospedale psichiatrico per presunti “disturbi della personalità, idee estremiste e gesti autolesionisti”, dalla sua finestra con le sbarre lo osserva arrivare. Lo segue attraverso un vecchio telescopio riflettore, l’unico suo oggetto personale, curato con attenzione maniacale e ricordo di quello che era stato il lavoro di un tempo ormai remoto. La visione dall’oculare lo turba profondamente e una sua rotella cerebrale inizia a girare all’impazzata. Euforico ed eccitato dalla paura, decide di lanciarsi sulletto. In posizione fetale, stringendo al petto il suo unico confidente, una micia nera di nome Micio, e nascondendo il volto sotto il cuscino, inizia a sbraitare come un pazzo indemoniato.

«Ci stanno attaccando, aiuto, un altro attacco!»

Sembra colto da un attacco epilettico, si morde la lingua fino a farla sanguinare e, tremando come una foglia, continua a sbraitare.

«Sostanze chimiche non conosciute, aiuto! Aiuto!»

Il professore riemerge dal cuscino con un fazzoletto sulla bocca, cercando di filtrare l’aria. È sporco di sangue e con terrore continua a ripetere come un disco rotto.

«Non respirate, chiudetevi in casa!»

Di corsa si avvicina alla stanza l’infermiere di turno. In questa notte di festa, come ormai da anni, c’è Donald, che con tatto si rivolge al professore.

«Professore, si calmi, è solo un brutto sogno! Respiri profondamente. Guardi che bella la stella polare. La luna è spendente. Si calmi e stia buono, ora arrivo con la medicina.»

Donald lo conosce bene: sa che ogni tanto si dissocia parlando di cose strane, complotti, virus provenienti dallo spazio, scene già viste. Oggi il professore, però, sembra molto più agitato del solito. Con fare amichevole ma deciso, continua a rivolgergli parole di serenità abbracciandolo al petto, perché stavolta l’attacco dissociativo è troppo forte e non bastano le sole parole per tranquillizzarlo.

Il professore appare scosso, continua a urlare rannicchiato in posizione fetale sul letto, stringendo al petto il compagno peloso a quattro zampe. La stanza è desolatamente spoglia: oltre al giaciglio, gli unici arredi sono un armadietto metallico a due ante scorrevoli, una sedia e un tavolino in formica bianca a un’unica gamba centrale di dubbia stabilità.

 

Il locale odora di ospedale e nell’aria c’è un pungente profumo di disinfettante a base alcolica. L’anonimo bianco ghiaccio delle pareti, segno di una recente tinteggiatura, evidenzia la presenza di un telescopio fissato a un cavalletto vicino alla finestra con le sbarre, sempre puntato verso il cielo. Sul muro, appesa con due strappi irregolari di scotch di carta, c’è una mappa delle costellazioni, un ricordo lontano, ormai quasi completamente sbiadita dal sole.

Donald è un omone di cento chili distribuiti su poco più di un metro e settanta, una figura imponente. Ha una piccola testa spigolosa agganciata a un busto enorme con due robuste braccia da contadino. A prima vista incute una forte soggezione, poi, conoscendolo, si rivela un’anima buona. All’apparenza sembra anche molto più anziano, almeno di un decennio rispetto alla sua età, a causa della fronte da sempre quasi completamente stempiata. La calvizie: suo cruccio e vergogna… non si è mai visto un cinese pelato! Un cinese fuori dai classici stereotipi asiatici.

Si trova ancora in corsia a lavorare in prima linea e le rughe sulla fronte svelano tutta la sua stanchezza dovuta alle notti passate in guardiola. Un solo pensiero lo fa andare avanti nonostante la fatica: tra qualche mese la pensione e la pesca, la sua grande passione.

È lunedì e la settimana inizia bene con un turno di notte a vigilare sui matti.

«Cazzo, mi scoppia la testa.»

Non era proprio giornata. Lo stipendio si era già volatilizzato a causa di suo figlio che li aveva bruciati in una sola notte di scommesse. Era un ragazzotto di trent’anni dai molti capelli ma dalla testa bacata, con una smisurata passione per il gioco d’azzardo, soprattutto quello illegale. Non si scherzava con i brutti ceffi, gentaglia dai denti d’oro e pugni d’acciaio.

La moglie era scappata tanto tempo prima e toccava a lui ripianare i debiti contratti da quel fannullone di suo figlio.

Donald non ha propria voglia di ascoltare quel vecchio visionario ottantenne. Questa non è la notte giusta per assecondare le sue sconclusionate idee su alieni che defecano virus patogeni sulla Terra. Aveva sentito più volte, forse anche troppe, le sue idee complottiste per dargli retta. Il professore sosteneva che fosse tutto vero, era già accaduto parecchie volte e l’ultima solamente cent’anni prima. Chiaramente si era documentato: la Spagnola non aveva origini terrestre, ma erano gli alieni che defecavano virus. Era certo fosse così, glielo avevano detto loro sull’astronave interstellare. Sì, proprio loro, due re alieni con le sembianze di calamari giganti.

Mah, è proprio matto. No, oggi proprio no!, pensa dentro di sé.

Mao è un vecchietto tanto simpatico quanto bizzarro e sebbene non lo meriti, non c’è altra soluzione: procedura d’urgenza. Con una siringa, Donald gli spara in vena otto milligrammi di Lorazepam, dose doppia, capace di stendere un cavallo. In soli due minuti il professore si accascia. È steso nel letto immerso in un profondo sonno chimico e l’uomo lo guarda dormire, adagiandogli sul corpo immobile una coperta marrone di lana dal retrogusto di naftalina. Stremato, si allontana con le palpebre appesantite dalla stanchezza ma, prima di tornare in guardiola, si gira verso di lui e gli sussurra: «Buonanotte MicioMao».

2022-04-23

Aggiornamento

Presentazione AperitiviaMO
2022-03-15

Giornale di Vimercate

VIMERCATE (pe3) Dopo il successo di «Racconti di un Troop – Autobiografia quasi seria di un corridore qualunque», l’ingegnere Pa olo Brambilla torna nelle librerie con il sequel «Il ritorno del troop – 42 il giardino che parla – brevi racconti dal divano». Galeotto è stato il primo lockdown imposto dal Coronavirus: «Le regole mi hanno isolato ma non mi hanno lasciato muto. Per me parla il giardino, canta il balcone, balla il divano», ha dichiarato il vi￾mercatese classe 1971, storico funzionario del Comune; non semplici «allucinazioni» come le chiama Brambilla, ma racconti originali e di￾vertenti, di corse, amicizia e soprattutto oc￾casione di riflessione. Un esperimento nato «con la speranza di donare qualche attimo di svago», e che inizia con la scherzosa descri￾zione dell’origine della pandemia, dovuta a l l’espulsione di materiale organico alieno nel￾lo spazio. E i racconti? Non sono altro che la trascrizione degli alieni del cervello di Paolo, il protagonista e Troop, costretto a trasformare la sua casa – e il suo condominio – in un nuovo spazio che lo ospiterà per tutti i mesi del lockdow n. Uno spazio, un percorso fisico ma soprattutto di consapevolezza: alla fine tutto l’univers o obbedisce all’amore, e non bisogna farsi so￾praffare dall’animale che è in noi, ma cercare di trarre sempre il meglio dalle situazioni. «Mai avrei immaginato di scrivere un update autobiografico, la vita è veramente impreve￾dibile, prima regala la libertà di avventure impensabili e poi toglie tutto - racconta Bram￾billa - Ma la fantasia e l’amore non hanno confini, la gabbia diventa un mondo, gli affetti il motore». Edito da Bookabook, sarà presentato alla libreria Il gabbiano il 27 marzo.
2022-03-15

Il giornale di vimercate

Intervista rilasciata al giornale di vimercate.
2022-03-27

Evento

Libreria il gabbiano Prima assoluta .... Vi aspetto.
2021-12-06

Aggiornamento

L'Editing è in corso e procede secondo programma ... Con Teresa (il mio editore) stiamo raffinando il testo ... Ora manca veramente poco.... in pratica solo la copertina . Dibvaba tutto GAS
2021-11-27

Evento

RV (radio vimercate) Intervista al Troppo Si è parlato del primo libro "I Racconti del Troppo" ma anche del nuovo "Il ritorno del troppo" ....
2021-08-25

Aggiornamento

bene, bene...... grazie a tutti per il traguardo più importante ... 200 prenotazioni che faranno si che i nuovi racconti siano un nuovo libro. come ringraziarvi .... con un racconto inedito che non sarà mai il capitolo nove del romanzo .. scaricatelo è vostro. Paolo TROOP Brambilla
2021-06-27

Aggiornamento

Evento promozionale (parco pubblico di via Don Lualdi - Vimercate Mb - Frazione Ruginello) TROOP_BOOK AND BEER Presentazione anarchica del nuovo libro e prenotazioni dirette all'autore. Fiumi di parole in libertà e birra. Vi aspetto Troop
2021-06-07

Aggiornamento

Punto fisso di prenotazione
2021-06-05

Aggiornamento

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Paolo Brambilla
ingegnere atipico, corridore per caso, scrittore improvvisato, amico, padre e marito con una moglie molto paziente e tre figli. Nasce sedentario il 1° ottobre 1971 a Vimercate, magrissimo e in fretta, con un mese di anticipo. L’infermiere, prima del parto e con un tatto di altri tempi, disse che i bambini prematuri di otto mesi avevano più possibilità di morire... prima o poi di sicuro tutti, ma per ora Paolo è vivo, ama e corre. Ha già scritto "Racconti di un Troop" edito da Bookabook, questo è il suo secondo libro, nato come esperimento e occasione di riflessione dopo le vicende legate al Coronavirus.
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