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Rompere le palle è una cosa seria –

Lungo la via

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Consegna prevista Luglio 2024

“Rompere le palle è una cosa seria – Lungo la via” è un romanzo umoristico, autobiografico e occultamente filosofico. È un viaggio fianco a fianco con il protagonista: il Rompi Palle Professionista (R.P.P.), eroe sui generis il cui unico potere è notare quei dettagli spesso ignorati dal mondo distratto, ma che rappresentano la “via” per riconoscere le perle nascoste in ogni situazione. Dalle stranezze di Soroca, capitale dei Rom, alle bellezze di Ariano Irpino, capitale del tarallo; dalle chiese, luoghi mistici nei quali l’RPP apprende le vicende di Zio Culillo, vissuto da santo anche se morto in una casa di tolleranza, ai treni, luoghi di passaggio che regalano incontri come quello con Cinzia, una trans imponente e dolcissima. L’RPP mette a nudo le storie della propria vita per divertire e provare a cambiare un poco e solo per contagio il punto di vista di chi vorrà avventurarsi… Sei pronto a scoprire quanto è profonda la tana del Bianconiglio?

Perché ho scritto questo libro?

Anche tu sei stato chiamato almeno una volta Rompi Palle? Non temere, molti lo sono, pochi ne conoscono i vantaggi, pochissimi ne sono orgogliosi; ho scritto questo libro per te, per dimostrare che Rompi Palle è bello!
Pensi di non essere un RPP? Il primo passo è l’accettazione. Sei certo di non essere un RPP ma ti incuriosisce sapere cos’è l’orientamento Over, se il mio motto è una citazione dalla Bibbia, da Batman o vuoi solo farti una risata? Allora anche tu hai trovato il libro giusto.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Capitolo 1: Chi, Dove, Quando Come e soprattutto… Perché?

[…] Quindi andiamo al sodo: sto scrivendo su un quadernino “ONE Color” verde Irpinia che ho stranamente iniziato dall’ultima pagina, nell’hotel “Da Vinci”, a Vinci, dove mi trovo, non per trarre talento evocando l’autoctono Leonardo, ma a causa di una trasferta di lavoro.

Mi occupo di qualità nella moda. Viaggio quasi tutti i giorni in lungo e in largo per l’Italia e oltre. Il mio lavoro consiste sostanzialmente nell’esaminare in ogni dettaglio un capo d’abbigliamento per trovare ogni minimo difetto, nonché anticipare e risolvere qualsiasi problema che potrebbe sorgere nella produzione, decidendo infine se la merce può partire oppure no e a quali condizioni.

Insomma, come starete certamente pensando, praticamente sono un Rompi Palle Professionista; da ora in poi abbrevieremo per decenza e praticità: R.P.P. So di non essere l’unico, anzi penso di essere un rappresentante di un’intera sottocategoria di Homo Sapiens Sapiens; la tesi che si vuole sostenere in questo libro è che esistono dei lati positivi nell’essere un RPP, dei doni nascosti per così dire. […]

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Accompagnatemi dunque in questo viaggio attraverso i luoghi, i viaggi e gli episodi di vita quotidiana che io ho visto da vicino, per poter godere di tutta la loro nascosta bellezza.

Capitolo 2: Vai a Zungoli per una rapessa?

“Vai a Zungoli per una rapessa?” Nonna Silvia soleva rivolgermi spesso questo domanda-proverbio quando pensava che mi stessi imbarcando in un’impresa sproporzionata al guadagno promesso. Per lasciarvi capire meglio, devo fare due precisazioni:

  1. La “rapessa” è la rapa, ortaggio molto economico e semplice da trovare ovunque.
  2. Zungoli è uno degli ultimi borghi del “far est” dell’Irpinia al confine con la provincia di Foggia; mia nonna invece, veniva da un paese geograficamente opposto, a circa 150 km di distanza, sulla “west coast”, al confine nord della Campania.

Effettivamente, se ci si sofferma solo sull’obiettivo: comprare una rapa, questo concetto è validissimo, specialmente ai tempi di mia nonna, dove la realtà contadina obbligava a spostarsi praticamente solo a piedi e, in alcuni casi, scalzi. Però, così facendo, si trascura un aspetto importantissimo: il viaggio in sé. Infatti, i viaggi sono i “luoghi” per eccellenza in cui un RPP può imbattersi in persone bizzarre, situazioni assurde o semplicemente in paesaggi travolgenti. Questo accade perché, in genere, si viaggia proprio per ricercare cose nuove, particolari e belle e quindi i sensi sono tutti aperti alla scoperta e propensi alla meraviglia.

Senza indentarmi ulteriormente nel cliché della vita come un viaggio, iniziamo proprio dai viaggi nel nostro cammino attraverso i tesori che un RPP può scovare, e credo che il modo migliore per farlo sia presentarvi di seguito tre viaggi in ordine di lontananza decrescente e importanza crescente (in una ipotetica visione irpino-centrica del mondo): la Moldavia, Siena e Ariano Irpino.

ARIANO IRPINO

Se viaggiare verso mete lontane ma non troppo espone al rischio di ammirare alcune cose e ignorarne altre incasellandole nelle categorie già familiari, trovarsi a dover viaggiare verso un luogo prossimale, magari per una esigenza specifica e non per una visita esplorativa è davvero insidioso. Si viaggia con la fretta di arrivare e di ritornare a casa, la curiosità è oscurata dal pregiudizio, dalla rivalità e dal campanilismo che si manifesta spietato solo verso chi geograficamente ci siede proprio di fianco. Non credo che nessuno lo vieti, ma non credo siano mai stati fatti gemellaggi tra paesi vicini, ma solo tra realtà lontane, differenti ma non troppo e con poche occasioni d’interazione.

Anche a me è capitato di dover viaggiare verso un luogo vicino che mai avrei raggiunto se non ci fosse stata una ragione ben precisa; quale ragione? La più antica del mondo. Infatti, è stato a causa di un tentativo di conquista di quella che sarebbe diventata mia moglie, che mi sono imbattuto in Ariano Irpino.

Spoiler: quel tentativo è fallito miseramente e quel viaggio specifico mi ha permesso soltanto di conoscere la bella Ariano; per conquistare l’ancor più bella arianese ci ho messo altri due anni.

Di seguito alcune delle peculiarità di questo posto incantato che ho imparato nei due anni di tentativi e nel tempo successivo alla conquista.

GEOLOCALIZZAZIONE E CENNI STORICI:

Ariano Irpino è un borgo situato presso il confine settentrionale del Sannio, nell’appennino irpino, al confine con i monti pugliesi della Daunia. Ariano è esattamente equidistante dal mar Adriatico e dal mar Tirreno, a quasi 1000 metri sul livello del mare… dove le capre arrancano e non osano le aquile. Detto anche “il Tricolle”, a causa dei tre promontori presenti sul territorio, ha un’estensione di 187 km2… 5 km2 più di Milano e con i suoi quasi 22.500 abitanti, è la città più popolosa dell’Irpinia, dopo il capoluogo.

Affonda le sue radici fin dal Paleolitico medio, nel suo territorio si trova il più antico insediamento abitato stabile della Campania. Roccaforte della tribù sannitica degli Irpini, è stata poi, in epoca romana, importante crocevia tra la via Appia Traiana e la via Herculea. Dopo le dominazioni bizantine e longobarde, comincia l’ascesa di questo borgo come Contea di Ariano che è considerata la prima conquista normanna in Italia. Poi, con la conquista dell’Italia meridionale da parte dei normanni, Ariano conosce uno dei periodi di massimo splendore. Ruggero II, re del Regno di Sicilia, prende dimora nel castello di Ariano e, proprio qui, si tiene il primo parlamento. In questa occasione vengono emanate le leggi fondamentali del regno: le “Constitutiones o Assise di Ariano” e viene deciso di battere una nuova moneta, unica per tutto il regno continentale, il Ducato d’argento.

Da quel periodo, il Tricolle, conserva in eredità il castello normanno, che in epoca moderna, è stato circondato da un piccolo parco, la villa comunale. È convinzione diffusa, quanto opinabile, che la villa di Ariano possa gareggiare in bellezza con qualsiasi altro parco o giardino o area verde o foresta tropicale al mondo. In qualsiasi parco io sia mai stato con mia moglie, che siano i giardini della reggia di Caserta, o il parco di Monza o il parco di Bergamo alta o il Pincio romano o il Valentino torinese, le frasi che le mie orecchie hanno sentito alla fine della visita sono state: “È meglio la villa di Ariano” oppure, in caso di bellezza inoppugnabile e disarmante: “È come la villa di Ariano”.

CULINARIA… MA CON I PIEDI PER TERRA

La cucina arianese è molto limpida, schietta e ricca. La cosa più inutile ad Ariano sono i presidi “slow food” perché tutta Ariano è una zona McDonald's free. Il colosso statunitense è riuscito a conquistare tutto il mondo, gli unici avamposti di resistenza sono il Medio Oriente, l’Africa centrale, la Mongolia, la Groenlandia e naturalmente Ariano Irpino; e probabilmente, il clown con i capelli afro rossi e la M sul petto non si è affermato in Mongolia e Groenlandia non per una lontananza ideologico-culinaria, ma solo per l’impossibilità di avere in menù un Big Mac con hamburger di montone o di foca, rispettivamente.

Alcuni esempi di tipicità arianesi:

Pipilli, patane e salisicchi: o vale a dire: peperoni, patate e salsicce in padella. In realtà sarebbe più corretto dire: peperoni, patate, salsicce e sugna visto che, in volume, questo grasso costituisce almeno il 20% del tutto… sembra un brodo primordiale con flora e fauna in evoluzione. Giudizio: buono, abbondante, ruspante. Uno slogan per promuoverlo potrebbe essere: “Si al colesterolo, Si a ValSugna”.

Cardone: piatto tipico natalizio, che richiede tempi di preparazione biblici. Se ad esempio lo si vuole preparare per il pranzo di Santo Stefano, il 26 dicembre, bisogna cominciare la sera della Vigilia di Natale… praticamente, è come partecipare al travaglio di Maria. Si tratta di un consommé arricchito con cardi a pezzetti, da cui prende il nome, pollo sfilacciato, uova stracciatella, polpettine e parmigiano Q.B. (dove per “Q.B.” intendo “Quattro Barilotti”). Sospetto si tratti di un “alleggeritole morale”, nel senso che permette di continuare ad abbuffarsi senza sensi di colpa, con la scusa di restare leggeri. Infatti, nonostante il nome, è molto lontano dall’essere un brodino di pollo e verdure.

Ma andiamo alle cose fondamentali: è ben noto che la base dell’alimentazione in oriente è il riso, in Russia la patata, in sud America il mais, in Europa il pane; ad Ariano Irpino, la base dell’alimentazione è sua maestà il Tarallo. I Taralli sono presenti in tutte le case arianesi, vengono spesso dati ai neonati al posto dei Plasmon e ai bambini come merenda a scuola. Sono sempre presenti nei “pacchi da giù” indirizzati agli arianesi fuori patria, dai quali sono gestiti con molta parsimonia e gelosia.

Il tarallo è tanto amato, che alcune pietanze che condividono con esso solo la forma, vengono considerati una sua variante; ad esempio, le ciambelline fritte, che in alcuni luoghi vengono chiamate zeppole, ad Ariano diventano “Taralli fritti”. Estendendo lo stesso principio, ad Ariano, le caramelle “Polo” potrebbero essere chiamate: “Taralli alla menta”, il salvagente: “Tarallo galleggiante” e i cuscini ortopedici per emorroidi: “cuscini a Tarallo”.

IL DIALETTO:

Il dialetto arianese, divergente in modo sostanziale dal campano in generale e dall’irpino in particolare, assomiglia di più al pugliese ma non coincide neanche con questo. È una lingua unica, come ogni cosa di Ariano. Di seguito cerco di delinearne alcune delle caratteristiche principali:

– Uso esclusivo della vocale anteriore semichiusa non arrotondata, meglio conosciuta come “e chiusa”, in tutte parole in cui è presente la lettera “e”.

– La completa assenza della “e aperta” (anche quando accentata), genera dei problemi per quanto riguarda la terza persona singolare del presente del verbo essere: “è” che, foneticamente, risulterebbe indistinguibile dalla congiunzione “e”. Ma la saggezza arianese ha superato brillantemente anche questo culdesac, usando l’espressione “EA” al posto del verbo “è”. L’identità linguistica è così radicata, che anche gli insegnanti delle scuole elementari sono soliti insegnare ai bambini che bisogna mettere l’accento sulla e per indicare il verbo essere quando in dialetto si direbbe “Ea”.

– Se il presente del verbo essere si traduce con “Ea”, l’imperfetto “Egli era” diventa “Quiro eva” il che ci consentirebbe di imbastire una sorta di scioglilingua o paradosso:

“Se Adamo Eva Adamo, Eva Eva Eva?”

– Gli articoli “Il” e “Lo” vengono tradotti Luinvece che con l’irpino “O”. A questo proposito, è famosa la storiella di un arianese che trovatosi fuori dal suo paese, con la voglia di prendere un amaro in un bar, volendo però parlare italiano, chiese al barista: “Vorrei un amaro Il Cane”; il barista confuso allora chiese: “Scusi, non ho capito, forse vuole un amaro Lucano?”. L’arianese commosso guarda il barista e gli dice: “Allora pure voi siete d’Ariano!”.

– Uso di “ancora” in modo predittivo: volendo proseguire con gli esempi canini, ad Ariano, e solo ad Ariano, per mettere in guardia una persona sulla pericolosità di un cane, si potrebbe sentir dire: “Accòrt'a lu cano, ancora ti mozzica”.

– Uso improprio del gerundio: questa è una delle peculiarità più interessanti. In arianese, per esprimere un divieto non si usa l’imperativo negativo, ma una forma particolare di gerundio che assume una forza intrinseca tutta particolare. Io chiamo questo imperativo-gerundio arianese: “Imperundio”. L’imperativo di per sé, appare francamente un po’ fiacco, lo stesso suffisso “-ivo”, così simile a un diminutivo o un vezzeggiativo, esprime correttamente la sua natura esile e strisciante. Una frase con l’imperativo assume più spesso la forma del consiglio o, tutt’al più, dell’avvertimento, più che del comando o del divieto. La forza di quello che si dice è affidata all’autorevolezza di chi lo dice e di come lo dice. Il gerundio, dal canto suo, è ampolloso e ridondante. Invece l’imperundio ha uno spessore e un’autorevolezza viva e autonoma; un divieto espresso con l’imperundio arianese è assoluto e concreto, anche se a esprimerlo è una piccola vecchietta con gambaletti di calza color carne. Prendiamo ad esempio una frase con l’imperativo negativo estrapolata dal libro Non ti muovere di Margaret Mazzantini:

“Non parlare Ada, non dire nulla. Non ti muovere”.

L’imperativo negativo in questa frase esprime il dolce incoraggiamento di un genitore, un’assoluzione. La stessa frase detta in arianese, usando l’imperundio, potrebbe essere un divieto posto da un’esorcista al tormentatore del suo assistito:

“Nun parlanno Ada, nun dicenno nient. Nun ti movenno”.

Se Gandalf il Grigio avesse ammonito il drago, con cui avrebbe poi lottato per 3 giorni e 3 notti, dicendo: “Nun Passanno!”, invece che col raffinato: “You shall not pass”, che letteralmente sarebbe “Tu non puoi passare”, il drago si sarebbe girato e avrebbe dispiegato le ali nel tentativo di fuggire; poi Gandalf avrebbe bloccato la coda del mostro col bastone, per vedere se anche nei dragoni si stacca come accade con le lucertole.

-Terminologia: alcune parole del dialetto arianese derivano dell’Osco, ossia dalla lingua pre-latina parlata dall’antica popolazione Italica autoctona (gli Irpini). La cosa interessante è che la maggior parte di queste parole sopravvissute fino a noi servono a indicare le parti anatomiche dell'apparato genitale femminile o maschile. Vista la levatura degli esimi lettori, eviterò di specificare esempi di queste parole di arcaica derivazione. Per la verità, oltre al pregio degli amati lettori, non farò esempi delle esclamazioni genitali dall’Osco, perché le mie ricerche sull’argomento sono molto esigue; mi scuserete per questa mancanza ma, al tempo del corteggiamento della bella arianese, ritenevo che acquisirne di maggiori, non avrebbe contribuito a conquistarla.

2023-10-02

Aggiornamento

Cari amici lettori è con gioia che vi annuncio che devolverò il 50% dei miei proventi per la vendita di questo libro all'associazione OperazioneFratellino.org :)

Commenti

  1. Davvero carina sia la presentazione che la sinossi, ha stimolato la mia curiosità.

  2. Molto interessante e poi mi ha riportato indietro alla mia infanzia spensierata e divertente con i miei nonni in campagna.

  3. Gli occhioni di questo cagnolino mi hanno attirato, ma l’anteprima mi ha steso dal ridere! Non vedo l’ora che arrivi! Complimenti R.P.P.

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Angelo Bilotti
Sono Angelo, irpino di nascita, perugino d’adozione e brianzolo per migrazione. Sono marito e padre, sono un geek cresciuto a Risiko, Simpson, cartoni giapponesi anni ’80, film iconici anni ’90 e serie TV anni 2000 per i quali ho una sorprendente memoria selettiva tanto che potrei comunicare facendo solo citazioni… e spesso lo faccio. Sono un po’ funky e un po’ timidamente tamarro, un abbonato ACI, un esaurito e di orientamento “Over”. Il mio motto è: “I pipistrelli hanno paura della luce vero? Allora io sarò Luce!” (Joe Crocker). Sono Reader, Writer, Counter (so leggere, scrivere e far di conto). Sono manager qualità nella moda, “My passion is Quality” (o almeno così recita il mio CV), amo guardare il mondo con occhi indagatori facendo tesoro della mia deformazione professionale che mi obbliga a notare ogni dettaglio… praticamente sono un rompi palle, un Rompi Palle Professionista: RPP.
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