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Samsara: il codice dei 78 corpi

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Consegna prevista Giugno 2027
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Ci sono storie che non si limitano a essere lette, ma chiedono di essere decifrate. Samsara nasce dall’affascinante e oscuro legame tra la psicologia umana e l’antica simbologia dei tarocchi. Ognuna delle 78 carte del mazzo nasconde un significato, una sfaccettatura della mente e, per la protagonista Marta, una chiave per ricomporre un puzzle cupo e magnetico. Ho voluto scrivere un thriller che potesse trascinarvi accanto a Marta in un viaggio ad alta tensione, dove il confine tra luce e ombra sfuma ad ogni pagina e dove niente è come sembra. Ma sopra ogni cosa, ho scritto questo libro per condividere con voi un’ossessione narrativa: la ricerca della verità quando tutto intorno sembra crollare. Se amate i misteri esoterici, gli intrighi psicologici e le storie che vi tengono con il fiato sospeso fino all’ultimo dettaglio, Marta Master vi aspetta.

Perché ho scritto questo libro?

Ho sempre voluto indagare cosa si nasconde nelle pieghe più intime e oscure della psiche. Questo libro nasce dalla passione per la dimensione esoterica e dalla convinzione che i tarocchi siano uno straordinario linguaggio per raccontare la complessità dell’animo umano. Attraverso il cammino di Marta, desideravo costruire un’esperienza di lettura travolgente, capace di far riflettere sulle fragilità delle certezze e sul bisogno viscerale di risposte.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

Il tepore verde e benefico della visualizzazione svanì in un millisecondo, sostituito da una sensazione di fuoco liquido. Era come se dalle sue mani stesse sgorgando piombo fuso, un calore corrosivo che attraversò lo strato di lino della tunica e le bruciò la pelle del petto. Marta spalancò gli occhi nel buio della stanza. Un gemito di dolore le s’inchiodò in gola. «Basta. Fermati», pensò, terrorizzata. Ordinò alle sue braccia di sollevarsi, di staccare le mani dal torace. Ma le braccia non risposero. Con un sussulto di puro panico, si rese conto che i suoi palmi erano saldati alla carne. Non riusciva a muovere un solo dito. Era come se una forza magnetica, invisibile e spietata, le stesse schiacciando le mani contro lo sterno con il peso di un masso. L’energia non stava più entrando nel suo corpo: lo stava artigliando. L’ansia clinica che conosceva così bene, quella che si poteva controllare con i respiri quadrati, impallidì di fronte a quello che stava provando ora. Questa era un’ansia biologica, esoterica, ancestrale. La fontanella d’acqua nell’angolo dello studio non sembrava più rilassante; il suo scorrere era diventato un sussurro distorto, un mormorio di voci sovrapposte che le riempiva la testa. Poi, l’orrore divenne fisico. Sotto la pressione dei suoi stessi palmi, Marta sentì qualcosa muoversi. Non era il battito del suo cuore. Era un movimento autonomo, viscerale. Come se la sua cassa toracica si stesse flettendo verso l’interno, le costole che cedevano sotto una spinta contraria, e qualcosa – una massa informe e bollente – stesse premendo da sotto la pelle per farsi spazio verso l’esterno. Il dolore della bruciatura divenne insopportabile. L’aria non entrava più nei polmoni. La stanza iniziò a girare, le luci della lampada di sale si dilatarono in macchie arancioni accecanti. Con l’ultimo briciolo di adrenalina rimastole, Marta puntò i piedi contro il lettino, inarcò la schiena e cacciò un urlo disperato. Concentrò tutta la sua forza di volontà nei muscoli delle braccia e, con un suono orribile di tessuto strappato e pelle lacerata, riuscì a staccare le mani dal petto. La forza del contraccolpo la fece rotolare giù dal lettino. Cadde pesantemente sul pavimento di parquet, ansimando, il petto che andava su e giù come un mantice. La tunica di lino bianco era strappata sul davanti, intrisa di un sudore denso e scuro. E sotto quel tessuto lacerato, la sua pelle stava ancora fumando.

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Barcollando, con la vista offuscata dalle lacrime e dal terrore, Marta si aggrappò al bordo del lavandino del bagno adiacente. Sollevò lo sguardo verso lo specchio. Il marchio dei Tarocchi.

Il neon del bagno tremolò due volte prima di stabilizzarsi, emettendo un ronzio acuto che amplificò la nausea. Marta sollevò la testa, aggrappandosi al bordo di ceramica fredda del lavandino. Le sue mani tremavano così violentemente da far battere i flaconi di oli essenziali l’uno contro l’altro. Nello specchio, il riflesso che le rimandò indietro lo sguardo sembrava quello di un’estranea. I capelli biondi, di solito raccolti con cura, erano bagnati di sudore e appiccicati alla fronte; gli occhi erano sgranati, le pupille ridotte a due spilli neri circondati da un mare di vene rosse. Ma non fu il suo volto a farle mancare il terreno sotto i piedi. Fu quello che c’era più in basso. Marta abbassò lentamente lo sguardo sul proprio petto. I lembi strappati della tunica di lino bianco pendevano inerti, rivelando la pelle nuda sopra lo sterno. Lì, dove fino a pochi minuti prima si concentrava l’energia di guarigione, ora c’era una piaga viva. Non era un’ustione casuale. Non erano le macchie asimmetriche di una reazione allergica o di un attacco di panico psicosomatico. La carne era solcata da linee geometriche di un rosso vivido, sollevate in vesciche simmetriche. Sangue misto a siero disegnava i contorni perfetti di un rettangolo. All’interno, i dettagli erano agghiaccianti: una struttura alta e stretta, una torre di pietra che crollava sotto l’urto di un fulmine stilizzato, con minuscole figure umane che precipitavano nel vuoto. Sotto il disegno, incise nella pelle con la precisione di un bisturi infuocato, c’erano quattro parole in un latino arcaico, che pulsavano a ogni battito del suo cuore: DESTRUCTIO ET SAMSARA. «No.… no, non è possibile», sussurrò Marta, sfiorando i contorni del marchio con la punta delle dita. Il dolore la fece sussultare, una scossa che le partì dal petto e le arrivò dritta alla base del cranio. Era la carta della Torre. Nei Tarocchi, il simbolo della distruzione totale, del collasso delle fondamenta, del disastro imminente. Ma le carte non si materializzavano sulla carne delle persone. La magia non lasciava ustioni di terzo grado. Marta indietreggiò di un passo, urtando la mensola dietro di lei. Sul lavandino, accanto ad alcune vecchie carte dei Tarocchi sparse, un boccetto cerimoniale con l’ideogramma del Reiki sembrava improvvisamente un oggetto alieno, privo di qualsiasi potere protettivo. Cercò di respirare, ma la Torre sul suo petto sembrava stringerla come un corsetto di ferro. Proprio mentre l’oscurità ricominciava a premere ai bordi della sua vista, il silenzio del bagno venne spezzato da un rumore secco. Sul ripiano del lavandino, il suo telefono iniziò a vibrare.

La telefonata e il secondo battito.

Il telefono si muoveva sul marmo umido del lavandino, producendo un ronzio metallico che sembrava amplificato al massimo dalle pareti spoglie del bagno. Marta fissò lo schermo. Non c’era un numero di dieci cifre. Non c’era la scritta Sconosciuto. Sul display nero, retroilluminato da una luce fredda e spettrale, lampeggiava una sola parola a caratteri cubitali, come se il sistema operativo fosse stato violato dall’interno: SAMSARA. Le dita di Marta, ancora tremanti e sporche del fluido trasparente che trasudava dalla bruciatura, scivolarono sullo schermo per accettare la chiamata. Portò il telefono all’orecchio con lentezza cerimoniale, quasi avesse paura che potesse esplodere. «Pronto?», la sua voce era un soffio instabile, consumato dall’iperventilazione. Dall’altra parte non arrivò alcun rumore di fondo. Nessun fruscio di linea, nessuna interferenza da traffico cittadino. C’era solo un silenzio denso, vuoto, profondo come quello di una tomba aperta. Poi, un suono. Un respiro lungo, asfittico, faticoso. Come se qualcuno stesse raschiando l’aria attraverso polmoni pieni di terra. «Hai incanalato l’energia sbagliata, Marta», disse una voce. Non era la voce di un uomo, né quella di una donna. Era un sussurro stratificato, un coro di toni diversi che parlavano all’unisono, vibrando direttamente contro il timpano di Marta. «Ora la corda si sta riavvolgendo. Ti restano 78 respiri per ogni vita che hai rubato». Marta sentì il sangue congelarsi nelle vene. «Chi sei? Cosa significa? Che cosa mi avete fatto?!», urlò, ma la linea era già morta. Lo schermo tornò improvvisamente nero, riflettendo la sua espressione terrorizzata. Il telefono le scivolò dalle dita, cadendo nel lavandino con un tonfo sordo. Marta indietreggiò fino a urtare la parete opposta e scivolò lentamente verso il basso, accovacciandosi sul pavimento, con le ginocchia strette al petto. Un attacco di panico, cercò di imporsi stringendo i denti. È solo un attacco di panico psicotico. La mente può fare questo. La mente può creare le bruciature. La mente può farti sentire le voci. Portò la mano destra, quella rimasta sana, sopra la bruciatura della Torre, premendo per costringersi a concentrarsi sul dolore fisico, per ancorarsi alla realtà. Voleva sentire il ritmo del suo cuore per calmarlo, per contare i battiti e rallentarli, come faceva sempre. Scovò il battito. Era frenetico, caotico, un tamburo impazzito che le rimbombava fin dentro le orecchie. Centoquaranta pulsazioni al minuto. Marta chiuse gli occhi ed espirò. Fu in quel preciso istante, nel vuoto pneumatico tra un’espirazione e l’altra, che lo percepì. Sotto la superficie del suo cuore impazzito, più a fondo, incastrato tra i polmoni e la colonna vertebrale, si tese un movimento millimetrico.

Un colpo secco.

Sordo.

Pesante.

Thump.

Marta bloccò il respiro, sgranando gli occhi nel vuoto. Il suo cuore vero continuava a correre a ritmo forsennato. Ma quel secondo impulso si ripeté, tre secondi dopo, con una regolarità spaventosa ed estranea.

Thump.

Non era un’aritmia. Non era uno spasmo muscolare. Era un secondo cuore, più grande, più lento, che aveva appena iniziato a battere dentro la sua cassa toracica. Un cuore ospite che non le apparteneva, ma che pretendeva il suo spazio. E, colpo dopo colpo, quel secondo battito stava iniziando ad accelerare.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Giada Nicotra
Ciao, sono Giada, autrice di thriller psicologici dalle sfumature esoteriche. Vivo a Livorno, in Toscana, con mia moglie e i nostri 5 animali. Giocatrice e appassionata di rugby da sempre, amante della cucina, divido il mio tempo tra fare il tifo per l'Italia al 6 nazioni, la creatività ai fornelli e la stesura di storie che indagano il destino e il mistero. Attraverso la scrittura amo esplorare le ombre dell'animo e i confini sottili della realtà.
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