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Scappo o Resto?

Scappo o resto?

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Novembre 2022
Bozze disponibili

Siamo a Mondragone, una cittadina marittima in provincia di Caserta.
Un territorio, come direbbe qualcuno, “benedetto da Dio ma maledetto dagli uomini” che vanta un passato storico-culturale immenso. Non è un caso che i romani trascorressero le giornate presso l’antica colonia di Sinuessa, all’epoca situata proprio in queste località. Come spesso accade, la sua storia negli anni è stata accantonata per dare spazio ad un malsano immobilismo; una condizione in cui ancora oggi la città versa e che ha condotto giovani e meno giovani a compiere delle scelte: “Scappo o Resto?”.
Niccolò, Salvatore e Luigi sono amici e i principali protagonisti di questo racconto. Crescono nella loro città, in quella stessa terra che li costringerà a compiere scelte diverse, con inevitabili conseguenze. Ognuno avrà o meno una guida a cui ispirarsi, consapevoli del fatto di dover crescere in un territorio sì dalle mille risorse, ma che paradossalmente ha poco o nulla da offrire.

Perché ho scritto questo libro?

Ho deciso di scrivere questo romanzo in un periodo particolarmente difficile della mia vita, in uno di quei momenti in cui le certezze iniziano a vacillare e gli obiettivi da raggiungere diventano, spesso, scogli insormontabili. Come Niccolò Marzano sono scappato dalla mia terra e proprio come lui ho dovuto fare i conti con le paure, le difficoltà e la fatica di realizzarsi in luoghi che, inevitabilmente, ti spingono a guardare “oltre” senza avere la possibilità di voltarti indietro.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Introduzione

Mondragone, per chi non la conoscesse, è una ridente cittadina marittima della provincia di Caserta a pochi chilometri dal fiume Garigliano, che rappresenta la linea di confine tra la Campania e il Lazio.

Viene vista come la città dalla posizione geograficamente perfetta: clima temperato, paesaggi mozzafiato, storia infinita e mare cristallino. Descritta in questo modo, potrebbe far pensare ad un luogo che nel periodo estivo viene letteralmente preso d’assalto dai turisti. In effetti, fino agli inizi degli anni ’90, era proprio così, ma oggi qualcosa è cambiato. Il turismo continua ad esserci, sia chiaro, ma una scarsa pubblicità associata a servizi poco efficienti ed una preoccupante involuzione del territorio, hanno spinto parte dei bagnanti a preferire altri luoghi.

Cosa è cambiato? […]

La realtà, purtroppo, è che non vi sono risposte che possono essere universalmente accettate, ma storie di vita che potrebbero in un certo senso far riflettere.

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  • Chi scappa? Non ha mai la risposta tra le mani. Non di rado, viene considerato un codardo solo perché sceglie un luogo meno problematico in cui vivere. Ma ci sono motivazioni che vanno al di là di qualunque giudizio e rinunce che, chi è costretto ad emigrare, deve inevitabilmente affrontare. Il sacrificio più grande? Il distacco dai propri affetti. A questo, poi, si associa una grande voglia di emergere e la consapevolezza di migliori prospettive lavorative. È anche vero, però, che qualche volta il “figliol prodigo” ritorna, ma spesso chi manca per troppo tempo, improvvisamente, si sente un estraneo, un disadattato in quella che per anni è stata la sua “casa”.
  • Chi resta? Si rassegna, accontentandosi di un futuro incerto, facendosi spesso assorbire da quella realtà, oppure provando a cambiare le cose. Alcuni di questi, almeno una volta nella vita, hanno pensato sicuramente di scappare via, ma è facile girare il mondo alla scoperta di nuove opportunità, quando si hanno le tasche piene e le spalle coperte. Il difficile è proprio quando sei consapevole che devi ricominciare da zero, devi reinventarti in un paese che offre poco o nulla, se non la disperazione di non sapere da quale parte iniziare.

Questa storia parla di giovani mondragonesi: amici e fratelli di vita, che si raccontano dagli anni ‘90 ai giorni nostri e che hanno l’età giusta per sognare, correre e azzardare qualunque decisione.  Crescono in questa terra: la vivono, creano, distruggono e molto spesso le mancano di rispetto. Tuttavia, in un momento storico mai ben precisato, saranno costretti a scegliere chi e che cosa essere in una realtà fatta di gente perbene, incompresi e persone che credono e si vantano di essere più furbi degli altri ma che, fondamentalmente, rappresentano l’ennesimo fallimento della società a cui appartengono […]

L’ombra del figliol prodigo

Mi chiamo Niccolò Marzano. La mia famiglia è di origini napoletane ma sono nato e cresciuto a Mondragone, la città il cui nome fu partorito dalle menti degli ambiziosi normanni, che qui si stabilirono per un breve periodo.

Mio padre Enrico è uno dei discendenti di Marino Marzano, quel personaggio balordo che fu Duca di Sessa Aurunca, ammiraglio del Regno di Napoli e reggente della Rocca di Mondragone nella seconda metà del 1400. Con il suo fare ignobile, la sua sete di potere e una buona dose di stoltezza, ordì una congiura ai danni dell’allora sovrano Alfonso V d’Aragona e condusse al declino la sua stessa famiglia al punto tale che, i pochi rimasti, furono costretti a fuggire e sparpagliarsi in tutto il territorio di Terra di Lavoro. Alcuni rimasero a Napoli, altri scapparono in territori idonei a garantirgli l’anonimato, altri ancora tornarono nelle “Terre dei Marzano”: da Sessa Aurunca a Carinola, da Falciano del Massico fino a Mondragone.

A dire la verità, io queste cose non le conoscevo. È stato mio nonno Giovanni a raccontarmele. Nato e cresciuto a Napoli, ricevette una buona educazione e fu istruito nelle migliori scuole napoletane. Divenne insegnante di storia e filosofia e, in età adulta, decise di trasferirsi a Mondragone con la moglie e l’unico figlio già adolescente, per vivere a pochi passi dal mare. In realtà era solito frequentarla da scapolo nel periodo estivo, ma ciò che lo legò maggiormente a quella terra fu la sua storia – buona parte gli era stata raccontata dai suoi genitori e dai nonni prima di loro.

Un brav’uomo, carnagione scura, affabile con tutti, alto quanto bastava per darti un sonoro calcio nel sedere quando era particolarmente irritato e loquace da far paura. Amava, infatti, chiacchierare ininterrottamente anche durante i pasti e chiunque lo vedeva passeggiare nel centro storico di Mondragone, tentava una velata fuga pur di non incrociarlo ed essere vittima della sua ininterrotta parlantina. Divincolarsi, in effetti, era quasi impossibile […]

Giovannino era talmente logorroico che, una volta, provai a studiarlo come “caso” umano sottoponendogli delle domande specifiche e trascrivendole, poi, in un saggio breve che intitolai “Mondragone, attraverso gli occhi di mio nonno” […]

«Prendi questo libro!», disse quando andai a salutarlo prima della partenza al R.A.V., il campo addestrativo dell’esercito italiano di Capua.

«Tu devi conoscere la storia della tua città. Non fare come alcuni tuoi coetanei, che se gli chiedi di parlarti di Mondragone non sanno da che parte cominciare. Sii fiero della tua terra e portale sempre rispetto. Non provare a cambiare chi non vuole farlo, prova semplicemente a cambiare te stesso e vediamo cosa succede. Io l’ho capito troppo tardi».

Il solito sognatore, pensai in quel momento. Perché dovrei perdere tempo a leggere un libro quando ho lui che me lo racconta?

In quel periodo, infatti, ero troppo preso dai miei pensieri, dai primi amori e dalla consapevolezza di dovermi realizzare al più presto. Altrimenti, avrei patito la fame e avrei fatto la fine di quelli che, alla mia stessa età, preferivano oziare fuori ad un bar, piuttosto che decidere cosa essere di lì a qualche anno.

Sta di fatto che non lo lessi.

Tornai alcuni anni dopo in licenza e decisi, finalmente, di mettere ordine nella mia cameretta. Tra le mie cose, aprendo un vecchio scatolone, ritrovai un libro ingiallito dal tempo, la cui copertina era rinforzata con dello scotch da imballaggio. Il titolo era ancora ben visibile: “Storia di Mondragone di Biagio Greco”, un’opera scritta nel 1927 […]

La fortuna di essere guidati

[…] Quando eravamo ragazzi, il più vispo del gruppo era sicuramente Salvatore Palumbo, detto Palummell, uno che sapeva il fatto suo, sempre pronto a guardarsi le spalle e a proteggerci quando qualcuno faceva il gradasso. Non lo affrontava fisicamente, sia chiaro, ma con il suo autocontrollo a la sua parlantina, alle volte pungente, riusciva ad addomesticare anche il personaggio più temibile. Poi c’era Luigi Buonavoglia, per gli amici “Pell e Oss”, scuro di carnagione ed esile come un giunco. Lui era invece il disadattato del gruppo, spersonalizzato e senza una propria identità. Percorreva le orme degli altri e, molto spesso, idolatrava persone sbagliate. Purtroppo, non ha mai avuto una guida come nonno Giovannino e più avanti spiegherò il motivo. Il mio soprannome invece, era “Pummarol San Marzan”, che inevitabilmente si trasformò in “Pummarò” e che, per fortuna, con il passare del tempo fu abbreviato a “Marzà”, assumendo una forma meno infantile. Odiavo il primo soprannome, ma ormai era già di dominio pubblico tra i miei amici i quali, per quanto mi riguarda, avevano l’immaginazione di un criceto in gabbia, impazzito a causa dei troppi giri di ruota e, aggiungerei, dalla troppa castrazione forzata. […]

Salvatore aveva più disponibilità di noi: la famiglia era una delle più ricche di Mondragone. Erano imprenditori e grandi produttori di mozzarella di bufala, i loro negozi erano sempre pieni di clienti e i loro prodotti, buonissimi, venivano esportati anche fuori regione.

Luigi, invece, era quello messo male. Il padre, Alfonso Buonavoglia, detto “Svita Cap”, era un alcolizzato nullafacente: aveva lo sguardo severo e dimostrava più anni di quelli che aveva. Spesso lo incontravi fuori al solito bar sempre poco curato, seduto ad imbastire con altri una partita a carte o semplicemente ad aspettare che il sole calasse per andare a cena […]

Città di sole e di mare

Il Lungomare era a due passi.

Già da piazza Giovanni Schiappa si incominciava a percepire l’odore inconfondibile e familiare della sabbia bagnata dal mare. Un olezzo che avevo quasi dimenticato e che mi fece riaffiorare alla mente tutte le estati trascorse con gli amici sulle spiagge dorate della mia città. Il bar Europa, lo Chalet Kennedy e lo Chalet Cin Cin, alcuni luoghi di ritrovo che da ragazzo ero solito frequentare […]

«Ciao Fausto, quanto tempo è passato! Come stai?».

«Marzà, che piacere vederti! Sei invecchiato, amico mio!» rispose dandomi una pacca sulla spalla e sorpreso nel vedermi.

«Neanche tu scherzi, a quanto vedo» dissi ironicamente.

Una lunga risata fece da apripista a una piacevole chiacchierata tra amici di vecchia data […]

Chiacchierai con Fausto una mezz’ora, bevemmo un tè freddo insieme e poi mi avviai sulla spiaggia dandogli la possibilità di terminare le pulizie.

Era quasi ora di pranzo, ma non potevo rientrare a casa senza godermi prima una passeggiata a piedi nudi in riva al mare. Avevo quasi dimenticato cosa si provasse a camminare sulla sabbia e riconquistai, seppur per breve tempo, quella piacevole sensazione. Scesi dalla parte sinistra del pontile circolare, su un pezzo di spiaggia libera tra il lido Pino d’oro e il lido Cin Cin. Percorsi un lungo tratto di battigia e notai che l’acqua era come la ricordavo: cristallina e limpida, così tanto da riuscire a intravedere numerosi piccoli pesci nuotare intorno alle mie caviglie come una giostra di cavalli.

“Sei nella città di sole e di mare per eccellenza, nel bel mezzo di una ricchezza nelle ricchezze” pensai, mentre mi lasciavo accarezzare dalle onde del mare.

Da ragazzo, ero solito fare jogging la mattina presto sul lungomare e scendere a riva per fare stretching ed esercizi di respirazione. All’epoca, guardavo l’ambiente intorno a me con altri occhi: ero disattento, superficiale, non osservavo, non ascoltavo con attenzione. Abitavo a Mondragone e per me avere il mare vicino casa era la normalità e avere una montagna alle spalle con in cima due pietre che formavano una vecchia stalla medievale, rappresentava solo un enorme spreco di spazio.

“È l’eccezione!” diceva invece quel chiacchierone di mio nonno e io, povero fesso, non avevo mai capito a cosa effettivamente si riferisse fino a quando, anche grazie alla lontananza, ebbi cognizione di quanto quelle piccole cose fossero così importanti […]

Qualcosa di inaspettato

La mattina seguente la sveglia suonò molto presto e decidemmo di lasciare Perseo con i nonni per tutto il giorno. Dovevo mettere in atto il piano a cui avevo pensato qualche settimana prima e con il bambino al seguito risultava alquanto difficile. L’idea era questa: portare Irene sulla Rocca Montis Dragonis e da lì, scendere dalla parte destra del Monte Petrino guardando il mare, verso i Monti Cicoli; rifocillarci nei pressi del Monastero di Sant’Anna de Aquis Vivis (chiamata in questo modo per via della sua vicinanza a una sorgente di acque perpetue considerate miracolose) e continuare a scendere fino a ritrovarci sul Belvedere, una piccola area di sosta dove si trova l’omonima chiesetta. Le sarebbero sicuramente piaciuti quei posti da paesaggi e panorami incantevoli: luoghi dove da ragazzo ero solito andare con mio nonno e con i miei amici […]

Qualcosa di inaspettato si materializzò davanti ai nostri occhi. Io stesso rimasi sbigottito da quel luogo: un piccolo lago naturale immerso nella vegetazione, dove si accumula l’acqua proveniente dal Monte Crestagallo, nelle vicinanze del Monastero di Sant’Anna, andando a formare una vera e propria oasi paradisiaca. Ci trovammo improvvisamente in un luogo che negli anni era stato riconquistato dalla natura e che solo adesso, grazie all’intervento di quei volontari, era stato ripulito e riportato alla luce. […]

La città da quell’altezza sembra talmente piccola che anche il Palazzo Ducale, che si intravedeva dall’alto, entrava perfettamente nel palmo di una mano. Da lontano, poi, l’estensione della costa e del mar Tirreno ti lasciano per un attimo senza fiato. Poca natura rispetto al Monastero, ma tanta storia che si racconta ad ogni passo e che, in quel preciso istante, veniva accompagnata da un leggero fruscìo d’erba che faceva da sottofondo al nostro cammino […]

2022-03-15

Aggiornamento

200 volte grazie! Grazie per la vostra pazienza e per aver creduto in questo progetto così ambizioso. Non mi sarei mai aspettato un coinvolgimento così ampio e di questo ve ne sono grato. E' soprattutto merito vostro se il romanzo "Scappo o Resto?" verrà pubblicato e messo a disposizione di tutti.
2022-02-13

Aggiornamento

Quando due giorni fa è iniziata la campagna promozionale, non avrei mai pensato di raggiungere in poco più di 48h più di 110 preordini. Per questo, voglio ringraziare tutte le persone che mi stanno supportando attraverso il loro contributo. Manca ancora poco al raggiungimento di questo traguardo e sono felice di regalare ai miei compaesani, ma anche a coloro che hanno vissuto esperienze simili ai quelle dei personaggi di questa storia, un romanzo in cui tutti possano sentirsi protagonisti.
2022-02-12

Aggiornamento

Quando due giorni fa è iniziata la campagna promozionale, non avrei mai pensato di raggiungere in poco più di 48h 111 preordini. Per questo, voglio ringraziare tutte le persone che mi stanno supportando attraverso il loro contributo. Manca ancora poco al raggiungimento di questo traguardo e sono felice di regalare ai miei compaesani, ma anche a coloro che hanno vissuto esperienze simili a quelle dei personaggi di questa storia, un romanzo in cui tutti possano sentirsi protagonisti.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Consiglio la lettura di questo romanzo che affronta la tematica seppur delicata, con grande semplicità. L’autore coinvolge in maniera diretta e fornisce descrizioni precise e reali. Consigliatissimo e in attesa del prossimo romanzo 🙂

  2. (proprietario verificato)

    Con una scrittura semplice e diretta questo romanzo porta il lettore a molteplici riflessioni. Molti di noi si sono chiesti, almeno una volta nella vita, se valesse davvero la pena restare in un luogo che, ahimè, tante volte non ti da modo di emergere. Lo scrittore, a mio avviso, attraverso il rapporto nonno-nipote ha affrontato un tema di un’estrema importanza morale e culturale: il dovere di tramandare ai posteri il rispetto per le ricchezze che forse ci sono state donate immeritatamente. Chi di noi non ha avuto un “nonno Giovannino” che instancabilmente ci raccontava la magia del posto in cui era nato? Chi di noi non si pente di non aver dato la giusta importanza o di non aver ascoltato con la dovuta attenzione quei racconti quando era ancora possibile? E come diceva qualcuno: “Il giovane cammina più veloce dell’anziano, ma l’anziano conosce la strada.”!

  3. (proprietario verificato)

    Ho letto l’anteprima e devo dire che l’ho trovata estremamente interessante per questo attendo con impazienza di riceverlo a casa.
    Dalla preview si capisce subito che il libro offre riflessioni su una tematica importante ma in maniera leggera tanto che risulta estremamente facile immedesimarmi già solo leggendo le prime righe. Credo sia un libro utile e concreto, un libro assolutamente da provare!

  4. (proprietario verificato)

    Ho acquistato questo libro dopo averne letto la trama.
    Spinta dalla curiosità ho iniziato già a leggere il formato PDF inviatomi e devo dire che sta soddisfacendo pienamente le mie aspettative!!
    Il romanzo è scorrevole, si legge con piacere e affronta in maniera semplice, ma non superficiale, tematiche storiche del nostro amato sud e scelte,non sempre facili,che molti giovani si ritrovano spesso ad affrontare.
    Ne consiglio vivamente la lettura.

  5. Claudio Caracò

    (proprietario verificato)

    Divorato in sole 4 ore!
    L’autore con semplicità e scorrevolezza è riuscito a tenermi attaccato al testo raccontando aneddoti e avventure che in buona parte ho trovato familiari. Con i giusti accenni di storia, il romanzo tratta benissimo e nei minimi dettagli, il tema che affligge una buona parte di ragazzi meridionali che vivono in realtà come quelle descritte, cercando allo stesso tempo di far tesoro degli errori e delle conseguenze che scaturiscono dalle “scelte” che ognuno di noi fa durante la propria vita.
    Consiglio la lettura di questo testo a tutti, ma soprattutto a coloro che come me hanno affrontato la vita “da ragazzo del Sud”, e che oggi, dopo aver percorso abbastanza strada si legge e si ritrova descritto tra le righe di questo romanzo, ricordando ancora una volta di non dimenticare mai la propria terra e le proprie origini.

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Marco Gallo
Marco Gallo nasce a Gaeta, una delle bandiere Blu del Tirreno, ma cresce a Mondragone. Sin dai primi anni dell’adolescenza si appassiona alla scrittura, soprattutto giornalistica. In quel periodo, lavora anche come volontario per il Servizio Civile Nazionale presso la Pro Loco di Mondragone, esperienza che accresce il suo bagaglio culturale e che gli permette di avvicinarsi ancora di più alla storia e alle potenzialità archeologiche della sua terra. Crede fortemente nel potere della parola e di quanto questa possa influenzare le menti e promuovere cambiamenti. Attualmente lavora nel settore Economico-Finanziario in provincia di Treviso, ma nel tempo libero continua a coltivare la sua passione per la scrittura e per la storia della sua terra.
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